Consigli di lettura estate 2017

Cosa c’è di meglio in spiaggia che un bel libro sotto l’ombrellone? Nulla!

Eccoti, quindi, i miei suggerimenti per questa estate con le mie letture più recenti (e pubblicate anche di fresco).

Solo una piccola premessa prima di cominciare. Non sono una a cui piacciono le “letture estive” nel senso corrente del termine, cioè romanzi scadenti letti solo come riempitivo. L’estate anzi per me diventa l’occasione per potermi concentrare meglio su alcuni titoli che, nel corso dell’anno, non ho potuto affrontare.

Anche d’estate, quindi, io sono alla ricerca di libri che mi trasmettano qualcosa: un’emozione, un messaggio, una semplice sensazione. Detto questo…

Cominciamo!

SUGGERIMENTI PER BAMBINI E RAGAZZI

La lettura per i più giovani viene talvolta snobbata dagli adulti, anche perché molto spesso si riduce a sciocchi cliché e meccanismi narrativi davvero troppo scontati. Invece quelle che ti propongo qui sono due letture (due saghe; solo la seconda è conclusa) per giovani, ma godibili anche da un pubblico più maturo.

Thron, dodici anni, schiavo. Il suo venditore ne sta esaltando i pregi (l’età, la robustezza, le mani forti da contadino) a un possibile compratore, Mastro Shann.

Ma una vita da schiavo non fa proprio per lui e il ragazzo le prova tutte per scoraggiare l’acquirente, con la conseguenza di far non poco adirare il mercante di schiavi (anche perché non si tratta della prima volta). Per la cronaca, la schiavitù sarebbe vietata… ma lì, in quelle lande deserte, non ci sono leggi che tengano.

Così Thorn non può far altro che accettare il suo destino in silenzio… se scoprissero il reale motivo per cui è fuggito dal suo villaggio, la sua fine sarebbe molto più terribile della semplice schiavitù. Alla fine, il compratore si rivela inaspettatamente un altro uomo, molto più terribile del precedente. Si tratta di un boia, uno dei più terribili e temuti.

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Per evitare antipatici spoiler, non inserisco l’estratto della mia recensione. Puoi comunque leggerla qui.

1956. È un altro mondo quello su cui sorge il sole ogni giorno: l’operazione Leone Marino (l’invasione della Gran Bretagna da parte della Germania nazista) è stata attuata con successo; i giapponesi e i tedeschi hanno schiacciato i russi in una doppia morsa; l’Asse ha vinto; la guerra è finita e il mondo è spaccato.

Da una parte, la grande Germania; dall’altra la zona di co-prosperità della Grande Asia orientale (sotto dominazione giapponese).

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Per evitare antipatici spoiler, non inserisco l’estratto della mia recensione. Puoi comunque leggerla qui.


SUGGERIMENTI NARRATIVA

Qualche suggerimento ora per i più grandicelli con un po’ di narrativa (di svariati generi; per il momento, abbiamo fantascientifico, storico) e memoir/autobiografie.

2575. Siamo sulla colonia mineraria di Kerenza, agli estremi di una zona di galassia praticamente disabitata.

L’isolamento di Kerenza ha permesso alla compagnia proprietaria del giacimento, la Wallace Ulyanov Consortium, di gestire un’estrazione di hermium non proprio lecita.

E un giorno pare che sia venuto il momento di pagare lo scotto: una società rivale, la BeiTech Industries, non solo si presenta sul pianeta con ben quattro navi da guerra, ma comincia senza alcun preavviso a bombardare la colonia piena di abitanti.

La popolazione – una parte almeno – viene evacuta sulle navi della compagnia, la Hypatia, la Copernicus e la Brahe, aiutate da un quarto vascello, l’Alexander della United Terrain Authorithy, giunto in soccorso dopo aver captato la richiesta d’aiuto.

Segue un violento scontro e gli assalitori riportano grosse perdite…

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La giovane Alexandrina Victoria – Drina per gli intimi – è destinata a un grande futuro – se lo zio Guglielmo le farà il dono di lasciarle il trono quando lei avrà raggiunto i diciotto anni così da essere libera dall’assurdo “Sistema Kensington“, una serie di regole impostale dalla madre e dal di lei… amichetto Lord Conroy, i quali le hanno praticamente impedito di godere del mondo esterno e della altolocata società inglese (per la cronaca, la futura regina dorme ancora in camera con la madre). 

