Il capro espiatorio recensione

Titolo: The expendable Man
Autrice: Dorothy B. Hughes
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 1963
Titolo in Italia: Il capro espiatorio
Anno di pubblicazione ITA: 2017

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

In un deserto giallo dove l’unica ombra concessa è quella piccola e ritorta dei pochi alberi e dove le colline all’orizzonte sono circondate dalla foschia, Hugh, medico tirocinante alla UCLA (la prestiosa università californiana), decide di dare un passaggio a una ragazza.

La ragazza, Iris, dal volto petulante e vestita con abiti dozzinali, ricorda a Hugh le sue sorelle minori e la nipote (per il cui matrimonio sta andando a Phoenix), smuovendo – inconsapevolmente – i suoi istinti protettivi.

Guarda caso pure la ragazza va a Phoenix; così i due si ritrovano a condividere un viaggio in auto e una conversazione difficoltosa e costella di evidenti bugie (da parte di Iris).

Il giovane medico poi si pente quasi subito della sua scelta: la ragazza potrebbe essere fuggita di casa – quasi sicuro – e la polizia magari la sta già cercando. Insomma, trovarla in macchina con lui potrebbe far sorgere delle – grosse – incomprensioni.

Inoltre, Iris è una ragazza molto particolare: bugiarda e manipolatrice (e con strane tendenze persecutorie) e non è affatto semplice comprendere cosa nasconde la sua vita.

Insomma, i due comunque raggiungono Phoenix, dove si separano… per non ritrovarsi mai più – questo almeno è quello che pensa Hugh.

Ma la storia è diversa. Iris ritrova il medico al motel presso il quale alloggia in attesa del giorno del matrimonio della nipote e chiede il suo aiuto in qualcosa di molto grosso… e pericoloso.

Dopo averla scacciata, Hugh è davvero convinto che non sentirà mai più parlare di Iris. E invece… il cadavere di Iris viene ripescato nel canale. E lui è il principale sospettato per la morte della ragazza.

Hugh è il classico personaggio ligio al dovere, rispettoso della legge e così impreparato a trasgredire da agitarsi per un nonnulla convinto di venire considerato colpevole.

È un aspetto questo estremamente realistico che avevamo avuto modo di affrontare già nel resoconto biografico di John Douglas nel suo “Mindhunter” ed è, ovviamente, un elemento importante nella tenuta di questo romanzo della Hughes.

Anche perché ciò che accade qui – e ciò che fa girare il romanzo – è che la paura del protagonista si rivela fondata e le forze dell’ordine mostrano fin da subito un forte astio nei suoi confronti, aggravato da una fitta serie di pregiudizi che infilano Hugh in una situazione ai limiti dell’assurdo.

La triste condizione di Hugh è quella di far parte di un mondo che, però, non lo accetta… non del tutto almeno; in una realtà, quella americana, dove non contano le radici di una persona o il suo sentire, ma solo il colore della sua pelle (e di questo abbiamo già un grandissimo esempio ne “Il buio oltre la siepe“).

Da questo punto di vista, quindi, “Il capro espiatorio” ci regala uno spaccato degli Stati Uniti sicuramente diverso da quello stelle-e-strisce-americandream-possibilità-per-tutti che ci balza immediatamente in mente: infatti, qui abbiamo gente rozza e pronta a tutto, pregiudizi a gogò e una forte ghettizzazione verso gli americani di colore.

Tuttavia quella che dovrebbe presentarsi come una storia ricca di colpi di scena, doppiezze e dubbi sul reale coinvolgimento del protagonista nell’omicidio della ragazza, in realtà si rivela un racconto lineare in cui al lettore non resta altro che attendere il momento in cui Hugh riuscirà a provare la propria estraneità ai fatti.

Non ci sono, infatti, incertezze al riguardo; l’autrice non gioca con il lettore, non gli fa sorgere dei dubbi, ma concentra tutto sui pregiudizi dei poliziotti… di uno solo, per la precisione.
Certo, fa specie pensare che la vita di un uomo possa essere piegata e quasi distrutta per i capricci di un altro – non uno qualunque, ma un rappresentante della legge -, ma, a parte questo, la storia non sconvolge né coinvolge.


