Olga di carta Jum fatto di buio recensione

Titolo: Olga di carta Jum fatto di buio
Autrice: Elisabetta Gnone
Genere: Racconto
Anno di pubblicazione: 2017
Illustrazioni di: Linda Toigo

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

«Sei solo un essere umano
piazzato su questa Terra come tanti altri,
accontentati e sii felice di esserci.»

Elisabetta Gnone, Olga di carta Jum fatto di buio
Salani Editore

È passato del tempo dall’ultima storia di Olga Papel (Olga di Carta – Il viaggio straordinario) e, da quando si è diffusa la notizia che la ragazzina sta per raccontarne una nuova, nel villaggio di Balicò sono tutti in fermento.

Questa volta, però, la storia di Olga ha come protagonista una creatura particolare; una creatura fatta di buio, che viaggia alla ricerca della disperazione e che si nutre di lacrime – dolci, speziate, floreali – ingrassando nel dolore altrui.

Il suo nome è Jum e pare che già si aggiri tra le viuzze innevate di Balicò.

Olga è una bimba molto particolare: sottile come una sola pagina di un libro, ma con l’inventiva e la fantasia di centinaia di libri.

Olga conosce il dolore e conosce anche la felicità; conosce il buio e conosce la luce.

E Olga ha anche un dono: raccontare storie.

Ma le sue sono storie speciali, piccoli gioielli che trasformano e cambiano la vita degli abitanti di Balicò… sono storie così vere che riescono a cambiare la realtà del piccolo paese e dei suoi abitanti.

Un paese fatto a sua volta di storie, di ricordi, di bui… perché forse il buio non è uno solo, ma fatto di tanti bui diversi pieni di mille sfaccettature.

E così che il signor Gibòd scruta il cielo col telescopio alla ricerca della moglie perduta; la Casolina, straniera in terra straniera, combatte la sua quotidiana solitudine; il signor Cardòn vive oggi nel buio, ma la luce è stata la sua vita; Cod, privo di un passato, trova però il suo presente.

Il potere del racconto diventa così catarsi, epurando dolori e dispiaceri, perché «[…] ogni vuoto che si crea è uno spazio nuovo che attende di essere riempito».

Ed è questo ciò che Olga vuol insegnare ai suoi compaesani e al lettore che la segue nei boschi e sulle sponde del fiume: «Siamo lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene».

La sofferenza e il dolore sono parte di noi; ciò che dobbiamo essere capaci di imparare e mai dimenticare è che dal dolore e dalla sofferenza ci si deve risollevare.

Una favola quella di Olga davvero speciale; dolce e soffice come la neve che ricopre Balicò.

Così, seguendo Olga nelle sue scorrerie tra casa della nonna e Balicò per la consegna delle uova, il lettore si ritrova immerso in un mondo di storie: quelle degli abitanti del villaggio e quelle che la stessa Olga racconta.

Pensata per un pubblico giovane, la storia della piccola Olga è però capace di lasciare delle grandi lezioni anche ai più grandicelli.


Hai letto "olga di carta Jum fatto di buio"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

Wolf 2 Il giorno della vendetta recensione

Titolo: Blood for Blood
Autrice: Ryan Graudin
Genere: Distopico/YA
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Wolf 2 Il giorno della vendetta
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Roberta Verde

Preceduto da:
Wolf La ragazza che sfidò il destino

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Nel momento in cui il boato erompe dalla sala da ballo e un secondo boato ne frantuma i vetri di una finestra, Luka Löwe capisce di dover dare avvio all'”Operazione salvati la pelle e dimostra la tua innocenza“.

Già, perché ricordi dove erano rimasti? Il Tour dell’Asse era terminato con la vittoria proprio di Luka. Al ricevimento in onore del vincitore, Luka aveva invitato Adele Wolfe in un improvviso quanto fortissimo ritorno di fiamma.

E, bè, lì Adele, approfittando di un ballo con il Fürher in persona, gli aveva sparato dandosi immediatamente alla fuga.

Luka, diventato scomodo testimone e sospetto complice, si è dato all’inseguimento di Adele e Felix, il di lei fratello, è rimasto prigioniero di un barbaro interrogatorio da parte dei soldati tedeschi.

