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Acciaio Numeri Primi recensione

Dati gli scarsi aggiornamenti nei giorni scorsi, quest’oggi ci occuperemo di due libri sotto certi punti di vista simili. Entrambi, infatti, scritti, non molti anni fa (2010) e vincitori, tra gli altri, del premio Strega e Campiello, sono opera prima di due autori italiani: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano e “Acciaio” di Silvia Avvallone.

la solitudine dei numeri primi - paolo giordanoTitolo: La solitudine dei numeri primi
Anno di pubblicazione: 2008
Autore: Paolo Giordano
Genere: Formazione

Cominciando dal primo, “La solitudine dei numeri primi” tratta della triste e sciagurata storia (come se nel mondo non esistessero altri che se la passano peggio e, magari, si lamentano anche meno) di due ragazzi, Mattia e Alice. Il primo, gemello di una bambina autistica, volendo ardentemente partecipare ad una festa dei suoi compagni di classe, smolla la sorellina, affidatagli senza alcun problema o preoccupazione dai genitori (? – stiamo comunque sia parlando di un bambino delle elementari), in un parco. Al suo ritorno, della sorellina ovviamente non ci sono più tracce e si pensa che possa essere annegata nel fiume (guarda caso) lì vicino (quando si dice la sfortuna!). L’altra, Alice, durante una lezione di sci, alla quale lei, non essendo amante dello sport, è sostanzialmente costretta a partecipare dal padre, si perde, cade in un burrone, dal quale riemerge zoppa per il resto della vita. Segue: l’essere vittima di battute cretine alle medie (e chi in classe non aveva dei compagni pronti a trovare qualcosa di sbagliato anche nel colore della tua matita? Come si dice, la mamma dei cretini è sempre incinta…), autolesionismo gratuito, il disperarsi per niente in età adulta e l’incapacità di entrambi i protagonisti di amarsi a vicenda (sebbene non si facciano problemi a sposarsi con persone che non amano o delle quali sono semplicemente infatuate perché sono i primi che gli prestano attenzioni – vedi, Alice – o a trascorrere notti di passioni con misconosciuti – vedi Mattia)… Mah, ehi, loro sono numeri primi, destinati per sempre ad essere soli, quindi…

Titolo: Acciaioacciaio - silvia avallone
Anno di pubblicazione: 2010
Autrice: Silvia Avallone
Genere: Romanzo

Passando al secondo libro, “Acciaio”, devo dire che questo almeno potrebbe
essere interessante per coloro che conoscono, anche solo perché di passaggio, la città di Piombino. Seguendo, infatti, le alterne vicende di due ragazzine, Francesca e Anna, il libro mostra una spaccato di una Piombino semplice, concentrata tutta attorno ai quartieri popolari e alle acciaierie. Questo è l’unico aspetto che ho apprezzo; per il resto, vedi sopra. Le ragazzine si fanno problemi dove sostanzialmente non ci sono e, in alcuni casi, i loro comportamenti risultano un po’ strambi, passando ovviamente attraverso clichè e topos già visti e rivisti (ragazzi, uscite serali, piccole gelosie, situazioni familiari disastrate, strane esibizioni mattutine in cui le due si mostrano nude a tutti gli abitanti dei palazzi limitrofi). La fine non porta quasi a nulla, se non una maggiore consapevolezza di sè e una migliore comprensione di quello che era palese fin dalle prime pagine del libro.

Come avrete capito, non ho molto apprezzato questi due libri. I personaggi sono scialbi, apatici, incapaci di rimboccarsi le mani e vivere la loro vita senza bussare allo sportello “ufficio complicazioni affari semplici”. L’evoluzione, la crescita, sempre se c’è, è scarsa. La narrazione è semplice, elementare, per carità, chiara, ma dove sono finiti i nostri grandi scrittori, quelli che davvero con le parole sanno giocare?! Li consiglierei?, forse prestati da qualche amico, giusto per una lettura estiva.


