Il miglior libro del 2017!

Breve storia di una piccola tradizione: il riepilogo di fine anno.

Quest’anno abbiamo visto parecchi libri insieme, ma qual è il migliore? Cioè qual è il libro che mi è rimasto più impresso fra tutte le letture che ci hanno accompagnato in questo 2017 (e che sono state pubblicate – o ripubblicate – nel nostro paese in quest’anno)?

Rullo di tamburi…

… GEMELLE IMPERFETTE di Affinty Konar!
(edito da Longanesi)

 

Pearl e Stasha, due gemelle, si separano da una madre che spera di affidarle a una sorte migliore e da un nonno, ex professore universitario, il quale ha insegnato loro passatempi che – lui non lo sa e non lo saprà mai forse – salveranno l’anima delle due nipoti.

Si separano per finire mangiate dagli animali di Auschwitz, perché all’interno del lager c’è una realtà poco conosciuta: c’è uno zoo, gestito da uno “zio” con una siringa in una mano e caramelle nell’altra.

Il nome di questo mostro troppo reale che sventra madri e tortura bambini per i suoi atroci esperimenti di eugenetica è Josef Mengele.

E Pearl e Stasha, i cui movimenti e pensieri erano sempre stati allineati, si ritrovano desincronizzate,  spezzate, sole. Perdono se stesse e perdono anche l’altra versione di sé.

E allora, forse, l’unica cosa che resta da fare è assecondare Mengele, conquistarne la fiducia e poi… e poi finalmente vendicarsi di tutto il male cinico e calcolato subito.

Ma possono due bambine dare seguito a questi propositi di vendetta? Possono resistere spezzate e sopravvivere da sole agli orrori del campo di sterminio?

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Insomma, il romanzo della Konar ha battuto un po’ tutti i record qui sul blog, aggiudicarsi un bel 5 su 5.

Evento più unico che raro che, però, quest’anno si è verificato due volte – mi sa che l’allineamento dei pianeti era perfetto.

Sul podio, con un altrettanto sorprendente 5 su 5, abbiamo anche ZULEIKA APRE GLI OCCHI di Guzel’ Jachina (edito da Salani editore).

Zuleika apre gli occhi. Si sveglia. Svuota il pitale della Vampira (anzi detta suocera), poi comincia le faccende quotidiane tra la casa, gli animali e tutto il resto: spalare la neve, tagliare la legna, pulire l’izba, preparare il cibo, preparare il bagno a suocera e marito, conservare il cibo, lavare, sprimacciare… e sia daccapo.

Murtaza – il marito – la chiama, le ordina i compiti da svolgere, la sgrida.

La Vampira, cioè la madre di Murtaza, la chiama, le impone, la sgrida offendendola.

E Zuleika è sempre lì, in silenzio, divisa tra il rispetto e l’educazione. E fatica, fatica a gobba china, in mezzo alla neve nel gelo.

Arriva, però, il giorno in cui chi la chiama non è Murtaza né la Vampira, ma l’Ordarossa.

Sono lì quei soldati dalle lucenti uniformi e a cavallo di un destriero e vogliono tutto in nome del Popolo: vogliono tutto il loro cibo, scorte comprese; vogliono tutti i loro animali; vogliono tutti i loro più piccoli averi.

Perché Zuleika e la sua famiglia sono profittati del Popolo, nemici della Unione Sovietica e al confino dovranno essere spediti.

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Di seguito una manciata di menzioni onorevoli…

La giovane Alexandrina Victoria – Drina per gli intimi – è destinata a un grande futuro – se lo zio Guglielmo le farà il dono di lasciarle il trono quando lei avrà raggiunto i diciotto anni così da essere libera dall’assurdo “Sistema Kensington“, una serie di regole impostale dalla madre e dal di lei… amichetto Lord Conroy, i quali le hanno praticamente impedito di godere del mondo esterno e della altolocata società inglese (per la cronaca, la futura regina dorme ancora in camera con la madre).

