Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Titolo originale: The seven deaths of Evelyn Hardcastle
Autore: Stuart Torton
Genere: Romanzo/Giallo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Le sette morti di Evelyn Hardcastle
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Federica Oddera

Sai quei libri di cui tutti parlano, ma di cui tu resti poco convinto/a proprio perché tutti ne parlano?

Ecco, questo per me era uno di quei libri.

Ma poi al Salone del libro, mi sono fatta prendere la mano e il risultato è stato che, alla fine, Le sette morti di Evelyn Hardcastle me lo sono letto e cavolo se mi è piaciuto!

In breve, la trama (anche se immagino tu l’abbia già sentita in ogni salsa diversa).

Siamo a Blackheat House per festeggiare Evelyn Hardcastle, in una ricorrenza però un po’ strana, perché è anche l’assassinio del fratello di Evelyn (ucciso 15 anni fa da un domestico della famiglia).

Insomma, un po’ macabro… ma non è finita qui, perché un ospite (Sebastian Bell) si sveglia in mezzo al bosco senza ricordare nulla se non il nome di donna (Anna), vede una donna fuggire (sarà lei Anna?) e sente un colpo di pistola (qualcuno l’ha uccisa!?).

Ma tornato a Blackheat House (sì, il nostro amico è un po’ vigliacco, ma voglio dire: cosa avresti fatto al suo posto confuso, disarmato, senza memoria e con un possibile assassino a piede libero?) nessuno sa chi sia Anna e nessuno degli ospiti o del personale manca all’appello.

Ma c’è di più: un uomo, vestito come un medico della peste, dirà a Bell alcune cose davvero assurde: Evelyn Hardcastle morirà stasera e lui dovrà scoprire il colpevole.

Non sarà il solo con questo compito, ma gli altri “investigatori” non sono affatto suoi compagni… meglio agguerriti avversari. Anche perché: chi primo arriva, meglio alloggia (leggasi: può scappare dal loop temporale).

Per farlo gli sono concesse otto incarnazioni… e sarà, quindi, costretto a rivivere la giornata.
Ah, e lui non è Sebastian Bell…

Ora su questo libro c’è (e c’è stata) molta discussione e mi pare d’aver capito che o lo si odia o lo si ama.

Io ammetto di essere di questo secondo orientamento, perché mi sono piaciuti i personaggi (e il cambio che questo impone sia al protagonista, che rischia di confondere la sua identità con quella dell'”ospite” di turno, sia al lettore che deve prestare costante attenzione ai dettagli).

Ma mi è piaciuto molto anche il modo in cui la storia viene intrecciata (e sì, okay, i loop temporali creano un sacco di paradossi e molta confusione, ma certo l’intero impianto narrativo non manca di coerenza logica).

Quindi, per me questo romanzo (pur, ripeto, partendo carica di dubbi) si è rivelato davvero eccezionale.

Mi sentirei, però, di consigliarlo solo a chi è pronto a seguire con attenzione la lettura (per intendersi, non è per i ritagli di tempo); a chi ama il giallo ma non storcerebbe il naso a vederlo affiancato a una parte più fantascientifica; a chi ama le trame coerenti, ma dannatamente ingarbugliate.

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