 

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Non lasciarmi andare recensione

recensione Non lasciarmi andare - CohenTitolo originale: J’aurais préféré vivre
Anno di pubblicazione: 2007
Autore: Thierry Cohen
Titolo in Italia: Non lasciarmi andare
Anno di pubblicazione ITA: 2008
Genere: Romanzo

Lo premetto: il libro non mi è particolarmente piaciuto. Mi è sembrato, come dire, una semplice storiella: parecchi i luoghi comuni, comportamenti dei personaggi un po’ troppo fuori dal seminato e, alla fin fine, anche un po’ troppo prevedibile. Ben inteso, dal mio punto di vista, non mancano i lati positivi: primo fra tutti si legge agilmente. Sono solo 199 pagine, quindi in un pomeriggio si inizia e si finisce. Punto secondo, sono solo 10€ (che, però, a parer mio, comunque, potrebbero essere spesi in qualcosa di più interessante e meno scontato).
Venendo a noi. La storia comincia in modo un po’ melenso alla Nicholas Sparks (per chi non lo conoscesse da suoi libri sono stati tratti anche numerosi film: “Le parole che non ti ho detto”, “I passi dell’amore”, “Come un uragano”…): Jeremy, il nostro protagonista, decide, in occasione del giorno del suo ventesimo compleanno di dichiararsi all’amica di una vita, Victoria, (che lui ha sempre e profondamente amato – nonché spiata dalla terrazza (?) -, nonostante lei abbia una spiccata predilezione per l’uomo macho duro e puro). Ed ecco che arriva subito la prima caduta di stile nello scontato: finita quella che succcessivamente verrà definita una dichiaraziona d’ammmore favolosa (cinque stelle!, sfortunamente non riportata nel libro), arriva uno dei tanti macho che si sono succeduti nel corso degli anni alla corte di Victoria (questo, però, è il fidanzato) con le classiche battute imbarazzanti (“Questo è Hugo, il mio fidanzato“… come se ci fosse bisogno di specificare e rigirare ancora di più il dito nella piega ad un disgraziato che già è preda della più rossa vergogna). Jeremy torna a casa con la coda tra le gambe e, incapace di vivere senza l’amata, decide di farsi un bel drink di droghe. Finisce all’ospedale. E si risveglia un anno dopo in occasione del suo compleanno al fianco della bella Victoria, senza ricordarsi alcunchè dell’anno appena trascorso.
A questo punto, è un semplice susseguirsi di giornate (sempre il giorno del suo compleanno, ma senza cognizione di causa: a volte un anno, a volte sei, a volte di più), in cui Jeremy si risveglia, affacciandosi per ventiquattrore alla sua vita solo per vedersela sfuggire di mano. (**Attenzione arrivano gli spoilers**) Non ha più rapporti con i suoi genitori, la stessa relazione con Victoria si deteriora terribilmente (la tradisce, tra le altre, anche con la donna del suo – di Jeremy – migliore amico), i figli che nascono dal loro matrimonio non hanno quasi nessun rapporto con il padre. L’unica cosa che Jeremy può fare è quella di proteggere le persone che ama dall’altro lui, quello che sta distruggendo la sua vita. Così si autodenuncia (un amico dell’altro se stesso gli aveva chiesto, proprio in giornata, di tenere in custodia della droga; quando si dice la fortuna!) e finisce in prigione (dodici anni per detenzione di droga… va bene che magari da noi la giustizia a volte fa un po’ ridere e la storia è ambiatata in Francia, ma, diamine!, per avere dodici anni di reclusione quanta gliene aveva portata l’amico? Un bastimento?). Nei brevi momenti che gli sono concessi, cerca di mettersi in contatto con Victoria e informarla su quello che gli sta succendendo (e lei, quasi quasi, ci crede e, per un periodo, lo fa ricoverare in un istituto psichiatrico) e riesce persino a comunicare con un rabbino, al quale racconta la sua storia (e anche questo lì per lì, come se fosse tutto nella norma, quasi capisce quello che sta succedendo, ma non lo dice, almeno non prima di aver indagato… come se, del resto, Jeremy avesse tempo da perdere o la certezza di tornare l’anno dopo). Tanto faticare per concludere semplicemente con un altro clichè: suicidio –> offesa a Dio –> punizione divina. Ovvio, quindi, che alla fine di tutto ci sia la redenzione e che i pochi sprazzi sulla sua vita erano lì solo per mostrargli le conseguenze della sua scelta (la rinuncia alla vita). Va bè…
Non so, mi sarei aspettata più un ravvedimento operoso, attivo, in cui effettivamente il protagonista si sforza, agisce, comprende davvero il valore negativo della sua rinuncia alla vita, di quello che potrebbe perdere (sostanzialmente, da come va a scatafascio la sua vita, non so quanto uno capisca quello che effettivamente perde)… Invece, Jeremy non fa altro che svegliarsi di tanto in tanto e fare il punto della situazione della sua vita, chiedendo informazioni al primo che si trova davanti (la moglie solitamente, ma anche il figlio di sei anni che lo odia, senza che nessuno riputi un po’ sospette tutte le domande, ma anzi accetti remissivamente il dato che, accidenti, forse papà non è papà). Va bè…