Ma Adele non è Adele. È Yael, membro della Resistenza (il cui compito è quello di distruggere il Nuovo Ordine). È una ragazza ebrea scampata agli orrori di un campo di sterminio grazie a una dote concessale – ovviamente non per bontà – proprio da un tedesco: la possibilità di cambiare volto.

Ma tutto è andato a rotoli, perché l’Hitler cui Yael ha appena sparato non è quello vero, ma un mutafaccia come lei.

Insomma anni di piani, di organizzazione, di duro addestramento sfumati così. Che ne sarà della Resistenza?

E che ne sarà di Yael!?

Adesso quello a cui Yael deve pensare è scappare. Dileguarsi. Salvarsi. Con la sua abilità sarà un gioco da ragazzi. Se non fosse che… il Vincitore Löwe ha deciso di seguirla… e bè la sua di faccia è fin troppo riconoscibile.

In un mondo al rovescio – che fortunatamente ci è stato risparmiato – le speranze della Resistenza sono riposte in una sola ragazza mutaforma, Yael. Peccato che non sia la sola e anche Hitler abbia al suo soldo un manipolo – più o meno nutrito – di Mystiche (la bluastra eroina Marvel) personali.

Il primo capitolo della saga ci aveva lasciato così e curiosi di uscire dallo stallo – e di vedere anche Yael fuggire dalla situazione – degli ultimi eventi del ballo del Vincitore.

La Graudin riprende proprio da dove aveva interrotto e ci conduce attraverso un viaggio geografico ed emozionale in un crescendo di tensione.

È così che comincia la fuga di Yael e Luka. I due si scontreranno con amici, nemici, alleati e indecisi. Finiranno nel fuoco incrociato, rischieranno il fuoco amico e incontreranno pure il fuoco nemico.

In viaggio nel Nuovo Ordine di Wolf 2

Nel primo volume della saga avevo avuto modo di apprezzare particolarmente la figura di Yael, impossibilitata ad avere una sua identità ma decisa nell’aggrapparsi a una versione di se stessa lontana dagli esperimenti nazisti. Un tatuaggio come unica costante di una vita fatta di paura, vendetta e ricordi.

Qui, data anche la maggior attenzione sul suo personaggio, non posso non apprezzare Luka, il giovane ragazzotto che ha sempre cercato di opporsi al mondo nazionalsocialista senza nemmeno capirlo per davvero. Insomma, piccole ribellioni di un giovanotto strafottente desideroso di ricevere l’approvazione del padre, ma anche smanioso d’allonatarsi da quell’opprimente figura paterna.

La realtà che gli offre Yael è, però, diversa da tutto quello che gli era stato insegnato e che Luka aveva di conseguenza immaginato. Così, dopo mistificazioni, bugie, domande scomode cadute nel silenzio e risposte comode accettate con una scrollata di spalle, il giovane comprende finalmente che «la paura non è una scusa».
Tutto questo lo rende un personaggio maturato moltissimo tra il primo e il secondo capitolo della saga.

A onor del vero, un approfondimento sul personaggio – con storia passata compresa – c’è già stato in Iron to Iron, libro dedicato ancora una volta al Tour dell’Asse (quindi gli eventi sono identici a Wolf 1) dal punto di vista, però, di Luka. Questo per dire che chi ha letto questo volume potrebbe già conoscere molti degli eventi citati della storia del Vincitore Löwe.

Accanto a lui nella triade dei principali – ma forse meno riuscito rispetto a Luka – c’è Felix, il fratello determinato a tutti i costi a salvare la sua famiglia. E, per carità, non si può negare che ci si metta d’impegno, mannaggia!

Il suo modo è diametralmente opposto a quello di Yael, ma le sue convinzioni sono praticamente le stesse della nostra cara mutaforma. Le loro posizioni sono opposte, ma il loro pensiero è simile.

Detto questo la storia si conferma ricca di tensione ed emozioni. I suoi personaggi – anche se mi pare se ne approfondisca sempre uno per volta – sono carichi di sentimenti e sanno trasmetterli al lettore.


Hai letto "Wolf 2 Il giorno della vendetta"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

Dream Magic recensione

Titolo: Dream Magic
Autore: Joshua Khan
Genere: Fantasy per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Dream Magic
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Alessandra Maestreini
Illustrazioni di: Ben Hibon

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Preceduto da:
Shadow Magic

Bentornati a Geena con i suoi zombie «tornati per restare», i suoi spettri e anche i suoi assetati vampiri.

