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Libri distillati: una riflessione

Da una parte, l’avevo preso per una bufala, uno scherzo (giuro; non sto scherzando); dall’altra, quando mi sono finalmente resa conto che era la cruda verità, avevo quasi deciso di ignorare la notizia per non contribuire a diffonderla ulteriormente. Poi, ho realizzato di non poter far finta di nulla solo perché l’idea di tagliuzzare i libri per “aiutare” chi non si sa bene (lettori pigri?) non mi piace per nulla.

Detto questo, comincio dall’inizio. Cosa sono i libri distillati?

libri distillati

Non si tratta di un riassunto né di una sinossi, ma di un libroepurato. L’idea di base è la seguente:

Leggere è un modo unico per vivere storie incredibili: pagina dopo pagina ci si allontana dalla realtà e si vive un’avventura che rimarrà per sempre con noi, come se l’avessimo vissuta. Tra queste, ci sono i grandi best seller. Romanzi di oggi che sono diventati famosi e letti quanto i classici della letteratura, hanno ispirato film o intere saghe. I nomi dei loro autori e dei loro personaggi sono conosciuti ovunque nel mondo e saranno ricordati per generazioni.
Grazie ai Distillati, oggi possiamo goderci questi capolavori tutti d’un fiato, nel tempo di un film o di un noioso viaggio in treno. Ma cos’è esattamente un Distillato?
Un Distillato è un grande best seller del nostro tempo riproposto in un’edizione “concentrata” in meno della metà delle pagine dell’originale. Un riassunto? Un’edizione semplificata? Niente affatto, ed è questo il segreto dei Distillati.
Abbiamo tenuto inalterata l’atmosfera, le emozioni, la suspense e lo stile dell’autore: in questo modo a voi rimane solo il piacere di una storia senza tempo, goduta istantaneamente.
Avreste mai pensato di vivere le indagini di Uomini che odiano le donne tra una fermata di metropolitana e l’altra? O di leggere La solitudine dei numeri primi nello stesso tempo che impieghereste a vedere il film che ha ispirato?
Con i Distillati tutto questo è possibile. [Fonte: Libridistillati.it]

Alcuni dei fortunati a subire il taglio sono stati Margaret Mazzantini con Venuto al mondo (che, dalle iniziali 400 pagine, è sceso a quota 200) e Stieg Larsson con Uomini che odiano le donne (la cui sorte non è stata molto diversa dal primo romanzo citato: da 600 a 240 pagine).
Nella rosa dei tagliati, oltre a quelli già citati:

  • John Grisham, Il socio;
  • Nicolas Sparks, Le parole che non ti ho detto;
  • Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi;
  • Wilbur Smith, Il dio del fiume.

Il prezzo è sicuramente competitivo, anche se, ricordo, si tratta di una versione (molto) ridotta dell’originale.

libri distillati

Ora, la scusa è sempre la stessa: non ho tempo per leggere. Non prendiamoci in giro. Personalmente, al piattume televisivo preferisco un libro (intero); sul treno, leggo (grazie alla mia triade del male – iPhone, iPad e iMac – ho tutti i libri, segnalibri compresi, sincronizzati e non ho così difficoltà a ritrovare il punto dove mi ero interrotta); alla fermata del bus; sul bus stesso; in attesa dal medico/dentista/ect; dopo pranzo al posto della pennichella… Devo continuare?
Invece che leggere un distillato in mezz’ora, leggerò un libro intero in un paio d’ore… vuol dire che magari impiegherò più passaggi in treno/bus/metro o dal medico/dentista (no…ok, loro meglio non doverci tornare troppo spesso)… e quindi? Cosa cambia? Che guadagno farei?

Dal momento che volere è potere, se si desidera leggere un libro, il ritaglio di tempo si trova.

