Grandi detective recensione

Titolo: The Great Detectives
Autore: Theodore Mathieson
Genere: Raccolta/Giallo
Anno di pubblicazione: 1988
Titolo in Italia: Grandi detective
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Luciano Bianciardi

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Dal 1958, sulla rivista Ellery Queen’s Mystery Magazine, comparvero una serie di racconti i cui protagonisti erano grandi personaggi storici: Alessandro Magno, Omar Khayyam, Leonardo Da Vinci, Hernan Cortes, Miguel de Cervantes, Daniel Defoe, il capitano Cook, Daniel Boone, Stanley e Livingston, Florence Nightingale.

Lo stesso Queen si disse entusiasta della raccolta («Racconti di straordinaria abilità e splendida fattura») ed effettivamente si tratta davvero di enigmi interessanti.

Il lettore si ritrova coinvolto in un arco temporale abbastanza ampio (dal 323 a.C. al XIX secolo) tra indiani, vizir, guerrieri e marinai al fianco di personalità influenti e dotate di grandissimo ingegno.

Alessandro Magno dovrà affrontare una prova terribile: individuare tra i suoi uomini più fidati il suo avvelenatore. I possibili sospetti si contano sulle dita di una mano, ma il tempo è poco… troppo poco, perché il veleno è già in circolo e nulla può rallentare la sua corsa.

Quindi è la volta di Omar Khayyam – poeta, filosofo, astronomo – in un classico del giallo: l’omicidio a porta chiusa.

Segue Leonardo Da Vinci che dovrà – ma bisognerà vedere se potrà – risolvere a tempo di record un misterioso assassinio per ordine della regina di Francia.

Poi il conquistadores Cortes dovrà far i conti con una rivolta, un imperatore e una pietra nera; mentre Cervantes, l’autore di Don Quijote, dovrà vedersela con un alcalde pieno di pregiudizi e pronto ad accusarlo di omicidio e con la mala suerte che pare proprio non voglia lasciarlo andare.

Daniel Dafoe, inseguito da una setta di fanatici decisi a ucciderlo, incontrerà in carne e ossa quello che diventerà uno dei suoi personaggi più noti; il Capitano Cook sarà, invece, alle prese con un cadavere scomparso; Daniel Boone, esploratore statunitense, con un rinnegato e Stanley e il dottor Linvingstone con un nemico nascosto nella carovana e uno stuolo di selvaggi che li insegue.

Last but not least, Florence Nightingale. La nostra avanguardista infermiera, in viaggio per portare aiuto alle truppe inglesi in guerra in Crimea, dovrà far i conti con un ladro (e assassino) molto particolare che si fa chiamare l’Iconoclasta.

Con alcuni racconti si può sperare di concorrere insieme al “detective” di turno per trovare il – o i – colpevole(i); in altri, invece, l’astuzia e la mente brillante di Mathieson rendono davvero arduo individuare il colpevole e/o il modo in cui ha agito.

Ciò che mi ha affascinato in questi racconti è la possibilità – comunque concessa al lettore – di giocare ad armi pari con il detective di turno e comprendere come si sono svolti i fatti e chi è il colpevole. Si tratta, infatti, dei classici gialli in cui al lettore vengono forniti tutti gli elementi per individuare i responsabili del misfatto.

I racconti seguono uno schema ovviamente simile (prevalgono, ad esempio, le morti per accoltellamento), ma i narratori e i punti di vista variano: talvolta sono i personaggi noti a raccontarci il mistero e la sua soluzione; altre sono – più o meno – fidati compagni; altre ancora un narratore onnisciente.

Gli elementi che compongono il giallo sono ben congegnati e vengono talvolta intrecciati con sotto-trame per sviare il lettore.

Mathieson, inoltre, dimostra d’avere una vasta conoscenza dei personaggi di cui tratta inserendo i misteri da risolvere in un punto fondamentale della loro storia personale o dell’immagine comunemente diffusa (per esempio, nel racconto dedicato a Florence Nightingale viene fornita una giustificazione al nome con cui era nota: “la signora con la lanterna“).

Insomma, per gli amanti del giallo, ma anche per chi vuol interessarsi al genere, questi raccolti possono rappresentare una sfida con cui confrontarsi.


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Lo scherzo di Solimano recensione

Titolo: Comment les grands de ce monde se promènent en bateau
Autrice: Mélanie Sadler
Genere: Racconto
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Lo scherzo di Solimano
Anno di pubblicazione: 2016
Trad. di: Alberto Bracci Testasecca

J(aver) L(eonardo) Borges, professore emerito dell’università di Buenos Aires, si prepara per un convegno internazionale, programmato per l’anno successivo, sui dirigenti politici del XV e XVI secolo.

