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La stagione delle tempeste

Diciassette anni dopo, torna Geralt di Rivia, lo strigo, famoso anche nel mondo videoludico grazie alla saga di The Witcher. Il 27 ottobre uscirà la sua nuova avventura: La stagione delle tempeste!

la stagione delle tempeste

La guerra con l’impero di Nilfgaard è ormai finita, eppure il poeta Ranuncolo ha ancora molte storie da raccontare. E allora prende in mano il liuto e ricomincia a cantare le avventure di Geralt di Rivia…

Prima che il suo destino venga segnato dall’incontro con la principessa Cirilla, Geralt di Rivia ha un solo obiettivo: sopravvivere. Per questo viaggia di città in città, offrendo i suoi servigi di strigo a chiunque ne abbia bisogno. Che si tratti di spiriti maligni, ghul o volpi mutaforma, Geralt è sempre pronto a combattere, soprattutto se c’è la possibilità di guadagnare qualche moneta. Il suo è un mestiere rischioso, eppure nessun mostro si è mai rivelato infido e spietato quanto la peggiore di tutte le creature: l’uomo. Infatti è per colpa di un’umana se Geralt si ritrova in una cella, spogliato delle armi e accusato ingiustamente di estorsione e di furto. E la faccenda si complica quando la cauzione viene pagata dalla stessa, affascinante donna che lo ha fatto arrestare: Lytta Neyd, meglio conosciuta come Corallo. E che adesso lo aspetta fuori della prigione. Cosa può volere da lui una delle più potenti maghe di Skellige? E che fine hanno fatto le sue spade e i suoi elisir, scomparsi dal deposito del carcere? Solo e disarmato, Geralt non ha altra scelta che andare incontro a Corallo e sperare che lei lo aiuti a recuperare il suo equipaggiamento da strigo. Anche se il prezzo da pagare potrebbe rivelarsi altissimo…

Tutti i capitoli della saga:

Titolo: La stagione delle tempeste
Autore: Andrzej Sapkowski
Genere: Fantasy
Casa Editrice: Nord
Pagine: 490
Prezzo ed. cartacea: 19,90€
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In libreria dal 27 ottobre!

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Il sangue degli elfi recensione

Il sangue degli elfi recensioneTitolo originale: Krew elfów
Autore: Andrzej Sapkowski
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 1994
Titolo in Italia: Il sangue degli elfi
Anno di pubblicazione ITA: 2012
Trad.: Raffaella Belletti

Preceduto da: 

– Il guardiano degli innocenti;
– La spada del destino.

Seguito da: 

– Il tempo della guerra;
– Il battesimo di fuoco;
– La torre della rondine;
– La signora del lago.

Altro: 
– La stagione delle tempeste

È passato qualche tempo dalla sanguinosa guerra contro Nilfgaard; adesso, la pace si regge su di un traballante trespolo che potrebbe piegarsi a ogni nobile capriccio o – più o meno – ingegnosa macchinazione di re e regine, spie e agenti.

Troviamo Geralt dove lo avevamo lasciato nell’ultimo dei racconti: assieme a Cirilla (alias Ciri) in viaggio verso la fortezza degli strighi, Kaer Morhen, dove la ragazzina apprenderà le arti micidiali degli witcher, iniziando così la strada che il destino ha scelto per lei.

Nel frattempo, sotto le fronde del sacro albero dei Druidi Bleobheris, una nostra vecchia conoscenza, Ranuncolo, il bardo famoso e stimato per le sue rime poetiche, sta intonando una canzone proprio su di loro e sulla storia del loro incontro predestinato.

E, insomma, sebbene qualcuno pensi che questi siano solo i versetti romanzati di un poeta, c’è qualcun altro convinto che, invece, le parole di Ranuncolo raccontino la verità.

Così un certo Rience lo cattura, lo tortura e gli impone di raccontare la vera storia senza più sviolinate. Il provvidenziale intervento della maga Yennefer salverà Ranuncolo e lascerà un ricordino sul volto di Rience.

Ma una cosa è certa: Ciri è in pericolo. Qualcuno la sta cercando, qualcuno ne vuole fare la sua carta vincente per soppiantare gli avversari degli altri regni. Insomma, Geralt deve essere avvisato.

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Primo romanzo della saga (infatti, i due precedenti volumi sono una serie di racconti).