Non si trova il tempo? Seicento pagine sono troppe? Ora, non vorrei sembrare una folle se affermo che, teniamoci forte, esistono libri anche più brevi, eh!
Anche io mal digerisco i mattoni (insomma, determinati mattoni), ma… basta evitarli. Le librerie/biblioteche traboccano anche di testi più corti (magari anche bestseller).

Leggo un libro intero non solo perché mi piace, ma perché quel pazzoide dello scrittore, che ha perso tempo a scrivere (e quel folle dell’editor che ha perso tempo a risistemargli il romanzo), mi ha voluto comunicare qualcosa. Mi ha voluto immergere in un mondo, in un’atmosfera, in un ambiente. Mi ha voluto trasmettere un messaggio, un’emozione, un sentimento… e ha trovato che quello fosse il numero di pagine corretto.
Tra parentesi, una prassi dell’editing è già quella di eliminare gli inutili svolazzi dell’autore e, dopo l’intervento dell’editor, già si assistete ad una riduzione di circa il 10%.

Qui il motto sarebbe eliminiamo il superfluo?
Ah, sì… e chi decide cosa è superfluo in un libro? E perché?

Davvero, non capisco.


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Come nasce un bestseller

Qualche giorno fa, con l’occasione delle novità in uscita in libreria questo mese, ne avevo approfittato per una breve (insomma, breve secondo i miei standard =p) postilla, di cui ti riporto qui l’estratto.

Ne approfitto, vista la dimensione ridotta di questo articolo, per fare una comunicazione di servizio.
Come già sai, non sono molto concorde con le classifiche mensili sui libri che hanno venduto di più. Le ho sempre trovate un puro strumento di promozione, tuttavia pensavo che i libri citati nelle top 10 meritassero anche il successo che i lettori gli decretavano, poiché credevo che rappresentassero la maggior parte del mercato dei libri. Inoltre, lo ritenevo un modo per seguire l'”andazzo” del mercato e dei gusti del momento.
Tuttavia, gestendo il blog da ormai un anno, mi sono sempre un po’ sorpresa di come i titoli citati nelle classifiche spesso non coincidano con le letture di cui si discute maggiormente sui social, ad esempio. Si può dire che in questi giorni, ho trovato una sorta di conferma a questi miei dubbi in questo articolo de IlPost.it (articolo che rigirerò anche sui social e che ti consiglio di leggere).
Tra le varie questioni affrontante grazie alle quali si spiega come viene redatta una classifica dei libri più venduti, si citano anche le fonti usate per questo fantomatico calcolo. Ebbene, dal conteggio delle vendite sono esclusi: i libri in formato e-book, la grande distribuzione (come, ad esempio, supermercati e autogrill), tutto il mercato dei libri online (e, per citarne solo uno, Amazon) ed il mercato dei libri secondario (usato, bancarelle).
Sono conteggiati solo: librerie indipendenti e quelle delle grandi catene editoriali (ad esempio Feltrinelli o Giunti). Di questi, però, GFK e Nielsen (le principali multinazionali che si occupano del monitoraggio del mercato) ricevono un “campione rappresentativo” solo da 900 punti vendita (su circa 1400) che, sebbene rappresentino una buona fetta del mercato, non sono il mercato.
Insomma, io, secondo questo conteggio, avrei letto solo due libri l’anno (anzi, nemmeno, perché sono i due libri che ho comprato ieri e di cui ho postato la foto sui social).
Tutto questo per dire che, dal mese scorso, i bestseller sono argomento chiuso qui sul blog.

Quanto premesso, però, vorrei addentrami un po’ di più a fondo dell’argomento per chiederci insieme: come nasce un bestseller?

come nasce un bestseller

Esiste una pagina dedicata di Wikihow che, in 24 semplici passaggi, spiega all’aspirante scrittore di bestseller, come scriverne uno.
Ora, ovviamente, tutto è presentato in maniera molto più semplice di quella che poi è la realtà (anche perché il processo si compone di svariati elementi, la maggior parte dei quali non sempre controllabile da parte dell’autore). Tuttavia, ciò non toglie che vi siano alcuni consigli utili anche solo per scrivere un “semplice” libro (e non necessariamente un bestseller).

