Va’, metti una sentinella recensione

Titolo: Go set a watchman
Autrice: Harper Lee
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Va’, metti una sentinella
Anno di pubblicazione ITA: 2015
Trad. di: Vincenzo Mantovani

Preceduto da:
Il buio oltre la siepe

Di nuovo a Maycomb.

Scou… ehm, Jean Louise Finch torna, dopo qualche tempo, nella cittadina della sua infanzia dove il padre Atticus, con una artrite – reumatoide – in certi momenti invalidante, esercita come avvocato.

Lì, appena scesa dal treno, si ritrova il suo ragazzo Henry Clinton (oh chi è?) pronto a caricarla in macchina e portarla a casa dove il padre e la zia Alexandra dalla caratteristica forma a clessidra la stanno aspettando.

Tra proposte di matrimonio rifiutate e continui ricordi d’infanzia, Jean Louise scoprirà come Maycomb e le persone che la abitano siano cambiate… in peggio… o forse, a uno sguardo più attento, capirà che sono sempre rimaste le stesse.

Prima ancora della sua uscita, Va’, metti una sentinella è stato un romanzo discusso e molto atteso. Alla sua pubblicazione poi un sacco di voci si sono sollevate a dire poco irate tra chi sosteneva che il libro fosse una burla ordita dalla stessa Lee e chi, invece, sosteneva che il romanzo non fosse nemmeno stato scritto dall’autrice.

In ogni caso, eccoci qui di nuovo a Maycomb.
Nomi e luoghi sono sempre gli stessi, c’è qualche faccia nuova – almeno per chi legge – e la ventata di nostalgia che accoglie Jean Louise, una donna adulta ormai, alla stazione di Maycomb Junction coglie anche il lettore.

Tuttavia, ci sono alcune discrepanze fra questo romanzo – che sarebbe un sequel (secondo il grosso dell’impostazione pubblicitaria che è stata fatta… e questo forse può aver generato qualche incomprensione) – e “Il buio oltre la siepe“, con particolare riguardo alla genealogia dei Finch e alla storia di Maycomb.

Per citarne sole alcune:

  • c’è una sorella in più tra i Finch, Caroline, della quale però non c’è dato sapere molto altro;
  • la storia dell’Approdo dei Finch è diversa e zia Alexandra non è mai rimasta a viverci;
  • Francis è figlio e non più nipote di Alexandra;
  • la difesa di Tom Robinson avvenne per intercessione di Calpurnia e non viene affidata d’ufficio ad Atticus dal giudice Taylor;
  • Mayella di anni qui ne ha quattordici e non diciannove;
  • Tom, alla fine, viene assolto dalle accuse (anche perché il rapporto con la ragazza era consenziente).

Accanto a queste (e altre) discrepanze, ci sono poi alcuni episodi paralleli che si ripresentano seppure in forme diverse (ad esempio, la sberla che riceve Scout dallo zio Jack o il tè con le signore di Maycomb).

Manca, inoltre, una conclusione alla vicenda.

Considerando quanto sopra e che Va’, metti una sentinella, sebbene successivo a livello narrativo (è ambientato a metà degli anni ’50) rispetto a Il buio oltre la siepe, sarebbe in realtà scritto prima, è evidente che questo discusso romanzo sia semplicemente una precedente stesura de Il buio oltre la siepe.

E infatti,

Scritto a metà degli anni Cinquanta, “Va’, metti una sentinella” è il romanzo che Harper Lee aveva proposto al suo editore prima de “Il buio oltre la siepe”. Lo si dava per disperso, ma è stato ritrovato in una cassetta di sicurezza nel 2014 [Fonte: Feltrinelli.it].

E capisco perché l’editore abbia deciso di rifiutare questa stesura ma di accettare – o di spingere Harper Lee a realizzare – quella poi definitiva de Il buio oltre la siepe.

Nel leggere Va’, metti una sentinella si ha, in effetti, la sensazione – soprattutto alla luce del risultato finale -che il romanzo abbia bisogno di alcuni ritocchi non solo per quanto riguarda l’attenzione per gli eventi e l’introduzione delle singole scene, ma anche con riferimento alla strutturazione dei personaggi.

È vero: Atticus è diverso (per gli esempi in dettaglio puoi leggere questo articolo) e alcuni suoi discorsi non rientrano affatto nel personaggio che abbiamo imparato ad amare con Il buio oltre la siepe.

Tuttavia, non lo definirei propriamente razzista o mezzo-razzista o “in fondo in fondo ci ha gabbato tutti ed è sempre stato razzista“. In realtà, le sue affermazioni sono frutto del sentimento del periodo denso di mutamenti sociali.

Certo, la sua impostazione così chiusa senza nemmeno una possibilità d’appello, sconvolge la figlia (e il lettore), ma non lo ritengono uno shock così destabilizzante poiché “giustificato” dal clima dell’epoca.