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The Store recensione

Titolo: The Store
Autori: James Patterson con Richard Dilallo
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: The Store
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Federica Garlaschelli

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Una casa con tre camere da letto, quattrocento dollari d’affito mensile (metà del quale rimborsato dal datore di lavoro), una zona ben distante dal trambusto e dalla frenesia newyorkese (Nebraska) e, come vicini, i tuoi colleghi di lavoro.

Questo è quello che The Store offre ai suoi dipendenti dalle mansioni più “umili”; questo è quello che offre a Jacob e Megan Brandeis, ex scrittori mangiati dallo strapotere proprio del mega-negozio in ogni settore – soprattutto nella produzione di libri.

Perché The Store non è solo IL negozio: è anche… uno stile di vita e un mondo a sé stante.

E infatti c’è qualcosa che non torna. I vicini sono davvero troppo ordinati, precisi, educati e patinati come le copertine delle riviste; tutti in città conoscono i nomi dei Brandeis, conoscono la loro agenda e i loro appuntamenti personali e li salutano come se fossero amici-da-sempre; la piazza cittadina è piena di vecchietti mentre la biblioteca è sospettosamente deserta.

La casa dei Brandeis poi, arredata come gli stessi Jacob e Megan avrebbero sempre voluto sistemare la loro, ha una dispensa ben rifornita con tutti i loro prodotti preferiti (anche quelli che la madre rifiuta ai due figli, Alex e Lindsay); sul ripiano della cucina si materializzano i cibi da cucinare per la cena e poi… qui si fa inquietate: ci sono telecamere di sorveglianza disseminate un po’ ovunque… persino sopra il lavandino della cucina.

Jacob e Megan, però, hanno uno scopo ben preciso. Sono, infatti, infiltrati e la loro intenzione è quella di scrivere un libro e denunciare al mondo i segreti di The Store.

Ma lo strapotere di questo quasi-onnipotente negozio è troppo – forse – per due sole persone.

Nell’inquietantemente perfetta cittadina di The Store, il cielo è oscurato da sciami di droni che non consegnano solo ogni genere di «roba» commerciabile esistente, ma svolgono anche funzioni di video sorveglianza.

Forse il clima è un po’ troppo 1984 (dove però ci si scontrava con un regime totalitario a livello praticamente mondiale); mentre qui – siamo non tanto lontani da oggi… nel 2020 – abbiamo solo accordi politici-economici tesi a piegare le leggi nazionali (siamo in America, quindi ci può stare che un singolo Stato decida di fare di testa propria; un po’ meno che lo Stato federale e, soprattutto, gli abitanti – almeno delle zone vicine – non conoscano proprio per nulla il sistema The Store).

In sostanza: The Store fa ciò che vuole con le vite dei propri dipendenti grazie alla connivenza della politica (e, okay, ci può stare…). Privacy, libertà di espressione e di pensiero… via, tutto cancellato con una riga su di un contratto (tra The Store e il politico di turno).
E nessuno sa nulla.

Okay…

Ovviamente, non c’è bisogno che spieghi a chi si riferiscono Patterson e Dilallo quando parlano di un mega negozio di vendite online, partito come semplice commercio di libri fino ad arrivare a un mega-portale con consegna droni compresa (piccolo suggerimento… comincia con la “A”).

Insomma, Jacob e Megan decidono di fare questa operazione-samaritano-sotto-copertura solo nel momento in cui si vedono alle strette con i propri libri che ormai non vanno proprio per nulla. Costringono i figli a infilarsi in una casa con videocamere in ogni angolo e via così per otto mesi (se non fosse che poi gli stessi figli paiono diventare degli sconosciuti con dei glaciali sorrisi appiccicati in faccia e una voglia matta di documentare ogni momento intimo della famiglia per poi riportalo a scuola… perché questo è quello che richiede The Store).

Insomma, sicuramente il messaggio degli autori è chiaro: rischiamo la deriva, rischiamo di perdere valori importanti, rischiamo di farci schiacciare senza nemmeno rendercene conto… anzi magari ci potremo ritrovare pure a ringraziare.