Insomma, quello che, però, a me interessa approfondire è il modo in cui si decide che un libro è un bestseller. Per intendersi: come ottiene il bollone in copertina?

Esistono, innanzitutto, due tipologie di bestseller. La numero uno, che vede, per la verità, una ristretta rosa di candidati, si compone di capolavori destinati a diventare long seller. Cosa sono i long seller?
Wikipedia docet e ci spiega che:

[un longseller] nasce come opera d’arte e ha grande successo per motivi che non sono controllabili; non è un prodotto del momento, ed è destinato in genere a diventare un classico e un long seller. Un esempio può essere Siddharta di Hesse, o prima ancora I dolori del giovane Werther di Goethe. Un ulteriore esempio è il Decameron di Boccaccio, immediatamente tradotto per Spagna, Catalogna, Germania e paesi slavi, ma nei primi due secoli dopo la scrittura veniva considerato una lettura amena per poi essere ammesso tra i classici.

Sulla seconda categoria, invece, i c.d. bestseller di consumo, ci eravamo soffertati tempo fa in questo articolo. Insomma, a differenza del caso precedente, qui si tratta essenzialmente di successi effimeri, dalla “vita” molto breve (anche se ricca di ritorno, soprattutto economico). Attorno a questa tipologia di “successo” orbitano numerosi fattori e variabili. Si tratta, generalmente, di libri scritti con molta semplicità, facili e veloci da leggere senza troppo impegno, di cui (abbastanza spesso) ci ritroviamo anche la trasposizione cinematografica.

come nasce un bestseller 2

Negli ultimi tempi, sembriamo abbondare di quest’ultimi invece che dei primi (ahimè!). L’analisi che ho trovato in questo articolo di 900letteraio.it è molto interessante e fa riferimento anche ad un aspetto sociologico della questione. Ne riporto un breve estratto, ma puoi consultare l’intero articolo qui:

[…] non sempre un libro di successo corrisponde necessariamente ad un libro di qualità, si veda l’esempio recente  di “Cinquanta sfumature di grigio” dell’inglese E.L. James (pseudonimo che nulla ha a che vedere con  Henry James), romanzo “erotico”, scontato, superficiale, con dialoghi ripetitivi, infantile, grottesco. Sarebbe troppo facile accusare la scrittrice di aver fatto leva sul sesso per guadagnare più facilmente, sebbene sia una tematica sicura, ma la verità è che non c’è traccia di tecnica narrativa, di talento, di inventiva […].
Come spiegare un simile successo se non dal punto di vista sociologico? Si cerca soprattutto evasione, non riflessione ed originalità; l’abile strategia promozionale, soprattutto nel web, ha incuriosito  ed attirato moltissime persone.

Detto questo, però, chi decide come (e se) un libro diventa un bestseller? I lettori? Mmm, bè, quasi.
È vero: un ruolo importante lo giocano i lettori che decidono di acquistare proprio quel libro (prima che acquisisca il bollone “bestseller“), il loro passaparola (generalmente, vale se positivo), ect.
Consideriamo, però, anche quanto affermato da Oliviero Ponte Di Pino, in questo articolo scritto per il torneo letterario IoScrittore:

Nel nostro Paese circa tre quarti dei titoli pubblicati ogni anno vendono, nei normali canali, meno di tre copie. E sono poche decine i titoli che in un anno vendono più di 50.000 copie, la soglia oltre la quale un libro da noi diventa un best seller (infatti a volte vanno in classifica libri tirati in poche migliaia di copie).

