Torna da me recensione

torna da me recensioneTitolo: Come back to me
Autrice: Mila Gray
Genere: Sentimentale
Anno di pubblicazione: 2014
Titolo in Italia: Torna da me
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Leonardo Taiuti

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

Quella mattina c’è un qualcosa di diverso, di sospetto.  Jessa lo sente e poi vede la macchina parcheggiata sotto casa. Non si tratta di un auto qualunque, ma di un veicolo militare.
Da lì, esce il cappellano; un uomo che Jessa conosce bene perché è il padre di Kit, il bel Marine con il quale è fidanzata.
Mentre l’uomo si avvicina alla soglia di casa, Jessa ripensa a quell’estate meravigliosa, le cui immagini le sfrecciano davanti agli occhi in un vortice che si trasforma presto in panico. Se il cappellano è qui, allora qualcosa di terribile deve essere accaduto: Kit o Ridley, suo fratello, potrebbero essere morti in servizio.
Preda dell’angoscia, Jessa aspetta la terrificante notizia. Adesso non le importa nemmeno della reazione che potrebbe avere suo padre, che odia Kit di un profondo rancore. Adesso ciò che le importa è ricevere la notizia: chi? A chi dei due deve dire addio per sempre: al suo ragazzo o a suo fratello?

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Cominciamo col dire che si tratta di un romanzo perfetto per le (molto) giovani ragazze. Per quelle come me che sono un poco più – attenzione! – grandicelle, vedi avanti.

Con un tono molto fresco e talvolta spiritoso, l’autrice ci conduce attraverso questa delicata storia d’amore. Il linguaggio è semplice (fin troppo) e, nonostante buona parte del libro sia un lungo flashback della meravigliosa estate appena trascorsa dai due giovani, l’azione si svolge tutta al presente.
La narrazione segue il punto di vista di uno dei personaggi principali e la storia, quindi, è frutto dell’intreccio di due visioni: Jessa e Kit. I due si scambiano la parola nel continuum dell’azione.

Jessa, la protagonista, la ragazza dal travolgente look perfetto anche senza un velo di trucco; sexy e provocante senza ovviamente averne l’intenzione; la diciottenne “matura” che confessa ogni più piccolo particolare all’amica sciocca e dalla bocca larga; che spera nella trasgressione di giorni di scuola da saltare, usare documenti falsi e andare a letto con qualcuno; che vede in lui tutto il suo universo.
Un personaggio tipizzato, tipico di questo genere letterario, e anche un po’ contraddittorio (ad esempio, vorrebbe – giustamente – trascorrere più tempo con il fratello in licenza e si lamenta che lui, invece, stia con la fidanzata; tuttavia, Jessa è la prima a sparire dalla circolazione per stare assieme a Kit).

E veniamo appunto al lui della situazione. Kit. All’inizio, mi ha fatto anche un certa tenerezza il giovane militare, addestrato per uccidere, che però non riesce a dichiararsi alla ragazza che ama. Poi, però, come accade anche per il personaggio di Jessa, si cade negli stereotipi. Insomma, lei giovane e inesperta, e lui il grande latin-lover che ha sempre trattato le ragazze come pezze da piedi, ma che, non appena si accorge di lei, cambia perché ha finalmente trovato la donna che fa per nulla, l’amore della sua vita, la sua stella polare. Gli amici che non gli credono; lui che si offende, incompreso dal mondo; lui, cavaliere senza macchia pronto a difendere donzelle in pericolo.

Tuttavia, per entrambi i personaggi si assiste a una certa evoluzione come “individuo”. Aspetto quello dell’evoluzione del personaggio sul quale l’autrice sembra aver dedicato maggior attenzione al personaggio di Jessa. Ok, non c’è da aspettarsi un approfondimento studiato e concentrato, ma qualche piccolo elemento c’è (anche se, ripeto, molto stereotipato con terapeuti, pianti, depressioni, alcool, scuse, ect.).

Per i miei gusti comunque, questi due sono un po’ troppo allupati e, immancabilmente, c’è sempre qualcosa (agente/fattore esterno o “ti-amo-troppo-per-me-sei-troppo-importante-aspettiamo”) che, nella prima metà del romanzo, gli impedisce di andare “fino in fondo” (insomma, la questione diventa davvero ridicola e irritante dopo un po’ di questo giochino)… e, di contro, i loro “antagonisti”, vigili e attentissimi in qualunque altra occasione, quando si tratta di scuccare i due piccioncini sono molto meno attenti e vigili; diciamo pure che diventano vittime di una cecità improvvisa in stile Saramago.
Assodata la relazione tra i due, la seconda parte introduce l’elemento destabilizzante, anche questo ahimè prevedibile, con immaginabili sviluppi e già note “conseguenze”.

C’è poi questo clima di terrore (?) determinato da questo padre, iracondo e sempre infastidito, il quale ovviamente non gradisce Kit né il di lui padre (chissà perché…). Ora, a parte degli incomprensibili scatti d’ira sicuramente fastidiosi (che sfociano in “punizioni” la cui più terrificante è il sequestro del cellulare o il classico “vai in camera tua!”), non riesco a spiegarmi tutto questo terrore nei suoi confronti ché, in definitiva, dalle parole non passa mai ai fatti.

Devo ammettere di essermi aspettata qualcosa di molto diverso; qualcosa che legasse la relazione tra i due alle esperienze di guerra di lui, alle difficoltà di passare da un conflitto alla pace di una tranquilla cittadina americana; qualcosa che evidenziasse le difficoltà di una relazione a distanza dove lui potrebbe tornare in una cassa di legno e una bandiera a stelle e strisce sopra.

Qui, però, si tratta solo del racconto di un estate da due adolescenti (lei ha diciotto anni e ci può stare; ma lui ne ha ventuno e ha avuto delle esperienze di guerra…); di come lei voglia andare a letto con lui e lui, castamente, voglia aspettare perché lei è diversa da tutte le altre con cui è stato; di come lui sia per lei il primo (per lui no, perché lui deve essere quello “esperto” dei due); di come per me “ci sei solo tu”; di come “torna da me” “sempre”; e di come debbano renderci partecipi di tutti i loro impulsi che poi si arrestano per un motivo o per un altro… ma mi fermo qui, perché ti ho già raccontato metà libro. Il tutto condito da scarsi e noti cliché da romanzetto rosa: lui/lei, il padre di lei, la crisi di lui, la crisi di lei, l’altro, i pianti disperati e le fughe/gli inseguimenti/gli allontanamenti ect., ect.…

Migliora leggermente mentre ci si avvicina alla fine, ma si rimane sempre piantati sul banale e sul prevedibile con passaggi scontati e davvero poco approfonditi.
Insomma, questo per dire che le tematiche che si potevano trattare erano molte e molto complesse, ma vengono toccate solo marginalmente e con molta rapidità e superficialità.

Non è assolutamente il libro che mi aspettavo uscisse dalla penna di una donna adulta; per lo stile narrativo usato e per l’intreccio della vicenda sembra più il diario di una ragazzetta di dodici anni.
La narrazione, infatti, si concentra solo sulle “disgrazie” lui/lei, sul loro rapporto, ma non approfondisce molti aspetti. Gli altri personaggi sono solo bocche che parlano per insultare, dire qualche ovvietà o incoraggiare il protagonista di turno a fare qualcosa. In questo, i dialoghi non vengono assolutamente in aiuto, poiché si tratta di commenti e scambi insulsi.

Mi spiace, perché mi aspettavo grandi cose da questo libro (più approfondimento nello strutturare i personaggi e le loro “crisi”; più attenzione verso le tematiche importanti solo accennate).

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