La potenza delle parole, dell’informazione, del pensiero critico sono tutti elementi vitali in una società sana, ma sono elementi che si stanno perdendo a favore del denaro e dell’avidità, dell’interesse personale e dell’indifferenza.

E va bene.

La realizzazione della storia, tuttavia, mi pare molto impacciata rispetto al messaggio che si cerca di trasmettere.

I colpi di scena sono presentati con scarso pathos e spesso si tratta di trovate un po’ hollywoodiane, piazzate lì giusto per far tornare la storia; il crescendo di concitazione suona obbligatorio, perché in un thriller di James Patterson è quello che ci si aspetta, ma difficilmente impressiona il lettore (un po’ perché la questione è abbastanza prevedibile e un po’ perché – ripeto – pare forzata); i personaggi mancano di individualità e spessore.

 


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Grandi detective recensione

Titolo: The Great Detectives
Autore: Theodore Mathieson
Genere: Raccolta/Giallo
Anno di pubblicazione: 1988
Titolo in Italia: Grandi detective
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Luciano Bianciardi

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Dal 1958, sulla rivista Ellery Queen’s Mystery Magazine, comparvero una serie di racconti i cui protagonisti erano grandi personaggi storici: Alessandro Magno, Omar Khayyam, Leonardo Da Vinci, Hernan Cortes, Miguel de Cervantes, Daniel Defoe, il capitano Cook, Daniel Boone, Stanley e Livingston, Florence Nightingale.

Lo stesso Queen si disse entusiasta della raccolta («Racconti di straordinaria abilità e splendida fattura») ed effettivamente si tratta davvero di enigmi interessanti.

Il lettore si ritrova coinvolto in un arco temporale abbastanza ampio (dal 323 a.C. al XIX secolo) tra indiani, vizir, guerrieri e marinai al fianco di personalità influenti e dotate di grandissimo ingegno.

Alessandro Magno dovrà affrontare una prova terribile: individuare tra i suoi uomini più fidati il suo avvelenatore. I possibili sospetti si contano sulle dita di una mano, ma il tempo è poco… troppo poco, perché il veleno è già in circolo e nulla può rallentare la sua corsa.

Quindi è la volta di Omar Khayyam – poeta, filosofo, astronomo – in un classico del giallo: l’omicidio a porta chiusa.

Segue Leonardo Da Vinci che dovrà – ma bisognerà vedere se potrà – risolvere a tempo di record un misterioso assassinio per ordine della regina di Francia.

Poi il conquistadores Cortes dovrà far i conti con una rivolta, un imperatore e una pietra nera; mentre Cervantes, l’autore di Don Quijote, dovrà vedersela con un alcalde pieno di pregiudizi e pronto ad accusarlo di omicidio e con la mala suerte che pare proprio non voglia lasciarlo andare.

Daniel Dafoe, inseguito da una setta di fanatici decisi a ucciderlo, incontrerà in carne e ossa quello che diventerà uno dei suoi personaggi più noti; il Capitano Cook sarà, invece, alle prese con un cadavere scomparso; Daniel Boone, esploratore statunitense, con un rinnegato e Stanley e il dottor Linvingstone con un nemico nascosto nella carovana e uno stuolo di selvaggi che li insegue.

Last but not least, Florence Nightingale. La nostra avanguardista infermiera, in viaggio per portare aiuto alle truppe inglesi in guerra in Crimea, dovrà far i conti con un ladro (e assassino) molto particolare che si fa chiamare l’Iconoclasta.

Con alcuni racconti si può sperare di concorrere insieme al “detective” di turno per trovare il – o i – colpevole(i); in altri, invece, l’astuzia e la mente brillante di Mathieson rendono davvero arduo individuare il colpevole e/o il modo in cui ha agito.

Ciò che mi ha affascinato in questi racconti è la possibilità – comunque concessa al lettore – di giocare ad armi pari con il detective di turno e comprendere come si sono svolti i fatti e chi è il colpevole. Si tratta, infatti, dei classici gialli in cui al lettore vengono forniti tutti gli elementi per individuare i responsabili del misfatto.