Lily, anzi – ehm – Lady Shadow regna sulle cupe terre dei suoi antenati, riceve doni meravigliosi da altri paesi e ascolta le lamentale dei propri sudditi.

Il ritorno dei non-morti ha infatti creato non pochi sconquassi con i vivi con i primi che pretendono l’affitto o la restituzione delle proprie stanze e gli altri un po’ restii ad adattarsi alle richieste dei defunti.

Ma ci sono altre novità a Castello Cupo: Mary, la storica e affezionata tata, è scomparsa; Tyburn, l’enigmatico e indistruttibile boia, è sparito in missione; …in compenso le proposte di matrimonio rivolte a Lily fioccano senza sosta (almeno non ha più l’antipatico Gabriel Solar tra i piedi… o forse no…).

Thorn, in attesa della primavera per ricongiungersi con genitori e fratelli, prosegue con il suo addestramento da scudiero a cavalcioni di Ade, il mega pipistrello dalle zanne aguzze, le ali enormi e il cuore tenero.

Pare, però, che i Troll – finora tenutesi alla larga per paura di Lord Iblis Shadow, padre di Lily – abbiano infine deciso di invadere Geena. E già si registrano i primi abitanti aggrediti e, ahimè, uccisi.

Qualcosa, tuttavia, non torna. I Troll sono colossali, impossibili non notarli. Ma di loro non c’è traccia alcuna né avvistamenti da parte di qualcuno. Gli unici indizi sono dei buchi nei tetti delle abitazioni assaltate e, ovviamente, i corpi delle vittime.

Una tremenda tempesta si sta per abbattere su Castello Cupo e su tutta Geena, ma i suoi abitanti faranno in tempi a rendersi conto della minaccia?

Il secondo capitolo della saga iniziata con Shadow Magic non potrebbe cominciare meglio: volti noti da riscoprire e un mistero da risolvere.

Le ambientazioni cui Khan ci ha accolto con il primo capitolo della serie tornano anche qui con maggiori dettagli di Castello Cupo e della storia di Geena. A questi si aggiungono redivivi, navi nembo, ragni gioiello, membri del Consiglio Piumato… insomma, un carosello di particolari che un giovane lettore non può non apprezzare (e che, a onor del vero, risultano gradevoli anche a un lettore più grandicello).

Approfondiamo anche la conoscenza della casate e la loro attuale situazione – spesso di conflitto – con le altre. La più sfortunata pare essere Casa Tifon, signori dell’aria, ma anche gli anticipatici e bellissimi Solar non sembrano passarsela tanto meglio e gli stessi Shadow hanno all’orizzonte parecchi guai.

E assistiamo all’incursione di un altro tipo di magia ancora agli albori: la scienza.

La storia si alterna seguendo ora Thron ora Lily e ognuno dei due ragazzi contribuisce al puzzle generale facendo la propria parte con coraggio. I cambi di scena nei passaggi più critici aumentano l’aspettativa e il bisogno di conoscere la sorte dei personaggi.

Insomma, Dream Magic è una storia ben condotta e scorrevole; i suoi personaggi provano e sbagliano, ma imparano e riprovano di nuovo senza arrendersi. Ognuno dei due è capace di salvarsi da solo e anche di accettare le conseguenze delle proprie decisioni.

Adatta sicuramente, anzi perfetta, per un pubblico giovane, anche un lettore più grande può restare piacevolmente in compagnia di Thron e Lily.

Certo, come ebbi modo di scrivere anche per Shadow Magic, c’è qualche punto che un lettore adulto fatica ad apprezzare, considerando anche che in Dream Magic si presentano alcuni parallelismi con il precedente capitolo.

Ammetto però, senza vergogna, che se fossi stata in-target avrei apprezzato moltissimo Thron, Castel Cupo e, soprattutto, Lily. Anche così, comunque, la curiosità di sapere cosa accadrà ai due protagonisti è forte!

Quindi, avanti con il prossimo! Questa volta ci aspetta il Sultanato di Fuoco!


