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La maschera del nō. le cronache dell’acero e del ciliegio

la maschera del no le cronache dell'acero e del ciliegio

Titolo originale: Les chroniques de l’èrable et du cerisier
Autrice: Camille Monceaux
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2020
Titolo in Italia: La maschera del nō. Le cronache dell’acero e del ciliegio
Anno di pubblicazione ITA: 2021
Traduzione di: Fabrizio Ascari
Pagine: 412

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Ritrovato nel guscio di un biwa (uno strumento musicale simile al liuto) e con un monile a forma di foglie d’acero, Ichirō viene allevato da un severo samurai e dalla sua anziana e dolcissima domestica, Oba.

I due diventano la famiglia di Ichirō e sono, di fatto, le uniche persone che il ragazzo conosce e con cui entra in contatto.

La vita scorre comunque serena tra queste montagne isolate e selvagge: Ichirō passa le sue giornate tra attività domestiche, storie affascinanti raccontate con maestria da Oba e, a partire dai sette anni, con l’insegnamento della via della spada che richiede disciplina e perseveranza.

Ma ci sono anche una serie di dubbi: chi è davvero il samurai che l’ha accolto in casa propria come un figlio, ma che non fa mai il minimo accenno al suo passato? E qual è il passato di Ichirō? Perché adesso è questo il suo nome, ma qual era quello che i suoi genitori avevano scelto per lui?

Purtroppo però sarà proprio questo passato misterioso ad arrivare un giorno a sconvolgere completamente la vita di Ichirō.

La maschera del Nō è il primo volume della tetralogia di Camille Monceaux, Le cronache dell’acero e del ciliegio (il secondo capitolo arriverà a ottobre; stay tuned).

Premesso che ho un vera passione per il Giappone, qui siamo in epoca Edo (altrimenti noto come periodo Tokugawa).

La fascinazione è quindi doppia perché la nazione assistette per la prima volta alla sua unificazione, iniziata svariati anni prima grazie a personalità quali Oda NobunagaToyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu (che qui viene giustamente ricordato come shogun).

Tutto questo ovviamente è sullo sfondo, perché la storia ci catapulta nel quotidiano di un comunissimo giapponese dell’epoca (sul quale i giochi di potere incidevano una volta che erano già stati decisi dall’alto): povertà, scarsità di cibo, ventagli, sakè, polizia, case del tè e… spettacoli clandestini di una nuova forma d’arte ancora proibita: il teatro kabuki.

Insomma gli elementi ci sono tutti per creare una saga interessante.

In questo primo romanzo ne succedono parecchie e assistere alla crescita di Ichirō e alla sua fondamentale presa di coscienza sul mondo è stato davvero coinvolgente.

Mi sono affezionata ai personaggi, ne ho odiati invece altri (segno questo che l’autrice è stata in grado di infondere profondità ai suoi personaggi rendendoli reali).

Edo non è solo un periodo affascinante – tra samurai, ronin e arte proibita – ma è anche una città brulicante di vita, riflesso di un nuovo periodo storico, di nuovi costumi, piena però di contraddizioni e difficoltà.

Per concludere, che qui sto scrivendo un poema, aspetto di leggere i prossimi!

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