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Sfacelo

Titolo originale: Ravage
Autore: René Barjavel
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 1943
Titolo in Italia: Sfacelo
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Claudio Romagnuolo e Anna Scalpelli

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

«Viviamo in un mondo che consideriamo immutabile
perché l’abbiamo sempre visto obbedire alle stesse leggi,
ma nulla vieta che tutto possa improvvisamente cambiare.»

Nel 2052 gli uomini hanno raggiunto un livello tecnologico davvero invidiabile, hanno costumi e usi molto diversi dai nostri (non necessariamente migliori) e forte è la tendenza a un certo conformismo sociale.

Tuttavia per quanto evoluti, nel profondo restano pur sempre umani.

E, quindi, quando un improvviso blackout taglia completamente l’elettricità bloccando di conseguenza l’intera società, l’umanità cede al panico, si scatenano violente scorribande e un’epidemia di colera si diffonde rapidamente.

François guiderà uno sparuto gruppo di sopravvissuti attraverso e fuori la città di Parigi affrontando un mondo ostile e devastato verso un nuovo Eden che possa far rifiorire il genere umano questa volta, però, epurato degli errori del passato.

Dalla prorompente carica visionaria (fu scritto, infatti, nel 1942), Sfacelo ci conduce attraverso temi cari alla letteratura di Barjavel quali la natura che si ribella, riprendendosi i propri spazi; la cristianità e la visione del divino; l’incombenza della morte e i recessi che l’animo umano può raggiungere.

La parte iniziale del romanzo, con magnifiche descrizioni di una società molto moderna (Barjavel già immaginava gli audiolibri!), è davvero prorompente, bella da leggere (complice uno stile molto scorrevole e ben cadenzato) e con ottime premesse.

Dalla seconda metà, tuttavia, ho trovato che la storia si perda un po’ e, pur centrando sempre tematiche care all’autore, non spicchi più come invece la prima parte faceva presagire.

Il comparto personaggi è un po’ lasciato a sé nel senso che, tra i già contenuti personaggi, spicca giusto François in qualità di “capobanda/saggia guida”, la cui autorità viene immediatamente accettata da tutti e mai discussa da nessuno.

Buona parte della vicenda propende verso una certa predominanza del ruolo maschile, forte è l’impianto androcentrico che vede la donna come pulzella silente, obbediente e passivamente devota (anche se, comunque, portatrice di vita).

Pur comprendendo l’intento metaforico e il messaggio, non sono purtroppo riuscita ad apprezzare moltissimo la svolta degli eventi e la loro conclusione.

Se comunque vi interessa leggere una delle pietre fondanti della letteratura fantascientifica francese, René Barjavel ne è il massimo esponente.

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