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Pazza d’amore

pazza d'amoreTitolo: Pazza d’amore
Autrice: Adèle Hugo
A cura di: Manuela Maddamma
Genere: Epistolario
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 123

 – Ho ricevuto una copia di questo libro –

Nel 1855 Adèle Hugo, quinta figlia di quel Victor autore – tra gli altri – di Notre-dame de Paris, respinse la proposta di matrimonio con un ufficiale dell’esercito britannico, Albert Pinson.

Ripensandoci però, Adèle volle riconciliarsi con l’uomo che tuttavia la rifiutò.

Pinson continuò con la sua carriera militare spostandosi tra Inghilterra e Irlanda per approdare infine ad Halifax, Canada.

Fu qui che Adèle lo raggiunse senza avvisare nessuno e iniziando a spargere la voce – infondata – d’essere diventata la signora Pinson.

In Pazza d’amore seguiremo questi eventi tramite lettere e stralci di diario di tutta la famiglia Hugo.

Premesso che mi mancavano completamente una serie di nozioni biografiche di base e non ho mai visto il film di François Truffaut, mi aspettavo come promesso una donna moderna, ribelle, anticonformista… e mi sono ritrova invece alle prese con una molesta persecutrice che ingarbuglia tutto, discredita la famiglia e non fa altro che batter cassa (per spendere poi i soldi che il padre le invia in cartomanti e mesmerismi vari).

Mancando anche un contesto che introduca un pochetto meglio le condizioni di Adèle, emerge all’inizio il ritratto di una donna pietosa ricattatrice, maldestra manipolatrice, bugiarda anche con se stessa.

È triste, per carità, che lei amasse così intensamente senza essere ricambiata

… ma tirando le somme, sono rimasta un po’ delusa da non aver trovato purtroppo una donna anticonformista o ribelle o autonoma; la storia di Adèle è una storia triste, a parer mio, anche perché era schizofrenia la sua (malattia di cui si ritiene abbia iniziato a mostrare i primi segni nel 1856 e nota nella famiglia Hugo; Eugène, il fratello del poeta, soffriva proprio di questa stessa patologia).

L’erotomania per Pinson, le allucinazioni, il degrado nella cura personale che raggiunse a un certo punto Adèle non erano pene d’amore (non completamente almeno).

Non c’è nulla di moderno o ribelle o romantico in quello che fece; era una persona che invece aveva bisogno di aiuto, un aiuto che purtroppo non era ancora fattibile ma che la sua famiglia tentò, soprattutto una volta che fece ritorno in Francia, di fornirle in maniera adeguata ai mezzi dell’epoca.

Mi aspettavo più in focus su Adèle in realtà, ma ben presto le sue lettere cedono il passo a quelle del padre, della madre e dei fratelli che cercano in ogni modo di avere notizie, entrare in contatto con lei per non farle mancare nulla e spingerla a tornare a casa.

Emerge comunque il ritratto di una famiglia unita, sinceramente preoccupata ma anche limitata nei movimenti delle rigide impostazioni sociali e morali.

Un Victor Hugo per me inedito, padre devoto che le tenta davvero tutte per far tornare la figlia alla ragione (tranne quella di andare a recuperala direttamente in effetti).

Quindi concludendo, se cerchi il ritratto di una donna ribelle – per me – questa non è la storia giusta; ma se invece vuoi qualche curiosità sulla famiglia Hugo e su come una malattia possa distruggere subdolamente la mente fresca di una persona questa storia rivela tutto il suo dolore e il suo sconforto di una battaglia inesorabile che, non sempre, può esser vinta.

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