Il mestiere del ghostwriter

Ultimamente, devo ammettere d’aver fatto una specie d’immersione nel mondo editoriale. Molte delle mie ultime letture, infatti, erano dedicate a consigli per scrittori, tecniche e modus di scrittura, e così via.

Quello che ho capito, anche grazie a questi anni di blog, è che le figure che entrano (o che possono entrare) in gioco nella creazione di un libro sono davvero tante e diverse: editor, traduttori, agenti… magari anche altri scrittori.
Oggi, per esempio, vorrei parlare del ghostwriter.

Ho scoperto l’esistenza del ghostwriter abbastanza di recente e grazie a un… film. Non so se lo ricordi: The Ghostwriter, film del 2010 di Polanski nato dall’andamento dell’omonimo libro di Robert Harris (qui puoi leggere la mia recensione del romanzo).

Ora, eliminata ovviamente la parte complotto/thrilling e morti vari, il concetto del ghostwriter mostrato nel film non è poi così lontano dalla realtà.

Mettiamo subito in chiaro questo: il ghostwriter È uno scrittore. La differenza con i “normali” scrittori è che il ghostwriter preferisce restare nell’ombra. C’è, ma non si vede: proprio come un fantasma.

Quindi, che fa?

Proprio come un “normale” scrittore, il ghostwriter scrive… ma per altri. Il suo nome non compare in copertina (almeno non sempre).
L’opera è sua, ma sarà ufficialmente attribuita ad altri.
L’opera è sua, ma tu lettore non lo saprai mai.

Prima di soffermarci un attimo su un’eventuale violazione di fiducia tra scrittore – chiamiamolo – copertinato (= il cui nome è in copertina) e il lettore che lo segue nonché di un’eventuale violazione del diritto d’autore, dovremo capire i motivi per cui entra un gioco un ghostwriter.

Il fenomeno – ovviamente – prende piede negli Stati Uniti. I ghostwriters erano – e sono anche – biografi che prestano la loro penna a politici, atleti, cantanti, attori, figure del mondo dello showbiz in generale e via discorrendo.
Ovviamente – e con tutto il tatto che mi è possibile usare – questa non è gente che scrive; tuttavia, ha la fortuna di avere del seguito e dell’influenza (per tutta una serie di motivi e di interessi che non voglio stare a sindacare).
Quindi, come giocare insieme le due carte (persona di successo + libro)? Con un terzo – il fantasma, appunto – che si presti a raccogliere interviste, testimonianze, ect., ect. e crei il libro.

Attenzione, però, il libro sarà presentato al pubblico come un’autobiografia del personaggio in questione; come se il ghostwriter non ci avesse mai messo il suo zampino.

Lo stesso meccanismo vale anche per i saggi (e la non-fiction in generale) che magari riportano il nome di divulgatori o scienziati o altri.

Tutto questo, ovviamente, con le dovute eccezioni perché fortunatamente il mondo è ancora pieno di scrittori (e non) che si cimentano in prima persona nelle loro opere e non lasciano tutto il lavoro ad altri.

GhostWriter

Tuttavia, negli anni, la figura del ghostwriter si è estesa: ad oggi, lo scrittore-fantasma non è solo – e non solo – un biografo, ma è uno scrittore anche di fiction (cioè di romanzi). Quindi, non aiuta solo le star, gli atleti, i politici; ma aiuta anche… scrittori.

E, appunto, i motivi per cui entra in campo sono i più disparati:

  1. Blocco dello scrittore;
  2. Carenza di tempo;
  3. Carenza di idee;
  4. Troppi impegni;
  5. Poco tempo;
  6. Necessità di rispettare i tempi del contratto con la casa editrice (e conseguente impossibilità a farlo per carenza di idee, blocco dello scrittore, ect.);
  7. Difficoltà a mettere su carta delle idee magari anche buone;
  8. … ect.

