La casa di Leyla

la casa di leyla

Titolo: Leyla’ nın Evi
Autore: Ömer Zülfü Livaneli
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2006
Titolo in Italia: La casa di Leyla
Anno di pubblicazione ITA: 2021
Traduzione di: Nicola Verderame
Pagine: 332

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

È così che finisce tutto?

Qualche carta firmata, qualcuno che fa il prepotente facendosi forte di agganci vari e l’anziana Signora, Leyla, è in strada, seduta su di una piccola valigia che adesso contiene quello che ha potuto prendere della sua vita, dei suoi ricordi, della sua famiglia.

Non c’è nulla da fare pare: i documenti sono inoppugnabili, tutti gli oggetti che facevano parte della vita dell’anziana signora sono adesso “bottino di guerra” di cui i nuovi proprietari dello yalı fanno presto a sbarazzarsi (regalandolo a coloro che nello yalı hanno servito da generazioni).

E Leyla?

Fortunatamente sul suo cammino c’è Yusuf, il figlio dell’ex-giardiniere dello yalı, che decide di ospitarla in casa sua in onore del ricordo dell’immensa dolcezza con cui questa anziana donna trattava i bambini del quartiere come propri figli (o nipoti).

Ma c’è anche Roxy, cantante hip-hop, con la sua band; c’è il quartiere delle mega ville che si affacciano sul Bosforo piene di storia e magnificenza e quello in cui sporcizia e povertà ingrigiscono i muri dei palazzi; ci sono funzionari corrotti, servilismo, ma ci sono anche bontà e compassione.

C’è una storia lunga secoli, ci sono guerre e conquiste, ci sono vinti e vincitori e ci sono ostacoli contro cui nemmeno l’amore più forte può nulla.

La casa di Leyla è una piccola chicca da non farsi sfuggire.

Con un tocco delicato e avvolgente, Zülfü Livaneli ci porta sul Bosforo, a Istanbul, in un mondo fatto di storia, tradizioni, contrasti (politici, religiosi…) e contraddizioni; di cattiveria, avidità, arrivismo, onore; di affetti, amore, legami.

Sebbene tutto parta da una questione tanto materiale quanto ingiusta (un’espropriazione indebita), ne La casa di Leyla c’è moltissimo altro.

La narrazione coinvolge nemmeno una decina di personaggi, ma affronta una storia collettiva lunga secoli (ottomani, armeni, grechi, turchi; guerre, invasioni; la nascita della repubblica…).

È grazie a queste vicende storiche che si intrecciano i destini, aspirazioni e i ricordi che hanno infine portato allo sfratto di Leyla, abbandonata sulla valigia davanti a quella che era casa sua.

Perché non c’è solo la storia di Leyla e del suo impotente benefattore Yusuf; c’è la storia anche dell’altro punto di vista, quello dei “cattivi”, dei nuovi proprietari; quello di coloro che non si sono fatti scrupoli ad avvantaggiarsi delle disgrazie altrui.

Ogni personaggio ha la sua dimensione e la descrizione è viva, realistica (l’unica “pecca”, che comunque a me non ha affatto infastidito, è che, all’ingresso di un nuovo personaggio in scena, ne viene fatta una specie di breve biografia; la narrazione effettivamente un po’ rallenta ma l’effetto finale complessivo è potenziato).

Insomma per concludere.

La casa di Leyla è un romanzo poetico, struggente, composito che mescola benissimo insieme la storia e le ingiustizie della vita a un pizzico di speranza.

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