Figlie di una nuova era recensione

Titolo: Töchter einer neuen Zeit
Autrice: Carmen Korn
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Figlie di una nuova era
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Manuela Francescon e Stefano Jorio

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Seguito da:
– È tempo di ricominciare
– Zeitenwende (ancora inedito in Italia)

Nel momento in cui sono arrivata all’ultima pagina, il mio primo pensiero è stato “Nooooooo!!!” seguito da un confortante “Tranquilla, hai già il secondo e puoi iniziare a leggerlo subito” … cosa che ho provveduto a fare immediatamente 😆 (tra parentesi, il secondo, cioè È tempo di ricominciare, arriverà in libreria l’8 aprile).

Ma per parlare di Figlie di una nuova era

La storia inizia negli anni ’20, quando quattro ragazze (Henny, Kathë, Lina e Ida) compiono vent’anni in una Amburgo ancora piena di luci, musiche, colori e sfavillante di possibilità.

Alcune di loro si conoscono già; altre si conosceranno perché i destini di tutte sono legati a quelli della città e della storia che, purtroppo, non sarà per nulla magnanima.

I personaggi assumo subito un’impronta netta nell’immaginario del lettore con i loro profili ben definiti e le loro scelte già tracciate, anche se la vita si mette nel mezzo: le decisioni iniziali scivolano in altro, il destino imbocca una direzione precludendo altre alternative.

Ci si affaccia sulla vita dei personaggi come se ci si affacciasse dal balcone in diverse ore del giorno (i capitoli saltano, infatti, di mese e di anno).

Temevo che questo modo di raccontare non mi facesse appassionare alla storia o ai personaggi (in passato mi era già capitato e non l’avevo apprezzato proprio per nulla), invece qui la Korn mi ha fatto sorridere, mi ha commosso (sì, ho versato qualche lacrimuccia), mi ha fatto amare tutti i suoi personaggi (con le dovute eccezioni, s’intende) facendomi trepidare con loro e mi ha fatto assaporare l’amaro clima della Germania in quegli anni.

Anche questo è un aspetto che mi ha molto colpita della storia: c’è una spada di Damocle che oscilla sempre più pesante sulla testa di ogni personaggio.

Loro non lo sanno ancora, non ci credono o magari preferiscono non pensarci, ma il lettore sa quello che, a breve, si riverserà nelle vite dei personaggi (l’elezione di Hitler a Cancelliere, la limitazione progressiva di ogni libertà, la crescita della xenofobia, dell’odio e poi la promulgazione delle leggi razziali, la guerra, lo sterminio organizzato).

E nonostante questa conoscenza, io non sono riuscita a smettere di chiedermi: cosa accadrà ai personaggi allo scoppio della guerra? Da che parte si schiereranno? Cosa faranno? Abiureranno le loro convinzioni? Oppure moriranno per i loro ideali e la loro integrità?

S’inizia con quattro ragazze piene di sogni e speranze e idee e si finisce con un pugno di personaggi adulti provati dalla vita, dalla guerra, dalle delusioni, dai tradimenti, ma ancora pieni, anzi bisognosi, di speranza.

Perché non si tratta solo della vita di Henny, Kathë, Lina e Ida (anche se il romanzo è presentato come “al femminile“, il pubblico maschile non deve assolutamente lasciarsi fuorviare); si tratta anche di Kurt Landmann e del suo grande grandissimo animo; di Theo Unger e delle sue possibilità mancate; di Louise e del suo impetuoso e corroborante anticonformismo; di Elsie, di Lud, di Gurtie, di Chapmann, di Bunge; si tratta di soldi e di amore (in ogni sua declinazione), di comodità e di illusioni, di tradimenti e di amicizia, di guerra, di fatalità, di convinzioni, di paura, di famiglia, degli sbalzi della sorte e di attimi di felicità.

Insomma, un romanzo corale (non solo declinato al femminile), profondo, ritmato e ricco di emozioni.

Consigliato a chi vede il bello anche nelle piccole cose, a chi si emoziona per la fragilità della vita e a chi ha la pazienza di aspettare.

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