Il suo argomento sarà Solimano il Magnifico.

Ma mentre osserva un peri, una composizione pittorica in stile turco, del 1520 scopre un minuscolo particolare assolutamente fuori posto: la dea azteca Coatlicue e una scritta “In memoria del terribile anno 870“, cioè secondo il calendario gregoriano il 1492 (anno della scoperta dell’America).

Che ci fa una dea azteca in un disegno turco?

Le implicazioni di una risposta a tale domanda potrebbero rivoluzionare la storia così come la conosciamo. Ma il rischio insito in una rivelazione così esplosiva vale davvero?

In un centinaio di pagine – e con pochi (volatili) personaggi sulla scena – scopriamo come Spagna, America e sì anche Turchia siano legate da un unico personaggio e da un grande viaggio.

La curiosa vicenda si svolge su livelli diversi (sia spaziali che temporali): il primo è quello occupato da Borges e dal suo amico e collega Hakan, sguinzagliato sul campo a fare ricerche dirette (quando non ci sono dei sottopagati assistenti a fare da bieca manovalanza… con scarsi risultati).

Il secondo livello, invece, ci porta in America ai tempi dell’arrivo di un Marco Polo alla ricerca degli indiani d’India e poi di un Cortes coadiuvato dalla figura molto discussa della Malinche, donna dotata – a quanto pare – di grande scaltrezza, interprete nonché amante del suddetto conquistadores.

Infine, l’ultimo livello è quello riservato a Solimano, al suo meraviglioso palazzo, alle sue grandi ricchezze, alle suo vasto harem e alla sua geniale consorte Roxelana (prima semplice concubina del sultano).

Il tutto accompagnato da un linguaggio ritmato, fresco e molto simpatico.

Insomma, in poche parole: raccontino senza troppe pretese, veloce da leggere se si è del giusto umore.

Mancano, data la brevità e la compattezza della storia, particolari analisi sui personaggi; la storia, ugualmente poco approfondita, avrebbe forse meritato di ottenere la profonda costruzione di un romanzo un po’ più sostanzioso.

Onestamente, se non lo avessi avuto gratis per via delle offerte al Salone del Libro (di cui ti ho parlato qui), dubito che avrei mai adocchiato questo romanzetto: il prezzo di copertina è di gran lunga superiore ai contenuti del libro.

Tuttavia, la penna della Sadler – al suo esordio – mi è rimasta simpatica e non escludo di leggere altro – possibilmente più corposo – di questa scrittrice.


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Le fiabe di Beda il bardo recensione

le-fiabe-di-beda-il-bardo-recensioneTitolo: The Tales of Beedle the Bard
Autore: Beda il bardo/J.K. Rowling
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2008
Titolo in Italia: Le fiabe di Beda il bardo
Anno di pubblicazione ITA: 2008
Trad. di: Luigi Spagnol

Vedi anche: 

Eccomi ancora nella biblioteca di Hogwarts. Salani, infatti, ha curato delle edizioni nuove di “Animali fantastici e dove trovarli“, “Le fiabe di Beda il bardo” e “Il Quidditch attraverso i secoli” tutte accomunate dal bollone “Proprietà della biblioteca di Hogwarts” (me li sono regalati per Natale; i link alle recensioni sono inseriti sopra).

Ognuno di questi tre libri è legato al mondo di Harry Potter (ma non si tratta di veri e propri spin-off; sono una sorta di racconti/brevi approfondimenti del mondo della magia).

Il primo è un libro di testo adottato dagli studenti di Hogwarts; il secondo raccoglie delle fiabe, tra cui anche quella famosa sui tre fratelli che gabbano la morte (“La storia dei tre fratelli”/”I doni della Morte“); e il terzo è un curioso libello sulla storia del Quidditch.

Veniamo alle fiabe di Beda. Anche l’incasso di questo libro viene devoluto in beneficenza; qui ancora una volta a Comic Relief, sicuramente la più conosciuta società di beneficienza inglese.

La raccolta delle fiabe ne comprende cinque, tradotte dal runico dalla nostra Hermione Granger (che cura anche l’introduzione al libretto), e sono le seguenti:

  • Il Mago e il pentolone salternino; 
  • La fonte della Buona Sorte; 
  • Lo stregone dal cuore peloso; 
  • Baba Raba e il Ceppo Ghignante; 
  • La storia dei Tre Fratelli.

