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Notre Dame de Paris

Titolo originale: Notre Dame de Paris
Autore: Victor Hugo
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 1831
Titolo in Italia: Notre Dame de Paris
Anno di pubblicazione ITA: (nuova edizione) 2020
Trad. di: Massimo Scorsone (per il testo di Hugo) e Annamaria Raffo (per quello di Follett)

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Ho avuto modo di professare il mio eterno amore per Victor Hugo e le sue meravigliose storie già qui, ma non mi ero resa conto di non aver ancora mai parlato di un altro caposaldo di questo scrittore: Notre Dame de Paris.

Che dire?

La storia credo sia arci-nota e riassumibile anche in breve: ci sono un gobbo, tal Quasimodo, emarginato-campanaro-solitario della cattedrale di Notre Dame a Parigi («La presenza di quella singolare creatura inondava tutta la cattedrale di non so quale soffio di vita»), uno spocchioso arcidiacono, Claude Frollo, e uno stupende spiantato, Pierre Gringoire, che un bel giorno (non lo stesso XD), s’innamorano di una giovane gitana, Esmeralda.

Quasi banale, no, come storia?

E invece no… perché Notre Dame de Paris non è solo la storia di un amore così puro ed eterno da divenire pura poesia. Notre dame è la storia di una cattedrale, di una città, di un’epoca; è la storia di soprusi e abbandoni, di speranze e di amore, di immensa crudeltà e di cieco splendore; è la storia di come si possa cadere in errore facile e di come, talvolta, da questi errori sia poi impossibile uscirne indenni.

Il dramma dei singoli personaggi si confonde e si fonde nell’essenza di una città composita, violenta, bigotta e religiosa, ricca e povera allo stesso tempo. Lo spirituale incontra il profano combinandosi con esso in modi sublimi dove non necessariamente il primo è un bene e il secondo un male da tenere alla larga.

Difficile spiegare a parole cosa mi ha trasmesso la (ri)lettura di questo immenso romanzo. Certo, okay… il testo è lungo e denso; e quelle parti di descrizione architettonica possono, in effetti, pesare nella lettura. Anche le numerose considerazioni storico-sociali, le riflessioni, le considerazioni potrebbero far storcere il naso a qualcuno… ma io vi dico: leggetelo.

Perché la storia di Notre Dame de Paris affonderà pagina dopo pagina nel vostro animo, nel vostro cuore e lì resterà per sempre.

Inutile precisare che questa edizione è semplicemente magnifica (attenzione: la trovate in libreria da oggi 25 febbraio 2020), ricca di incisioni tratte dal lavoro di Eugène Hugues; contiene una lettera di Charles-Augustin de Sainte-Beuve a Victor Hugo e il saggio Notre-Dame di Ken Follett, uscito in Italia nel giugno 2019.

Quanto a quest’ultimo, per darvi giusto qualche coordinata, si tratta del testo che Ken Follett scrisse in seguito al devastante incendio che colpì la cattedrale lo scorso anno (e il cui ricavato delle vendite e i cui diritti d’autore sono stati devoluti al fondo per la ricostruzione di Notre Dame).

Dopo alcune pagine di rapida testimonianza (indubbiamente questo evento ha sconvolto tutti), Follett, un po’ sulla falsa riga di quello che fece – più in grande – con Kingsbridge, l’immaginaria cattedrale protagonista de I Pilastri della terra, ci racconta la centenaria nascita di Notre Dame e la sua vita dal 1163 al 2019 legandola a quella di alcuni dei suoi maggiori protagonisti.

Chissà cosa avrebbe provato Victor Hugo davanti a quella scena, a quell’incendio (in fondo, il primo a immaginarsi una situazione del genere fu proprio lui)… scommetto che forse una lacrima gli sarebbe scesa per le buffe di un caso spesso incomprensibile e ingiusto.

Kintu

Titolo originale: Kintu
Autrice: Jennifer Nansubuga Makumbi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Kintu
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Emilia Benghi

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Appartenere a un clan, una tribù non significa solo avere uno stuolo di zie, zii, fratelli, cugini; per i Kintu significa anche – e soprattutto – avere delle radici così profonde che la loro origine si confonde con spiriti, maledizioni e divinità.

Quella che affligge i discendenti del ppookino (cioè governatore) della provincia di Buddu pare risalire addirittura al 1710, quando Kintu Kidda, l’epico patriarca, si macchiò di una colpa abbastanza grave (ma, sotto certi punti di vista, comprensibile) e ricevette lo spergiuro di un compagno.

Tra chi ci crede e chi sostiene invece il lume della ragione razionale, una cosa è certa: i Kintu sono sfortunati.

L’ultima coda di questa bieca malasorte la subisce Kamu Kintu, brutalmente linciato dalla folla per esser stato scambiato per un ladro. Ah… siamo nel 2004.

Ma si può fare qualcosa? Abbattere la maledizione? Placare gli spiriti? E se sì… come?

Avventurarsi nella storia africana fatta di conflitti, genealogie, colonizzazioni, guerre è stato davvero entusiasmante. La penna dell’autrice poi ne è una degna esaltatrice.

Kintu è africana epica all’ennesima potenza.

È la storia di un clan e la storia di alcuni suoi membri, ma in realtà è la storia dell’umanità fatta di soprusi, di bisogno d’affetto, di aggiustamenti dettati dal destino o dalle esigenze più basilari. È la storia di un’invasione (territoriale, religiosa, sociale); è una storia di quotidiano arrangiarsi per sopravvivere.

È la storia di gemelli, tradizioni e credenze; è la storia di un mondo che cambia, si modernizza.