Insomma, ecco arrivare il giorno sperato. Drina è diciottenne da un mese; è teoricamente libera dalla tutela opprimente della madre e… è appena diventata regina.

Ma su di lei le chiacchiere dei notabili e del popolino già si sprecano: è nana, è isterica, è inesperta, analfabeta e impreparata, troppo giovane, inadeguata al ruolo che sta per assumere, un burattino nelle mani della madre e di Lord Conroy (e la madre, a sua volta, è a dir poco succube del fascino di Conroy).

Dopo «un imbecille, un dissoluto e un buffone», tocca ad Alexandrina Victoria salire sul trono d’Inghilterra e dimostrare al mondo di poter essere una regina e non una sciocca ragazzina con una corona in testa.

Ma sarà effettivamente in grado?

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Fare profiling, quando ancora la parola risuonava simile a un rito di propiziazione degli dei, non è proprio un compito facile tra casi che si accumulano in ogni parte del mondo; pressioni e – comprensibili – insistenze da parte delle famiglie offese, della comunità, magari anche dei media; burocrazia governativa; diffidenza e circospezione da parte dei poliziotti di turno.

Ma questo è il lavoro di John e questa è la sua storia, degnamente raccontata da lui e da Mark Oldhaker.

John Douglas è un profiler del Federal bureau of investigation (FBI); praticamente lo possiamo pure definire il primo della sua specie.

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A dispetto di un titolo così romantico ed evocativo, Il farmacista del ghetto di Cracovia non è un racconto né un romanzetto.
È una testimonianza dura – terribilmente dura – ma diretta delle follie naziste.

Siamo qui in una Polonia appena diventata il nuovo parco giochi nazista, in particolare ci troviamo a Cracovia… nel ghetto – pardon, “Quartiere ebraico” – di Cracovia.

E il quartiere con i suoi edifici chiusi sul “lato ariano” e stipati fino all’inverosimile di persone (circa 17.000), con le sue strade nelle quali si riversano anche bambini e ammalati e malati di mente durante i “trasferimenti”, con i suoi accessi militarmente controllati, è un quartiere completamente trasformato.

Non solo per la nuova conformazione, i nuovi limiti invalicabili in filo spinato, il coprifuoco… sono le persone a essere cambiate…

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È passato del tempo dall’ultima storia di Olga Papel (Olga di Carta – Il viaggio straordinario) e, da quando si è diffusa la notizia che la ragazzina sta per raccontarne una nuova, nel villaggio di Balicò sono tutti in fermento.

Questa volta, però, la storia di Olga ha come protagonista una creatura particolare; una creatura fatta di buio, che viaggia alla ricerca della disperazione e che si nutre di lacrime – dolci, speziate, floreali – ingrassando nel dolore altrui.

Il suo nome è Jum e pare che già si aggiri tra le viuzze innevate di Balicò.

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1859. Grace Marks ha trentun anni e si trova nel penitenziario di Kingston, nel Canada occidentale, fin da quando di anni ne aveva solo 18 (e, per un certo periodo, è stata pure internata in un manicomio).

Adesso la sua esistenza passa tra un ricamo e un altro; un dottore e un altro; un secondino e una guardiana.

Questo perché Grace ha sulle spalle una pesante condanna a vita per aver ucciso, assieme a James McDermott, il signor Kinnear, loro datore di lavoro, e Nancy Mongomery, la governante del suddetto signore nonché sua amante.

McDermott, ritenuto colpevole oltre ogni dubbio, è stato condannato a morte per impiccagione ormai anni fa; Grace, invece, facendo forza su di un gruppo di simpatizzanti e un avvocato che ha giocato d’astuzia, ha visto commutare la sua pena in una condanna a vita.