Ora, non pensare che il ghostwriter sia un poveretto bistrattato da uno più famoso. Il suo è un lavoro come un altro; faticoso e camaleontico, perché, in un certo qual modo, lo scrittore-fantasma deve sapersi adattare a stili e generi diversi; pagato, per la cronaca, molto bene.

Certo, permane qualche perplessità. In primo luogo, è giusto che qualcuno apponga il suo nome sul lavoro di un altro (sebbene abbia ricevuto da questo un’espressa autorizzazione a farlo) e lo spacci per proprio? Ed è giusto che il lettore venga, in un certo qual modo, ingannato dal suo scrittore di fiducia?

Per quanto riguarda la prima domanda, effettivamente si presentano alcuni conflitti con il diritto d’autore. Qui si aprirebbe un mondo e, purtroppo, ho già scritto troppo; quindi, non ho la possibilità di dilungarmi sotto questo aspetto.
In poche parole, si ritiene che l’opera, nel suo valore morale, rimanga all’autore-fantasma; l’altro autore si godrà, invece, gli eventuali guadagni (salvo, ovviamente, aver pagato quanto stabilito allo scrittore-fantasma). Così, per il diritto italiano e nonostante qualche perplessità «il patto viene considerato valido e lo scrittore ombra ha il diritto di rivendicare la paternità dell’opera, secondo l’art. 20 L. 633/41, ma con l’obbligo di risarcire il committente per non aver rispettato i vincoli contrattuali» [Wikipedia].
Ma, del resto, se al fanstama non dispiace sparire e vedere il suo libro venduto con il nome di un altro, io non ci vedo tutti questi problemi.

Ovviamente, sta allo scrittore che si serve del ghostwriter decidere se aggiungere anche il nome del ghostwriter in copertina. In questo caso, e cioè se al nome dello scrittore famoso viene affiancato anche quello del suo “fantasma”, il quantum spettante al ghostwriter si abbassa.
Nell’altro caso, cioè se lo scrittore “di facciata” è il solo nome in copertina, il corrispettivo del ghostwriter dovrebbe essere molto più elevato.

ghostwriter

Per quanto riguarda la seconda domanda, e cioè la questione della fiducia tradita, be’, qui entriamo nel campo delle mie considerazioni e speculazioni personali.

Se, nel primo caso, si tratta di un accordo tra scrittore e ghostwriter (quindi, in un certo qual modo, sono affari loro), qui invece il rapporto è tra lo scrittore e il suo lettore (lettore che potrebbe anche riporre un certa fiducia in quello che il primo scrive).

Ora, c’è anche una sottile distinzione tra non fiction e fiction. Nel primo caso, e senza offesa per nessuno, è logico aspettarmi, ad esempio nella biografia di un personaggio famoso, l’intervento di un ghostwriter. Il mestiere del “famoso” è un altro: sarà capace di tante cose, ma non ha gli strumenti e l’esperienza per scrivere un libro.

Quindi, personalmente, in questo caso, non ci vedo nulla di “male”, perché so già cosa aspettarmi (e, per carità, se il volto noto se lo scrive da solo il libro perché ne è capace, tanto di cappello).

Nel caso, però, della fiction il discorso si complica, perché qui si parla di uno che è già scrittore… o che si finge tale. Mi spiego meglio: qui non si parla di qualcuno che, facendo altro nella vita, ha aperto una piccola parentesi calandosi per un momento nel mondo letterario. NO. Qui si parla di un soggetto che vuole far parte del mondo letterario come protagonista (magari con alterne fortune).

Allora, io in qualità di lettore, voglio sapere chi è che ha scritto il libro che mi ha intrattenuto facendomi piangere, ridire e emozionare.
E come lettore/consumatore – che compra un libro con un determinato nome in copertina – io ho il diritto di conoscere la provenienza di quel prodotto.

Non per poter additare lo scrittore da copertina come un untore; ma per poter essere libera di seguire chi mi pare e chi mi fa emozionare di più durante la lettura.