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Il Circolo di Dante recensione

il circolo di danteTitolo originale: Dante’s Club
Anno di pubblicazione: 2003
Autore: Matthew Pearl
Genere: Giallo
Titolo in Italia: Il Circolo di Dante
Anno di pubblicazione ITA: 2003

Attorno alla metà del 1800, Henry Wadsworth Longfellow si occupò, invitando letterati ed intellettuali ad aiutarlo in questo difficile lavoro, della prima traduzione (in terra stelle e strisce) della Divina Commedia di Dante. Il nome che si diede questa associazione fu “Dante’s Club”.
L’autore, Matthew Pearl, prende spunto proprio da questi fatti storici e dai relativi protagonisti, ricamandoci sopra il suo circolo di Dante. L’epoca è, quindi, più o meno la stessa e siamo a Boston. I nostri intellettuali (Henry Wadsworth Longfellow, Oliver Wendell Holmes, James Russel Lowell ed altri) hanno cominciato entusiasti a riunirsi e a cimentarsi nella lettura e nella traduzione del testo di Dante, quando la città viene inaspettatamente scossa da un omicidio macabro. Un giudice viene trovato morto nel giardino di casa sua: il suo cadavere martoriato da insetti che lo hanno divorato internamente (se deciderete di leggere questo libro, preparatevi a descrizioni molto particolareggiate e un po’ inquietanti). La polizia inizia le sue indagini, ma, alla prima vittima, ne seguono altre, tutte decedute in modo particolamente truculento e strambo. Il Circolo di Dante non ci mette molto a leggere in tutti questi efferati omicidi un filo conduttore: Dante. Il poeta, infatti, e la sua opera sono sfortunamente spunto per l’omicida, il quale, in base alla colpa di cui ritiene colpevole la vittima, infligge la relativa pena (secondo la famosa legge del contrappasso).
La narrazione è ben tenuta, nel senso che si rimane sulla spine per tutto il libro, alla disperata ricerca dell’assassino e sembra quasi si procedere al fianco dei protagonisti nelle loro indagini, seguendo il filo dei loro ragionamenti. Come accennavo prima, le descrizioni degli omicidi sono, almeno per i miei gusti, un po’ troppo dettagliate, tanto da risultare quasi macabre e ossessive, però rendono bene l’idea e contribuiscono a quella sensazione di attesa classica dei gialli.
In conclusione, un libro interessante, ovviamente per gli amanti del genere.


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Come ti organizzo la cena con delitto!

Attenzione! Questa trama non è più disponibile (per info, v. fine articolo).

Come alternativa, puoi consultare questi articoli riguardanti trame  già pronte all’uso per cene con delitto:

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Cena con delitto – La società degli investigatori

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Cena con delitto: Tutorial

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Tutorial e trame per la tua cena con delitto

Se ti trovi su questa pagina, significa che hai sentito parlare di cena con delitto e stai pensando di organizzarne ...
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Infine, se hai interesse nel provare a cimentarti con la costruzione di una storia, consulta il tutorial gratuito.

Se vuoi leggerne una copia, puoi scaricare la guida gratuitamente iscrivendoti a uno dei canali social del blog. Una volta eseguita l’azione, clicca sul link che compare al posto del box sottostante per iniziare il download.

Cena con delitto tutorial


[Articolo originale]

Si parla ormai di un annetto fa (forse anche qualcosa in più) ed era il periodo in cui iniziai una vera e propria maratona Agatha Christie.