Hai letto "Dream Magic"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

Omicidi per signorine

Titolo: Murder Most Unladylike
Autrice: Robin Stevens
Genere: Giallo per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2014
Titolo in Italia: Omicidi per signorine
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Manuela Salvi

Seguito da:
2. In Vacanza con il morto;
3. First Class Murder;
3.5. The Case of the Blue Violet;
4. Jolly Foul Play;
4.5. The Case of the Deepdean Vampire;
5. Mistletoe and Murder;
6. Annunciato, ma ancora inedito.

Watso… ehm, Hazel Wong fa una scoperta a dir poco sconvolgente: in palestra, in una strana posizione e immobile e fredda come una lastra di marmo c’è – o forse è meglio dire c’era – la signorina Bell, un’insegnante del collegio per signorine Deepdean.

Schizzata fuori dalla palestra, Hazel richiama l’attenzione della sua miglior amica nonché presidentessa della segretissima società investigativa Daisy Wells e, senza volerlo, anche quella di uno dei prefetti.

In palestra, però, la situazione non potrebbe essere più pacifica… nonché deserta. Niente corpi in strane posizioni, niente di niente. Solo una macchiolina di sangue che tutti giustificano con il taglio che Hazel ha su di un ginocchio (è che si è fatta mentre correva a chiedere aiuto dopo aver visto il cadavere).

Insomma, nessuno le crede tranne Daisy che già annusa il primo caso della società investigativa Wells/Wong: l’assassinio della signorina Bell.

Il mattino dopo, ecco già la prima evoluzione del “caso”: la signorina Bell avrebbe rassegnato le proprie dimissioni e se ne sarebbe andata dalla Deepdean. E allora…? Allora di chi era il cadavere in palestra? E, un attimo, c’era un cadavere in palestra?

Ai miei tempi – ora detto così sembra che siano passate ere geologiche! – c’era il Club delle babysitter in cui ricorreva qualche aspetto di “mistero”, ma certo non si potevano definire propriamente “gialli per ragazzi”.

Qui direi, invece, che si può. Se avessi tredici/quattordici anni questa serie sarebbe entrata di diritto tra le mie preferite!

Vi si concentra, infatti, il giusto incrocio tra misteri, pettegolezzi e dicerie, un po’ di preconcetti e il classico cipiglio delle adolescenti. E la narrazione segue lo schema di un diario, anzi del registro della società investigativa tenuto da Hazel.

A questo va aggiunta l’ambientazione scolastica in cui tutti – gli insegnanti – nascondono un segreto… e nei giorni successivi, un po’ tutti vanno «fuori personaggio» esibendosi, anche involontariamente, in comportamenti per loro non usuali. Come può un adolescente resistere (io non mi sarei opposta)?

Anche i personaggi concorrono alla determinazione del fascino della narrazione tra l’Inimitabile – soprannome affibbiato dalle studentesse all’unico insegnate uomo della scuola – e Daisy stessa che cita continuamente un fantomatico zio che s’intende di cadaveri e spie e segreti altrui.

In ogni caso, sebbene sia rivolta a un pubblico giovane e presenti una trama lineare, la lettura è gradevole e scorrevole anche per uno non in-target (meglio di qualche imbarazzane giallo che ci rifilano come lettura del secolo!). Si legge in poche ore e si resta in piacevole compagnia.

L’intreccio ricorda un po’ Macabro Quiz della Signora del giallo – inchinoAgatha Christie in cui il caro ispettore belga (Ercule Poirot!) si trova alle prese con luci notturne in palestra, insegnanti uccise, spie e agenti nel collegio femminile di Meadowbank. E ricalca gli schemi del giallo-classico con la raccolta finale dei personaggi in una stanza e l’ispettore di turno in piedi a esporre le sue teorie, puntando il dito a turno sui sospettati.

Insomma, come scrivevo poco sopra: una lettura per ragazzi sicuramente scorrevole e di compagnia anche per un lettore un po’ cresciutello.