Le prime pagine servono un po’ da riepilogo sulle questioni e gli eventi più importanti affrontati nei racconti: necessario per chi non conosce i precedenti, ma ripetitivo per chi, invece, ha già avuto modo di conoscere Geralt. Comunque, una trentina di pagine opportune per avere un ricapitolo generale sulle vicende passate, ma più condensate sarebbero state maggiormente apprezzate (sebbene l’escamotage usato – Ranuncolo che rievoca le avventure di Geralt in una ballata di sua creazione – sia comunque interessante).

Ecco, questo è uno degli aspetti che meno apprezzo dello stile di Sapkowski: le chiacchiere… i paragrafi, le pagine dense di chiacchiere vuote e blablabla vari; chiacchiere che avvolgono la parte importante condensata in un paio di righe.

Comunque, veniamo al resto, ché qui già comincio a fare la pedante e non va bene. Come sai, però, non mi piacciono i dialoghi lunghi pagine e pagine in cui due o più personaggi ripetono lo stesso concetto in salse diverse o si rimpallano notizie e “pettegolezzi” di cui già tutti sono a conoscenza.

In ogni caso, procediamo.

Questa volta, come scrivevo all’inizio, non abbiamo dei singoli racconti, ma un romanzo più o meno lineare. “Più o meno” perché comunque anche qui le vicende si aprono e si chiudono come un sipario,  saltano e si rincorrono lasciando buchi narrativi che vengono riempiti o con i suddetti dialoghi tra personaggi o tramite flashback non proprio illuminanti e privi di qualunque pathos (dal momento che il lettore già ne conosce la conclusione).

Per il numero delle vicende raccolte e per la loro importanza per i (palesi) sviluppi successivi, “Il sangue degli elfi” assume più i connotati di un primo capitolo mooooolto lungo, prodromico ai libri successivi. Insomma, gli eventi di una certa rilevanza sono pochissimi; la storia si potrebbe riassumere in un paio di righe:

Non saprei se definirlo "spoiler", ma meglio evitare sorprese non gradite

Ciri inizia l’addestramento da strigo(a) e inizia anche quello nelle arti magiche, poiché il suo potenziale è tale da renderla o una potentissima donna-del-destino-striga-maga-nonché-fonte-di-ogni-potere o un bel problema, se non controllato. 

Riguardo al mio «(palesi) sviluppi successivi», una piccola precisazione: se consideriamo che questo è un po’ l’inizio ufficiale della saga di Geralt/Ciri non è un bene che il lettore capisca già come andranno a finire i quattro (ma, teoricamente, il quinto è in arrivo) libri della serie. Voglio dire: generalmente, le carte si scoprono alla fine, no?

Questa volta, lo strigo deve fare i conti con una sorta di paternità surrogata, nella quale cerca di destreggiarsi come meglio può (e, poverino, secondo me, nemmeno se la cava male!). Lui, assieme a Ciri e Yennifer, restano, come nei racconti, i personaggi meglio realizzati e, tuttavia, non si assiste a una loro evoluzione. Gli altri (Ranuncolo e compagnia bella) restano le solite macchiette parlanti.
Confermo, almeno per il momento, la mia precedente opinione che tutti i caratteri siano omologati agli altri: freddi e distaccati all’esterno – oppure troppo frivoli per essere veri -, magari anche scostanti e scontrosi, ma in fondo tutti nascondono un cuore dolce.

Intendiamoci: non è un libro brutto. La trama fila senza troppi intoppi o sorprese; il tutto scorre rapidamente e si legge con molta facilità. Tuttavia, da una «saga bestseller», come fascetta gialla acclusa recita, mi sarei aspettata qualcosa di caratterizzante, al di sopra della media. Per quanto la storia possa presentare alcuni elementi originali (= gli strighi e il loro particolare ordine), non è che il resto sia tanto più “originale“: abbiamo le driadi – belle e capricciose -, abbiamo gli elfi – belli e capricciosi -, abbiamo i druidi – anziani e, talvolta, scorbuti -, abbiamo i bardi grandi cantori, i nani grandi guerrieri e le taverne straripanti di birra e loschi figuri. Abbiamo le maghe – avvenenti – e un grande potere concentrato nella mani di una piccola persona… ok, la smetto.