I racconti seguono uno schema ovviamente simile (prevalgono, ad esempio, le morti per accoltellamento), ma i narratori e i punti di vista variano: talvolta sono i personaggi noti a raccontarci il mistero e la sua soluzione; altre sono – più o meno – fidati compagni; altre ancora un narratore onnisciente.

Gli elementi che compongono il giallo sono ben congegnati e vengono talvolta intrecciati con sotto-trame per sviare il lettore.

Mathieson, inoltre, dimostra d’avere una vasta conoscenza dei personaggi di cui tratta inserendo i misteri da risolvere in un punto fondamentale della loro storia personale o dell’immagine comunemente diffusa (per esempio, nel racconto dedicato a Florence Nightingale viene fornita una giustificazione al nome con cui era nota: “la signora con la lanterna“).

Insomma, per gli amanti del giallo, ma anche per chi vuol interessarsi al genere, questi raccolti possono rappresentare una sfida con cui confrontarsi.


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La mano nera e altri racconti gialli recensione

Titolo: La mano nera e altri racconti gialli
Autori: Robert Anderson, Egerton Castle, Arthur Conan Doyle, Mary E. e Thomas W. Hanshew, Arthur B. Reeve, Stanley J. Weyman
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Claudio Mapelli e Angela Pica

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Così comincia un giallo “vecchio stampo” che si rispetti: un mistero o un fatto curioso e spesso inspiegabile; un investigatore di professione o improvvisato tale; e un sapiente mix di inseguimenti, agguati, appostamenti, menti diaboliche e chi ne ha più ne metta.

In questa raccolta, abbiamo un carnet di autori di tutto rispetto: alcuni già noti al pubblico italiano (tra cui anche il nostro amato Arthur Conan Doyle con un racconto dedicato a Sherlock Holmes e al suo incontro con La Donna) e un paio appartenenti ai classici del giallo inglese ma sconosciuti nel nostro paese: The Rope of Fear, ovvero La corda della paura, di Mary E. e Thomas W. Hanshew e The Fowl in the Pot, Il pollo nella pentola, di Stanley J. Weyman.

Si comincia con “La mano nera“, un racconto veloce ma carino in cui si mescolano un sequestro, degli avvelenamenti, una banda di criminali con pochi scrupoli e dall’italiana notorietà (si tratta di camorristi).

Segue il famoso “Scandalo in Boemia” dove il nostro Sherlock incontra per la prima volta La Donna che – forse – riesce a gabbarlo.
Il racconto è noto, ma ogni volta è un piacere rileggere le vicende dell’investigatore inglese narrate da Arthur Conan Doyle.

E poi incorriamo in un apparentemente impossibile furto in un caveau sorvegliato (“La corda della paura“); scopriamo il mondo criminale e le – talvolta – insufficienti misure del sistema penale (“Racconto di Scotland Yard“); ci caliamo in atmosfere di un’Europa orientale degne di Dracula con “La preda del barone“; e, last but not least, scopriamo come “Il pollo nella pentola” può far vacillare i sovrani e i loro consiglieri.

Tutti gli autori riescono a combinare, in poche pagine, una situazione inizialmente assurda e inspiegabile alla sua soluzione elementare, accompagnandovi un linguaggio chiaro e scorrevole.

Davanti al “caso da risolvere“, il lettore talvolta si ritrova a brancolare nel buio come l’investigatore di turno; altre volte lo previene; e altre ancora non c’è proprio storia… le cellule grigie dell’investigatore gli conferiscono una capacità di deduzione che ha del magico.

Ovviamente, qualche racconto riesce meglio di altri a coinvolgere il lettore nelle sue atmosfere e nella sua storia, ma complessivamente si tratta di una raccolta d’interesse per un appassionato del genere giallo.


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Il codice di Newton recensione

Titolo: Ghostwalk
Autrice: Rebecca Stott
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 2007
Titolo in Italia: Il codice di Newton (anche Il gioco dell’alchimista)
Anno di pubblicazione: 2007
Trad. di: Maria Clara Pasetti

Cameron Brook è passato a trovare la madre, Elizabeth, scrittrice un poco eccentrica e fissata con il Seicento.

Insomma, Cameron se lo sente subito addosso che qualcosa non torna e, infatti, qualcosa nel fiume lo colpisce: sua madre è lì… annegata.