Quindi, primo fattore da considerare: un nostro bestseller, non è un bestseller americano (ad esempio; ed ecco anche perché, sugli scaffali delle nostre librerie, arrivano successi di oltreoceano: sono più “sicuri” dal momento che sono già stati apprezzati dal pubblico e, quindi, hanno già venduto numerose copie). Detto questo, 50.000 copie sono molte (moltissime dal mio punto di vista), ma sono meno del doppio della metà della cifra richiesta in altri paesi per diventare “libro più venduto”.
In Italia, non si legge (o, insomma, si legge molto poco); ci sono più scrittori che lettori, ect. Non solo: l’Italia è un bacino editoriale sicuramente più piccolo rispetto, continuando sullo stesso esempio, agli Stati Uniti.
Queste considerazioni, magari, le rimando ad un altro articolo, ma sono tutti elementi da considerare.

Andiamo avanti. Come ho già spiegato nell’estratto – non sto a ripetermi -, il campione rappresentativo è molto ristretto (e, quindi, dalla forbice potrebbero sfuggire libri che, invece, vendono nei supermercati, ad esempio… Tra parentesi, il supermercato della mia zona possiede un “settore libri” che ha una scelta assolutamente non invidiabile ad una normale libreria).

Terzo fattore. Il passaparola si crea, sì, grazie ai lettori, ma anche grazie (e soprattutto) alla promozione che viene fatta di quel libro. È logico che un grande ritorno in pubblicità televisiva, radio, social, blog e quant’altro balzerà agli occhi di più potenziali lettori che, a loro volta, se ritengono il libro meritevole, potranno dar il via ad un ulteriore passaparola. Circolano voci – e non voglio fare nomi – che alcuni degli ultimi grandi successi del mondo editoriale italiano siano diventati dei “fenomeni” solo perché, essendo state realizzate troppe copie rispetto al numero delle vendite effettive (quindi, la cosa rischiava di finire drasticamente in perdita), la CE si è data da fare con un’importante opera di promozione e marketing. È logico che poi, anche solo per curiosità, un lettore a questo modo lo trovi.
Come ho avuto modo di affrontare già in questo articolo, un libro, anche mediocre, ma ben pubblicizzato vende. Il che, da un certo punto di vista, è anche logico: se io nemmeno conosco l’esistenza di un libro, come posso interessarmene e andarlo a cercare in libreria?
Eppure, ci si infila in un sistema deleterio in cui solo i libri (anche scarsi), che possono vantare un certo appoggio, riescono a sorpassarne altri magari più validi.

A quest’ultimo riguardo, alla voce bestseller dell’enciclopedia Treccani online, è disponibile un’analisi molto dettaglia e precisa e, per certi versi, illuminante. Tramite l’osservazione di una tabella, che analizza le classifiche generali dei primi 10 libri più venduti negli ultimi cinque anni, si nota che (riporto direttamente le parti):

  • Il fenomeno più significativo di questi ultimi anni è la presenza prevalente, nei primi dieci titoli di classifica, degli autori italiani rispetto agli stranieri (26 contro 18). Questo sia per la presenza costante di Camilleri (con più romanzi) e di altri scrittori come Mazzantini, Baricco, Faletti o Ammaniti, che non soltanto si sono affermati, ma hanno trovato un pubblico fedele, sia per l’affacciarsi periodico di comici o personaggi, come Totti, che alimentano i filoni più commerciali e ‘leggeri’ (comico-satirici).
  • Generalmente, sono sempre gli stessi editori che si contendono la partita, con qualche importante rafforzamento da un anno all’altro, per l’incidenza di un titolo particolarmente fortunato (come per Salani la serie di Harry Potter di Joanne K. Rowling). Rari gli outsider, come è avvenuto nel 2003 per Fazi, grazie al successo di Cento colpi di spazzola di Melissa P., e per Kowalski, grazie al Sono stata spiegata di Annamaria Barbera.

Questo è quanto. Ho scritto un articolo molto lungo, quindi è meglio se mi fermo qui.
L’ultima considerazione che vorrei fare è questa: non sempre un bestseller è indice di un libro magnifico; come, del resto, non sempre un libro non adeguatamente pubblicizzato è sinonimo di (passami il termine) “schifezza”.


