The Order of Guardians L’Ombra del male recensione

recensione the order of guardians l'ombra del maleTitolo: The Order of Guardians L’Ombra del male
Autore: Marco Ternevasio
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione – 

Nella Terra dei Quattro Venti, il male si nasconde e aspetta, nascosto tra i ghiacciai delle montagne, nelle c.d. Terre Dimenticate.
Pochi conoscono gli abomini che si celano in questi luoghi ed il Tempio di Nayset, con il suo ordine di Guardiani, è l’unico baluardo per mantenere la pace.
Ognuno di questi paladini è un guerriero eccezionale, dotato di poteri strabilianti.
Tuttavia, questo importante ordine non solo deve proteggere il mondo, ma anche se stesso. Al suo interno, infatti, sono numerosi i membri che vengono tentati e soggiogati dal potere. Perdono la retta via, diventando così dei Disertori.
E Hastan, uno dei migliori fra i Guardiani, dovrà affrontare proprio uno di questi traditori; ma il prezzo da pagare sarà caro.

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Sono racchiuse davvero tantissime idee in questo romanzo e numerosissimi sarebbero i percorsi narrativi da poter sviluppare e approfondire anche solo all’interno di questo volume iniziale (di una saga).
Premesso questo, tuttavia, ho trovato qualche passaggio narrativo confuso o poco spiegato, talvolta incoerente. È come se si osservassero le vicende dei personaggi con un teleobiettivo. Non si scende quasi mai nel dettaglio ed è come se si guardasse lo svolgimento delle loro storie da lontano. Molti salti temporali non vengono spiegati né approfonditi (passarono alcune generazioni, passarono alcuni mesi, passarono due anni, due mesi dopo, ect.); un po’ come se si giocasse ad aprire e chiudere una finestra affacciata sulla piazza di un mercato in diverse ore del giorno. Alle 8 si montano i banchini ed i loro proprietari cominciano ad allestire la merce, alle 14 uno di loro ha già venduto qualche pezzo, alle 18 litiga con un cliente, alle 20 restano in piazza solo i sacchetti di carta e/o di plastica. Manca quell’approfondimento che, oltre a raccontare semplicemente una storia, te la fa assorbire, assaporare ed è capace di coinvolgere nelle vicende dei personaggi.

La narrazione procede, inoltre, tramite topos già visti e scontati (alcuni ripresi da manga e fumetti), infilati nella storia con poca personalizzazione (es. il vecchio saggio che muore, immancabilmente al termine della conversazione, con queste precise parole: «Ho… fiducia… in… te»; oppure il demone che muore agonizzando con queste ultime parole «N…non…f…finisce qui!»).
Da una parte, si dà attenzione ad eventi poco rilevanti; dall’altra, se ne tralasciano altri che dovrebbero essere approfonditi invece che gettati molto rapidamente in mezzo alla narrazione di altre vicende. Magari, alle sole storie di Hastan e/o agli eventi di Fereth sarebbe stato meglio dedicare un unico libro (o comunque più spazio all’interno della narrazione) per meglio spiegare le vicende al lettore e permettergli così di entrare più in contatto con i personaggi e con le loro vicissitudini.

I personaggi – davvero troppo numerosi – hanno poco spessore. I riferimenti a una loro descrizione fisica spesso mancano (o arrivano pagine dopo che sono già stati introdotti) e, dove presenti, sono scarsi o simili (di corporatura robusta, capelli lunghi, barbe di varie lunghezze e colori e cicatrici di vario spessore e dimensione; tutti incappucciati e/o avvolto nei mantelli). L’introspezione è poco curata e si limita a qualche banale domanda che il personaggio di turno si pone, per la verità, con molta rapidità e poco approfondimento.
Questo inficia un po’ sul ritmo narrativo e sulle vicende che diventano un po’ ripetitive.

Per quanto riguarda le pochissime descrizioni degli ambienti, queste sono molto scarne e, in  alcuni casi, poco chiare e ripetitive (spettacolare, mozzafiato, maestoso, bello sono aggettivi sicuramente utili in una descrizione, ma, senza ulteriori dettagli, esemplificano ben poco di un paesaggio o dell’aspetto fisico di una persona). Si ravvisa, comunque, un certo miglioramento verso la fine.
Infine, il linguaggio è molto basilare e, talvolta, impreciso.

Mi spiace davvero non essere riuscita ad apprezzare questa lettura. recensione the order of guardians l'ombra del male


 

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