Hai letto "Omicidi per signorine"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

Un infausto inizio – Una serie di sfortunati eventi

un-infausto-inizio-una-serie-di-sfortunati-eventiTitolo: The Bad Beginning
Autore: Lemony Snicket
Anno di pubblicazione: 1999
Genere: Bambini
Titolo in Italia: Un infausto inizio
Anno di pubblicazione ITA: 2000
Trad. di: Valentina Danieli

Seguito da:
– La stanza delle serpi
– La funesta finestra
– La sinistra segheria
– L’atroce accademia
– L’ascensore ansiogeno
– Il vile villaggio
– L’ostile ospedale
– Il carosello carnivoro
– La scivolosa scarpata
– L’atro antro
– Il penultimo pericolo
– La fine

«Se vi interessano le storie a lieto fine,
è meglio che scegliete un altro libro.
In questo non solo non c’è lieto fine,
ma nemmeno un lieto inizio,
e ben poco di lieto anche in mezzo.
»

Nel seguire le vicende dei fratelli Baudelaire, ci sono alcune cose da tener presente.
In primo luogo, Violet, Klaus e Sunny, ragazzi intelligenti e non privi di caratteristiche positive, sono «estremamente sfortunati».
In secondo luogo e proprio in conseguenza del primo punto, la loro storia è piena di malasorte, tristezza e disperazione.
Ovviamente, con tali premesse, l’inizio della loro storia non può che essere «infausto».
E, infatti, la sfortuna dei ragazzi ha inizio il giorno in cui ricevettero dal signor Poe una tremenda, terribile notizia: «I vostri genitori […] sono periti in un terribile incendio».
Secondo le disposizioni testamentarie, di cui il signor Poe è stato nominato esecutore, i ragazzi dovranno abitare con il parente più prossimo… geograficamente.
E l’unico – lontanissimo ma vicinissimo – parente che hanno in città è un tale conte.
Cugino di terzo grado per parte del padre o di quarto grado per parte di madre, il Conte Olaf è geograficamente il parente più prossimo che resta agli orfani Baudelaire.
I ragazzi non possono far altro che accettare la situazione nella speranza che queste infauste premesse nascondano un lieto inizio.
E invece no…
Il Conte Olaf si rivela sin da subito un losco figuro, attorniato da amici e aiutanti ancor più loschi e ambigui, e, ben presto, salteranno fuori le sue reali intenzioni: entrare in possesso di tutto il patrimonio dei ragazzi Baudelaire.

logo commento

Una serie di sfortunati eventi rientra in quella – fortunatamente ristretta – parte di libri per bambini che non ho letto seguendo le età consigliate (assieme a “Il Piccolo Principe“, ma qui, senza offesa per nessuno, il discorso è stato diverso).

Non so come ho fatto nel corso degli anni a evitare gli spoilers, ma salvo che per questo primo infausto inizio, ce l’ho miracolosamente fatta. Con l’arrivo della serie Netflix (e con Neil Patrick Harris come Conte Olaf) ho deciso che era il momento di leggere la serie di sfortunati eventi per potermi avvicinare meglio alla versione televisiva.

La storia dei ragazzi Baudelaire e le vicende dell’assurdo Conte Olaf sono sicuramente perfette per un pubblico giovane. Da bambina ne avrei sicuramente apprezzato le illustrazioni, il tono narrativo incrociato tra serio e faceto (che, comunque sia, non mi dispiace nemmeno ora), la brevità e il ritmo degli eventi e anche i personaggi caricaturali, le situazioni ai limiti dell’assurdo e gli adulti che molto spesso si comportano come bambini.

Da “adulta” ovviamente qualcuno di questi elementi resta un po’ indigesto (non le illustrazioni).
E sì, resta una lettura carina, ma si ferma alla categoria del “per bambini”.
Ci sono troppi elementi grotteschi che un adulto fa fatica a far propri; le situazioni sono ai limiti dell’assurdo e – talvolta – anche oltre; i personaggi sono troppo caricaturali.

La storia è molto semplice, molto lineare ed è proprio un inizio utile per gettare le basi su cui si svilupperanno i prossimi libri. Una specie di premessa, diciamo.

Il tono della narrazione mi piace; è perfetto per un pubblico giovane cui cominciare a insegnare un po’ di ironia e il narratore che accompagna il lettore diventa quasi una sorta di quinto personaggio (assieme ai tre fratelli e al Conte Olaf).

Detto questo, comunque, penso che continuerò – con calma – a leggere la serie per scoprire come i ragazzi riescono a giostrarsi nella loro nuova vita tra mille peripezie e un Conte che ha minacciato vendetta e per svelare finalmente questo finale non lieto.

un-infausto-inizio-valutazione


Hai letto "Un infausto inizio"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...