A SCATOLA CHIUSA: il mio nuovo modo di acquistare libri

Vorrei riprendere un discorso già cominciato qualche tempo fa circa lo scegliere e acquistare libri. Non voglio riscriverti qui tutta la manfrina, ma te la riassumo brevemente =p (in ogni caso, puoi leggere l’articolo completo qui).

Il concetto base era come orientarsi nel mare magnum dei libri senza perdere l’orientamento e senza rischiare “fregature”.

lot of books - acquistare libri

I, chiamiamoli, metodi che avevo scelto di seguire (e che si erano rivelati tutti più o meno fallimentari) erano stati due. Il primo (disastroso) periodo di ricerca (per fortuna durato molto poco) mi aveva fatto propendere per quei libri definiti bestseller o che avevano vinto qualche premio (ti rimando all’articolo per tutti i dettagli, perché il discorso era un po’ più circostanziato).
Poi, era arrivata la fase dell'”ingrana la quarta“, ossia basarmi esclusivamente sulla quarta di copertina e decidere in base ad essa se fidarmi o meno (anche qui, vedi articolo precedente, perché la mia vicenda con le quarte di copertina è stata molto conflittuale).
Fino a quando non ero approdata in un lido sicuro… almeno per il momento non ho ancora avuto fregature (continuo a incrociare le dita; non si sa mai).
Sto parlando del semplicissimo leggere qualche pagina del libro.

Come?

Un passo alla volta. Ora comincia l’articolo vero e proprio che vede una specie di approfondimento sull’argomento (grazie per la pazienza ^^).

Non so sei hai presente il famoso “gatto” di Schrodinger. Molto (mooooolto) in breve, il paradosso (usato per spiegare che la meccanica quantistica, se applicata ad un sistema fisico macroscopico, fornisce risultati paradossali) vede un povero gatto, chiuso in una scatola d’acciaio, in cui è presente un’ampolla di una qualche sostanza radioattiva. Dopo un’ora, uno degli atomi di questa sostanza potrebbe disintegrarsi e, di conseguenza, uccidere il disgraziato animale, ma potrebbe anche non accedere (si parla di mera probabilità). Per cui, ci si ritrova in una situazione di stallo in cui, per quanto ne sappiamo noi che guardiamo questa scatola d’acciaio da fuori senza aver la possibilità di sbirciarci all’interno, il gatto potrebbe essere sia vivo che morto [per approfondimenti Wikipedia].

scodinger cat - acquistare libri

Ora, nella speranza di non averti già annoiato/a, vorrei spostare questo discorso al mondo dei libri. La scatola chiusa è un libro del quale, al momento, conosciamo (e magari apprezziamo) solo la copertina o il titolo o l’autore. In questo momento, in cui noi stiamo osservando il libro, siamo in una fase di stallo. Questo potrebbe, infatti, rivelarsi un capolavoro come una ciofeca colossale.
Quello che a noi interessa è sostanzialmente evitare la seconda (e, non necessariamente, imbroccare il primo… anche se una fortuna del genere non verrebbe certo disdegnata ^^).
Per il discorso che facevamo prima, in questo istante di stallo, il libro è sia l’uno che l’altra.
Tuttavia, dal momento che noi, a differenza del paradosso di Schrodinger, la “scatola” la possiamo aprire, apriamo il libro e leggiamo qualche rigo.

Possibilmente, l’estratto deve essere nella prima metà del libro, altrimenti si rischiano spoilerate (e, ormai lo sai già perché ti ho fatto una capa tanta, io odio gli spoiler).
Mi dirai: sì, tutto molto bello e poetico, ma il fatto che un libro sia ben scritto (o che lo stile narrativo mi piaccia) non mi risparmia certo dalla ciofeca.
No, no. Perfetto e hai ragione.
Diciamo che qui subentro io… o almeno ci provo e ci metto sempre tutto il mio impegno.