Se è il fantasma, io lo seguo.

Non trovo giusto tributare onori a chi non se li merita.

Tu come la pensi? Fammi conoscere la tua opinione su questa figura controversa e da molti criticata.


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Premio Nazionale di Narrativa Donna ieri, donna oggi, donna musa

Premio Nazionale di Narrativa Donna ieri, donna oggi, donna musa copertina

Premio Nazionale di Narrativa Donna ieri, donna oggi, donna musaSegnalo questa interessante possibilità per tutti gli aspiranti scrittori (e non), lanciata dall’Associazione Culturale CLIO, così come è stata inoltrata a me.

Come spiega Paola Malcangio, presidentessa dell’Associazione Clio: «L’associazione lavora sul ruolo della donna, sul contrasto alla violenza di genere, sull’empowerment femminile necessario a superare le discriminazioni di cui, ancora oggi, siamo vittime. Crediamo però nella grande capacità delle donne di riprendere le redini della propria vita magari anche attraverso la scrittura e quindi la condivisione.»

Il Premio Nazionale di Narrativa Donna ieri, donna oggi, donna musa, alla sua prima edizione, consente la partecipazione ad «autrici e autori, esordienti e noti, di qualsiasi nazionalità, che presentino un romanzo breve scritto in lingua italiana il quale sviluppi tematiche femminili».

«Il nostro Premio si differenzia dai numerosi concorsi esistenti perché offre la possibilità di vincere una pubblicazione vera, da parte di un editore serio (io personalmente l’ho già sperimentato con successo) il quale includerà il libro nel proprio catalogo; quindi chi vince può, anzi, deve considerarsi uno scrittore vero, scelto da una giuria autorevole. E questa è un’occasione rara, direi» spiega Loredana Limone, scrittrice, socia onoraria di CLIO, che scriverà anche la prefazione del romanzo vincitore.

Le opere inviate dovranno essere di 140.000/150.000 battute ed essere inedite (anche se sono ammesse le opere parzialmente pubblicate in cartaceo, ad esempio tramite print on demand, e quelle pubblicate in formato ebook cn la formula del self publishing).

È richiesto un contributo di partecipazione di 15€.

L’opera vincitrice verrà pubblicata gratuitamente da Fefé editore. L’autore/autrice riceverà 10 copie omaggio. «Il volume, con prefazione della scrittrice Loredana Limone, sarà poi regolarmente inserito a catalogo e messo in vendita secondo i canali della casa editrice».

 L’opera vincitrice sarà resa nota nel corso di una cerimonia di premiazione che avrà luogo a Cernusco sul Naviglio (MI) nel giorni 7/8/9 aprile 2017, in seno alla seconda edizione del Book Festival Bar.

La giura sarà composta da:

  • Paola Malcangio, presidentessa C.L.I.O. Leonardo de Sanctis, editore;
  • Laura Bonalumi, scrittrice;
  • Lello Gurrado, scrittore;
  • Monica Autunno, giornalista.

Per tutti i dettagli, scarica il pdf del bando.

Per info, domande e dubbi, puoi rivolgerti alla pagina dell’associazione.


10 consigli di scrittura da George R.R. Martin

Dal momento che l’idea mi pare molto carina (e, per alcuni pure, utile) ed è stata anche apprezzata, approfondiamo la questione dei consigli di scrittura forniti da autori che, dopo un lungo cammino, sono finalmente riusciti a realizzare il loro importante sogno.

Dopo aver parlato di J.K. Rowling, continuiamo il nostro giro nei consigli di scrittura con George R.R. Martin, famoso e acclamato autore della saga de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco (da cui è stata tratta la serie televisiva Il Trono di spade), Wild Cards, ect.