Adesso, però, sembra che la fortuna le offra un’ulteriore opportunità. Il reverendo Verringer vuole inoltrare una nuova petizione per chiedere la scarcerazione della donna e, per rafforzare questo suo proposito, ha chiamato un medico, il dottor Simon Jordan, in modo che questi parli con Grace e ne attesti l’estraneità al turpe duplice omicidio.

Medico e carcerata, però, seguono un gioco diverso e muovono le loro pedine su di una scacchiera fatta di bugie, piccole confessioni e una pericolosa attrazione reciproca.

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In più, per ragazzi, l’avventura continua con…


 

Perché leggere Il dono della fata di Gail Carson Levine

Qui si parla si svariati anni fa… in un tempo in cui c’era una collana interamente dedicate alle giovani ragazze (non so se hai mai avuto modo di vedere, ma era quella con la costola rosina della Mondadori: Gaia), in cui le storie narrate avevano un messaggio ed erano scritte da autori/scrittori e non da fugaci astri del web (ovviamente, dico questo senza alcun intento polemico… mi limito a riportare i fatti).
Non c’era, in questi volumetti, il classico tam tam lui/lei, sesso, difficoltà a impegnarsi, sesso, terzo in comodo (che poi quanto in comodo non ci è mai dato saperlo bene)… ho già detto sesso?

Insomma, questo periodo così diverso da quello cui ci stiamo quasi assuefando oggi (dio quanto mi spaventa adesso aver letto Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood), era un idilliaco momento in cui il chiodo fisso non era alla copulazione, ma all’accettazione e alla crescita di se stessi. Le eroine non erano invincibili erano brave a fare holliwoodiane acrobazie (e a mantenere la messa in piega!); ma non erano nemmeno delle irritanti dodde imbranate, buone solo a cadere tra le braccia del belloccio di turno.

Lo so, lo so… Sto parlando di tempi andati, ma non dimenticati.

Ecco il perché del mio intervento.

Vorrei che, in qualche modo, fosse possibile recuperare una determinata letteratura per ragazzi, una che comunichi (o almeno provi a comunicare) qualcosa di sensato senza lanciare il messaggio che per essere qualcuno nella vita devi per forza farti il dono della fata - edizionisupportare da qualcun altro o essere Lara Croft in versione adolescente.

Quindi, ecco il mio suggerimento: Il dono della fata.
Come dicevo il libro è datato (1997) e credo sia molto difficile trovarlo ancora disponibile in qualche negozio o online (purtroppo, temo sia ormai fuori catalogo… ovviamente).
Esistono anche due libri che fanno parte della saga (The Two Princesses of Bamarre e Fairest), ovviamente inediti in Italia (e sui quali non posso garantire non avendo mai avuto la possibilità di leggerli… all’epoca non sapevo ancora leggere in lingua, dannata me!).

Credo che Ella Enchanted (o, come è arrivato in Italia, Il dono della fata) abbia ricevuto nuova linfa a seguito dell’uscita del film (che, comunque, come spesso accade, ha poco a che vedere con la versione letteraria), nel 2004, con una giovanissima Anne Hathaway nel ruolo della protagonista, Ella. Se te lo stai chiedendo: non guardare il film (nonostante tutti gli attori siano davvero bravissimi)… il libro è meglio!

Ma, insomma, sto girando attorno a Il dono della fata e ancora non ho detto di cosa parla!

Ella vive in un mondo in cui giganti, maledizioni e fate madrine non sono magiche attrazioni di uno strambo caravanserraglio, ma sono parte della comunità. Anzi, ricevere doni dalle fate madrine alla nascita di un bimbo è cosa normalissima. Insomma, veniamo alla nascita di Ella. Anche lei riceve il suo dono da una fata molto particolare. La buona donna le regala: l’obbedienza. Sì, niente bellezza, ricchezza, chiacchierare con gli uccellini e menate varie. No. Ella sarà obbediente. A chiunque. Sempre. In qualunque circostanza. Anche se qualcuno le dovesse dire: “Ella, buttati nel pozzo!”. Lei eseguirà.
Ovviamente, la fata non si rende conto dell’assurdità e della pericolosità del dono e la ragazza cresce sforzandosi disperatamente di battere questa maledizione, ma ogni suo sforzo pare inutile. E la situazione non è resa meno piacevole dall’antipatica matrigna e dalle sorellastre (l’ho detto che si tratta di uno dei primissimi retelling della favola di Cenerentola? Questo non vuol dire che Ella stia ferma ad aspettare il principe che la baci, salvandola dalla sua maledizione).