Dal momento che voglio realizzare recensioni il più possibile obiettive ed esenti da condizionamenti, sto trovando il metodo della scatola chiusa un buon metodo (per me), perché mi permette di seguire le mie idee. Non leggo recensioni o schede o riassunti, non leggo la quarta di copertina, non leggo nemmeno la biografia dell’autore. Nulla. Il rapporto è fra me, l’autore ed il suo scritto. Basta.
Dopo, una volta finito il libro, mi addentro un po’ nella questione, ma la recensione è già fatta e finita e, generalmente, non cambio mai molto.
Mi sento così di garantirti recensioni oggettive.

Inoltre, ti dirò la verità. Leggo da una vita e leggo anche tanto e sono arrivata alla seguente conclusione: solitamente, chi scrive bene, ha anche qualcosa da raccontare.


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Il profumo… dei libri

il profumo dei libri

Cosa ci appassiona di più in un libro? Oh, direi che le componenti sono tantissime e la lista dei “preferiti” potrebbe essere tranquillamente chilometrica: la copertina, la storia, l’autore, un personaggio, il finale, il messaggio e… e, sì, anche il suo profumo.

Il profumo dei libri.

Alzi la mano chi non ha mai provato ad avvicinare la punta del naso alle pagine di un libro (magari assicurandosi di non avere occhi indiscreti intorno) per dare una bella sniffata.

Colpevole: lo ammetto!

È un richiamo forte quasi quanto quello dei marinai per le sirene (con la differenza che, buon per noi, non ci sono spiacevoli conseguenze, a parte qualche occhiataccia per la nostra bonaria “sniffatina”).

In tutta onestà, non mi sono interessata al perché di questa “passione” per il profumo dei libri né al motivo per cui tutti i libri (con la distinzione nuovi o vecchi) sembrano avere lo stesso odore: è così – è sempre stato così – e basta.

Quasi come la necessità di bere o di mangiare, dopo aver comprato un libro nuovo, mi piace anche saggiarne l’odore… Oddio, detto così sembro quasi una feticista, ma sono convita che tu mi capisca!

Veniamo a noi, perché, come al solito, mi dimeno in lunghi panegirici e non arrivo mai al sodo della questione se non dopo venti righe (abbondanti).

Appurato l’amore per il profumo dei libri e a prescindere dalle preferenze personali (c’è chi, ad esempio, al profumo dei libri nuovi, preferisce quello dei vecchi… o viceversa), adesso arrivano anche gli studi scientifici che si interrogano sulla questione. Da che cosa derivano questi profumi così caratteristici?
Insomma, l’odore dei libri (nuovi o vecchi) si riconosce subito; passami la triste battuta, si sente a naso!

Compoundinterest.com ci illustra la questione, partendo da alcune premesse:

  • Punto primo: l’odore dei libri nuovi deriva da vari fattori (tutti, più o meno, di carattere chimico), come, ad esempio, il tipo di carta, l’inchiostro e la colla usati durante i processi di lavorazione dalle varie tipografie e case editrici;
  • Punto secondo: nel caso del profumo del libro vecchio, invece, il carattere di questo processo è più organico, poiché deriva dalla decomposizione (effettivamente, qui la questione risulta un po’ meno romantica) dei vari materiali prima citati.

Dal momento, però, che le componenti, per entrambe le tipologie di libri, sono estremamente volatili e soggette a degradazione (e, ripeto, diverse anche a seconda delle scelte delle case editrici circa il tipo di carta o inchiostro da usare), si ritiene che nessuno di questi elementi sia causa principe del classico odore che tutti i libri nuovi (a prescindere dai materiali usati) e tutti i libri vecchi (a prescindere dalla loro “anzianità” – per non dire decomposizione) hanno.

Quindi, sebbene sia possibile individuare notevoli colpevoli dell’aroma dei libri, non ne esiste uno (o meglio, ancora non è stato identificato) il colpevole che rende il profumo dei libri così caratteristico e unico. Possiamo dire che, sostanzialmente, non esiste ancora una spiegazione scientifica per il profumo dei libri.