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La spada del destino recensione

la spada del destino recensioneTitolo originale: Miecz przeznaczenia
Anno di pubblicazione: 1992
Autore: Andrzej Sapkowski
Genere: Fantasy
Titolo in Italia: La spada del destino
Anno di pubblicazione ITA: 2011
Trad.: Raffaella Belletti

Preceduto da:
– Il guardiano degli innocenti

Seguito da:
– Il sangue degli elfi;
– Il tempo della guerra;
– Il battesimo di fuoco;
– La torre della rondine;
– La signora del lago.

Altro: 
La stagione delle tempeste

Continua la serie di racconti con questa nuova raccolta: La spada del destino.

Anche questa volta, Geralt si troverà di fronte ad abomini e mostri, ma incontrerà anche personaggi particolari, il cui aspetto, sebbene raccapricciante, non sempre rispecchia anche una deformità interiore.

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Lo stile resta invariato: numerosi richiami a favole e fiabe già noti e – leggermente – rimaneggiati per l’occasione, strane creature, donne lascive (e incomprensibili ‘sacrifici’ carnali a cui lo strigo, ovviamente, non si sottrae mai), ect. ect.

Il modo di raccontare questi nuovi avvenimenti nella vita di Geralt è leggermente più corposo, sebbene si tratti ancora di racconti e, quindi, molti aspetti e avvenimenti siano lasciati in sospeso o trattati rapidamente. Ogni tanto si assiste a qualche breve exploit (come la parte finale del racconto “Un piccolo sacrificio”), ma la tela narrativa formata dai racconti salta spesso di episodio in episodio con scarsa continuità, vittima di buchi temporali e di vuoti che spiazzano un po’ l’incauto lettore.

Una certa vena d’ironia, che nel precedente volume era molto velata anche se comunque presente, qui fa un po’ più mostra di sé, sebbene continui a restare un elemento secondario nello stile narrativo.

Il racconto che dà il titolo a tutta la raccolta, “La spada del destino“, è uno snodo importante tra la precedente raccolta e quello che sarà il futuro dei romanzo (sì, purtroppo ho avuto qualche spoiler avendo armeggiato col videogioco); tuttavia, manca sempre di quella tensione che incolli il lettore al libro.
L’ultimo racconto, “Qualcosa di più“, l’ho trovato un passo avanti rispetto agli altri, anche solo per l’interessante (iniziale) cambio di punto di vista. L’azione viene raccontata in modo diverso tramite una particolare (e ben realizzata) alternanza tra presente e passato. Ogni evento è ben concatenato e questo racconto è davvero la premessa perfetta per i romanzi futuri. Qui sì che arriva davvero tutta la carica di tensione necessaria a invogliare il lettore nella lettura. I dubbi e i tormenti che assalgono il protagonista finalmente ottengono corpo e non restano solo in superficie. Anche i dialoghi si fanno più incalzanti, rendendo così il ritmo più serrato.
Davvero, ho trovato questa racconto notevolmente superiore a tutti i suoi predecessori.

Tuttavia, qui si tratta di fornire un’opinione su di una raccolta e non su di un singolo racconto. Quindi, tirando le fila del discorso e premettendo che il mio è quanto più possibile generale sull’intero volume, manca sempre il mordente. Insomma mi ritrovo a rivendicare quello che ho scritto anche nella precedente recensione: si avverte che le idee sono tante e gli sviluppi praticamente infiniti, ma ancora non percepisco quella tensione, quella maturità e quell’approfondimento tali da farmi appassionare alla storia o a un personaggio in particolare.

Per quanto riguarda quest’ultimi, non si assiste a un’evoluzione dei principali… problemi, aspetti del carattere: siamo sempre al solito punto e, anzi, talvolta si segue un’evoluzione un po’ altalenante della figura del personaggio.
I comprimari sono sempre numerosi, ma quelli che già si conoscevano non si evolvono e a quelli nuovi è dato, viceversa, poco spazio. I personaggi e le comparse sono tantissimi, ma pochi sono i fortunati cui viene concesso un po’ di spazio.

Tuttavia, devo concludere con la speranza (che, considerando l’ultimo racconto, potrei spingermi a considerare quasi certezza) che i miglioramenti siano dietro l’angolo. La qualità dell’ultimo racconto – ripeto – è nettamente superiore a quella di tutti gli altri e questo mi suggerisce che lo scrittore abbia affinato la sua tecnica (o abbia trovato un editor capace col quale andare d’accordo).