Insomma, una lettura consigliata a un pubblico stanco delle solite “eroine” affascinanti e mai consapevoli della loro capacità di rintuzzare il testosterone; delle eroine tonte ai limite della stupidità e che riescono comunque.


Scopri altri suggerimenti di lettura 


 

Libri per bambini e “traumi” infantili

È un po’ che penso quest’articolo, un po’ che me lo studio e me lo creo nella mente… Alla fine, l’ho scritto. Quindi, eccoci qui con questa storia dal passato.

Nel mio di passato, ho parecchie letture (ma dai?! Che sorpresa!). Come ho già avuto modo di confessare in un altro articolo, non ho mai letto Il Piccolo Principe in tenera età (scelta che, comunque, non rimpiango), ma le alternative non mi sono mai mancate. Di libri per bambini ne sono piene le librerie, le biblioteche e i miei scaffali… Gli Istrici Salani, Il Battello a Vapore, Giunti… Dinne uno ed è probabile che ne fossi già in possesso o che stessi per entrarne.

Insomma, c’è un libro dal passato che ami ancora oggi? Che ancora oggi ricordi con affetto? Io sì… e no. Mi spiego (abbi pazienza, perché, come al solito, prima di arrivare al dunque devo perdermi in mille vaneggiamenti).

Molti (moltissimi) ricordi piacevoli della mia infanzia sono legati ai libri e l’evoluzione delle mie letture ha segnato anche la mia crescita di persona: dai libri illustrati ad acquarello ai mega-mattoni scritti fitti fitti.
All’inizio, erano i miei genitori ad accompagnarmi nella lettura (ricordo, tra l’altro che uno degli aspetti più “positivi” di essere malata, oltre al non andare a scuola, era la scorpacciata di favole che pretendevo di fare – ovvero “uno dei miei genitori s’immolava per la causa”). Poi, poco alla volta, le cose si sono evolute.

Ma tutte le belle storie hanno, a un certo punto della trama, un inghippo, un qualcosa che non va secondo i piani. Il mio arriva qui.

Ricordo che, una volta la settimana, nella biblioteca della mia scuola, c’era la possibilità di prendere in prestito un libro. Di libri per bambini, in verità, non è che ci fosse moltissima scelta e, a forza di incitare alla lettura, ben presto i titoli a disposizione si esaurirono. Insomma, o rileggevi cose già lette o smettevi.
Così, partì una iniziativa (non indicherò l’aggettivo di riferimento visto quello che è successo poi).

Volevi condividere la tua passione per la lettura con i tuoi compagni? Bene. Perché non portare il/i tuo/tuoi libro/i preferito/i a scuola e permettere anche ai tuoi compagni di leggerlo/i?
In questo modo, 1) avresti arricchito la biblioteca della scuola; 2) avresti condiviso la tua passione con altri e 3) avresti potuto discutere con altri compagni delle letture che più ti avevano colpito.
Ghiotta occasione. Io ero già pronta sulla linea di partenza per essere tra i primi a consegnare il mio Sacro Graal letterario nella mani della bibliotecaria della scuola.

Magnifico, mi dirai.
No, aspetta; finisci di leggere tutta la storia.