Insomma, ecco arrivare il giorno sperato. Drina è diciottenne da un mese; è teoricamente libera dalla tutela opprimente della madre e… è appena diventata regina

Ma su di lei le chiacchiere dei notabili e del popolino già si sprecano: è nana, è isterica, è inesperta, analfabeta e impreparata, troppo giovane, inadeguata al ruolo che sta per assumere, un burattino nelle mani della madre e di Lord Conroy (e la madre, a sua volta, è a dir poco succube del fascino di Conroy). 

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È in corso il giveaway di questo libro. Trovi maggiori informazioni qui.

Stipati, sballotatti. Dimenticati perché non sono più esseri umani quelli o almeno, tra poco, non lo saranno più.

La musica li accoglie alla discesa dal treno e li inganna. Gli uomini col fucile li separano, forse garantendogli una doccia per ristorarsi dal lungo viaggio. Un uomo in camice bianco, un medico, promette d’aver cura dei gemelli perché la loro simmetria è preziosa.

Ma la stazione a cui il treno si è appena fermato è piena di abominevoli inganni, di false promesse che troppo facilmente si trasformano in subdole cattiverie e in violenza «ingegnosa e calcolata», perché il nome del posto è Auschwitz.

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Zuleika apre gli occhi. Si sveglia. Svuota il pitale della Vampira (anzi detta suocera), poi comincia le faccende quotidiane tra la casa, gli animali e tutto il resto: spalare la neve, tagliare la legna, pulire l’izba, preparare il cibo, preparare il bagno a suocera e marito, conservare il cibo, lavare, sprimacciare… e sia daccapo.

Murtaza – il marito – la chiama, le ordina i compiti da svolgere, la sgrida.

La Vampira, cioè la madre di Murtaza, la chiama, le impone, la sgrida offendendola.

E Zuleika è sempre lì, in silenzio, divisa tra il rispetto e l’educazione. E fatica, fatica a gobba china, in mezzo alla neve nel gelo.

Arriva, però, il giorno in cui chi la chiama non è Murtaza né la Vampira, ma l’Ordarossa.

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SUGGERIMENTI MEMOIR

Fare profiling, quando ancora la parola risuonava simile a un rito di propiziazione degli dei, non è proprio un compito facile tra casi che si accumulano in ogni parte del mondo; pressioni e – comprensibili – insistenze da parte delle famiglie offese, della comunità, magari anche dei media; burocrazia governativa; diffidenza e circospezione da parte dei poliziotti di turno.

Ma questo è il lavoro di John e questa è la sua storia, degnamente raccontata da lui e da Mark Oldhaker.

John Douglas è un profiler del Federal bureau of investigation (FBI); praticamente lo possiamo pure definire il primo della sua specie.

Il suo lavoro lo porta a giro per gli Stati Uniti (e per il mondo), lontano dalla famiglia; immerso in una dimensione di atrocità in cui il tempo è il peggior nemico.

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A dispetto di un titolo così romantico ed evocativo, Il farmacista del ghetto di Cracovia non è un racconto né un romanzetto.
È una testimonianza dura – terribilmente dura – ma diretta delle follie naziste.

Siamo qui in una Polonia appena diventata il nuovo parco giochi nazista, in particolare ci troviamo a Cracovia… nel ghetto – pardon, “Quartiere ebraico” – di Cracovia.

E il quartiere con i suoi edifici chiusi sul “lato ariano” e stipati fino all’inverosimile di persone (circa 17.000), con le sue strade nelle quali si riversano anche bambini e ammalati e malati di mente durante i “trasferimenti”, con i suoi accessi militarmente controllati, è un quartiere completamente trasformato.

Non solo per la nuova conformazione, i nuovi limiti invalicabili in filo spinato, il coprifuoco… sono le persone a essere cambiate…

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… altri consigli in arrivo!

Il distributore di libri

Dopo un approfondimento sul prezzo dei libri, avevamo compreso come sulla cifra finale che compare in copertina concorressero alcune percentuali per autore ed editore.
Accanto a queste due figure avevamo “conosciuto” anche altri due importantissimi ruoli: quello del libraio e quello – forse meno conosciuto – del distributore.

Dal momento che, nella filiera del libro, il suo apporto incide per un buon 50% sul prezzo finale (secondo altre stime si arriva anche al 65%), vorrei soffermarmi un attimo su questa figura: il distributore di libri.