Puoi trovare i consigli in lingua originale, leggendo questo articolo di Tale of success. Un’altra parte dei consigli, invece, viene direttamente dal suo blog, tramite il quale Martin risponde a domande dirette.

consigli di scrittura - george r.r. martin

1. «La cosa più importante per un aspirante scrittore/scrittrice, è leggere! E non solo quelle cose che stai cercando di scrivere, quel fantasy, quello sci-fi, fumetto o altro. Devi leggere tutto. […] Ogni scrittore ha qualcosa da insegnarti, nel bene o nel male. (E sì, puoi imparare dai brutti libri così come da quelli buoni ciò che non devi fare).»

2. «In un corso di scrittura creativa al college, il professore dirà, “Scrivi ciò che conosci”. E questo spesso è (mal)interpretato come scrivi una autobiografia appena velata. […] Ma penso sia corretto interpretare “Scrivi ciò che conosci” più a grandi linee. Stiamo parlando di verità emozionale qui. Stiamo parlando di raggiungere proprio quel punto che ti permetta di rendere reali i tuoi personaggi. Se stai scrivendo di come un tuo personaggio assista alla morte di un caro, devi scavare dentro te stesso/a, e dire “Hai mai perso qualcuno di caro?” Anche se si tratta solo di un cane che hai avuto quando eri bambino o qualcosa di simile. Tocca quella vena di energia emozionale. In un certo qual modo, non è poi così diverso da quello che gli attori fanno… Osserviamo le altre persone dall’esterno. L’unica persona che conosciamo profondamente dentro e fuori siamo noi stessi, e dobbiamo guardarci profondamente dentro per trovare il potere che rende la finzione reale.»

3. «Scrivi ogni giorno, anche solo una pagina o due. Più scrivi, migliore diventerai. Ma non scrivere del mio universo, o di quello di Tolkien, o della Marvel o di Star Trek o un altro background preso in prestito. Ogni scrittore ha bisogno di imparare a creare i propri personaggi, mondi e ambientazioni. Usare il mondo di qualcun altro è una via d’uscita pigra. Se non eserciti i tuoi “muscoli letterari”, non li svilupperai mai.»

4. «Preferisco lavorare con personaggi grigi piuttosto che bianchi o neri.»

5. «Ho sempre affermato – per semplificare – che esistono due tipi di scrittore. Ci sono architetti e giardinieri. Gli architetti fanno progetti prima di sistemare il primo chiodo, progettano l’intero edificio, dove corrono i tubi e quante stanze ci saranno, quanto alto sarà il tetto. Ma i giardinieri scavano semplicemente un buco e piantano un seme e guardano ciò che uscirà fuori. Penso che ogni scrittore sia in parte architetto in parte giardiniere, ma tendono comunque da una parte o dall’altra e io sono sicuramente più un giardiniere.»

6. «[Ci sono] alcune tecniche che ho imparato a Hollywood, dove le mie sceneggiature erano sempre troppo lunghe. “È troppo lungo”, diceva lo studio. “Taglialo di otto pagine”. Ma odiavo perdere buon materiale – scene, scambi di dialoghi, parti d’azione – invece avrei dovuto ricontrollare la sceneggiatura tagliando e stringendo rigo dopo rigo e parola dopo parola, eliminando il grasso e lasciando solo il muscolo. Ho scoperto che questo processo è così di valore che faccio lo stesso con tutti i miei libri dopo che ho lasciato Los Angeles. È l’ultima parte del processo. Crea un testo più compresso e forte, penso.»

7. «Tutta la finzione ha un certo ammontare di verità in esso tanto da renderlo potente.»

8. «Ho incontrato fin troppo spesso giovani scrittori che hanno cercato di iniziare con una storia o come trilogia o addirittura come una serie di nove libri. È come iniziare a praticare l’arrampicata su roccia scalando il monte Everest. Brevi storie di aiuteranno a imparare il mestiere. Sono il luogo giusto per fare gli errori che qualunque scrittore alle prime armi farà.»

9.«Sono convito che uno scrittore impari qualcosa da ogni storia che scrive, e quando provi cose diverse, apprendi lezioni differenti.»