Non solo mi guardai gli sceneggiati televisivi (parlo di quelli con David Suchet, a mio parere, un grandissimo Poirot, molto vicino alla versione letteraria), ma lessi buona parte dei suoi romanzi.

Forse fu l’influenza della Signora dei gialli a tentarmi o forse, più semplicemente, avevo il cervello così intrippato nel mystery che mi fu quasi impossibile pensare ad altro; in ogni caso, fu così che decisi di organizzare la mia prima cena con delitto.

* La costruzione della storia
Nel mio caso, la scelta fu ovvia: riadattai un romanzo della Christie, “Se morisse mio marito” (famoso in televisione con il titolo “Tredici a tavola“).

La storia ha inizio con un’eccentrica richiesta fatta al nostro Poirot: dopo l’incontro con Lady Edgware (più famosa come attrice con il suo nome da nubile, Jane Wilkinson) la donna gli chiede di intercedere presso l’enigmatico (è un po’ strano) marito, perchè finalmente questi gli conceda il divorzio.

Controvoglia, l’investigatore accetta e il giorno dopo, con il fedele Hastings al seguito, si reca presso la villa degli Edgware, latore di questa stramba richiesta; salvo scoprire che l’uomo ha già acconsentito al divorzio e, non solo, ha provveduto ad avvisare la moglie con una lettera. Lettera, a detta della donna, mai ricevuta.

Si tratta di un giallo (e della storia per una cena con delitto) e, Cena con delitto - passquindi, Lord Edgware viene assassinato.

Ovvio che i primi sospetti cadano subito sulla giovane e bella moglie, la quale, però, ha un alibi di ferro: la sera dell’assassinio del marito si trovava come invitata ad un ricevimento al quale hanno partecipato numerose e famose persone.

Allora chi è il colpevole?

I personaggi non sono molti (quelli importanti sono meno di dieci), quindi è semplice gestirli (o, all’occorrenza, aggiungere qualche personaggio minore in caso di ospiti in più).

Così, ho iniziato con lo scrivere le “schede personaggio” inserendo per ognuno (oltre alla foto che ho ricavato dai vari episodi dello sceneggiato televisivo o da altri film) una breve descrizione di dove si trovava al momento del delitto, gli eventuali alibi o motivi di astio nei confronti del defunto e, ovviamente, se si trattava dell’assassino o meno.

In alcune ipotesi, qualche personaggio è in possesso di informazioni uniche o privilegiate, che può discrezionalmente (o obbligatoriamente) decidere di rivelare a tutti, a qualcuno o a nessuno.

Ho scelto questo metodo per incoraggiare la conversazione anche tra coloro non erano ancora in possesso degli indizi (v. avanti).

Per chi non avesse dimestichezza con le cene con delitto, suggerisco di servirsi di qualcosa di già pronto.

Le cose da fare sono tante (equipaggiatevi di una buona stampante, carta, forbici e tanta pazienza) e dover pensare anche ad una storia che regga (con annesse anche le motivazioni e i rapporti tra i vari personaggi) non è semplice. Certo, se uno possiede il dono della scrittura può provare a cimentarsi anche con una sua opera.


* Come iniziare
Ottenuta la storia, c’è bisogno di introdurla ai (chiamiamoli) giocatori senza che la cosa risulti troppo forzata.

All’interno di “Se morisse mio marito”, Poirot ottiene delle informazioni leggendo i giornali e così ho semplicemente pensato di fare altrettanto.

Servendomi di Word, ho creato una simil prima pagina di giornale (quella nell’immagine a fianco), nella quale ho descritto queCena con delitto - Evening Shriekllo che era accaduto e le infomazioni generali per inquadrare la vicenda.

A questo punto, ho consegnato a tutti le proprie schede personaggio (ovviamente, puoi decide di assegnare i personaggi con un sorteggio casuale oppure dedicare ad ogni vostro invitato il personaggio che più gli potrebbe assomigliare caratterialmente o che sarebbe in grado di interpretare meglio rispetto ad altri) e ho lasciato una decina di minuti a disposione per leggere tutte le informazioni e prenderci un po’ di familiarità.

A questo punto, puoi spiegare le regole.