Innanzitutto, chi è e cosa fa il distributore?

Ammetto che la sua esistenza mi era sconosciuta fino a poco tempo fa.

Come semplice lettrice non mi sono sinceramente mai preoccupata di come i libri finissero sugli scaffali delle librerie (o nei supermercati, fiere, edicole, ect.): voglio dire… sarà opera di un libroso corriere.

Né mi sono mai interrogata sul perché di alcuni libri fosse più facile reperirne le copie mentre di altri sembrava trattarsi di una missione impossibile.

La soluzione, però, è presto data: il merito – o la colpa – va al distributore.

Il quale può essere diretto, nel caso in cui la casa editrice distribuisca da sola i suoi libri (ad esempio, Mondadori, GeMS, Feltrinelli…) oppure indiretto nel caso in cui la gestione sia affidata a un società terza rispetto all’editore.

Messaggerie S.p.A. è uno dei più grandi (insieme a Mondadori) distributori di libri in Italia, essendo la società indissolubilmente legata al gruppo Mauri Spagnol (per citarne solo alcune del gruppo: Longanesi, Guanda, TEA, Corbaccio, Chiarelettere, Garzanti, Nord, Salani, Ponte alle Grazie, Bollati Boringhieri…).

Nel 2014/2015, Messaggerie e Pde (cioè il gruppo Feltrinelli) si sono fuse insieme, creando un gigantesco polo di distribuzione (il precedente accordo con Giunti è saltato; e adesso Giunti si affida ad Amazon).

Insomma, sarà il caso che mi fermi qui con gli intrecci che è pure peggio di Beautiful.

Il punto è che il distributore – come suggerirebbe il nome – non è solo chi distribuisce il libro portandolo fisicamente nei vari centri di vendita. Per intenderci: il distributore non è un semplice corriere libroso… almeno non solo.

Il distributore – in questo caso detto agente – è anche colui che indica, consiglia l’acquisto di un determinato libro a discapito di un altro; suggerisce una stima di copie utili per la vendita e assicura ai centri vendita interessati locandine, espositori ect.

Ovviamente, non tutti i distributori sono agenti e non tutti gli agenti sono distributori.

Eh, lo so… il mondo dell’editoria è molto più complesso e sfaccettato di quel che appare in superficie.

E il discorso si complica ancora di più se inseriamo la questione del reso e le piccole librerie indipendenti (ma magari ne parliamo in una prossima puntata… sembra di aprire una matrioska!).

Per concludere, però, almeno il discorso sul distributore e il prezzo dei libri.

Il distributore acquista i libri dalla casa editrice con uno sconto che va dal 50% al 65% (a seconda delle stime). Quindi, li propone al libraio con uno sconto che generalmente si aggira attorno al 30%, guadagnando fino al 35% sul prezzo di copertina.

Va considerato, inoltre, che

il distributore paga i libri solo dopo averli venduti, riservandosi il diritto di renderli quando vuole (a volte anche rovinati); quindi dalla stampa del libro all’incasso delle vendite, le case editrici possono dover attendere 6 mesi!
[Fonte: Rapsodiaedizioni.com]


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Salone del Libro 2017

Il Paradiso esiste e io l’ho trovato a Torino… al Salone del libro!

Famelica. Per quanto mi possa definire una buongustaia, non sono mai stata famelica… nel senso che, a un certo punto, capisco quando è arrivato il momento di fermarsi.

Be’, Torino ha distrutto questa mia sicurezza… sarà stata l’aria pregna del magico odore delle pagine stampate di fresco, saranno stati quei due gradi di latitudine differente, ma ho bisogno di un altro Salone del libro… possibilmente a breve (un anno da aspettare è troppo).

Venendo a noi.

Il Salone è enorme, gli spazi vastissimi, le sale incontri gettonatissime, ospiti prestigiosi e gli stand tra cui curiosare infiniti. Una giornata non basta per girarlo tutto con attenzione.

Le novità SUR al Salone del Libro

Tuttavia, anche con poco tempo a disposizione, si possono fare scoperte preziose.

Gli operatori dei vari stand sono, infatti, disponibili a illustrare le novità e i titoli esposti, accompagnandoti praticamente per mano nella ricerca del libro-fatto-a posta-per-te (e io cedo facilmente a chi mostra impegno e passione nel fare il proprio lavoro… qui puoi scorrere la lista che la mia smania d’acquisto ha prodotto).