Insomma, la fase della consegna fu per me un momento quasi sacro: a breve i miei compagni di scuola avrebbero condiviso la mia lettura preferita.

libri per bambini e traumi infantili 2

Basta blablabla. Ecco cosa accadde. Durante l’anno, non mi fu possibile rintracciare chi fossero questi fantomatici compagni con cui poter scambiare opinioni sulla lettura. E vabbè…
A fine anno, lo scuola chiudeva. I libri prestati avevano finito il loro ciclo e dovevano essere ripresi (anche per variare l’offerta della scuola. Quindi, l’anno successivo ne potevi portare altri). Anche i miei preferiti tornano all’ovile.

Erano due. Uno ce l’ho ancora come monito (tra l’altro è ancora disponibile nel catalogo Giunti. S’intitola L’Arcobalena, per chi fosse interessato in un tuffo nel passato o avesse dei bambini cui regalarlo); l’altro è dovuto andare in pensione, poveraccio, perché era davvero mal ridotto (adesso è introvabile; trattava di una famiglia di camaleonti e anche qui le illustrazioni erano meravigliose… o, almeno, io le adoravo).

Il guaio è come tornarono. Nastro adesivo da pacchi (quindi, marrone) per tenere ferme le pagine… e per cancellare alla perfezione alcune frasi. Costola sformata. Pagine colorate. Nomi e numeri di telefono scritti e poi cancellati (si tratta di un libro, signori, non di un dannato blocco per gli appunti!). Strappi in vari punti del libro (copertina irrimediabilmente compromessa).

I miei pretesero delle scuse per insegnare a loro figlia (me) che, quando qualcuno sbaglia, deve avere la possibilità di scusarsi e rimediare e con la speranza che chi aveva fatto l’errore potesse comprendere che è bene avere rispetto per le cose altrui.

Vuoi conoscere il lieto fine di questa storia?

Le scuse non arrivarono. Io mi tenni i libri sgangherati (nonostante mia madre si sia prodigata in un’opera di riassestamento invidiabile. Per dirne solo una: cancellò tutti i freghi di matita da ogni singola pagina… Sì, perché uno dei problemi è che io non volevo un libro nuovo dello stesso titolo. Io volevo che il MIO libro tornasse come prima. Psicologia complicata!). Alla fine, comunque, una lezione l’ho imparata…

Insomma, anche se potrebbe non sembrare, il mio articolo aveva un intento: dimostrare che le nostre librose esperienze infantili influenzano ancora oggi chi siamo. Chi mi conosce, infatti, sa che ho delle notevoli difficoltà a prestare un libro. Se lo presto (e, comunque, solo a persone che conosco da anni), vi sono una serie di accorgimenti da rispettare e sopportare (vedi il punto tre di questo articolo).

E, insomma, tu invece hai una storia positiva? Oppure condividi con me un ricordo “traumatico”? Scrivi nei commenti e fammi sapere la tua esperienza librosa!


Sherlock Holmes 4 libri da leggere

Parliamo un po’ di Sherlock Holmes. Direi che ogni presentazione è superflua visti i successi recenti di serie televisive e film ispirati al mito del detective infallibile di Arthur Conan Doyle. Riporto solo pochi esempio e solo più recenti:

sherlock holmes serie tv e film

  • Sherlock, con Benedict Cumberbatch nella parte di Holmes e Martin Freeman in quella di Watson. Si tratta di una versione in chiave moderna, ambientata nei giorni nostri;
  • la stessa modernità è presente anche in Elementary, con Jonny Lee Miller come Sherlock e Lucy Liu come Watson (non ho niente contro Lucy Liu che ritengo una bravissima attrice, ma Watson donna proprio no…);
  • infine, ma non meno famoso, Sherlock Holmes di Guy Ritchie con Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes) e Jude Law (Watson).

L’investigatore dal naso aquilino e la mente più perspicace di Londra (se non del mondo! Anche se il dottor Moriarty è un degno avversario per l’intelletto di Sherlock) è diventato un’icona quasi completamente slegata dall’immagine del suo inventore, sir Arthur Conan Doyle.

Ma a cosa è dovuto tanto successo?

