Iperborea e il magico freddo nordico

Nata nel 1987, Iperborea è la casa editrice dedicata alle storie del nord Europa, con collane dedicate ai paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia) e alla letteratura baltica, nederlandese e islandese.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attenzione è dedicata anche ai più piccoli con la collana di recente nascita I Miniborei (tra cui spiccano le favolose storie di Astrid Lindgren).

Per i trent’anni di attività di Iperborea, l’anno scorso è nata anche Luci, dedicata a riscoprire i grandi classici pubblicati agli albori della casa editrice e introvabili da anni.

Insomma, una scelta davvero per tutti i gusti.

Dal 2014, poi, Iperborea organizza i Festival Boreali, festival dedicati alla cultura nordica e che si svolgono a Milano e altre città italiane dedicati ad approfondimenti, interviste e incontri con gli autori e altri protagonisti

Inutile dire che, ormai da tempo, sono innamorata delle storie pubblicate da Iperborea e anche dal particolare formato dei libri, più stretto e con le copertine dalla grafica inconfondibile.

Abbiamo già avuto occasione di parlare di questa casa editrice con Il libro del mare e Fiabe islandesi, ma oggi scrivo questo articolo per annunciarvi che inizio una collaborazione con Iperborea!

Il libro inaugurale era uno che puntavo dalla sua uscita: Cucinare un orso. Nell’articolo dedicato trovi tutti i degli e le informazioni su questo romanzo; mentre qui puoi leggere la mia recensione.

Insomma, che altro dire? Restate sintonizzati!

Bookabook e il libro da pubblicare lo sceglie il lettore

Può il lettore influenzare le scelte editoriali? Certo! È quello che avviene con Bookabook.

La startup italiana è la prima nel nostro paese a portare il modello del crowdfunding nel mondo dei libri.

Come funziona? Semplicissimo.

Un team di editor valuta ogni proposta ricevuta, selezionando le più meritevoli e le più originali.

Superata questa prima selezione, sarà lanciata una campagna crowdfunding in cui il testo verrà presentato ai potenziali lettori che dovranno decidere se sostenere il progetto o meno, pre-ordinando una copia del libro.

Si creerà in questo modo un pubblico attorno al libro e si potrà anche testare l’interesse dei lettori, basandosi sulla premessa che se un lettore decide di investire in prima persona in un progetto sarà più propenso a consigliarlo ad altri (e poi non è bello essere in qualche modo partecipe della pubblicazione di un libro?).

Raggiunte le 250 copie pre-ordinate, il testo viene pubblicato e distribuito (tramite Messaggerie Libri). Ovviamente, in questi passaggi l’autore e il suo libro saranno sostenuti da un campaign strategy che accompagnerà il progetto attraverso campagne social, pubblicitarie e quant’altro per promuoverne al meglio la diffusione.

L’autore riceve le royalties (10%) su ogni copia ordinata (comprese quelle in pre-order) e non deve sborsare un soldo: editing, copertina, revisione, impaginazione… tutto è a cura di Bookabook.

Ma veniamo al sodo della questione: perché sto parlando di Bookabook?

Perché ho cominciato una collaborazione con loro e sono stra-felice!

Ho ricevuto in lettura “Sarò la tua tregua” di Claudio D’Amico e non vedo l’ora di cominciare la lettura.

Vi invito, quindi, a restare sintonizzati anche sui social per non perdere le novità in arrivo!

Se vi restano curiosità sulla casa editrice o sul loro peculiare metodo di pubblicazione, mi trovate qui o sui social del blog.

Aspirante scrittore? Eccoti 13 consigli di scrittura da J.K. Rowling!

Scrivere è questione di molte cose così ben riflullate insieme tanto da creare qualcosa di magico. È questione di disciplina, di metodo, di costanza… e di evitare accuratamente il terribile blocco dello scrittore. E non è semplice, soprattutto in un mondo editoriale come quello italiano; un mondo piccolo con un analfabetismo funzionale al 47% [fonte: Wikipedia], un mondo già saturo di migliaia di centinaia di proposte.
Ma scrivere è una passione e tutte queste difficoltà non sono davvero sufficienti per fermare qualcosa di così profondamente vitale.
Scrivere è anche leggere e imparare dai migliori.