10. «Qualunque cosa tu faccia… buona fortuna. Ne avrai bisogno.»


Aspirante scrittore? Eccoti 13 consigli di scrittura da J.K. Rowling!

Scrivere è questione di molte cose così ben riflullate insieme tanto da creare qualcosa di magico. È questione di disciplina, di metodo, di costanza… e di evitare accuratamente il terribile blocco dello scrittore. E non è semplice, soprattutto in un mondo editoriale come quello italiano; un mondo piccolo con un analfabetismo funzionale al 47% [fonte: Wikipedia], un mondo già saturo di migliaia di centinaia di proposte.
Ma scrivere è una passione e tutte queste difficoltà non sono davvero sufficienti per fermare qualcosa di così profondamente vitale.
Scrivere è anche leggere e imparare dai migliori.

Butle.com ha fatto una raccolta davvero peculiare: tredici consigli di scrittura direttamente da J.K. Rowling. La traduzione dei consigli è fatta da me, ma se preferite l’originale, trovate questi consigli in inglese cliccando qui.

Cominciamo!

consigli di scrittura da J.K. Rowling

1. «Sii spietato/a nel proteggere i giorni dedicati alla scrittura, vale a dire non cedere alle infinite richieste di “essenziali” e “non rimandabili” riunioni in quei giorni. La cosa divertente è che, anche se la scrittura è il mio attuale lavoro da molti anni ormai, ho ancora l’impressione di dover combattere per avere del tempo in cui farlo. Alcune persone non sembrano capire che mi devo ancora sedere in pace e scrivere i libri, credendo a quanto pare che questi spuntino fuori come funghi senza la mia connivenza. Devo quindi custodire il tempo assegnato alla scrittura come un Ungaro Spinato custodisce il suo primo uovo.»;

2. «Devi lavorare. Si tratta di struttura. Si tratta di disciplina. È tutte quelle cose terribilmente noiose che il tuo insegnante di scuola ti disse d’averne bisogno… Ne hai bisogno.»;

3. «Ho smesso di fingere con me stessa d’essere qualcosa di diverso da quella che ero, e ho cominciato a concentrare tutte le mie energie nella rifinitura dell’unico lavoro che contava per me.»;

4. «Scrivi qualcosa che conosci: i tuoi interessi, sentimenti, credenze, amici, famiglia e anche animali domestici saranno perfetto materiale grezzo quando comincerai a scrivere. Sviluppa una certa predilezione per la solitudine, perché scrivere è una delle professioni più solitarie al mondo!»;

5. «Hai bisogno di scrivere qualcosa che un editore possa voler pubblicare (ce ne vuole uno solo, ma ci potrebbero volere anni per trovarne uno. Se sei cassato/a da ogni singolo editore esistente, dovresti considerare la possibilità che quello che hai scritto non è pubblicabile). Successivamente, hai bisogno di avvicinarti alla casa editrice o direttamente o (il che è consigliabile se puoi gestirlo) attraverso un agente letterario che agirà per conto tuo. Il modo migliore per trovare gli indirizzi di un agente e di un editore è consultare “The Writer’s and Artist’s Yearbook” [n.d.t.: non saprei se, in Italia, esiste un almanacco simile. Nel caso puoi leggere questo articolo.], aggiornato ogni anno (questo consente un doppio controllo che stai scrivendo alla/e persona/e giusta/e; non mandare, per esempio, fantascienza a un editore di manuali di medicina). Aspetta. Prega. Questo è il modo con cui ho pubblicato Harry Potter.»;

6. «A volte dovrai approfittare dei momenti liberi un po’ in qua e in là per scrivere.»;

7. «Consiglio sempre i bambini che mi chiedono suggerimenti su come essere uno scrittore di leggere quanto più possibile. Jane Austen ha dato un giovane amico lo stesso consiglio, quindi sono in buona compagnia.»;