Ognuno di queste storie è seguita poi da alcune pagine di commento, espunte da alcuni appunti ritrovati fra le carte che Albus Silente ha donato alla scuola di Hogwarts (e con il permesso di utilizzarle venuto direttamente dal nuovo preside della scuola: Minerva McGranitt).
Da queste note, ricaviamo alcuni dettagli – certo non significativi, ma comunque curiosi per un appassionato – sul mondo della magia. Spesso si consiglia di leggere anche “Gli animali fantastici e dove trovarli” per ricevere maggiori informazioni.

Laddove le fiabe babbane hanno inizio a causa di una magia (v., ad esempio “La Bella Addormentata nel Bosco” che viene appunto addormentata a causa di una maleficio; “la Sirenetta” che perde la voce e ci guadagna un paio di gambe), le fiabe di Beda, le quali hanno incantato i piccoli maghi, partono da un presupposto diverso «la magia crea tanti problemi quanti ne risolve.».

Gli insegnamenti di Rumpelstiltskin/Tremotino, interpretato dal bravissimo Robert Carlyle,
nella serie tv Once Upon a Time

Ogni protagonista, quindi, si serve sì della magia, ma in un certo qual modo ne subisce anche gli effetti. Quindi, la magia va saputa usare con attenzione, cervello e anche un pizzico di umiltà.

Ovviamente, si tratta di fiabe, quindi le storie sono molto brevi e nascondono un insegnamento o, comunque, messaggio (spesso spiegato dallo stesso Silente nel suo commento). Il tutto accompagnato da alcune illustrazioni (questa volta molto più curate e numerose degli scarni disegnini che si trova ne “Gli animali fantastici e dove trovarli“).

A parer mio, la migliore in assoluto è la storia dei tre fratelli e il loro incontro con la Morte; i fan della saga di Harry Potter la ricorderanno ne “I doni della morte“. Sarà perché magari già la conoscevo, ma ritengo questa storia di una spanna superiore a tutte le altre sia per il messaggio riportato sia per come è condotta la narrazione a livello di idee.
Subito dietro vengono, sempre a parer mio (si tratta proprio di gusti personali), “La fonte della buona sorte” e “Baba Raba e il Ceppo Ghignante” (il nome della protagonista ricorda molto quello della strega russa Baba Jaga, dispensatrice di consigli, ma anche pronta ad azioni malvagie).

Le altre… meh! Sono carine certamente, ma sono proprio ine, delle favolette insomma (però, ecco, se si cercano delle fiabe da leggere a dei bambini, io resterei molto sul classico – Perrault, Andersen, i Grimm… i favolisti sacri, insomma).

Detto questo anche qui mi vedo confermare quanto detto in precedenza. Apprezzo l’approfondimento sul mondo della magia e il proposito benefico dietro alla pubblicazione del libro, ma resta comunque un libello un po’ così: simpatico, carino, un modo per conoscere qualche breve dettaglio in più sulla storia del mondo della magia, ma nulla di che.

Sinceramente, mi sono piaciute più le fiabe che non il bestiario di Scamander un poco tirato via sia per la maggior cura nei dettagli delle fiabe (più elaborate, anche se certamente brevi, rispetto alle tre righe dedicate agli animali quasi che dovessero solo far numero) sia per le illustrazioni migliori e più numerose.

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Bisbigliando sussurri di mezzanotte recensione

bisbigliando - sussurri di mezzanotteTitolo: Bisbigliando sussurri di mezzanotte
Autrice: Cristel Anna Notarianni
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dall’autrice in cambio di un’onesta recensione – 

Undici i racconti presenti in questa raccolta il cui filo rosso non può che essere l’amore e il suo spesso inspiegabile intreccio con il dolore. Potrei condensarlo così: tutte le sfumature dell’amore, legate alla tragedia della vita.

Ma veniamo alla mia recensione.

Personaggi ben delineati; il loro passato e le loro emozioni emergono in tutta la loro amarezza, dolore e sofferenza nel giro di poche righe. Tuttavia, mancano di varietà (dal mio punto di vista). Le protagoniste sono ragazze giovani, un po’ sognatrici, innamorate o dai legali amicali molto forti, costrette però a fare i conti con la dura realtà. Dove, invece, il protagonista è maschile condivide con le controparti femminili lo stesso malessere di vivere e la tragedia investe le loro vite con la stessa drammatica cadenza.

Gli ambienti sono un po’ tralasciati, ma, per alcuni racconti, la trovo la scelta giusta. Quello che, infatti, trasporta il lettore sono le storie, raccontate con molta delicatezza, dei vari protagonisti in cerca di un lieto fine, salvo rendersi conto per alcuni di loro che i bei finali esistono unicamente nelle favole; per gli altri che raggiungere il lieto fine richiede impegno e tanto sacrifico.

