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Praticamente innocuo recensione

recensione praticamente innocuoTitolo originale: Mostly Armless
Anno di pubblicazione: 1992
Autore: Douglas Adams
Genere: Fantascientifico/Umoristico
Titolo in Italia: Praticamente innocuo
Anno di pubblicazione ITA: 1993

Preceduto da:
Guida galattica per autostoppisti;
Ristorante al termine dell’Universo;
La Vita, l’Universo e tutto il resto;
Addio, e grazie per tutto il pesce.

Tricia (no, non quella che abbiamo conosciuto all’inizio della Guida, ma un’altra Tricia di una non meglio precisata dimensione parallela), dopo una laurea in astrofisica, decide di fare la anchorwoman. La troviamo piena di dubbi ed incertezze, ma pronta a cogliere qualunque occasione le si presenti. Infatti, il mancato l’incontro con Zaphod (nel senso che i due si sono conosciuti, ma mentre Tricia, prima di seguirlo nel loro viaggio nello spazio, era corsa a prendere la borsetta, Zaphod si è seccato di attenderla ed è ripartito senza di lei), ha lasciato un grosso vuoto dentro di lei e la netta sensazione d’aver perso l’occasione della sua vita. In ogni caso, per iniziare la sua scalata al successo, si trova in America con la speranza che un grosso network, quale la NBC, apprezzi l’accento inglese in un annunciatore televisivo.
Nel frattempo, Arthur vaga per la galassia da solo (Fenchurch è, infatti, sparita improvvisamente – e in numero tre righe di spiegazione – durante un viaggio nell’iperspazio); mentre Ford è tornato agli albori, alla sede della Guida, ma qualcosa non gli torna nell’arredamento della sede e nella gente che si trova all’interno dell’edificio…

Siamo giunti alla fine (anche se, nel 2009, è uscito quello che viene considerato ufficialmente il capitolo conclusivo della Guida galattica, E un’altra cosa…, sebbene l’autore sia  Eoin Colfer). E, parliamo chiaramente, le conclusioni scritte da autori esterni all’idea originale, mi hanno sempre lasciata un po’ perplessa… ma, dopo aver terminato la lettura della saga di Adams sono sinceramente rimasta molto delusa. Insomma, una conclusione è necessaria e non si trova sicuramente in questo libro (non a caso, Adams aveva cominciato a scrivere la fine con Il Salmone del Dubbio, opera rimasta purtroppo incompiuta).
Insomma, ci sono alcune incoerenze con i libri precedenti, alcuni passaggi non chiari o non chiariti. Che dire poi di Fenchurch che (dopo averla menata per un libro intero) sparisce così in tre righe di numero senza ulteriori perché o di Tricia che, dopo essere sparita all’improvviso per un libro, ricompare magicamente con una notizia bomba, gettata un po’ lì come se fosse “tutto normale”? E Zaphod, di cui non si sa più nulla dal libro precedente?
Insomma, devo essere sincera: mi aspettavo molto di più.

Voto: 2/5
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Voto totale saga: 3,5/5
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Addio e grazie per tutto il pesce

Titrecensione addio e grazie per tutto il pesceolo originale: So long, and thanks for all the fish
Anno di pubblicazione: 1984
Autore: Douglas Adams
Genere: Fantascienza/Umoristico
Titolo in Italia: Addio, e grazie per tutto il pesce
Anno di pubblicazione ITA: 1986

Preceduto da:
1. Guida galattica per autostoppisti;
2. Ristorante ai confini dell’universo;
3. La vita, l’Universo e tutto il resto.

Seguito da:
5. Praticamente innocuo.

Avevamo lasciato Arthur con la ferma convinzione di trovare il messaggio finale di Dio al creato, la cui ubicazione gli viene svelata da Prank (un uomo a cui è stata iniettata una dose massiccia di siero della verità e che, quindi, adesso non può fare a meno di rivelare “tutta la verità, nient’altro che la verità”). E, in questo nuovo episodio, ritroviamo il nostro Arthur sulla Terra. Già, quella Terra che, all’inizio della saga, era stata demolita dalla flotta Vogon per fare spazio ad una superstrada interstellare è magicamente e inspiegabilmente ricomparsa. Tutto sembra essere normale lì sopra: i camionisti fanno i loro viaggi solitari lungo le strade, gli amici ridono nei scherzano nei pub e la casa di Arthur è sempre ancorata al suo posto. La flotta demolizione Vogon è solo una vaga allucinazione installata dalla CIA nelle menti umani; questo è come la pensano tutti. Tutti tranne Fenchurch. Facendo l’autostop di ritorno sul pianeta Terra, Arthur incontra il fratello della ragazza, Russell, e la ragazza stessa in stato comatoso, appena scappata dalla casa di cura nella quale era rinchiusa (e dove il caro fratello ce la vuole riportare). Altra nota stonata sulla nuova Terra? I delfini sono scomparsi.

