Victoria recensione

Titolo: Victoria
Autrice: Daisy Goodwin
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Victoria
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Alessandra di Luzio

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

La giovane Alexandrina Victoria – Drina per gli intimi – è destinata a un grande futuro – se lo zio Guglielmo le farà il dono di lasciarle il trono quando lei avrà raggiunto i diciotto anni così da essere libera dall’assurdo “Sistema Kensington“, una serie di regole impostale dalla madre e dal di lei… amichetto Lord Conroy, i quali le hanno praticamente impedito di godere del mondo esterno e della altolocata società inglese (per la cronaca, la futura regina dorme ancora in camera con la madre).

Insomma, ecco arrivare il giorno sperato. Drina è diciottenne da un mese; è teoricamente libera dalla tutela opprimente della madre e… è appena diventata regina.

Ma su di lei le chiacchiere dei notabili e del popolino già si sprecano: è nana, è isterica, è inesperta, analfabeta e impreparata, troppo giovane, inadeguata al ruolo che sta per assumere, un burattino nelle mani della madre e di Lord Conroy (e la madre, a sua volta, è a dir poco succube del fascino di Conroy).

Dopo «un imbecille, un dissoluto e un buffone», tocca ad Alexandrina Victoria salire sul trono d’Inghilterra e dimostrare al mondo di poter essere una regina e non una sciocca ragazzina con una corona in testa.

Ma sarà effettivamente in grado?

Tra malelingue, sotterfugi, complotti Drina, anzi Victoria da adesso, troverà un inaspettato alleato nel suo Primo Ministro (dalla dubbia reputazione), Lord Melbourne, il quale la guiderà nel difficile protocollo reale e legislativo («È sempre più facile dare consigli che ascoltarli.», Lord Melbourne docet).

Ma un regno non si governa con i consigli altrui o in preda ai bisogni del cuore e all’esaltazione della libertà riconquistata. Victoria dovrà, in primo luogo, imparare a servire la Corona e i suoi sudditi.

Nell’immaginario comune, Victoria è associata alla figura austera con l’abito a lutto e la cuffietta bianca in testa. Ma ci si dimentica – almeno io mi ero dimentica prima di leggere questo romanzo – che la regina Victoria è salita al trono all’età di diciotto anni.

Si sarebbe rivelata una giovane ragazza nelle cui mani sarebbe rifiorito uno degli imperi più grandi di sempre, ma, al momento in cui ce la presenta Daisy Goodwin, Victoria è solo una ragazza inesperta e un po’ sognatrice – come ogni ragazza di diciotto anni – con un paese da gestire.

Un metro e quarantanove di giovinezza e caparbietà chiuso per diciotto anni nel polveroso Palazzo di Kensington, libero da una parte ma legato dall’altra a un rigido protocollo, costantemente osservato da mille occhi pronti a individuare un suo tentennamento.

Quindi, questa è la storia della liberazione di un’adolescente costretta dalla propria madre e dal di lei amichetto al rispetto di rigide (e un poco assurde) regole; è la storia di come Buckingham House si trasformò in Buckingham Palace; è la storia di una grandiosa regina che dette il nome a un’epoca.

La regina Victoria il giorno dell’incoronazione ritratta da Franz Winterhalter

Ma è anche la storia di intrighi, maldicenze, dicerie, gelosie; di piccoli fatti ingigantiti dalle chiacchiere; di orecchie costantemente in ascolto e di occhi costantemente in agguato; di doveri, politica, obblighi e di rispetto della tradizione.

Tra una madre opprimente, uno zio che medita vendetta e l’altro che le cerca marito, una Corte pronta a cannibalizzare le spoglie del vinto, un popolo che cambia i propri beniamini come una banderuola segna-vento e un Parlamento gestito da soli uomini, la giovanissima sovrana sembrerebbe destinata a fallire tra chi la vorrebbe pazza e chi solo frivola.

Ma Victoria riesce a incunearsi in un mondo a misura d’uomo: non solo la circonferenza della corona è “da uomo”, ma persino la dimensione delle stoviglie.

Ho un debole per i romanzi storici che riadattano eventi reali alle esigenze della storia raccontata e ho anche un vena romantica – ogni tanto vien fuori anche quella – che qui si è sciolta di fronte al rapporto tra Victoria e il suo Primo Ministro.

Ovviamente, vorrei precisare che si tratta di una storia molto (mooooolto) romanzata.  Ma, come scrivevo poco sopra, gli eventi base sono suppergiù tutti veri.

Ad esempio,

  • esisteva davvero il “Sistema Kensington“, una rigida disciplina fatta di svariate regole (tra cui anche il dormire nella stessa stanza della madre) alla quale Victoria era costretta;
  • è vero, anche se si svolse con dinamiche differenti, lo scandalo di Lady Flora Hastings. Uno stesso appunto nel diario della regina Victoria indica che lei sospettava il colpevole (non lo scrivo per non spoilerare la storia);
  • è vero anche che le chiacchiere circa il rapporto tra Victoria e il Primo Ministro furono davvero argomento del secolo; tanto che alla regina fu affibbiato il nomignolo di Mrs. Malbourne.

E visto che mi sono sbrodolata in complimenti su questo romanzo, concludo con un paio di appunti. Il primo riguarda la scrittura che non mi ha particolarmente esaltata, essendo molto scarna e sbrigativa.

Jenna Coleman e Rufus Sewell nello sceneggiato Victoria, scritto e ideato da Daisy Goodwin

L’autrice ha scritto il libro mentre curava la sceneggiatura della serie televisiva Victoria (con Jenna Coleman nel ruolo di Victoria e Rufus Sewell in quello di Lord Melbourne) e questa impronta da script/sceneggiatura si riverbera nello stile usato nel romanzo.

Anche perché Daisy Goodwin È sceneggiatrice; nella serie tv si perdono alcuni passaggi davvero deliziosi del libro, ma si guadagna uno sguardo sul mondo della servitù e dei domestici non affrontato nel libro… ma la cosa non è poi così determinante.

In secondo luogo, l’altro appunto riguarda la parte finale del romanzo: per certi verso meno approfondita e più tirata via rispetto al resto.

Detto questo – e concludo davvero – i reali inglesi esercitano un certo fascino nell’immaginario collettivo da sempre e la Goodwin riesce qui a dargli una rilevanza interessante, piegando gli eventi necessari per una storia tutto sommato credibile e appassionante.

Insomma… signora Goodwin, ci fosse un seguito (sarebbe bello seguire Victoria fino alla fine del suo lunghissimo regno), io mi prenoto fin da ora!

 


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