Si tratta sicuramente di un romanzo denso, a tratti – lo ammetto – un po’ lento. Tener tener traccia dei vari nomi non è semplice; ci vuole pazienza per attraversare la storia ugandese assieme ai Kintu e alle loro vite spesso drammatiche (seguiremo, infatti, le vicende specifiche di alcuni dei Kintu).

Alla fine, però, si viene ripagati con personaggi corposi che, grazie a una moltitudine di punti di vista attraverso la storia africana e la maledizione, ci mostreranno una tradizione corposa, affascinante e come il misterioso mito si radichi e si modifichi attraverso le generazioni.

Tutti sono un numero

Titolo: Tutti sono un numero
Autore: Claudio Metallo
Genere: Romanzo breve
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Come Mimmo Tarsitano mi ha insegnato tutto è un numero. E quindi anche la sua storia può essere rappresentata con una serie di cifre:

1 – il mago
6 – la bella donna
81 – la mafia

L’ordine dei fattori, in questo caso, non conta, ma può cambiare.

Facciamo però le dovute presentazioni.

Domenico Tarsitano, detto Mimmo, è un mago televisivo (anche famoso e con un discreto successo). Numeri del lotto, tarocchi, previsioni e sensazioni sono il suo pane quotidiano… almeno fino a quando qualche beffato (marito cornuto, figlio preoccupato, ragazza decisa) non si presenta per minacciarlo o rispondergli per le rime.

Ma Mimmo non ha un debole solo per la truffa – eredità di famiglia; anche le belle donne lo debilitano come il famoso tallone per Achille.

A queste ci si aggiungano anche le bische, loschi personaggi, vendette e il passo verso il mondo mafioso è breve.

Con uno stile incisivo, crudo e ironico, Claudio Metallo ci porta in questa Napoli losca, fatta di malaffare, compravendite, edilizia farlocca, false promesse, interessi e “aggiustamenti” vari.

E il quadro che ci delinea è irriverente, (purtroppo) realistico di un’Italia fatta di corruzione, furbetti e disoneste scorciatoie.

Una storia veloce e semplice, di piacevole lettura (anche se evidenzia le italiche sconcezze), personaggi picareschi.

Ai sopravvissuti spareremo ancora

Titolo: Ai sopravvissuti spareremo ancora
Autore: Claudio Lagomarsini
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2020

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Costretto a un fastidioso ritorno nel paesello d’origine per vendere la casa di famiglia, un giovane troverà i quaderni – badate bene non un diario – scritti dal fratello Marcello.

Sono numerati (e sono 5) e iniziano un’estate con il furto subito da un vicino di casa…

Quello che emergerà saranno i dolori di un adolescente, le ristrettezze di pensiero, l’oppressione dei legami e le imposizioni dell’arretratezza; l’angoscia impotente e la sensibilità taciuta di chi si sente avulso da un mondo nel quale è incastrato.

Ai sopravvissuti spareremo ancora è il racconto di una comune tragedia, di quotidiani affanni, di decisioni irreversibili che si stendono poi in un processo la cui conclusione è un’indesiderata sorpresa: ma, una volta avviato, il meccanismo è impossibile da fermare.

Il tempo del racconto dura solo pochi mesi in quali, però, si esplica crudelmente la grettezza dell’ignoranza, il disagio delle illusioni e la rassegnazione delle possibilità.

Sotto questi punti di vista, quindi, ben si avverte il clima di quei luoghi in cui l’esistenza umana si adagia su se stessa e, semplicemente, procede per inerzia tra machismo e meschinità.

Di contro, prendono un po’ meno i personaggi… considerando comunque che sarà solo Marcello, protagonista e narratore, a fornirci la sua versione, quella che interpreta le cose da un solo punto di vista: il suo (giustamente sono le sue considerazioni).

Senza troppi sbalzi, l’esordio di Lagomarsini è sicuramente interessante, ben scritto e di piacevole compagnia.

 

Le formiche festanti

Titolo originale: Cümbüsçü Karincalar
Autrice: Pinar Selek
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Le formiche festanti
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Marta D’Epifanio

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

La Svampita dalle scarpe rosse viaggia, si muove tra le strade di Nizza e poi Parigi e poi di nuovo Nizza. S’industria tra semi e contatti e intesse rapporti, crea canali.

Operosa proprio come una formica che però sola non può stare, troverà i suoi simili ascoltando le canzoni di Gouel il cantante di strada; ragionando di poesia con Alex il principe dei rifiuti; aiutando Manu allo stand delle/dei Paranoiche/i.

Ma poi ci sono anche Katy, alla ricerca del Blu della vita, e Luna che comprende i cani e li aiuta a fuggire dalle loro sofferenze.

Cambiare un sistema non è facile; non è immediato e non è un’operazione rapida. Ma cambiare il sistema è possibile con pazienza, impegno e solidarietà.

Il mondo è corrotto, l’essere umano è spesso individualista, si guarda più al profitto che alla sostanza; le formiche festanti s’impegnano a cambiare tutto questo perché il benessere del singolo si traduce nel benessere della collettività.

Eppure ognuna di loro deve far i conti anche con i propri demoni, riconciliarsi con il proprio passato per poter finalmente affrontare il futuro.

Indubbio «manifesto di un altro mondo possibile», Le formiche festanti raccoglie una serie di interessanti considerazioni sulla modernità, la resistenza, l’unità, l’esilio, l’amicizia e l’amore.

Pur condividendo le riflessioni della Selek (con la quale avevo già trovato una certa affinità in Lontano da casa), devo però qui ammettere che il tutto è troppo sconclusionato per i miei gusti.

Per buona parte del libro, ho fatto fatica a seguire i pensieri, i dialoghi e i ragionamenti dei personaggi e la chiusa finale – per quanto condivisibile – non è riuscita purtroppo a togliermi questa sensazione di confusione.

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