Le figlie del mare

Nel suo romanzo d’esordio, Figlie del mare, Mary Lynn Bracht affronta un pezzo di storia vergognoso e poco conosciuto: il genocidio delle “comfort women”.

Mary Lynn Bracht affronta una delle peggiori vergogne della Seconda guerra mondiale, il genocidio delle “comfort women”: Figlie del mare racconta la storia delle donne rapite dall’esercito giapponese e costrette a lavorare nelle case di piacere riservate ai militari dell’Impero nipponico. Grande Storia e vicenda personale si intrecciano in questo romanzo d’esordio la cui protagonista, Hana, diventa il simbolo delle oltre 300.000 “comfort women” della Seconda guerra mondiale, esprimendone emozioni e paure e raccontando i risvolti sociopolitici giunti sino ai giorni nostri.

È il 1943 quando la vita di Hana, giovanissima pescatrice di perle coreana, viene sconvolta: nel tentativo di nascondere la sorella minore Emiko da un soldato giapponese, Hana viene catturata, deportata in Manciuria e costretta a lavorare in un bordello. Sessantotto anni dopo, Emiko è a Seoul per cercare la sorella e partecipare alle manifestazioni che, ogni mercoledì, chiedono giustizia per le “comfort women” di fronte all’ambasciata di Tokyo. La donna desidera scoprire la verità su quanto è accaduto nel 1943, un fatto che per anni l’ha costretta al senso di colpa.

La vicenda delle donne coreane costrette dall’esercito giapponese al destino delle “comfort women” è stata per molti anni uno dei più gravi motivi di attrito tra le due potenze asiatiche. L’esistenza delle “comfort women” è stata ammessa dal governo giapponese nel 1993 e solo nel 2015 è stato definito ufficialmente crimine di guerra, per cui lo stato ha chiesto scusa e ha istituito un fondo monetario per le sopravvissute.

L’autrice

Mary Lynn Bracht Vive a Londra, dove ha frequentato un master in scrittura creativa. È cresciuta in America, nella comunità sudcoreana, sviluppando un legame con il suo paese di origine che ha reso più saldo nel 2002, con la visita al villaggio d’infanzia di sua madre. Durante questo viaggio apprese per la prima volta delle “comfort women” catturate per i bordelli dell’esercito giapponese.Figlie del mare è il suo primo romanzo.

Titolo: Le figlie del mare
Autrice: Mary Lynn Bracht
Genere: Romanzo
Casa editrice: Lonagenesi
Pagine: 372
Prezzo ed. cartacea: 18,60€


Disponibile dal 27 aprile 2018!


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100 libri: la sfida della BBC

La BBC sfida tutti – ma in particolare i lettori – scommettendo sul fatto che la maggior parte delle persone abbia letto solo 6 dei 100 libri presenti nella lista qui sotto.

Secondo il sito Listchallenge, il punteggio più alto raggiunto da un utente Goodreads è di 23 su 100.

In realtà, sempre a quanto riportato dal sito, parrebbe che la BBC non abbia proprio nulla a che vedere con questa lista, che sarebbe stata invece pubblicata da un anonimo sotto forma di meme dal titolo “The BBC Book List Challenge“, riprendendo un sondaggio che l’emittente televisiva diffuse nel 2003.

N.B. La poll sottostante registra le tue risposte, ma sfortunatamente non mostra il totale. Quindi, ti consiglio di tenere il conto mentre scorri la lista.  
Ultima precisione: qualche libro presente nella lista originale non è stato mai tradotto in italiano, per cui mi sono permessa di modificare questi titoli con altri disponibili anche in Italia (come “Se questo è un uomo” e la “Divina Commedia”).
Per la lista originale completa, puoi visitare questo sito

Mi fermo a quota 33, il che non è molto incoraggiante… ma sicuramente ho aggiunto materiale alla mia lista dei libri da leggere! XD

I 100 libri

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I miei acquisti al Salone del libro

Dicevo qui che volevo dedicare maggior attenzione ad alcuni titoli che ho avuto modo di scoprire al Salone del libro per aver modo anche di poterli presentare meglio.
Quindi, ecco il focus dedicato ai miei acquisti al Salone del libro.

Cominciamo dal basso verso l’alto.

Il codice di Newton di Rebecca Stott, Quattrocento di Susana Fortes, Timeline di Micheal Cricton (più famoso, forse, per il suo parco giochi con i dinosauri) e Ogni angelo è tremendo di Susanna Tamaro sono tutti frutto della smania che mi ha preso allo stand del Libraccio.

Si tratta di libri usati, tutti comunque in ottime condizioni (altrimenti non li avrei nemmeno guardati – immagino ricorderai che io sono un po’ ossessiva compulsiva sotto questo punto di vista) al prezzo massimo di 3 o 5€.

Insomma… praticamente regalati (immaginami già con le pupille dilatate e la bava alla bocca mentre porto le mie conquiste alla cassa).

Certo, non si tratta di libri nuovissimi (per esempio, “Il codice Newton” è uscito nel 2007 e “Quattrocento” nel 2008), ma – detto francamente – chissene importa: leggere non è certo questione di seguire le mode!