Romantico, no?

il profumo dei libri


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Come si sceglie un libro?

La domanda è apparentemente banale: come si sceglie un libro?

E che ci vuole? Vai in una libreria/biblioteca punti il dito su di uno scaffale e gioco fatto.

Eh no!

Mossa imperdonabile per tutti noi amanti della lettura. La scelta del libro non è certo una questione aleatoria; no, assolutamente. Si tratta, in verità, di un sommo studio nascosto dietro quel sempre gesto del prendere un libro da uno scaffale. Innanzitutto, non si tratta certo di un libro né di uno scaffale. Gli articoli indeterminativi, in questo caso, non vanno proprio bene!

La scelta del libro da leggere (o anche da regalare) è frutto di un pensiero curato, accurato e molto meditato.

Insomma, mi perdo sempre in mille parole prima di cominciare. Allora, ecco come risponderei io a questa domanda (senza ovviamente nessuna pretesa di voler indicare una strada valida per tutti).

Primo passo – Il colpo d’occhio

Lo ammetto: la copertina mi attira. C’è poco da fare.
È vero che “un libro non si giudica dalla copertina”, ma è innegabile: una copertina ben realizzata attira subito. Tra i tanti scaffali pieni di libri di una libreria è impossibile guardare ogni singolo libro; quindi, vince il colpo d’occhio.

Nel marasma di libri, è avvantaggiata la copertina e non la costola. E tra le copertine vince sicuramente una ben fatta.
E non parlo necessariamente di una bella copertina; semplicemente di una che attiri l’attenzione (per il carattere usato nel titolo, per i colori, per l’immagine presente…).

Si tratta di un qualcosa di veramente soggettivo e personale, ma ti faccio un esempio pratico.

come si sceglie un libro - esempio storia di una ladra di libri

Stesso libro (semplicemente con titolo diverso, cambiato dopo l’uscita al cinema del film), stessa casa editrice; tra le due copertine, però, preferisco la seconda.

Saranno i colori più vividi; il rogo sullo sfondo che evoca amari ricordi o le bandiere naziste, rosse e minacciose, che fanno da contralto allo scuro della figura della protagonista, nonostante si trovi in primo piano.

Insomma, me le trovassi davanti in libreria sullo stesso scaffale, a colpo d’occhio (ricordiamo che stiamo ancora parlando di una mera impressione visiva), mi avvicinerei per prendere la seconda copertina di Storia di una ladra di libri.

Magari, invece, per gli stessi motivi qualcuno opterebbe per la prima copertina.

È innegabile comunque che ognuno di noi, di primo acchito, è più predisposto verso una copertina piuttosto che l’altra.

Stabilito così il primo contatto, si passa al secondo punto.

Secondo passo – Alla scoperta!

come si sceglie un libro - jack-and-barbossa

Se la copertina attira stile richiamo di sirena, poi i contenuti sono quelli che contano davvero. E quindi? Come si scoprono i tesori presenti nel libro?

Eh… sinceramente? Male…

Ho passato varie fasi in questo senso (un po’ come i periodi blu e rosa di Picasso XD), ma ancora non sono sicura d’aver trovato quello che mi soddisfa. I rischi sono molteplici: scegliere il libro sbagliato, incorrere nello spoiler della trama…

Nel mio primo periodo – fortunatamente durato pochissimo, anche se ancora oggi ho qualche deleteria ricaduta -, chiamiamolo del “punta al successo“, mi convincevano i bestseller (o i vincitori di premi letterari).
Vedevo il bollone o la fascetta che mi rassicurava sulla quantità ingente di copie vendute (o sull’immensa bravura dell’autore) ed io ero contenta nel mio brodo di lettrice: ha venduto tanto (ha vinto un premio importante) = sarà un buon libro.
NO!
Per carità, non cadere nel mio stesso errore.