Insomma, avanti col prossimo!

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Il Guardiano degli innocenti recensione

il guardiano degli innocenti recensioneTitolo originale: Ostatnie życzenie
Autore: Andrzej Sapkowski
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 1992
Titolo in Italia: Il Guardiano degli innocenti
Anno di pubblicazione ITA: 2010
Trad.: Raffaella Belletti

Seguito da:
– La spada del destino;
– Il sangue degli elfi;
– Il tempo della guerra;
– Il battesimo di fuoco;
– La torre della rondine;
– La signora del lago.

Altro:
La stagione delle tempeste.

Capelli bianchi, occhi felini. Due spade: una di acciaio e una di argento.
Lui è Geralt di Rivia, uno strigo (witcher, in inglese).

Mutazioni, veleni e pozioni varie ne hanno modificato il fisico, i riflessi fino a renderlo una perfetta macchina per uccidere. Il suo compito, infatti, è  distruggere, annientare i mostri che affollano le contee e disturbano i borghi.

Uscito dalla fortezza di Kaer Morhen, dove ogni stringo si allena per diventare tale, Geralt si è conquistato una fama (non sempre positiva) e un nome (che incute un certo timore).

Tuttavia, dopo l’ennesimo contratto risolto con successo e dopo aver incassato una lauta ricompensa, Geralt riporta una grave ferita ed è costretto a rifocillarsi presso il tempio della dea Melitele, in cui una sua vecchia conoscenza, Nenneke, è la “somma” sacerdotessa.
Ciò che Geralt ha imparato in questi anni, però, è che non tutti i mostri hanno le zanne pregne di sangue, artigli affilati ed efferati istinti omicidi; alcuni possono avere tutt’altro aspetto e presentarsi sotto le più insospettabili apparenze.

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La saga di Geralt nasce in modo “particolare”; diciamo che non rispetta il canone a cui siamo abituati (= romanzo). Infatti, i primi episodi in cui incontriamo il macellaio di Blaviken (anche Lupo Bianco) sono dei racconti e vennero pubblicati su alcune riviste polacche specializzate in fantasy (ora introvabili).

Solo successivamente sono stati raggruppati in più libri (cioè i primi due: Il guardiano degli innocenti e La spada del destino) e arrivarono anche in Italia grazie al successo del videogioco.

Io stessa devo ammettere di essermi avvicinata ai libri grazie al corrispettivo ludico, ma la saga di Geralt vanta numerosi adattamenti. Oltre ai videogiochi, infatti, abbiamo anche una serie televisiva e un film (entrambi, però, erano diretti al pubblico polacco).

gerla di riva

Venendo a noi.

La convalescenza di Geralt nel tempio di Melitele è la scusa che collega tutti i singoli racconti, i quali si presentano come una serie di flashback in cui il protagonista ricorda eventi precedenti.
Tutto sommato quindi, da questo punto di vista, la raccolta è ben realizzata e il “collante” tra i vari racconti è stato ben cementato.

Il linguaggio è semplice, ma molto chiaro e la lettura procede in modo scorrevole.

Tuttavia, si avverte la natura del “racconto”: manca una certa attenzione nella cura dei personaggi che vengono presentati lasciando in sospeso molto; gli ambienti sono abbozzati; le vicende interessanti (anche se riprendono davvero molto dalle fiabe più conosciute: Biancaneve, Cenerentola, La Bella e la Bestia, Rumpelstiltskin), ma poco approfondite.

Ripeto però, nascendo come racconti non mi sarei aspettata nulla di diverso (forse, un po’ di cura in più per i dettagli): per sua stessa natura, il racconto richiede di concentrarsi maggiormente sulla storia narrata. Le pagine a disposizione, infatti, sono poche e in esse va concentrato tutto l’utile per raccontare l’evento e personaggi e ambienti rischiano di allungare inutilmente la narrazione.

Ovviamente, non boccio la lettura, anzi… però, mi sarei aspettata qualcosa in più visto il successo. Considerando, tuttavia, che si tratta di una saga che vanta di numerosi seguiti, mi aspetto un’evoluzione importante dai prossimi libri, soprattutto dai romanzi.

valutazione il guardiano degli innocenti


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