Le mie erano poche (anche perchè troppe regole generano solo più confusione, considerando che i nostri giocatori devono anche ricordare le caratteristiche e le informazioni in possesso del proprio personaggio) ed erano tutte legate al non rilevare ad altri la propria scheda personaggio o la propria colpevolezza (altrimenti, è logico che il divertimento si azzera).

Ora la serata può iniziare. Tuo compito sarà quello di coinvolgere coloro che stanno in disparte o ricordare ai personaggi di fornire informazioni (oppure farlo tu stesso/a) o aiutarli nella soluzione degli indovinelli.


* Indizi e indovinelli
L’ultimo sforzo è quello di creare (e nascondere) indovinelli, rebus e chi ne ha più ne metta a giro per casa. Per questo ci viene in soccorso internet con le tantissime pagine e siti dedicati all’enigmistica (è ovvio che puoi anche inventarne di tuoi o trovare altri modi).

Per ogni indovinello risolto (che, comunque, ho “testato” personalmente prima di inserirlo nel gioco per evitare che fosse troppo difficile e potesse scoraggiare per i troppi tentativi senza soluzione) i giocatori possono scegliere un indizio a disposizione (ad esempio, io ne avevo creati quattro), leggerlo e scegliere se condividerlo o scambiarlo con gli altri già in possesso di un indizio diverso.

Oppure, più semplicemente, puoi scegliere di disseminare per casa non tanto gli indovinelli, quanto direttamente l’indizio già pronto.

E a proposito di indizi, questi possono davvero essere di qualunque tipo. Sempre basandomi (selezionando e aggiustando quelli più importanti) su quelli che poi sono effettivamente gli indizi trovati da Poirot durante la narrazione, ho realizzato svariate tipologie di indizi:
Cena con delitto - evidence– una testimonianza diretta;
– un cablogramma;
– un’altra pagina di giornale;
pettegolezzi (ai giocatori la scelta se crederci o meno, magari cercando di ottenere altre informazioni dai personaggi interessati).

Ovviamente, per questa fase della nostra cena con delitto, ci vuole un po’ di matematica.

E’ importante dare la possibilità a tutti i partecipanti (o almeno a buona parte di loro) di raccogliere almeno un indizio, evitando però di distribuirne troppi, rischiando così di rendere il gioco troppo semplice (o viceversa troppo difficile). In ogni caso (e anche per creare un po’ di “atmosfera”), avevo sistemato tutti gli indizi in una busta dedicata (quella nella foto sopra) e la loro gestione e distribuzione dovrebbe far parte delle vostre mansioni, per evitare “sguardi indiscreti”.


* Infine, l’atmosfera
Per la mia cena con delitto, ho scelto di seguire in tutto e per tutto il copione di Agatha Christie e, quindi, l’ambientazione non poteva non essere gli anni ’30. Basandomi su questo, ho chiesto ai miei invitati (che pazienza, poveracci!!) di vestirsi secondo la foggia dell’epoca.

Per non farCena con delitto - sagomami mancare nulla, ho preso delle vecchie pistole giocattolo e le ho disseminate a giro per la casa (in una nascosi anche un indovinello) e ho fasciato una porta con del nastro da lavoro bianco e rosso, affigendoci sopra la scritta “Locale sottoposto a sequestro“.

Infine, ho preso da una vecchia edizione del classico del classici “CLUEDO” le carte che simulavano gli ambienti e le possibili armi del delitto.

Ovvio che poi non possa mancare la sagoma del cadaverino. Per realizzarla meglio, ho chiesto ad un mio amico di stendersi a terra (di nuovo, santa pazienza) ed io, con dello scotch di carta, ho seguito i contorni della sua figura realizzando la sagoma che vedete a lato.

L’operazione non è per nulla difficile (magari un po’ lunga, perchè dovrete spezzare lo scotch in numerosi punti o ristenderlo se non è dritto). Suggerisco, comunque, di usare lo scotch di carta per la sua praticità: non si cancella se lo calpestate e a fine serata si toglie dal pavimento senza lasciare fastidiosi residui.


In conclusione…
Spero di averti fornito delle informazioni utili (o almeno delle idee simpatiche) per realizzare la tua cena con delitto.

Il lavoro da fare è tanto, anche perchè, oltre alla preparazione della storia, dei personaggi e degli indovinelli e degli indizi, dovrai anche preparare la cena.