Nascosto tra questi, nella mia pila c’è un libro di un autore (Diego Tonini, presente in fiera e travestito da pirata) il cui editore è un topino.

Non sono impazzita (non del tutto, ancora): sto parlando di Gainsworth publishing, una non proprio piccola realtà editoriale «sotto il segno del topo», il cui impegno e la cui passione per promuovere i propri autori ho potuto testare con mano.

Quindi, io che alle lusinghe gentili di persone appassionate del loro lavoro mi sciolgo come un gelato al sole, mi sono lasciata tentare dalle Storie di Okkervill – il nano cornuto, l’elfo ubriaco e il drago fifone, un fantasy all’insegna della simpatia e dell’ironia.

Ovviamente, saprò dirne di più su questo libro una volta letto, ma il tono canzonatorio e irriverente promette bene.

Intanto, ti lascio con la quarta di copertina:

Miracolosamente sopravvissuto alla battaglia di Darken Lohe, l’ultimo dei Fakerstone viene corrotto dalla sete di gloria e, così, cede alle lusinghe di un perfido burocrate, intraprendendo il viaggio che lo porterà nella Città Imperiale di Okkervill.
Ma il nobile Lorin non è preparato alle insidie della Capitale e i suoi sogni di diventare l’Ultimo Eroe della sua Stirpe vengono presto infranti, riducendo Lorin a diventare schiavo della sua stessa ambizione.
Tra lotte con infidi folletti, scontri con elfi ubriaconi, padroni di casa dalla dubbia genia e draghi poco propensi al pericolo, Lorin dovrà combattere per risollevarsi dall’abisso in cui è piombato e reclamare finalmente ciò che gli spetta di diritto.

Proseguendo con la mia torre di libri – già… quella del Salone mi ha affascinato, quindi, ho voluto riprodurne una nel mio piccolo – il prossimo libro che vorrei presentarti è di tutt’altro genere.

Si tratta di una biografia Fuga dal campo 14, pubblicata da Codice edizione, una realtà presente da anni nel mondo editoriale italiano, ma che si è lanciata nella sfera narrativa “solo” dal 2014.

Il libro riporta la storia di Shin Dong-hyuk, l’unico uomo nato nel campo di prigionia della Corea del Nord ad esserne poi riuscito a fuggire.

La sua storia ha finalmente canalizzato l’attenzione delle Nazioni Unite sui campi di prigionia nordcoreani.

Questa la trama:

Shin Dong-hyuk è l’unico uomo nato in un campo di prigionia della Corea del Nord a essere riuscito a scappare. La sua fuga e il libro che la racconta sono diventati un caso internazionale, che ha convinto le Nazioni Unite a costituire una commissione d’indagine sui campi di prigionia nordcoreani. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles, ed è visibile su Google Maps: eppure resta invisibile agli occhi del mondo. Il crimine che Shin ha commesso è avere uno zio che negli anni Cinquanta fuggì in Corea del Sud; nasce quindi nel 1982 dietro al filo spinato del campo, dove la sua famiglia è stata rinchiusa da decenni. Non sa che esiste il mondo esterno, ed è a tutti gli effetti uno schiavo. Solo a ventritré anni riuscirà a fuggire, grazie all’aiuto di un compagno che tenterà la fuga con lui, e ad arrivare a piedi e con vestiti di fortuna in Cina, e da lì in America. Questa è la sua storia.

Qui puoi leggere la mia recensione completa.

Proseguendo verso l’alto, abbiamo poi una serie di libri delle edizioni e/o scontati del 15% + uno in omaggio. Potevo resistere? Ovviamente no…

Quindi, La bottega dello speziale di Roberto Tiraboschi (qui trovi la mia recensione), La melodia di Vienna di Ernst Lothar, Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei e Lo scherzo di Solimano di Mélanie Sadler (qui trovi la mia recensione) fanno ora parte della mia libreria e sono già in lista fra le mie prossime letture.

Last but not least, il capolavoro di Harper Lee, Il buio oltre la siepe (di cui, a onor del vero, sto ascoltando da mesi l’audiolibro, ma Alba Rohrwacher, sebbene sia la voce perfetta per Scout, è un poco monocorde e non mi aiuta nell’ascolto); il discusso Va’ metti una sentinella, di cui potrò finalmente riportare una mia opinione (qui riporto quella del Newyorker che mi aveva convito a rimandare la lettura); e Come il vento tra i mandorli di Michelle Cohen Corasanti.

Insomma, mi si prospettano mesi di lettura intensi e interessanti!

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Tempo di Libri Milano 2017

Festa Internazionale del libro. Mi tro(va)vo a Milano per la prima edizioni di Tempo di Libri.

Apertamente boicottata e aspramente criticata per la sua sospetta vicinanza allo storico Salone di Torino, Tempo di Libri è stata una quattro giorni distesa su 35mila mq, con 552 editori e 60.796 biglietti staccati in Fiera e 12.133 nel c.d. Fuori Fiera (ma se ne stimavano 130.000).