Ho trovato ben riuscita la trovata di rendere protagonisti dei racconti i personaggi secondari di altri. Si crea così un curioso intreccio di punti di vista su alcune vicende. Di contro, però, l’uguaglianza dei nomi di alcuni personaggi (tipo la sorella della protagonista di “Follia” e la protagonista di “Perdono”) lascia un po’ nell’incertezza e nel dubbio se si tratti, anche in questi casi, degli stessi personaggi o di un semplice caso di omonimia (cosa che si verifica nell’esempio che ho fatto prima… a meno che l’autrice non mi smentisca! :p).

Ho apprezzato molto i primi racconti, in particolare la storia di Anne e di Lucas (“Perdono” e “10 anni prima”). Meno gradita, invece, mi è risultata la dinamica dei racconti successivi. Pur apprezzando, come scrivevo prima, il confronto della stessa versione della storia da due punti di vista, “meno gradito” appunto mi è risultato lo schema della vicenda, i caratteri e rapporti dei vari personaggi che ricordano (e, in qualche punto, ricalcano) quelli dei precedenti racconti. Legami (familiari o meno) profondi; conoscenze pregresse (che, spesso, partono sia dall’infanzia); un matrimonio o, comunque, un rapporto molto profondo destinato a perdurare nel futuro (almeno quella è la speranza); un’occasione speciale o una ricorrenza; e la forte necessità di essere amati e non lasciati soli. In tutto questo, ci mette lo zampino il destino o il profondo malessere che il/la protagonista ha sempre, ma in fondo in fondo, covato.
Alcuni racconti sembrano il proseguo di altri, ma i nomi diversi suggeriscono che si tratti di storie diverse (per esempio, “Sola” sembra la prosecuzione in un universo parallelo di “Perdono” e “10 anni prima”); insomma, è come se si trattasse di una specie di variazione sul tema.

In ogni caso, la lettura è piacevole e i racconti scorrevoli (alcuni più di altri). Non è semplice scrivere racconti: da una parte c’è poco spazio per raccontare e, dall’altra, è necessario condensare in poche pagine le emozioni. Tuttavia, soprattutto con i primi racconti, le storie di “Bisbigliando sussurri di mezzanotte” hanno un loro valore. Ogni vicenda viene raccontata con molta delicatezza e qualche personaggio rimane nel cuore. Lo stile dell’autrice è molto dolce, perfetto davvero per il contenuto dei suoi racconti.

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Gli elementi dell’essere recensione

gli elementi dell'essereTitolo: Gli elementi dell’essere
Autore: Alessio Fabbri
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dall’autore in cambio di un’onesta recensione –

Trattandosi di una raccolta, non mi è possibile fornire un quadro generale che riassuma la trama del libro, quindi passo direttamente alla mia analisi.

La raccolta si compone di cinque racconti (Le distanze di ieri, L’eremo di San Galdino, Insegnami a scrivere, Notte silente, Se muore una parola) alcuni legati alle aspirazioni dell’uomo, altri alla solitudine o alla tristezza, altri all’amore per la lettura e la cultura.

Comincio col dire che qualche passaggio, in qualcuno dei racconti, non mi è risultato molto chiaro: voci che aggrediscono, ma non si sa bene a chi appartengano (come nel primo racconto “Le distanze di ieri”).
Linguaggio, in alcuni punti, un po’ troppo affettato e maldestramente ricercato (almeno dal mio punto di vista) che crea qualche difficoltà nel comprendere quello che accade nella narrazione. L’accostamento a volte  inconsulto di termini rende, in qualche passaggio, il messaggio che si vuole trasmettere abbastanza criptico: «Questi  sono  gli  anni  della  tensione  oscura  dell’uomo  supremo  che  calpesta  ogni diritto.»; «Antico  è  il  sapore  dei  libri  che  furono,  ricamati  dalla  fantasia  di  un  tempo disertore,  avvolti  da  pellami  di  dubbia  fattezza  e  ricchi  di  polvere».

I personaggi sono abbozzati – giustamente, trattandosi di storie brevi, non è possibile tratteggiarne un quadro completo e definito – quel tanto che basta per strappare un amaro sorriso di comprensione (come, ad esempio, Iris, protagonista di “Insegnami a scrivere”) o per indispettirci (come Gisella, la maestra di “Se muore una parola”); insomma, per consegnarci una piccola emozione.

Di alcuni racconti, credo ci sia un grandissimo potenziale nascosto per creare una grande storia (come, ad esempio, “L’eremo di San Galdino”) e, chissà, ricavarne un ottimo romanzo; di altri, purtroppo non sono riuscita ad apprezzarne appieno il messaggio (come per “Le distanze di ieri” o “Notte silente”).

Complessivamente, comunque, una lettura piacevole racchiusa in poco più di venti pagine.

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