Personalmente, ho preferito la formula buffet, sistemando su un tavolo in disparte tutte le pietanze e in modo tale da permettere la conversazione fra tutti gli invitati. Ti assicuro che, alla fine, i tuoi sforzi saranno ripagati e la soddisfazione nel vedere la serata ben riuscita davvero tanta!

A questo punto, non mi resta che augurarti………… Buona Cena!!!
P.s. A questa pagina, puoi trovare il tutorial su come organizzare e creare una cena con delitto da solo/a!

 La cena con delitto si rinnova! 

Sono stati aggiunti numerosi materiali (nuove schede personaggio, indovinelli e rebus, foto personaggi, schede sospetti ed altro ancora!) ed è possibile adesso giocare da un numero min. di 7 giocatori ad un massimo di 11 giocatori (organizzatore/organizzatrice della serata compresi)! SEMPRE TUTTO GRATUITO!

Cosa contiene il pacchetto:

  • istruzioni per l’uso (con riassunto breve del libro utile ai fini dell’organizzazione della cena)
  • n. 10 schede personaggio (l’11° sei tu nei panni dell’ispettore Japp!)
  • n. 11 foto personaggio (da inserire, a tua scelta, nel passaporto personaggio)
  • n. 4 indizi
  • schede “sospetti” (da inserire, a tua scelta, nel passaporto personaggio)
  • n. 1 deposizione
  • 1 copia Evening Shriek
  • 1 copia Nearly News
  • 1 cablogramma
  • indovinello cablogramma
  • sms

N.B. I file sono in formato .pdf e .jpeg e sono tutti raccolti in un unica cartella .zip. Per aprire la cartella è, quindi, necessario avere installati sul tuo computer programmi che possono decompattare le cartelle come, ad esempio, WinZip o TheUnarchiver (entrambi gratuiti) o WinRar (versione di prova 30gg gratuita) o altri.

ATTENZIONE! Il materiale è stato da me personalmente creato dedicandovi tanto tempo e pazienza; è vietato usarlo per fini commerciali o altrimenti lucrativi e divulgarlo o renderlo in altro modo disponibile (se non ai vostri giocatori durante lo svolgimento della cena con delitto).

Buon divertimento!


Aggiornamento 17/01/2016

Mi ritrovo a fare un annuncio peculiare che segna, diciamo, un ritorno al passato.

In questi ultimi mesi, grazie anche all’introduzione della nuova modalità automatizzata d’invio del materiale, i downloads di questa trama sono aumentati ancor di più e questo non può che rendermi molto orgogliosa e contenta. Come sai, per usufruire gratuitamente di questa cena con delitto, chiedo in cambio  solo di aderire alla newsletter del blog (dalla quale, comunque, ci si può cancellare in qualunque momento).
Tuttavia, come sono aumentati i downloads, sono aumentati anche gli scorretti che forniscono indirizzi e-mail fasulli inutilizzabili dopo 10 minuti dalla loro creazione (o che votano senza nemmeno aver scaricato il materiale).

Mi ritengo una persona disponibile e per un po’ ho lasciato correre, ma non gradisco affatto essere presa in giro. Così, per tornare all’inizio del discorso, oggi vede la fine dei downloads automatici e il ritorno alla vecchia modalità.
D’ora in avanti, per ottenere il materiale di questa trama, sarà necessario compilare il seguente format. Sarò io a ricontattarti per l’invio della trama in termine di 48/72 ore (festivi e festività esclusi). Data questa nuova modalità, i downloads saranno sospesi nei mesi di giugno, luglio e agosto e riprenderanno ogni settembre

Ne approfitto, infine, per scusarmi e ringraziare tutte le persone oneste e gentili che, fortunatamente, ho incontrato lungo questo percorso e quelle che sono certa conoscerò in futuro.


AGGIORNAMENTO 11/04/2016

Dopo aver accompagnato migliaia di persone attraverso i misteri e la soluzione di un “delitto”, questa trama va in pensione

Coloro che ancora devono ricevere il materiale, lo avranno nei tempi e secondo le modalità indicate in articolo. 

Per tutti coloro che, invece, non hanno fatto in tempo a sfruttare l’occasione di organizzare una cena con delitto, non disperate! Sul blog stanno crescendo le trame: le potete trovare in cima e in fondo all’articolo.