Uno stand al Salone del Libro è effettivamente una vetrina immensa per farsi conoscere e per conquistare nuovi lettori.

Per darti un’idea: dal Salone sono passati circa 140mila lettori – o aspiranti tali – cui vanno aggiunti gli oltre 65mila che hanno partecipato al Salone Off (totale: 165.746).

Dalla ormai famosa Piazza del Lettori (chi mi segue su Facebook e social vari ha già visto la mega torre di libri), sono stati venduti oltre 12mila volumi.

Insomma, bei numeri…

Protagoniste indiscusse del Salone del Libro sono da sempre le case editrici indipendenti – piccole, medie e grandi – tutte molto attive nel farsi conoscere e nel promuovere i loro autori.

Lo stand di Gainsworth publishing

Le grandissime case editrici – Mondadori e il corposo gruppo GeMs – non hanno partecipato a questa edizione del Salone, preferendo a questa la versione di Milano (ma provocando inconsapevolmente una sorta di tsunami di rivalsa nell’organizzazione del Salone di Torino, come riportato in questo articolo de IlPost).

Ma, come riportato da La Stampa di Torino sono già stati invitati per il prossimo Salone, che si svolgerà dal 10 al 14 maggio 2018.

«Ai grandi gruppi editoriali che quest’anno non sono venuti al Salone dico “vi aspettiamo l’anno prossimo”» ha aggiunto La Gioia: «amici di Mondadori vi sento vicini. Aiutateci a fare di questo Salone qualcosa di ancora più bello e lasciate che gli amici di Einaudi siano restituiti al loro Salone. Ritroviamo lo spirito di vera amicizia e collaborazione».
[Fonte: LaStampa.it]

Concludo rimandandoti agli acquisti che ho fatto al Salone, scoprendo anche alcune case editrici molto appassionate.

In fondo all’articolo, trovi lo slider con le foto che ho scattato – purtroppo, non mi entravano tutte le corpo dell’articolo.

Insomma… l’anno prossimo saprai già dove trovarmi! ^^


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6 (+1) personaggi femminili letterari cazzuti

Sono loro i miei sei personaggi femminili letterari cazzuti.
Determinate, coraggiose; nessuno può metterle in un angolo!

Cominciamo!

  • Elizabeth Bennet, Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen

Keira Knightley in Orgoglio e Pregiudizio (2005)

Sarcastica e indipendente, Elizabeth è il tipo che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

Protagonista in “Orgoglio e Pregiudizio“, uno dei capolavori di Jane Austen, Elizabeth ha le idee ben precise ed è pronta a difenderle (anche a costo di incappare in qualche piccolo pregiudizio).

  • Marian Halcombe, La donna in bianco di Wilkie Collins

 Maria Friedman nel ruolo di Marian Halcombe, nel cast originale dello spettacolo di Broadway

Marian è un personaggio femminile di un’estrema grandezza, considerando anche – e senza offesa alcuna – che viene delineato con precisione da un autore (Wilkie Collins ne “La donna in bianco“) nel 1859.

Nonostante la situazione critica che dovrà affrontare, non si farà problemi a raccogliersi le gonne e arrampicarsi sui tetti!

  • Éowyn, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien

Éowyn interpretata da Miranda Otto nella trilogia di Peter Jackson

Re degli stregoni: «Stupido. Nessun uomo può uccidermi. Ora muori.»
Éowyn: «Io non sono un uomo!»

E qui parte l’ovazione… ogni-volta!

Coraggiosa, determinata e intelligente, Éowyn è un personaggio femminile forte, ma ha anche il cuore di una giovane ragazza un po’ sognatrice. Tuttavia, la guerra la metterà davanti a scelte critiche, le farà trovare un amico fidato e, finalmente, le indicherà la giusta strada da seguire.

  • Irene Adler, Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle

Irene Adler disegnata da Charles Dana Gibson

Semplicemente “La donna“.

Scaltra, intelligente, astuta, bellissima e affascinante, Irene è l’unica ad aver gabbato Sherlock Holmes. Pur comparendo come personaggio attivo in un solo racconto dell’universo poliziesco di Doyle (“Uno scandalo in Boemia“; seppure citata, più o meno velatamente, in altri), Irene Adler è una figura di grande riferimento nel mondo dei gialli.