In ogni caso, le conquiste a cui Scout (… no Jean Louise) arriva con notevole sforzo e delusioni non hanno affatto lo stesso sapore e la stessa carica che possiedono invece ne Il buio oltre la siepe.

L’impatto che storia e personaggi hanno sul lettore è sicuramente inferiore, perché la profondità e la cura per gli argomenti trattati è inferiore.

Insomma, il confronto tra questa versione in fieri e poi la sua stesura definitiva non regge.

Va’, metti una sentinella è un libro interessante nella misura in cui Scout umanizza finalmente la figura di Atticus e acquisisce la propria autonoma consapevolezza; un passaggio inevitabile della crescita che prima o poi tutti i figli, se educati al pensiero critico e ragionato, arrivano a fare nei confronti dei genitori.

Per il resto, meh.

Più che come seguito de Il buio oltre la siepe va, secondo me, considerato come una curiosità: vedere la nascita di un romanzo destinato a diventare un capolavoro mondiale.

Per questo, mi sento di consigliare la lettura di questo romanzo solo alla luce di questa curiosità tra prima e dopo; per il resto, anche no.

È un libro senza lode e senza infamie. Si fa leggere, ma lascia davvero poco.


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Il buio oltre la siepe bannato: troppo razzista

Sembra assurdo, sì… una specie di contraddizione in termini; eppure, è così. Il buio oltre la siepe bannato, perché ritenuto troppo razzista. Succede anche questo…

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Chi non conosce Il buio oltre la siepe (qui puoi leggere la mia recensione), capolavoro di Harper Lee, recentemente scomparsa? Il suo seguito Va’, metti una sentinella (qui la mia recensione) ha lasciato molti perplessi (io sto affrontando una rilettura proprio ora de Il buio oltre la siepe, in modo da poter ben giudicare il suo seguito).

Insomma, che è successo?

Un gruppo di genitori della scuola di Accomack County (Virginia) pare particolarmente critico alla permanenza de Il buio oltre la siepe negli scaffali della libreria scolastica.

La madre di un alunno mulatto della scuola afferma che, dato il momento, ricco di divisioni, che la nazione [n.d.t. gli U.S.A.] sta attraversando in questo periodo, il libro è troppo denso di insulti razzisti per continuare a restare accessibile ai ragazzi. E prosegue: «Cosa stiamo insegnando ai nostri figli? Gli stiamo suggerendo che queste parole sono accettabili.»

«I’m not disputing this is great literature, but there is so much racial slurs in there and offensive wording that you can’t get past that, and right now we are a nation divided as it is.
What are we teaching our children? We’re validating that these words are acceptable. They are not acceptable. Truly we are divided. We will lose our children if we continue to say that this is okay, that we validate these words when we should not.»
[Fonte: Telepgraph.co.uk]

Insomma, nessuno nega il valore artistico dell’opera… ma nessuno pare vederci nemmeno i grandi insegnamenti contenuti.

Perché Atticus lo difende Tom Robinson ed è disposto anche a rimetterci la vita, convinto com’è dell’innocenza del suo cliente (devo ricordare l’episodio notturno che si svolge davanti al carcere poco tempo prima dell’inizio del processo?). Calpurnia, la domestica di colore, viene trattata come una di famiglia e difesa anche (quando la cara zia Alexandra vorrebbe che i ragazzi la trattassero con distacco e non ci fraternizzassero troppo).

Non ci dimentichiamo che Il buio oltre la siepe fece vincere alla sua autrice, nello stesso anno della sua pubblicazione, il premio Pulitzer – sebbene, lo ammetto, oggi questo sia concesso con troppo disinvoltura. Premio che viene riconosciuto per l’impegno nella diffusione della cultura, dell’informazione e per essersi distinti in svariati settori dall’arte al giornalismo.

Ora, a onor del vero, le offese presenti nel libro sono numerose e certo non velate.

Negro, sporco negro, amico dei negri, sangue misto, mezza razza… obiettivamente, le espressioni sono tante (e la nostra povera Scout ci si scorna non poco!) e non sono certo delle più lusinghiere. Anche a non voler considerare le offese dirette, tutto il libro gira attorno ai gravissimi pregiudizi razziali che la comunità di Maycomb scarica sul povero Tom Robinson.

Siamo d’accordo che tutto questo oggi è assolutamente impensabile. Ma bisogna considerare anche che il libro è stato scritto negli anni ’60… negli Stati Uniti… anzi, per la precisione, nel sud degli Stati Uniti.

E l’insegnamento che contiene è quello che NON va fatto. Perché se una persona è innocente ha diritto a essere difesa a prescindere dal colore della sua pelle, dal suo sesso e dai suoi gusti (personali, sessuali, religiosi, ect.). Perché se voglio bene a una persona ho diritto di starci insieme, di andarla a trovare a prescindere dal colore della sua pelle, dal suo sesso e dai suoi gusti (personali, sessuali, religiosi, ect.).