Butle.com ha fatto una raccolta davvero peculiare: tredici consigli di scrittura direttamente da J.K. Rowling. La traduzione dei consigli è fatta da me, ma se preferite l’originale, trovate questi consigli in inglese cliccando qui.

Cominciamo!

consigli di scrittura da J.K. Rowling

1. «Sii spietato/a nel proteggere i giorni dedicati alla scrittura, vale a dire non cedere alle infinite richieste di “essenziali” e “non rimandabili” riunioni in quei giorni. La cosa divertente è che, anche se la scrittura è il mio attuale lavoro da molti anni ormai, ho ancora l’impressione di dover combattere per avere del tempo in cui farlo. Alcune persone non sembrano capire che mi devo ancora sedere in pace e scrivere i libri, credendo a quanto pare che questi spuntino fuori come funghi senza la mia connivenza. Devo quindi custodire il tempo assegnato alla scrittura come un Ungaro Spinato custodisce il suo primo uovo.»;

2. «Devi lavorare. Si tratta di struttura. Si tratta di disciplina. È tutte quelle cose terribilmente noiose che il tuo insegnante di scuola ti disse d’averne bisogno… Ne hai bisogno.»;

3. «Ho smesso di fingere con me stessa d’essere qualcosa di diverso da quella che ero, e ho cominciato a concentrare tutte le mie energie nella rifinitura dell’unico lavoro che contava per me.»;

4. «Scrivi qualcosa che conosci: i tuoi interessi, sentimenti, credenze, amici, famiglia e anche animali domestici saranno perfetto materiale grezzo quando comincerai a scrivere. Sviluppa una certa predilezione per la solitudine, perché scrivere è una delle professioni più solitarie al mondo!»;

5. «Hai bisogno di scrivere qualcosa che un editore possa voler pubblicare (ce ne vuole uno solo, ma ci potrebbero volere anni per trovarne uno. Se sei cassato/a da ogni singolo editore esistente, dovresti considerare la possibilità che quello che hai scritto non è pubblicabile). Successivamente, hai bisogno di avvicinarti alla casa editrice o direttamente o (il che è consigliabile se puoi gestirlo) attraverso un agente letterario che agirà per conto tuo. Il modo migliore per trovare gli indirizzi di un agente e di un editore è consultare “The Writer’s and Artist’s Yearbook” [n.d.t.: non saprei se, in Italia, esiste un almanacco simile. Nel caso puoi leggere questo articolo.], aggiornato ogni anno (questo consente un doppio controllo che stai scrivendo alla/e persona/e giusta/e; non mandare, per esempio, fantascienza a un editore di manuali di medicina). Aspetta. Prega. Questo è il modo con cui ho pubblicato Harry Potter.»;

6. «A volte dovrai approfittare dei momenti liberi un po’ in qua e in là per scrivere.»;

7. «Consiglio sempre i bambini che mi chiedono suggerimenti su come essere uno scrittore di leggere quanto più possibile. Jane Austen ha dato un giovane amico lo stesso consiglio, quindi sono in buona compagnia.»;

8. «La perseveranza è assolutamente essenziale, non solo per scrivere tutte quelle parole, ma per sopravvivere ai rifiuti e alle critiche.»;

9. «Ciò che scrivi diventa ciò che sei… Per cui sii sicuro/a di amare ciò che scrivi!»;

10. «Tutto quello di cui uno scrittore ha bisogno è talento & inchiostro.»;

consigli di scrittura

11. «Il fallimento è inevitabile – fanne una forza.»;

12. «Devi rassegnarti al fatto che sprecherai un sacco di alberi prima di scrivere ciò che ti piace veramente, e questo è il solo modo. È come imparare uno strumento, hai dovuto prepararti a lungo colpendo anche le note sbagliate di tanto in tanto o spesso, perché io scrissi un sacco di cose terribili prima di potermene dire fiera.»;

13. «Scrivo solo quello che voglio scrivere. Scrivo ciò che mi diverte. È completamente per me stessa.».


