World War Z recensione

world war z recensione
Titolo: World War Zombie – An oral history of the Zombie War
Autore: Max Brooks
Genere: Horror
Anno di pubblicazione: 2006
Titolo in Italia: World War Zombie
Anno di pubblicazione ITA: 2007
Trad. di: Nello Giugliano

Eccoci.
Sembra assurdo, impensabile che sia arrivata così vicina, ma il genere umano è sull’orlo della fine. Il tragico inizio di questa crisi è arrivato quasi in silenzio, nascosto dell’incredulità delle persone, dalla difficoltà di accettare questa nuova realtà o dall’insabbiamento dei governi.

E pensare: questo assurdo “male”, che ha colpito duramente l’intero genere umano, non aveva nemmeno un nome. Ma adesso che è passato qualche anno, che l’umanità ha dimostrato la sua grande capacità di adattarsi e risollevarsi, questa calamità ha un nome: Zombie (simpaticamente detti anche Zom). Adesso che la guerra agli zombie è terminata vanno tirate le somme, vanno raccattati i cocci, aiutati i superstiti, incentivata la ricostruzione. Ma adesso resta anche un’altra cosa da fare: non ricadere nella stessa minaccia sottovalutando il pericolo.

Così un funzionario non meglio precisato (il nostro reporter improvvisato) della Commissione per il dopoguerra delle (nuove) Nazioni Unite ci guiderà attraverso una serie di testimonianze che ci aiuteranno a ricostruire il pre, il durante e un poco anche il dopo di questa guerra “Z”. Faremo la conoscenza con una dura lotta, un mondo nuovo (persino alcuni paesi hanno cambiato nomi e alleanze).
Insomma, è cominciata e chissà se mai potrà finire definitivamente: l’apocalisse Zombie è arrivata.

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Di testimonianza in testimonianza iniziamo ad addentrarci in questa sorta di presente alternativo (il libro è stato pubblicato nel lontano 2006) e a comprendere questa “malattia” sconosciuta (a parte che, per gli americani, i focolai di epidemie sconosciute, virali al massimo e, ovviamente, mortali partono tutte dalla Cina o dai paesi asiatici) e le cause della guerra che ha ridotto il genere umano al fantasma di se stesso.

A condurci, un non meglio identificato funzionario (credo sia il primo caso che mi capita in cui non si conosce il nome del protagonista) della Commissione per il dopoguerra delle Nazioni Unite, il quale è stato incaricato di redigere una specie di rapporto a futura memoria e per utilizzo e consumo dei posteri (della serie: bisogna imparare dagli errori dalla storia per non ripeterli nuovamente).

Questa finzione è ripresa anche nelle note che arricchiscono i racconti dei testimoni (e che comunque riportano anche fatti e notizie reali) e dai report iniziali che inquadrano la vicenda e da quelli finali che, appunto, la concludono. Un po’ come se fossero dei mini-racconti, dei mini-episodi fondamentali per comporre il quadro generale. E il quadro generale lo si sistema presentando questa “malattia” come un normale contagio (tramite episodi simili o analoghi che, ahimè, sono avvenuti realmente come quella di lasciare gli aspiranti profughi su una costa non molto distante da quella di partenza spacciandola per America… succedeva in Italia, ad esempio) dal “paziente zero” al resto dell’umanità, passando attraverso frontiere chiuse e percorsi alternativi, focolai nascosti in zone disagiate, insabbiamenti governativi.

Tutte le testimonianze parlano in prima persona (e il registro linguistico, pur restando generalmente molto semplice e lineare, varia ogni tanto anche in base all’interlocutore), ma, data la presenza dei brevi indicazioni introduttive, si comprende bene che non solo è cambiata la zona del mondo sfondo del nuovo evento, ma anche il soggetto narrante.
Ognuno di questi interventi dei sopravvissuti aggiunge un piccolo tassello al quadro generale. Alla fine, si crea una sorta di panoramica, molto approfondita e che affronta vari aspetti (come la situazione degli astronauti sulla Stazione orbitante Internazionale, l’uso del K9 e sul loro pensionamento, i “bambini selvaggi”, ect.) sull’invasione Zombie, sulle prime avvisaglie, il panico che ne è seguito e la rivalsa che il genere umano riesce faticosamente a prendersi.

Non l’avrei mai detto che un libro sugli zombie potesse avere così tanti richiami alla storia e assumesse anche contorni più o meno profondi di riflessione.

È un libro che mi ha davvero sorpreso.

Tuttavia, devo ammettere che, alla lunga, la scelta di inanellare una testimonianza dietro l’altra un po’ stufa. Per carità, la vicenda resta interessante e ben costruita, ma, a un certo punto, si avverte la necessità di cambiare registro o dare un ritmo diverso alla narrazione, con un flashback o qualunque altra cosa che spezzi la monotonia che inevitabilmente si crea usando lo stesso registro narrativo a lungo.

Le testimonianze che si susseguono sono comunque realistiche e ragionate, ma – ripeto – a lungo andare (e, intendo, soprattutto mentre ci si avvicina alla fine) tingono tutta la vicenda dei colori della monotonia.
In ogni caso, ognuno di questi report riporta il pensiero, le sensazioni, le paure e le follie dei sopravvissuti. Ne mostra bene – ovviamente, con i limiti del monologo/intervista – il carattere e altrettanto bene esemplifica i terrificanti momenti della caduta di un mondo intero e la faticosa difficoltà nel costruirne uno nuovo.

Altra “pecca”, secondo me, sta nel fatto che non si comprende bene (o non sono stata capace di capirlo io) come comincia questa epidemia. Se ne parla quasi come se fosse un virus e lo si tratta come un contagio (che, ovviamente, si trasmette tramite morsi e altri tipi di ferite e contatti con gli infetti), ma non se ne comprende le cause, il fattore scatenante (Radiazioni? Una subdola mutazione di un virus/batterio/gene/altro? Un esperimento mal riuscito?).

Detto questo, se si è un amante del genere o se semplicemente si vuol leggere qualcosa di diverso dal solito, magari approfittandone per avvicinarsi a questo genere particolare, questo libro è sicuramente una buona scelta!

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