8. «La perseveranza è assolutamente essenziale, non solo per scrivere tutte quelle parole, ma per sopravvivere ai rifiuti e alle critiche.»;

9. «Ciò che scrivi diventa ciò che sei… Per cui sii sicuro/a di amare ciò che scrivi!»;

10. «Tutto quello di cui uno scrittore ha bisogno è talento & inchiostro.»;

consigli di scrittura

11. «Il fallimento è inevitabile – fanne una forza.»;

12. «Devi rassegnarti al fatto che sprecherai un sacco di alberi prima di scrivere ciò che ti piace veramente, e questo è il solo modo. È come imparare uno strumento, hai dovuto prepararti a lungo colpendo anche le note sbagliate di tanto in tanto o spesso, perché io scrissi un sacco di cose terribili prima di potermene dire fiera.»;

13. «Scrivo solo quello che voglio scrivere. Scrivo ciò che mi diverte. È completamente per me stessa.».


Come nasce un bestseller

Qualche giorno fa, con l’occasione delle novità in uscita in libreria questo mese, ne avevo approfittato per una breve (insomma, breve secondo i miei standard =p) postilla, di cui ti riporto qui l’estratto.

Ne approfitto, vista la dimensione ridotta di questo articolo, per fare una comunicazione di servizio.
Come già sai, non sono molto concorde con le classifiche mensili sui libri che hanno venduto di più. Le ho sempre trovate un puro strumento di promozione, tuttavia pensavo che i libri citati nelle top 10 meritassero anche il successo che i lettori gli decretavano, poiché credevo che rappresentassero la maggior parte del mercato dei libri. Inoltre, lo ritenevo un modo per seguire l'”andazzo” del mercato e dei gusti del momento.
Tuttavia, gestendo il blog da ormai un anno, mi sono sempre un po’ sorpresa di come i titoli citati nelle classifiche spesso non coincidano con le letture di cui si discute maggiormente sui social, ad esempio. Si può dire che in questi giorni, ho trovato una sorta di conferma a questi miei dubbi in questo articolo de IlPost.it (articolo che rigirerò anche sui social e che ti consiglio di leggere).
Tra le varie questioni affrontante grazie alle quali si spiega come viene redatta una classifica dei libri più venduti, si citano anche le fonti usate per questo fantomatico calcolo. Ebbene, dal conteggio delle vendite sono esclusi: i libri in formato e-book, la grande distribuzione (come, ad esempio, supermercati e autogrill), tutto il mercato dei libri online (e, per citarne solo uno, Amazon) ed il mercato dei libri secondario (usato, bancarelle).
Sono conteggiati solo: librerie indipendenti e quelle delle grandi catene editoriali (ad esempio Feltrinelli o Giunti). Di questi, però, GFK e Nielsen (le principali multinazionali che si occupano del monitoraggio del mercato) ricevono un “campione rappresentativo” solo da 900 punti vendita (su circa 1400) che, sebbene rappresentino una buona fetta del mercato, non sono il mercato.
Insomma, io, secondo questo conteggio, avrei letto solo due libri l’anno (anzi, nemmeno, perché sono i due libri che ho comprato ieri e di cui ho postato la foto sui social).
Tutto questo per dire che, dal mese scorso, i bestseller sono argomento chiuso qui sul blog.

Quanto premesso, però, vorrei addentrami un po’ di più a fondo dell’argomento per chiederci insieme: come nasce un bestseller?

come nasce un bestseller

Esiste una pagina dedicata di Wikihow che, in 24 semplici passaggi, spiega all’aspirante scrittore di bestseller, come scriverne uno.
Ora, ovviamente, tutto è presentato in maniera molto più semplice di quella che poi è la realtà (anche perché il processo si compone di svariati elementi, la maggior parte dei quali non sempre controllabile da parte dell’autore). Tuttavia, ciò non toglie che vi siano alcuni consigli utili anche solo per scrivere un “semplice” libro (e non necessariamente un bestseller).

