Un libro mediocre ben pubblicizzato, vende…

Tutto è nato da Zusak (l’autore di Storia di una ladra di libri)… Mi direte: che c’entra con il titolo del post? Ci arrivo subito, iniziando con fornirvi il bandolo dell’intricata matassa che si è dipanata nella mia mente (spesso contorta, lo ammetto) e che mi ha fatto giungere alla mia conclusione.
In primis, per chi non lo sapesse, il libro di Mark Zusak è in vetta alle classiche ormai da qualche mese. Quindi, è diventato un bestseller; quindi, adesso lo potete trovare in qualunque libreria in centinaia di copie a sconto, per invogliare chi ancora non lo conosce a comprarlo (magari attratto anche dal dato che “Accidenti, ne parlano tutti, è un bestseller; sarà un buon libro!“. Io stessa sono finita nella trappola più di una volta…).
Ora, il proseguo del mio ragionamento passa attraverso la mia opinione personale, che non sto a ripetervi (ma, se siete interessati, la potete trovare qui) del libro in questione, ma che posso condensarvi con una semplice parola: “mediocre“. Considerando il dato che “Storia di una ladra di libri” ha venduto, e continua a vendere un sacco, la mia resta un’opinione evidentemente isolata e, probabilmente, anche errata. Devo aggiungere, infatti, che:

  • la scrittura e la lettura sono molto soggettive (forse anche più del concetto di bellezza);
  • de gustibus

Il punto che è, riguardando le mie passate recensioni, sono davvero pochi i libri che hanno ottenuto un ottimo voto. La maggior parte si aggira attorno ad un mediocre 3/5 (= non brutto, ma nemmeno niente di eccezionale).
Questo, però, mi ha dato da pensare. Insomma, quanti sono i libri che vengono pubblicati annualmente e solo in Italia? Secondo un’indagine ISTAT del 2013, sono circa 60.000 titoli di libri nuovi (tra cartacei ed eBook). Insomma, un bel numerino. Possibile che siano tutti dei capolavori? Ovviamente, no. Ma, perché qualcuno vende e qualcuno no? Perché qualcuno scala le classifiche nel giro di una settimana e altri, invece, ci impiegano degli anni o altri ancora proprio nemmeno ci arrivano pur essendo degli ottimi libri?
E la triste conclusione a cui si può giungere è una sola: la pubblicità.
Da un certo punto di vista, è anche logico: se io nemmeno conosco l’esistenza di un libro, come posso interessarmene e andarlo a cercare in libreria? Quindi, sotto questo profilo, la pubblicità è un ottimo metodo per portare alla ribalta le opere degli scrittori, ma… è anche un sistema estremamente deleterio. Perché il punto fondamentale è uno solo (e, anzi, scusate la citazione anonima, ma non ricordo davvero chi lo disse):

  • un libro valido ben pubblicizzato vende;
  • un libro valido non pubblicizzato non vende;
  • un libro mediocre ben pubblicizzato vende;
  • un libro mediocre non pubblicizzato non vende;

Quante volte, come dicevo anche all’inizio, io stessa sono caduta facile preda del cartonati nella vetrina delle librerie? O di scaffali pieni zeppi dello stesso libro? O di una pubblicità mirata sulla casella di posta elettronica? Tante. Il pensiero è sempre lo stesso: “Se è così pubblicizzato, allora dev’essere buono per forza“.

Insomma, è triste e profondamente ingiusto, ma è così. Vende solo chi ha pubblicità.
E così ci ritroviamo con sedicenti scrittori e pseudo-autori che vanno a giro tronfi del loro immeritato successo, libri mediocri che affollano gli scaffali delle nostre librerie e, magari, opere valide di validi scrittori che nemmeno vengono prese in considerazione dalle case editrici, impegnate a pubblicare la biografia di un personaggio famoso (che la pubblicità ce l’ha già gratis nel nome). Insomma, è giusto?!


P.s. Ho pensato di fare qualcosa di concreto e non solo una vuota polemica. Se siete interessati, guardate qui.

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