Certo, ci sono dei bestseller (e lo stesso, ovviamente, vale anche per i vincitori di premi letterari) che valgono davvero (altrimenti, non sarebbero dei bestseller), ma altri… o anche proprio no (quelli in cui ti chiedi: ma come diavolo hanno fatto a vedere così tanto? Una mezza risposta credo che la fornisca Wikipedia con la sua definizione di Best seller di consumo:

Libro creato ad hoc per raggiungere molto pubblico. Ogni dettaglio, dalla veste grafica accattivante al costo contenuto, viene studiato per consentire la più ampia accoglienza possibile da parte del mercato. Si tratta in genere di un romanzo di facile lettura (fast book), spesso legato a fenomeni culturali del momento, e talvolta associato abbastanza direttamente a una trasposizione filmica. Esempi recenti sono i romanzi Chick lit come Il diavolo veste Prada, e la fortunata saga di Twilight).

E, talvolta, la stessa meccanica è alla base anche di alcuni concorsi letterari (soprattutto i più importanti a livello nazionale)… Ma questo è un altro (lungo) discorso.
Quindi?

Quindi, ecco che subentrò il mio secondo periodo dell'”ingrana la quarta“. Per “quarta” intendo la quarta di copertina. Così, afferrato il libro e tiratolo giù dallo scaffale, mi leggevo avidamente la quarta di copertina. E? E non sempre è stata la scelta giusta.
Nel corso di questi anni, mi sono imbattuta in quarte scritte con i piedi; quarte che nulla avevano a che vedere con la trama principale del libro; e, le più odiose di tutte, quarte che ti spiattellavano 2/3 del libro.

Arriviamo alla fine.

La soluzione che mi sono scelta (e, ripeto, ciò purtroppo non mi salva dal ricadere nei miei precedenti periodi neri) è quella di leggere qualche pagina del libro, preferibilmente le prime (per il solito discorso di evitare spoilerate involontarie).

Lo so, lo so… Non è carino mettersi a spulciare i libri impalata in mezzo alle corsie di una libreria con la gente che vuol passare e te che sei – spesso e inconsapevolmente – proprio precisa sul loro percorso.

Tuttavia, leggere qualche paragrafo (anche poche righe in verità), mi consente di capire se il libro può fare per me (e, soprattutto, se il modo in cui il libro è scritto mi piace – sono un po’ pallosa da questo punto di vista… pensandoci meglio non solo sotto questo punto di vista; comunque la scrittura è un buon 70% del valore del libro… secondo me).

Certo, nulla salva da una storia brutta… ma questo possiamo scoprirlo solo a fine lettura! ^^

Terzo passo: L’opinione “pubblica”

come si sceglie un libro - terzo passaggio

Sì, sapere cosa ne pensano gli altri fa sempre comodo – e non lo dico solo perché gestisco un blog sui libri (=p).
Spesso è impossibile trovarsi d’accordo su di un libro: si tratta di gusti personali e impressioni soggettive. Ma quando succede (nel bene o anche nel male) è impossibile da ignorare.
Se qualcuno si è preso il disturbo di lasciare la propria opinione su qualcosa, perché non ascoltare?

Quarto passo: Varie ed eventuali

Qui direi che possiamo farci rientrare tutte le possibili variabili: umore, periodo dell’anno (per esempio, c’è chi d’estate preferisce letture leggere), libri in offerta e qualunque altra cosa ci venga in mente a seconda del momento, dalla posizione degli astri o della Luna nel nostro segno ect.

In conclusione, quindi, come si sceglie un libro?
Come abbiamo visto, la domanda non ha una risposta né facile né immediata. Ognuno di noi ha poi il suo metodo e la sua tecnica convalidata nel corso di anni e anni di caccia spietata al libro perfetto.
Ma esiste poi questo libro perfetto? Sì. Secondo me, per ognuno di noi ci sono infiniti libri perfetti. Il guaio è che, per trovarli, bisogna un po’ sporcarsi le mani!


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