Insomma, quello che, però, a me interessa approfondire è il modo in cui si decide che un libro è un bestseller. Per intendersi: come ottiene il bollone in copertina?

Esistono, innanzitutto, due tipologie di bestseller. La numero uno, che vede, per la verità, una ristretta rosa di candidati, si compone di capolavori destinati a diventare long seller. Cosa sono i long seller?
Wikipedia docet e ci spiega che:

[un longseller] nasce come opera d’arte e ha grande successo per motivi che non sono controllabili; non è un prodotto del momento, ed è destinato in genere a diventare un classico e un long seller. Un esempio può essere Siddharta di Hesse, o prima ancora I dolori del giovane Werther di Goethe. Un ulteriore esempio è il Decameron di Boccaccio, immediatamente tradotto per Spagna, Catalogna, Germania e paesi slavi, ma nei primi due secoli dopo la scrittura veniva considerato una lettura amena per poi essere ammesso tra i classici.

Sulla seconda categoria, invece, i c.d. bestseller di consumo, ci eravamo soffertati tempo fa in questo articolo. Insomma, a differenza del caso precedente, qui si tratta essenzialmente di successi effimeri, dalla “vita” molto breve (anche se ricca di ritorno, soprattutto economico). Attorno a questa tipologia di “successo” orbitano numerosi fattori e variabili. Si tratta, generalmente, di libri scritti con molta semplicità, facili e veloci da leggere senza troppo impegno, di cui (abbastanza spesso) ci ritroviamo anche la trasposizione cinematografica.

come nasce un bestseller 2

Negli ultimi tempi, sembriamo abbondare di quest’ultimi invece che dei primi (ahimè!). L’analisi che ho trovato in questo articolo di 900letteraio.it è molto interessante e fa riferimento anche ad un aspetto sociologico della questione. Ne riporto un breve estratto, ma puoi consultare l’intero articolo qui:

[…] non sempre un libro di successo corrisponde necessariamente ad un libro di qualità, si veda l’esempio recente  di “Cinquanta sfumature di grigio” dell’inglese E.L. James (pseudonimo che nulla ha a che vedere con  Henry James), romanzo “erotico”, scontato, superficiale, con dialoghi ripetitivi, infantile, grottesco. Sarebbe troppo facile accusare la scrittrice di aver fatto leva sul sesso per guadagnare più facilmente, sebbene sia una tematica sicura, ma la verità è che non c’è traccia di tecnica narrativa, di talento, di inventiva […].
Come spiegare un simile successo se non dal punto di vista sociologico? Si cerca soprattutto evasione, non riflessione ed originalità; l’abile strategia promozionale, soprattutto nel web, ha incuriosito  ed attirato moltissime persone.

Detto questo, però, chi decide come (e se) un libro diventa un bestseller? I lettori? Mmm, bè, quasi.
È vero: un ruolo importante lo giocano i lettori che decidono di acquistare proprio quel libro (prima che acquisisca il bollone “bestseller“), il loro passaparola (generalmente, vale se positivo), ect.
Consideriamo, però, anche quanto affermato da Oliviero Ponte Di Pino, in questo articolo scritto per il torneo letterario IoScrittore:

Nel nostro Paese circa tre quarti dei titoli pubblicati ogni anno vendono, nei normali canali, meno di tre copie. E sono poche decine i titoli che in un anno vendono più di 50.000 copie, la soglia oltre la quale un libro da noi diventa un best seller (infatti a volte vanno in classifica libri tirati in poche migliaia di copie).

