Più donne che uomini recensione

Titolo: More women than men
Autrice: Ivy Compton-Burnett
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1933
Titolo in Italia: Più donne che uomini
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Stefano Tummolini

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Quando ho iniziato a leggere, ho pensato: sembra una pièce teatrale!

I personaggi si presentavano sulla scena uno dopo l’altro, facevano qualche battuta e lasciavano lo spazio a quello successivo; tutti coordinati egregiamente da Josephine Napier

…che porta avanti la sua scuola per signorine come un capitano di vascello: ogni insegnante è un sottoposto da ascoltare, consigliare o per la quale avere una buona parola di conforto o incoraggiamento e ogni aspetto deve essere approntato alla perfezione affinché la nave prosegua senza affondare.

Il semestre sta per iniziare, ma a questo giro ci saranno una serie di novità: insegnanti nuovi, tra cui un uomo nella cattedra di disegno, vecchie amiche/rivali che busseranno alla porta, una disgrazia (anzi più di una 😬😱) e una serie notevole di cambiamenti.

Resta da capire se la signora Napier e la sua scuola riusciranno a resistere all’irruenza delle onde…

Come scrivevo all’inizio “una pièce teatrale“, ma non solo per l’avvicendarsi dei personaggi sulla scena.

Il grosso della narrazione presenta, infatti, un consistente scambio di dialoghi tra commenti più o meno piccati (in stile very british… di quelli che ti offendono pesantemente, ma sempre col sorriso sulle labbra dando poco modo all’altro interlocutore di rispondere – se non nello stesso tono british – senza mostrarsi irrispettoso o permaloso) e poi pettegolezzi, chiacchiere, “giochi di potere”, speranze e risentimenti.

L’ambiente prettamente femminile, del resto, porta a qualche scontro e gelosia.

Josephine è vera regina della conversazione e, proprio per questo, il suo mi è risultato il personaggio meglio riuscito. Gli altri, mancando anche descrizioni e focus dedicati, restano più sullo sfondo per quanto molti (in primis Felix Bacon) avrebbero sicuramente avuto molto da dire.

Complessivamente però e nonostante la presenza di importanti (e condivisibili) riflessioni, la storia non mi ha entusiasmato molto e anche il frizzante scambio di dialoghi, alla fine, mi è risultato un poco indigesto da seguire.

 

Precedente La grammatica della corsa Successivo Il sussurro del mondo