Per il momento, questo è il capitolo che ho apprezzato meno. L’attenzione è tutta concentrata su Arthur (che, comunque, dai suoi viaggio interstellari, riemerge molto più maturato nel carattere) e Fenchurch i quali prima si devono incontrare, perdersi e ritrovarsi, poi si devono conoscere e, solo verso la fine, la saga sembra riprendere brio con l’arrivo di Ford (che fa qualche comparsata di poco conto in corso d’opera).
Di Zaphod e Trillian nemmeno l’ombra. Sembra quasi che l’autore, tra la fine de “La vita, l’Universo e tutto il resto” e “Addio, e grazie per tutto il pesce”, se ne sia momentaneamente scordato. Li rispolvera solo a fine libro con un breve aggiornamento che Arthur chiede a Ford per informarsi sulle loro condizioni. Per il resto, la carica di umorismo continua, forse in maniera ancora più caustica dei precedenti capitoli, ma ho trovato “Addio, e grazie per tutto il pesce” un po’ sottotono rispetto ai libri che ho letto finora della serie.

Voto: 3/5
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Voto totale saga: 3,5/5
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La vita, l’Universo e tutto il resto recensione

recensione la vita, l'universo e tutto quantoTitolo originale: Life, the Universe and Everything
Anno di pubblicazione: 1982
Autore: Douglas Adams
Genere: Fantascienza/Umoristico
Titolo in Italia: La vita, L’Universo e tutto quanto
Anno di pubblicazione ITA: 1984

Preceduto da: Ristorante al termine dell’Universo [LEGGI LA RECENSIONE]

Seguito da:
Addio, e grazie per il pesce;
Praticamente innocuo.

Arthur Dent si trova ancora sulla Terra preistorica, ma sono trascorsi cinque anni, nei quali, dopo essersi separato da Ford, il nostro protagonista è rimasto buono e tranquillo nella sua caverna, senza assistere ad episodi particolarmente particolari. Un giorno, però, inaspettatamente si ritrova di fronte Ford, il quale subito lo avvisa di aver percepito una distorsione spazio-temporale lì vicina. Ed infatti, dove adesso Ford sta puntando il dito, si materializza un divano chesterfield. È la loro unica possibilità di salvezza. Così i due si danno all’inseguimento del mobile incriminato e riescono a saltarci sopra un attimo prima che questo svanisca nel nulla. Il problema è che si materializzano nel bel mezzo di una partita di cricket, suscitando non poco sbigottimento da parte di tifosi e giocatori, a pochi giorni dalla distruzione della Terra.

Vi dirò, la parte finale de Ristorante al termine dell’Universo e questa parte iniziale di La Vita, l’Universo e tutto il resto non mi hanno entusiasmata molto. Insomma, sulla Terra preistorica non è che succeda nulla di ché ed il pensiero che gli stupidi golgoniani avrebbero soppianto le pacifiche tribù terrestri mi irritava tantissimo. E devo anche ammettere che non ho molto simpatia per Arthur; preferisco di gran lunga le parti in cui il protagonista è Zaphod!
Comunque, immagino che, alla fine, anche parti tra loro scollegate e lì per lì incomprensibili trovino la loro giusta collocazione ed il loro perché nella saga. Quindi, aspetto di finire per il giudizio globale.

Voto: 4/5
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Voto totale saga: 3,5/5
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Ristorante al termine dell’universo recensione

Trecensione ristorante al termine dell'universoitolo originale: The Restaurant at the End of the Universe
Anno di pubblicazione: 1980
Autore: Douglas Adams
Genere: Fantascienza/Umoristico
Titolo in Italia: Ristorante al termine dell’universo
Anno di pubblicazione ITA: 1984

Attenzione! Questa è la seconda parte della “Guida galattica per autostoppisti“. Prima di procedere, se non avete letto il primo capitolo, vi rimando alla lettura della relativa recensione: clicca qui.

Seguito da: La Vita, l’Universo e tutto il restoAddio, e grazie per il pesce; Praticamente innocuo.

La Cuore d’oro è ancora immobile sotto i colpi della pustolosa navicella Vogon (grazie ad Arthur e alla sua voglia di tè). L’improvvisata seduta spiritica ha portato nel mondo dei vivi l’ombra del bisnonno di Zaphod Beeblebrox, il quale, però, non sembra molto intenzionato ad aiutare il bisnipote a salvarsi da quella situazione. Tuttavia, il pensiero di averlo con sé nel regno dei morti (e la missione che Zaphod I deve compiere) fa cambiare drasticamente idea a Zaphod Beeblebrox IV, che, con un’improvvisa scarica elettrica, colpisce il computer della Cuore d’oro. Purtroppo, Marvin, il simpaticissimo robot depresso, e Zaphod scompaiono. Gli altri (Arthur, Ford e Trillian) si ritrovano bloccati sulla nave spaziale, i cui comandi hanno improvvisamente smesso di funzionare.