Ma, ecco quello che succede nella realtà: il libro, assieme a Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain (ugualmente considerato razzista), è stato temporaneamente rimosso da tutte le scuole di Accomack County in attesa che una commissione valuti la necessità di bannarlo per sempre.

Ma, quando si arrivano a ritirare i libri anche solo temporaneamente, siamo già di fronte a una grande sconfitta.

[Fonte: Telepgraph.co.uk]

Va’, metti una sentinella: ecco come crolla un mito

Chi non conosce “Il buio oltre la siepe“?

Ne hanno tratto anche un film e Atticus è nel cuore di tantissimi grazie al suo senso di giustizia, onestà e altruismo, costanza e bontà. È un po’ il modello di avvocato probo, che crede nelle sue convinzioni e nell’innocenza del suo cliente, che tutti vorremo avere (in caso di bisogno, ovviamente – e sperando che il bisogno non ci sia mai) o che tutti vorremo essere.

In poche parole, la storia parla di un coraggioso avvocato che, contro il pregiudizio e la condanna già decisa dell’intera comunità dell’immaginaria Maycomb, decide di difendere un giovane di colore dall’infamante accusa d’aver violentato una donna bianca.

Insomma, a 55 anni di distanza, arriva il seguito: Va’, metti una sentinella.

Il libro è stato ritrovato qualche tempo fa (ne avevamo parlato sui social). Si presume che sia stato scritto da Harper Lee a metà degli anni ’50 e, quindi, prima della stesura di quello che ne sarebbe il sequel, Il buio oltre la siepe, scritto negli anni ’60.

Il libro ha avuto un’uscita molto chiacchierata, determinata non solo da un ritrovamento così speciale, ma anche per problemi legati ai diritti, vista l’invalidità totale della Lee, le richieste degli “eredi”, agenti letterari, casa editrice ect.

E intanto il libro ha venduto già un milione di copie.
… e si parla di un grandissimo fallimento.

va' metti una sentita 2
Fonte: Newyorker.com

Perché?

Mi baso sulla recensione del Newyorker (grazie ad Elisa per la segnalazione), dal momento che io ancora non l’ho letto e – credo – sia meglio passare la lettura questa volta (per evitare che mi crolli un mito).
[Aggiornamento 08/2017: alla fine mi sono decisa a tentare la lettura di Va’, metti una sentinella e qui puoi leggere la mia recensione]

La storia, ambientata sedici anni dopo Il buio oltre la siepe, viene definita semplice e «sospettosamente auto-referenziale» [suspiciously self-referential].

Seppur scritta in terza persona, la protagonista è – la non più piccola – Scout, adesso solo Jean Louise, prego.

Insomma, la ragazza, ventiseienne, torna nell’immaginaria Maycomb da New York, dove lavora in una non meglio precisata impresa.

E qui il tracollo emotivo per lei (ma anche per tutti noi lettori).

Atticus [«Integrity, humor, and patience were the three words for Atticus Finch» cit. Il buio oltre la siepe], il nostro eroe, è entrato a far parte del Consiglio Cittadino, che, detto così, non ha nulla di sospetto, se non fosse che… il consiglio cittadino altro non è che una forma meno segreta del Ku Klux Klan.

… Stiamo scherzando?

No, perché, come restiamo scioccati noi, resta scioccata anche Scou… ehm, Jean Louise.
Ovviamente, partono i discorsi sull’integrazione, l’uguaglianza e…

«Jean Louise,» Atticus says in the midst of their argument, «have you ever considered that you can’t have a set of backward people living among people advanced in one kind of civilization […]»

«Jean Louise,» dice Atticus nel bel mezzo della loro discussione «hai mai considerato che non puoi avere, in un solo tipo di civiltà, un insieme di persone arretrate che vivono tra altre avanzate»

Colpo al cuore.

«Do you want your children going to a school that’s been dragged down to accommodate Negro children?»

«Vuoi che i tuoi figli vadano in una scuola costretta ad ospitare bambini Negri?»

E due…

Ne dice così tante che, alla fine, la povera Jean Louise urla al padre: «You deny that they’re human» [«Stai negando che siano esseri umani»].

Insomma, pregiudizi e bigottismi che sembravano non colpire il nostro Atticus, lo hanno, invece, avvolto come una morsa.

Che è successo? Forse Atticus ha avuto una brutta botta alla testa della quale non si parla nel libro?

Ovviamente, si è scatenata la polemica. C’è chi sostiene che il libro non sia opera dell’autrice e chi, invece, che la Lee ci abbia solo preso in giro con Il buio oltre la siepe.

E se… e se Va’, metti una sentinella facesse parte di un progetto diverso, che l’autrice stessa aveva deciso di accantonare? Voglio dire: si tratta di un volume, mai reso noto, scritto quasi dieci anni prima del suo seguito, pubblicato senza nessun problema.

E se fossimo di fronte ad un libro che la stessa Lee non voleva rendere noto?

[Aggiornamento 08/2017: io propendo per quest’ultima spiegazione. Qui ti spiego perché.]