Le circostanze della tragedia non appaiono chiare e la polizia concentra parte della sua attenzione a un violento gruppo di animalisti che, negli ultimi tempi, sta prendendo di mira proprio Cameron e i suoi collaboratori all’università di Cambridge (Cameron è uno scienziato… a quanto pare di capire).

E, infatti, non si è tratta solo di sua madre. La verità si nasconde indietro nel passato – nel ‘600 – e avanti nel futuro, perché i “delitti di Cambridge“, destinati a far storia in Inghilterra, sono appena iniziati e strani figuri cominciano a spuntar fuori dalla vita di Elizabeth.

In tutto questo si ritroverà invischiata Lydia, ex – ma non troppo – amante di Cameron nonché amica di Elizabeth, incaricata da lui di terminare l’ossessione della madre: un libro dedicato a Newton e ai suoi rapporti con gli alchimisti a cui manca proprio l’ultimo capitolo.

In questo libro si mescolano due sentimenti contrapposti, il primo dei quali è un generico quanto scioccato – e anche un poco indispettito: ma che diavolo ho letto?!

A mente fredda, poi, subentra il secondo pensiero e cioè: … peccato!

Peccato sì, perché la storia poteva rivelarsi davvero una bomba.

Partiamo dalle basi (tutto sommato positive): la nostra – ormai defunta – Elizabeth s’è incaponita su Newton, sul suo genio e la sua inarrestabile quanto sospetta ascesa delle gerarchie dell’università di Cambridge. La donna, infatti, è convinta che gatta ci covi. E per “gatta” che cova intendo “alchimia” (quel noto miscuglio di magia, mistero, scienza e conoscenze altolocate) che serpeggia.

Quindi, Newton non sarebbe stato il solitario genio, ma avrebbe goduto di protezione e conoscenze e agganci proprio degli alchimisti dell’epoca i quali lo avrebbero spinto nella sua ascesa e nel perfezionamento della sua scienza.

E, fin qui, tutto bene. L’idea ci sta e risulta sufficientemente interessante.

Il problema non sta nell’idea di base quanto nella sua realizzazione.

Per quanto qualcuno ci voglia vedere parallelismi con “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown, i due libri possono assomigliarsi solo in quanto chiamano in causa un grande e stimato scienziato del passato.

La storia de “Il codice di Newton” è sconclusionata; le intuizioni mistiche raffazzonate; le evoluzioni narrative forzate e insulse. I colpi di scena (quelli indubbiamente ben realizzati nel thriller di Brown) sono qui presentati con un tale pressappochismo da rendere completamente nullo il loro carico di sorpresa e tensione.

I personaggi sono insulsi, mal realizzati; appaiono e scompaiono in maniera raffazzonata.

I loro dialoghi raggiungono livelli di confusione che raramente ho visto. Insomma, a parte il fatto che vengono interrotti in favore di inutili descrizioni ambientali, gli stessi personaggi sembrano parlare su canali non sintonizzati l’un con l’altro.

Tutto si trascina con estrema lentezza (e prevedibilità) e nemmeno le – comunque – interessanti curiosità storiche riescono a risollevare la disastrosa situazione.

La storia è scombinata, spesso si fa fatica a seguire le intuizioni della ghost-writer Lydia o a seguire i suoi ragionamenti e il modo pacifico con accetta l’assurda situazione che le sta precipitando addosso (altro che stoicismo!).

In ogni caso, se siamo d’accordo che l’assassino 

SPOILER

sia un fantasma tornato dal Seicento che elimina chi è a conoscenza del suo segreto, non si capisce in che modo ragioni… è fatto di ectoplasma siamo d’accordo, ma un minimo di sensatezza… ha ucciso Elizabeth, colei che ha – più che altro – intuito il suo segreto, ma poi ha lasciato in vita Will/Lily che aveva ricevuto una copia del capitolo segreto dalla stessa Elizabeth. Di nuovo, lascia in vita Lydia (che ha ricevuto la copia del capitolo incriminato da Will/Lily), ma uccide l’ultimo della fila, cioè Cameron che riceve il capitolo da Lydia. Mah… 

In poche parole: non ne vale la pena.


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