Un libro mediocre ben pubblicizzato, vende…

Tutto è nato da Zusak (l’autore di Storia di una ladra di libri)… Mi direte: che c’entra con il titolo del post? Ci arrivo subito, iniziando con fornirvi il bandolo dell’intricata matassa che si è dipanata nella mia mente (spesso contorta, lo ammetto) e che mi ha fatto giungere alla mia conclusione.
In primis, per chi non lo sapesse, il libro di Mark Zusak è in vetta alle classiche ormai da qualche mese. Quindi, è diventato un bestseller; quindi, adesso lo potete trovare in qualunque libreria in centinaia di copie a sconto, per invogliare chi ancora non lo conosce a comprarlo (magari attratto anche dal dato che “Accidenti, ne parlano tutti, è un bestseller; sarà un buon libro!“. Io stessa sono finita nella trappola più di una volta…).
Ora, il proseguo del mio ragionamento passa attraverso la mia opinione personale, che non sto a ripetervi (ma, se siete interessati, la potete trovare qui) del libro in questione, ma che posso condensarvi con una semplice parola: “mediocre“. Considerando il dato che “Storia di una ladra di libri” ha venduto, e continua a vendere un sacco, la mia resta un’opinione evidentemente isolata e, probabilmente, anche errata. Devo aggiungere, infatti, che:

  • la scrittura e la lettura sono molto soggettive (forse anche più del concetto di bellezza);
  • de gustibus

Il punto che è, riguardando le mie passate recensioni, sono davvero pochi i libri che hanno ottenuto un ottimo voto. La maggior parte si aggira attorno ad un mediocre 3/5 (= non brutto, ma nemmeno niente di eccezionale).
Questo, però, mi ha dato da pensare. Insomma, quanti sono i libri che vengono pubblicati annualmente e solo in Italia? Secondo un’indagine ISTAT del 2013, sono circa 60.000 titoli di libri nuovi (tra cartacei ed eBook). Insomma, un bel numerino. Possibile che siano tutti dei capolavori? Ovviamente, no. Ma, perché qualcuno vende e qualcuno no? Perché qualcuno scala le classifiche nel giro di una settimana e altri, invece, ci impiegano degli anni o altri ancora proprio nemmeno ci arrivano pur essendo degli ottimi libri?
E la triste conclusione a cui si può giungere è una sola: la pubblicità.
Da un certo punto di vista, è anche logico: se io nemmeno conosco l’esistenza di un libro, come posso interessarmene e andarlo a cercare in libreria? Quindi, sotto questo profilo, la pubblicità è un ottimo metodo per portare alla ribalta le opere degli scrittori, ma… è anche un sistema estremamente deleterio. Perché il punto fondamentale è uno solo (e, anzi, scusate la citazione anonima, ma non ricordo davvero chi lo disse):

  • un libro valido ben pubblicizzato vende;
  • un libro valido non pubblicizzato non vende;
  • un libro mediocre ben pubblicizzato vende;
  • un libro mediocre non pubblicizzato non vende;

Quante volte, come dicevo anche all’inizio, io stessa sono caduta facile preda del cartonati nella vetrina delle librerie? O di scaffali pieni zeppi dello stesso libro? O di una pubblicità mirata sulla casella di posta elettronica? Tante. Il pensiero è sempre lo stesso: “Se è così pubblicizzato, allora dev’essere buono per forza“.

Insomma, è triste e profondamente ingiusto, ma è così. Vende solo chi ha pubblicità.
E così ci ritroviamo con sedicenti scrittori e pseudo-autori che vanno a giro tronfi del loro immeritato successo, libri mediocri che affollano gli scaffali delle nostre librerie e, magari, opere valide di validi scrittori che nemmeno vengono prese in considerazione dalle case editrici, impegnate a pubblicare la biografia di un personaggio famoso (che la pubblicità ce l’ha già gratis nel nome). Insomma, è giusto?!


P.s. Ho pensato di fare qualcosa di concreto e non solo una vuota polemica. Se siete interessati, guardate qui.