Innanzitutto, un ruolo lo giocano sicuramente le sue fini capacità (tra cui anche le doti nel travestimento così precise da rendere Holmes irriconoscibile persino agli occhi di Watson!), ma non pensiamo che queste siano sconfinate, tutt’altro! Parliamo allora delle conoscenze di Sherlock, ma anche dei suoi limiti. Per farlo, mi servirò direttamente delle parole del fido Watson:

«COGNIZIONI DI SHERLOCK HOLMES

  1. Letteratura: zero.
  2. Filosofia: zero.
  3. Astronomia: zero.
  4. Politica: scarse.
  5. Botaniche: variabili. Conosce a fondo caratteristiche e applicazioni della belladonna, dell’oppio e dei veleni in generale. Non sa nulla di giardinaggio e di orticoltura.
  6. Geologia: pratiche, ma limitate. Riconosce a prima vista le diverse qualità di terra. Dopo una passeggiata, mi ha mostrato delle macchie sui suoi calzoni indicando, in base a colore e consistenza, in qual parte di Londra aveva raccolto il fango dell’una o dell’altra macchia.
  7. Chimica: profonde.
  8. Anatomia: esatte, ma poco sistematiche.
  9. Letteratura sensazionale: illimitate. A quanto pare, conosce i dettagli di tutti gli orrori perpetrati nel nostro secolo.
  10. Suona bene il violino.
  11. È abilissimo nel pugilato e nella scherma.
  12. È dotato di buone nozioni pratiche in fatto di legge anglosassone.»

In secondo luogo, gioca un ruolo fondamentale nel successo dei libri sull’investigatore inglese la versatilità.  I racconti o i romanzi che lo vedono come protagonista possono essere letti sia da ragazzi sia da adulti senza che per questo la narrazione subisca delle storture o si verifichino lacune comprensibili solo con una maggior età.

I motivi sono, comunque, tantissimi altri come il fatto che Doyle ci accompagni per mano durante il caso, mostrandoci ogni aspetto dell’essere umano, ma anche l’aver creato un personaggio non infallibile, ma umano (già, talvolta accade che sbagli anche Sherlock).

Insomma, un successo che dura da oltre cent’anni (la prima apparizione di Sherlock, con il famoso “Uno studio in rosso“, risale al 1887). Recentemente, si è poi nuovamente tornati a parlare dei racconti su Holmes a seguito di un ritrovamento in Scozia (l’autenticità del manoscritto è, però, discussa. Leggi qui per maggiori informazioni).

Non voglio tediarti oltre, quindi veniamo al vero motivo di questo articolo. Da dove cominciare o a cosa puntare se si vuole fare la conoscenza con lo Sherlock letterario? Non ho selezionato molti racconti o libri, ma solo quelli che potrebbero avvicinare un lettore interessato ad un primo approccio con l’investigare dall’accento british. Non me ne vogliano, quindi, i fan!

Consiglio di cominciare con “Uno studio in rosso” e a seguire gli altri (anche se, n.b., la raccolta di racconti brevi qui indicata copre un arco abbondante di anni. Volendo si può anche cercare di leggerla di pari passo con l’ordine cronologico dei libri).

Ah! Quasi dimenticavo: dal momento che le opere di Sherlock fanno parte dei c.d. libri di dominio pubblico possono essere scaricate gratuitamente online, senza violare la legge o copyright o diritti di autore (ovviamente, online gratis si trovano edizioni diverse da quelle che io ho usato nell’articolo; qui trovi un mio articolo su dove poter scaricare libri di pubblico dominio).

Uno studio in rosso

sherlock holme libri da leggere - uno studio in rosso


 

Il mastino dei Baskerville

sherlock holmes libri da leggere - il mastino dei


 

Il segno dei quattro

sherlock holmes libri da leggere - il segno dei quattro


 

Racconti scelti dall’autore

sherlock holmes libri da leggere racconti scelti dall'autore

 

** Buone letture! **


citazione-sherlock-holmes


Scopri altri suggerimenti di lettura


 

Preferiti & Consigliati – Marzo 2015

L’immagine di copertina e il titolo sono cambiati, ma la rubrica è sempre la stessa.
Ricapitoliamo assieme le letture di questo mese: i libri consigliati, i libri sconsigliati e quelli che nì… insomma.