La Fiera di Milano è nata da una costola – se così si può dire – del Salone di Torino in seguito alla separazione tra l’AIE, l’Associazione Italiana Editori, e gli altri organizzatori del Salone.

Insomma, considerando anche la scelta non molto propizia del fine settimana sbagliato (tra Pasqua e il 25 aprile), io sono potuta andare solo la domenica (in Fiera)… il 23 che, per l’appunto, coincideva con la giornata internazionale del libro (festeggiata in un solo stand con una piantina in omaggio per l’acquisto di un libro – e da Libraccio – …).

Quindi, terrorizzata dalla calca che avrei sicuramente trovato la domenica (invece si è trattata di una cosa umana, complice anche gli spazi molto grandi) ma con gli occhi luccicanti in stile manga, ho mosso i miei primi passi in Fiera pronta a esser bombardata di novità, titoli in anteprima, editor e autori pronti a decantare le lodi di un determinato libro.

Invece… Sono tornata a casa solo con il Mammut di H.G. Wells che era da tempo che cercavo (comunque, una grande vittoria per me!).

Per i grandi gruppi editoriali (Mondadori, Gems, Giunti, ect.) era come andare in libreria con la stessa disponibilità di titoli e più o meno gli stessi sconti… quindi, sotto questo punto di vista, essermi fatta la scarpinata fino a Milano ha avuto davvero poco senso.

Per le altre case editrici (da cui mancavano, ahimè, numerosi nomi importanti… e la cui assenza è stata davvero forte) e con le dovute eccezioni, si soffriva un po’ di autoreferenzialità.

Ti avvicinavi allo stand, bracavi un po’, ma non erano molti quelli che si offrivano di spiegarti i libri o di mostrarne altri come suggerimento di lettura. Praticamente agli stand la maggior parte erano commessi.

Un po’ “fastidiosa” anche la pubblicità predominante da parte di case editrici a pagamento, di cui personalmente non condivido la filosofia.

Non so se la domenica, ultimo giorno, avesse un po’ prostrato gli animi degli operatori, ma purtroppo la sensazione è stata quella di un semplice mercatino dei libri da girellare.

Tutto sommato però Tempo di Libri è una fiera che, se ben giocata e accantonate le guerre di quartiere, promette bene (considerando anche che è stata allestita in soli 225 giorni): ottima location (con il treno è davvero comodissimo), ottimi allestimenti, spazi enormi, tanti eventi, tanti incontri.

Non resta che imparare la lezione e preparasi per il prossimo anno!


 

Più di 1.000 libri per una bimba di soli 4 anni

Più di 1.000 libri letti. Già è difficile per un adulto arrivarci… e c’è chi poi non arriverà a questo traguardo nemmeno in una vita intera (abbiamo già avuto modo, purtroppo, di parlare di questa brutta situazione). Figuriamoci per una bimba di soli quattro anni!

Ma Daliyah Maria Arana di Gainesville in Georgia ce l’ha fatta.

Tutto è cominciato con un progetto dedicato ai bambini promosso nello Stato della Georgia. Il programma invitatava i bambini a leggere 1.000 libri prima di entrare all’asilo (qui trovi i dettagli).

Daliyah Maria Arana, che legge da quando aveva due anni, ce l’ha fatta ed è stata invitata a diventare bibliotecaria per un giorno alla Biblioteca del Congresso. Posto che, secondo quanto riferito dalla madre della bambina in una intervista, sarebbe la sua biblioteca preferita in assoluto [Fonte: Washingtonpost.com].

Ma la piccola non ha finito. A parte essere la felice proprietaria di una tessera della biblioteca – grazie alla quale, a quanto pare, si sceglie i libri da leggere da sola – adesso Deliyah ha nuovi progetti. Il primo, ovviamente è quello di leggere ancora più libri e, secondo quanto riportato da una televisione locale CBS46, la cifra che la bimba si prefigge sarebbero 100.000 libri da leggere (W O W). La seconda è quella di incoraggiare gli altri bambini a leggere. [Fonte: Huffintonpost.com]

Insomma, so che sono un disco rotto quando si tratta di incoraggiare sempre più persone alla lettura, ma obiettivamente in questo gli americani (e molti altri paesi) ci superano alla grande.

Da noi qualche lodevole progetto si è fatto timidamente avanti (come quello di DeAgostini Libri di cui abbiamo avuto modo di parlare un po’ di tempo fa), ma è ancora difficile trovare qualcosa che abbia, a livello nazionale, una rilevanza simile a questo progetto americano.

Inoltre, gli onori che dovrebbero essere tributati alla cultura e alle persone che la diffondono dovrebbero essere maggiori. Notizie di rilievo culturale passano quasi sotto silenzio (non sto a ricordarti la tristissima vicenda della Biblioteca Ursino o le più recenti vicende emerse a seguito del decreto Delrio) come se della conoscenza ci si dovesse vergognare.

In Italia, abbiamo – tra gli altri – un patrimonio culturale immenso. E non siamo in grado nemmeno di proteggerlo.