Inoltre, si apre la possibilità di commissionare cene con delitto personalizzate, secondo le modalità qui indicate. 

N.B.  Questa trama non è più disponibile. Per una questione di correttezza verso tutti, si prega cortesemente di non inviare email chiedendo “trattamenti di favore”.


Se apprezzi o hai già avuto modo di apprezzare l’iniziativa, puoi lasciare un contribuito e aiutarmi così a far crescere il blog ed i suoi progetti contribuendo con una donazione, anche piccola. Sarebbe un gesto molto gentile. Grazie!




Un grazie speciale a Lorenzo, Elisa, Federica, Luca, Sara, Alessandra, Anna, Lorenzo, Maurizio ed Enrica e tutto il suo gruppo!

Questa cena con delitto è già stata scaricata più di 700 volte!

Link utili: 

Cena con delitto – L’oro del Punjab

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Cena con delitto – Gli elfi di Babbo Natale

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Cena con delitto – L’idolo di pietra

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Cena con delitto: Tutorial

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Attenzione! Questa trama non è più disponibile (per info, v. fine articolo). Come alternativa, puoi consultare questi articoli riguardanti trame  già ...
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Tutorial e trame per la tua cena con delitto

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Cigni Selvatici recensione

cigni selvaticiTitolo originale: Wild Swans
Anno di pubblicazione: 1991
Autrice: Jung Chang
Genere: Autobiografico
Titolo in Italia: Cigni Selvatici
Anno di pubblicazione ITA: 1993

Quando mi sono avvicinata a questo libro, ho pensato si trattasse di un romanzo “leggero”, una delle tante storie che si leggono sulla Cina, i suoi commerci sulla vita della seta e le sue concubine, chiuse nella Città Proibita, a farsi vicendevolmente dispetti fra loro.

E, invece, “Cigni Selvatici” mostra un’altra Cina: quella comunista del periodo di Mao.

La mia conoscenza di questo periodo si limitava alla rivoluzione culturale e alle poche nozioni apprese a scuola e questo libro è stato un’illuminazione.

Chi racconta, Jung Chang, ha vissuto in prima persona le vicende narrate e, dove la conoscenza dei fatti è oscura e frastagliata a causa della sua età, si avvale dei ricordi della madre e della nonna.

Si parte, quindi, avvolti in una Cina quasi medioevale (pur essendo nel XX secolo), in cui le concubine e la tremenda pratica dei piedi fasciati è apprezzata e, anzi, incoraggiata.

La nonna di Jung diventa la concubina (per volere del padre, che aspira ad ottenere un’alta carica di funzionario…) a un generale della guerra, di molti anni più anziano di lei, e trascorre la sua vita lontano dal marito (salvo periodici incontri), bloccata in una casa immensa, senza la possibilità di fare alcunchè (le è proibito uscire – era scoveniente per le donne gironzolare da sole – ma, anche avesse potuto, i piedi fasciati le avrebbero impedito grandi passeggiate).

Quando il marito è fin di vita, viene richiamata alla villa di famiglia, perchè prenda il suo posto al fianco delle mogli e delle altre concubine dell’uomo. Le conseguenze potrebbero essere disastrose: non era raro, infatti, che alla morte del marito, le donne dessero il via ad una vera e propria guerra per garantire a loro stesse e ai figli il patrimonio (e la posizione sociale) di famiglia. A voi la lettura…

Il libro è davvero interessante e, nonostante spesso gli argomenti siano forti, scorrevole.

La narrazione è chiara, precisa, sincera e cruda (tanto che in Cina, il libro è proibito e se ne possono trovare solo qualche copia ovviamente clandestina), però è una lettura da non farsi sfuggire.

Ripercorrere la storia cinese attraverso gli occhi di Jung Chang è un’esperienza che mi ha lasciato maggiore consapevolezza.

Dopo questo successo, l’autrice, sempre assieme al marito Jon Halliday che, almeno all’inizio, l’ha aiutata nella grammatica o nella costruzione della sintassi delle frasi, ha scritto un altro libro: la storia sconosciuta di Mao.

Non ho ancora avuto l’occasione di averlo tra le mani, ma credo valga la pena leggerlo.


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