Questo mese niente orrolibri! ^^
(E meno male che stavolta non faccio la figuraccia del mese scorso! XD).

Libri consigliati…

recensione elogio dei giudici«Non so se la parola “tribunale” abbia la sua radice etimologica nel numero tre, come l’assonanza potrebbe far credere: tribunale, perché è composto di tre giudici. Probabilmente l’etimologia è un’altra; ma un avvocato che non aveva l’obbligo di essere glottologo, alzandosi a parlare dinanzi a un tribunale in cui uno dei giudici s’era addormentato saporitamente, pensò che fosse più appropriato cercare l’etimologia, anziché nel tre, nel bis: e cominciò, rivolgendosi ai due veglianti: – Signori del Bibunale…-» [CONTINUA A LEGGERE…]


recensione la banalità del male«Goebbles aveva dichiarato nel 1943: “Passeremo alla storia come i più grandi statisti di tutti i tempi, o come i più grandi criminali”» [Hannah Arendt, La banalità del male, Saggi universale economica Feltrinelli, undicesima ed.,  2006]. Apro con questa citazione e con queste conseguenti considerazioni (che poi la stessa Arendt fa nel corso della trattazione con più proprietà di linguaggio e chiarezza di quella che userò io)… [CONTINUA A LEGGERE…]


Recensione il richiamo del cuculoLula Laundry è giovane e bellissima (è una top model di successo), è ricca e frequenta Evan Duffield, musicista e attore (con qualche problemino di droga). Abiti di marca, amici famosi, soldi, feste e fama. Insomma, una vita praticamente perfetta. Eppure, una notte, senza spiegazioni o biglietti d’addio, la ragazza si suicida, gettandosi dal terrazzo del suo appartamento. Tre mesi dopo. Robin deve presentarsi all’appuntamento… [CONTINUA A LEGGERE…]


… Nì…

recensione acqua agli elefantiJacob Jankowski è studente di veterinaria in una prestigiosa università. Le sue sono le preoccupazioni di un ventitreenne medio: l’amore e lo studio (più che altro la prima). Eppure, qualcosa sta arrivando a cambiare completamente il suo destino. Durante una lezione, infatti, il preside fa irruzione in aula, richiamandolo. Jacob ripercorre mentalmente tutta una serie di “malefatte” (liquore e fumetti osceni) e già sa che verrà espulso… [CONTINUA A LEGGERE…]


recensione la regola dell'equilibrio

Guido Guerrieri è un avvocato del foro di Bari, un po’ stanco della sua professione. Lo troviamo a chiacchiera con l’amico Tancredi sui gradini del tribunale cittadino. I due si scambiano convenevoli (dal tono un po’ forzato… non per colpa del personaggi. Vi spiegherò dopo…), fino a quando ecco che arriva la prima bomba: Guerrieri è malato… di leucemia. A quella notizia improvvisa, l’amico Tancredi sobbalza, chiede spiegazioni, si preoccupa (giustamente)… Ah, ricordate… [CONTINUA A LEGGERE…]


recensione l'alba del mondoLewis è colonnello in carica per la ricostruzione di Amburgo (siamo nel 1946). La città (la Germania, in generale) è stata divisa in più parti: ai russi le fattorie, ai francesi il vino, agli americani il panorama e agli inglesi le macerie. Ovviamente, Lewis è inglese («ufficiale dalla reputazione eccellente e con uno stato di servizio impeccabile»). La guerra è stata inclemente con tutti (sia vinti che vincitori) ed il compito che spetta a Lewis non è … [CONTINUA A LEGGERE…]