Nella recente serie televisiva con Benedict Cumberbatch nel ruolo del caro Sherlock, devo purtroppo ammettere che la sua figura è stata un po’ bistratta e non è affatto degna del corrispettivo letterario.

  • Hermione Granger, Harry Potter di J.K. Rowling

Non c’è bisogno di presentazioni, ma Emma Watson nel ruolo di Hermione Granger

Parliamoci chiaramente: se Hermione non ci fosse stata, dubito seriamente che Harry Potter se la sarebbe cavata così bene nella sua lotta contro tu-sai-chi.

Sarà saccente, ma è coraggiosa, determinata e intelligente; sempre pronta a rischiare e sacrificarsi per le persone alle quali vuole bene.

Nella recente versione “matura” che abbiamo (in “Harry Potter e la maledizione dell’erede“), sinceramente mi cade in qualche banalità non degna di lei… ma le vogliamo bene in ogni caso!

  • Ella, Il dono della fata di Gail Carson Levine

Anne Hathaway in “Ella Enchanted” (2004)

Fare ciò che gli altri ci impongono? Giammai! Ma, purtroppo, è quello che accade alla sventura Ella grazie a una psicopatica fata madrina che le dona l’ubbidienza.

Nonostante legata a questo assurdo “Dono della fata“, Ella riesce a ritagliarsi la propria indipendenza grazie a un carattere forte e deciso.

  • Marguerite Blakeney, La Primula rossa di Emma Orczy

Jane Seymour nel film per la TV “La primula rossa” del 1982

New entry – ma assolutamente non da meno rispetto alle altre -, Marguerite Blakeney.
Inglese di adozione (per matrimonio con il poco sveglio Lord Blakeney), Marguerite è definita da tutti una donna dall’intelligenza non comune.

Purtroppo, una serie di sfortunati eventi, la porterà a diventare una spia al soldo di un losco francese che le chiederà di scoprire l’identità della Primula rossa.


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Il prezzo dei libri

Da quanto ho aperto il blog (nel lontano settembre 2014) scopro ogni giorno come il mondo legato ai libri sia variegato, sfaccettato, meraviglioso e, , anche ricco di contraddizioni e punti critici.

No, stavolta non parlerò del numero basso di lettori o dei parametri che vengono presi in considerazione per rendere un libro “bestseller“. Oggi… parliamo di aspetti più vili e materiali come il prezzo dei libri.

Non tutti – forse – sanno che esiste una legge che regola il prezzo dei libri. La legge in questione – odiata, amata e rimaneggiata nel tempo – è l’art. 11 della legge 62/2001 poi modificato dalla legge n. 128/2011 (oggi nuovamente oggetto di discussione).

In breve, la legge impone uno sconto massimo del 15% sul prezzo fissato all’origine dall’editore (o dall’importatore). Si può sperare in qualcosina di più (fino al 20%) se ci si predispone ad acquistare determinati libri «venduti in occasione di manifestazioni fieristiche e per quelli destinati a particolari categorie di consumatori (ONLUS, scuole, centri di formazione, università, istituzioni o centri scientifici e di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici)» oppure in presenza di campagne promozionali (fino al 25%).

Nonostante sia stato segnalato che una tale ingerenza sui «tetti massimi agli sconti sul prezzo dei libri [possa] limitare la libertà di concorrenza dei rivenditori finali», la nostra legge è ancora al suo posto.

Comunque, questa è la parte finale del nostro percorso, perché quando il libro arriva nella libreria – scontato o meno – ha già il suo bel prezzo iscritto in copertina.

E la domanda è: come si fa a determinare questo costo e differenziarlo da volume a volume?

Partiamo dal presupposto che i prezzi di tutti i generi in commercio hanno subìto delle variazioni dovute a una variegata quantità di elementi: inflazione, crisi economica, percezione del proprio potere d’acquisto (io, ad esempio, sono ai minimi storici), ect.

Per combattere la crisi, ad esempio

GFK calcola che dal dicembre 2015 all’aprile 2016 il numero di libri venduti è calato del 2,3 per cento, ma gli incassi sono cresciuti del 3,6. Secondo l’analisi del Post, «l’unica spiegazione possibile – dal momento che si può escludere che all’improvviso si stiano vendendo solo i libri che costano tanto, viste le classifiche – è che gli editori stiano rispondendo al calo di vendita alzando i prezzi medi dei loro libri». Ogni libro in commercio in Italia costerebbe, mediamente, 0,73 centesimi in più.
[Fonte: Cultora.it]

E, in ogni caso, il prezzo medio di copertina di quest’anno si aggira attorno ai 16€, mentre l’anno passato era di 13,30€.