Le mie considerazione su questa seconda parte sono le stesse che ho già fatto riguardo la prima. Divertente, strampalato, ingarbugliato, spiritoso… Se vogliamo, però, qui la situazione si fa ancora più intricata e confusa in alcune parti (non a caso, il protagonista principale di questo capitolo è Zaphod; anche se, verso la fine, tornano nuovamente Arthur e Ford). La narrazione, per quanto surreale, è ben tenuta e invoglia il lettore a proseguire per capire un po’ dove (e se e in che modo) termina questo strampalato viaggio.

Voto: 4/5
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Voto totale saga: 3,5/5
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Guida Galattica per gli autostoppisti recensione

recensione guida galattica per gli autostoppistiTitolo originale: The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy
Anno di pubblicazione: 1979
Autore: Douglas Adams
Genere: Fantascienza/Umoristico
Titolo in Italia: Guida galattica per gli autostoppisti
Anno di pubblicazione ITA: 1980

Arthur Dent (trent’anni, alto, capelli neri e irrequieto) quel giovedì mattina si alza, fa colazione, si lava i denti e si veste.

Nulla di strano… o forse sì?

Davanti alla sua casa ci sono dei bulldozer gialli pronti a buttarla giù per costruirci al suo posto una tangenziale e Arthur non può far altro che stendersi davanti uno di essi in segno di protesta contro l’amministrazione cittadina.

Quello che, però, Arthur Dent non sa è che quella sua dimostrazione è inutile, perché il suo destino e quello di tutti i terresti è già deciso. Di lì a poco, infatti, si presenterà al suo improvvisato sit-in di protesta, Ford Prefect (amico di Arthur). Lo convincerà ad andare al bar con lui per una bevuta (tre pinte di birra a testa) e lì gli rivelerà tre cose:

  1. Ford è un alieno originario di Betelgeuse;
  2. il suo lavoro è quello di aggiornare un «libro notevolissimo» (intitolato Guida Galattica per gli Autostoppisti); e…
  3. … la Terra sta per essere distrutta… per far posto a una specie di tangenziale galattica.

Ovviamente, la fine è imminente e ineluttabile. Tuttavia, Ford ha un piano per salvare se stesse e Arthur dall’imminente catastrofe: chiedere un passaggio.

Quindi, POLLICE IN ALTO E NIENTE PANICO!

Guida Galattica per gli Autostoppisti nasce come romanzo radiofonico, si trasforma in un libro e, nel 2005, in un film.

Il mio primo contatto con la serie è stato proprio con la versione cinematografica che, assurda e canzonatoria, incarna bene lo spirito un po’ folle di questa saga galattica.
[Ho passato giornate interne a canticchiare la sigla iniziale (della quale ti lascio il video in fondo al post ^^)].

Avrei voluto leggere il libro (anzi, i libri), ma, tra una cosa e un’altra, il mio impegno con la Guida è sempre slittato. Poi, con Samantha Cristoforetti nello spazio e l’Avamposto42, mi sono detta che non potevo rimandare ancora.

Quindi, che dire? Dell’opera mi era già piaciuto un sacco il film: questo primo libro non ha fatto altro che confermare la mia impressione positiva. Divertente, ironico, strampalato e, per certi versi… geniale!

Le situazioni sono ai limiti dell’assurdo (quindi bisogno mettersi nell’ottica che davvero poco ha senso, ma molti elementi nascondono un riferimento – critico o meno – al nostro mondo e alla nostra società), i personaggi sono assolutamente folli e le situazioni in cui si cacciano – volenti o nolenti (spesso nolenti) – paradossali.

I libri della trilogia in cinque parti (come la definisce Douglas):

  1. Guida galattica per gli autostoppisti (The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy);
  2. Ristorante al termine dell’Universo (The Restaurant at the End of the Universe);
  3. La vita, l’universo e tutto quanto (Life, the Universe and Everything);
  4. Addio e grazie per tutto il pesce (So Long, and Thanks for All the Fish);
  5. Praticamente innocuo (Mostly Harmless).

Infine, nel 2009, è stato pubblicato, proprio in occasione del trentennale della serie, “E un’altra cosa… (And An Other Thing…)”, ufficialmente ritenuto l’ultimo capitolo della serie, ma NON scritto da Adams (deceduto nel 2001).

Voto: 4,5/5
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Voto totale saga: 3,5/5
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