L’ora di Agathe recensione

Titolo: Agathe
Autrice: Anne Cathrine Bomann
Genere: Romanzo breve
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: L’ora di Agathe
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Maria Valeria D’Avino

È con estrema facilità che cado vittima del fascino di una bella copertina e questa mi ha conquistata subito per la sua delicatezza.

L’ora di Agathe, in effetti, è un romanzo delicato… non solo per l’immagine di copertina.

Protagonista della storia è un vecchio psichiatra, scapolo, abitudinario, ormai stanco della routine lavorativa, delle chiacchiere dei pazienti e dei suoi consigli spesso persi nel vuoto.

Decide, quindi, di ritirarsi.

Quello che, però, non ha potuto prevedere è che una nuova paziente, Agathe appunto, insiste per essere presa in cura da lui.

Nemmeno la storica e insostituibile segretaria, madame Surrugue, riesce a liberarsi di lei (anzi, forse la prende pure un po’ a cuore diventandone così quasi una sorta di complice).

A questo modo, a pochi mesi dal ritiro dalle scene, l’anziano medico si ritrova a dover confrontarsi con i pesanti traumi di Agathe, con la noia che ormai permea tutta la sua esistenza e con il fastidio di aver una paziente un più (che, comunque, non ha ancora nessuna intenzione di gestire seriamente).

Ma questo confronto diventerà poi una sorta di introspezione del medico stesso che si ritroverà ad esaminare la sua di esistenza e a rivedere i suoi rapporti con le persone “presenti” (si tratta di relazioni quasi inesistenti e comunque molto superficiali) nella sua vita.

La storia, delle dimensioni di un racconto, è una piacevole parentesi di armoniosa umanità: la paura di restare soli, di venir dimenticati o di non essere ricordati abbastanza. Piccoli momenti di vita a cui si deve, in qualche modo, dare un senso prendendo delle decisioni e/o subendone altre.

Il problema, almeno da parte mia, è sorto nel momento in cui mi è mancata una struttura forte che mi portasse a una conclusione decisa.

Alla fin fine, la figura dello psichiatra è la meglio realizzata ma la sua storia mi ha lasciata monca con una domanda inespressa, ma bisognosa di risposta: … e quindi?

 

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