Il punto è che il libro ci arriva tra le mani già prezzato… ma quali variabili rientrano in questa valutazione finale?

Una serie.

In primo luogo, una parte della valutazione è fatta in base alle “materie prime” usate: qualità della carta, copertina rigida (o no), sopraccoperta (o no).

L’uso di una carta più “scadente” comporta ovviamente un prezzo più basso; mentre, di contro, una copertina rigida, magari cartonata, lo alza.

Personalmente, non sono una patita delle versioni tascabili o meno, ma apprezzo il costo contenuto delle prime.

Trovo competitiva e lungimirante la scelta del mercato anglo-americano di pubblicare – a breve distanza l’una dall’altra – la versione “bella” e la versione “meno bella” di un libro in modo da coprire ogni fascia di lettori e ogni tasca (se qualcuno è in ascolto, potrebbe essere un’idea fare una cosa simile anche in Italia – cioè tempi brevi tra la prima edizione e quella più economica – visto che molti lettori preferiscono comprare gli e-book o aspettare la disponibilità in biblioteca dato l’alto costo delle nuove edizioni).

Poi rientrano tutta una serie di determinanti dette di gestione, tra le quali rientrano: costi di traduzione, impaginazione, correzione di bozze, editing, ufficio stampa ect. a cui vanno aggiunte anche quelle meramente d’ufficio (come, ad esempio, la luce, il telefono et similia).

Altro fattore che concorre alla formazione del prezzo sono i lettori stessi; per la precisione, il pubblico a cui il libro è rivolto.
Un libro di un autore famoso, magari atteso da tempo, avrà un costo un po’ più alto; il libro di una star del web avrà un costo più ridotto considerato che si rivolge a un pubblico prevalentemente giovane (quindi, non stipendiato).

Ma potrebbe incidere sul prezzo anche quanto il libro è stato pagato alla fonte (ad esempio, se si tratta di un autore straniero a cui sono stati pagati forti diritti per la pubblicazione).

Alla fine, però, non pensare che l’editore voglia fare la cresta sul prezzo per approfittarsi spudoratamente del lettore. Infatti

 […] oggi per un editore medio grande – che sia cioè in grado di stampare un numero sufficiente di copie per spuntare prezzi competitivi – il costo di produzione di 7-8 mila copie di un libro di 250 pagine in brossura (cioè non con la copertina rigida) è di 1,5-1,8 euro a copia. Il prezzo di vendita è circa dieci volte più alto. In libreria, infatti, quel libro costerà tra i 16 e i 19 euro. È un ricarico che appare simile a quello di beni di lusso, quelli dove il marchio risulta determinante rispetto al prodotto. I libri, invece, sono tra le merci che offrono margini di guadagno più bassi. Su un campione di 100 libri pubblicati, la media di margine per l’editore è intorno al 4-5 per cento, che può salire fino al 7-8 quando la casa editrice va molto bene, cioè se in quell’anno imbrocca uno o più bestseller.
[Fonte: IlPost.it]

Questo perché, esclusi i costi di produzione (che incidono, tutto sommato, poco sul prezzo finale), sul prezzo della singola copia devono conteggiarsi anche i costi di gestione e d’ufficio che indicavano poco sopra, i diritti dell’autore (che possono andare dal 6 al 15%), ma sopratutto i costi di distribuzione che incidono per il 50% sul prezzo finale.

Detto questo, però, come non si deve pensare male dell’editore, non si deve pensare troppo male del distributore che

trattiene per sé il 50/55% del prezzo di copertina di un libro ma il suo vero guadagno è del 20/25% in quanto cede il 30/35% al libraio nel momento in cui raccoglie gli ordini dei libri (le catene più grandi come il circuito di librerie Feltrinelli o Mondadori o Librerie Coop spesso richiedono il 40% e in questo caso il guadagno del distributore scende).
[Fonte: Sololibri.net]

Tuttavia, se le copie dovessero restare invendute, chi ci rimette non sono né il distributore né il librario (che potrà azionare il reso dopo 60-180 giorni), ma ancora una volta l’editore.


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