Quindi, primo fattore da considerare: un nostro bestseller, non è un bestseller americano (ad esempio; ed ecco anche perché, sugli scaffali delle nostre librerie, arrivano successi di oltreoceano: sono più “sicuri” dal momento che sono già stati apprezzati dal pubblico e, quindi, hanno già venduto numerose copie). Detto questo, 50.000 copie sono molte (moltissime dal mio punto di vista), ma sono meno del doppio della metà della cifra richiesta in altri paesi per diventare “libro più venduto”.
In Italia, non si legge (o, insomma, si legge molto poco); ci sono più scrittori che lettori, ect. Non solo: l’Italia è un bacino editoriale sicuramente più piccolo rispetto, continuando sullo stesso esempio, agli Stati Uniti.
Queste considerazioni, magari, le rimando ad un altro articolo, ma sono tutti elementi da considerare.

Andiamo avanti. Come ho già spiegato nell’estratto – non sto a ripetermi -, il campione rappresentativo è molto ristretto (e, quindi, dalla forbice potrebbero sfuggire libri che, invece, vendono nei supermercati, ad esempio… Tra parentesi, il supermercato della mia zona possiede un “settore libri” che ha una scelta assolutamente non invidiabile ad una normale libreria).

Terzo fattore. Il passaparola si crea, sì, grazie ai lettori, ma anche grazie (e soprattutto) alla promozione che viene fatta di quel libro. È logico che un grande ritorno in pubblicità televisiva, radio, social, blog e quant’altro balzerà agli occhi di più potenziali lettori che, a loro volta, se ritengono il libro meritevole, potranno dar il via ad un ulteriore passaparola. Circolano voci – e non voglio fare nomi – che alcuni degli ultimi grandi successi del mondo editoriale italiano siano diventati dei “fenomeni” solo perché, essendo state realizzate troppe copie rispetto al numero delle vendite effettive (quindi, la cosa rischiava di finire drasticamente in perdita), la CE si è data da fare con un’importante opera di promozione e marketing. È logico che poi, anche solo per curiosità, un lettore a questo modo lo trovi.
Come ho avuto modo di affrontare già in questo articolo, un libro, anche mediocre, ma ben pubblicizzato vende. Il che, da un certo punto di vista, è anche logico: se io nemmeno conosco l’esistenza di un libro, come posso interessarmene e andarlo a cercare in libreria?
Eppure, ci si infila in un sistema deleterio in cui solo i libri (anche scarsi), che possono vantare un certo appoggio, riescono a sorpassarne altri magari più validi.

A quest’ultimo riguardo, alla voce bestseller dell’enciclopedia Treccani online, è disponibile un’analisi molto dettaglia e precisa e, per certi versi, illuminante. Tramite l’osservazione di una tabella, che analizza le classifiche generali dei primi 10 libri più venduti negli ultimi cinque anni, si nota che (riporto direttamente le parti):

  • Il fenomeno più significativo di questi ultimi anni è la presenza prevalente, nei primi dieci titoli di classifica, degli autori italiani rispetto agli stranieri (26 contro 18). Questo sia per la presenza costante di Camilleri (con più romanzi) e di altri scrittori come Mazzantini, Baricco, Faletti o Ammaniti, che non soltanto si sono affermati, ma hanno trovato un pubblico fedele, sia per l’affacciarsi periodico di comici o personaggi, come Totti, che alimentano i filoni più commerciali e ‘leggeri’ (comico-satirici).
  • Generalmente, sono sempre gli stessi editori che si contendono la partita, con qualche importante rafforzamento da un anno all’altro, per l’incidenza di un titolo particolarmente fortunato (come per Salani la serie di Harry Potter di Joanne K. Rowling). Rari gli outsider, come è avvenuto nel 2003 per Fazi, grazie al successo di Cento colpi di spazzola di Melissa P., e per Kowalski, grazie al Sono stata spiegata di Annamaria Barbera.

Questo è quanto. Ho scritto un articolo molto lungo, quindi è meglio se mi fermo qui.
L’ultima considerazione che vorrei fare è questa: non sempre un bestseller è indice di un libro magnifico; come, del resto, non sempre un libro non adeguatamente pubblicizzato è sinonimo di (passami il termine) “schifezza”.