Quattro chiacchiere con Sirio Lubreto

Sirio Lubreto, al suo secondo romanzo con CasaSirio (il primo è “Il primo giorno della tartaruga“), è autore del romanzo “Sul fondo sta Berlino“, di recente pubblicazione (qui trovate la mia recensione 😉).

Grazie al fantastico ufficio stampa e alla grandissima disponibilità dell’autore (ringrazio ancora tantissimo tutti!), ho avuto modo di poter chiacchierare un po’ con lui.

Sul fondo sta Berlino” vede come protagonista una manciata di personaggi apparentemente scompaginati l’uno con l’altro: abbiamo Said, che s’improvvisa corriere (nonostante lo smercio della droga gli vada bene senza bisogno di diventare lui stesso un pacco pericoloso); Nunzio e Carmine che lo stanno aspettando; Felice in fuga dalla moglie, dai figli e dall’amante… incinta; e, last but not leastSergi il cui obiettivo primario ancora non c’è dato saperlo, ma è indubbio che includa l’incasinare la vita a quante più persone possibile.

Insomma… c’è da vederne di belle!

Ti lascio la mia chiacchierata con l’autore.

La storia vede una serie di personaggi convergere a Berlino, la città che non dorme mai, chi per un motivo chi per un altro. All’inizio sembra quasi impossibile che le loro storie possano, in qualche modo, convergere e invece… Com’è nata questa idea? Era un progetto già presente prima della stesura oppure sono stati i personaggi a “indicare la via” in corso d’opera?

Il punto di partenza di tutte le storie che scrivo sono i loro personaggi. Gli eventi e le disgrazie ai quali li sottopongo sono un pretesto per raccontarne pregi e difetti e provare a mettere sullo sfondo un particolare contesto o momento storico. Le due colonne attorno a cui è cresciuta a poco a poco la storia sono Said e Felice.  Le loro “vite parallele” erano un modo di raccontare come, secondo me, il muro che separa gli esseri umani non è etnico, religioso o linguistico, ma di classe. Felice e Said hanno molte cose in comune oltre al nome (il rapporto con il padre, un’infantile tendenza a ricercare “il benessere assoluto”, il soppesare i propri interlocutori in base al vantaggio che ne possono trarre), ma è la loro classe d’appartenenza che ne calibra costantemente le scelte, gli incontri, l’immaginario, il destino e gli effetti collaterali dei loro sbagli.

Berlino è il minimo comune denominatore di tutta la vicenda. Vivendo in questa città da tanto tempo, quanto ha inciso – se ha inciso – la sua esperienza personale in questo romanzo?

Ha avuto un ruolo fondamentale. Oltre a essere il posto in cui vivo e in cui sono nati i miei figli, Berlino è un tessuto urbano e sociale unico e straordinario. È un agglomerato distrutto, ricostruito e trasformato più volte negli ultimi cento anni e sembra vivere una vita autonoma quasi indipendente dagli individui che lo compongono. Berlino è fatta di mille anime e contesti impossibili da inquadrare in un unico piano sequenza. È un palcoscenico straordinario sul quale provare a mettere in scena una storia.

A parte il nostro gruppetto di eroi, sullo sfondo agiscono anche altre “figure”, ma praticamente  nessuno è spinto a muoversi per altruismo, anzi… tutto sperano di ricavare qualcosa da una determinata situazione. Pensa sia un po’ quello che sta accadendo oggi? L’ingranaggio che muove tutto è l’ipocrisia?

L’individualismo è sicuramente figlio di questo tempo, così come l’ipocrisia che serve a giustificarlo difronte a un sistema di valori che ancora non lo approva del tutto. Secondo me, però, la causa non è di natura “morale”. La mancanza di empatia degli individui e la loro incapacità a vedere “l’altro” sono più che altro un effetto. La vera causa risiede piuttosto nel fatto che ogni idea di “bene comune” è andata poco a poco evaporando di pari passo con tutte le istanze politiche e sociali che provassero a costruirne una qualsiasi forma e riuscissero a sedimentare consenso e aggregazione attorno a essa. Quando manca un orizzonte a cui volgere lo sguardo, è molto più facile ritrovarsi a fissare la punta dei propri piedi.


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“Volevamo chiedere se fosse successo qualcosa, oggi nessuno è venuto a prendere Nathan”. 

Quando ti chiamano dalla scuola di tuo figlio sei al lavoro. Non è il tuo turno oggi, era Lauren a dover passare. Provi a chiamarla. Nessuna risposta.

Il giorno dopo non è ancora tornata. Non è la prima volta che tua moglie scompare, lo ha già fatto qualche anno prima, quando Nathan era piccolo e non poteva capire cosa stava succedendo, ma eri sicuro foste riusciti a superarla. La polizia dice di aspettare, darle tempo. Tornerà.

Tu però non ci credi. È successo qualcosa, ne sei sicuro. La devi trovare. Per te, per tuo figlio, per non perdere tutto quello che avete costruito.

L’autore

Doug Johnstone


Hanno detto di questo libro

«Devastante e commovente»
The Times

«Un noir strepitoso»
Ian Rankin


Titolo: L’ultima volta
Autore: Doug Johnstone
Genere: Thriller
Casa editrice: Casa Sirio
Pagine: 320
Prezzo ed. cartacea: 16,00€

 


Disponibile dal 16 novembre 2018!


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