Grandi detective recensione

Titolo: The Great Detectives
Autore: Theodore Mathieson
Genere: Raccolta/Giallo
Anno di pubblicazione: 1988
Titolo in Italia: Grandi detective
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Luciano Bianciardi

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Dal 1958, sulla rivista Ellery Queen’s Mystery Magazine, comparvero una serie di racconti i cui protagonisti erano grandi personaggi storici: Alessandro Magno, Omar Khayyam, Leonardo Da Vinci, Hernan Cortes, Miguel de Cervantes, Daniel Defoe, il capitano Cook, Daniel Boone, Stanley e Livingston, Florence Nightingale.

Lo stesso Queen si disse entusiasta della raccolta («Racconti di straordinaria abilità e splendida fattura») ed effettivamente si tratta davvero di enigmi interessanti.

Il lettore si ritrova coinvolto in un arco temporale abbastanza ampio (dal 323 a.C. al XIX secolo) tra indiani, vizir, guerrieri e marinai al fianco di personalità influenti e dotate di grandissimo ingegno.

Alessandro Magno dovrà affrontare una prova terribile: individuare tra i suoi uomini più fidati il suo avvelenatore. I possibili sospetti si contano sulle dita di una mano, ma il tempo è poco… troppo poco, perché il veleno è già in circolo e nulla può rallentare la sua corsa.

Quindi è la volta di Omar Khayyam – poeta, filosofo, astronomo – in un classico del giallo: l’omicidio a porta chiusa.

Segue Leonardo Da Vinci che dovrà – ma bisognerà vedere se potrà – risolvere a tempo di record un misterioso assassinio per ordine della regina di Francia.

Poi il conquistadores Cortes dovrà far i conti con una rivolta, un imperatore e una pietra nera; mentre Cervantes, l’autore di Don Quijote, dovrà vedersela con un alcalde pieno di pregiudizi e pronto ad accusarlo di omicidio e con la mala suerte che pare proprio non voglia lasciarlo andare.

Daniel Dafoe, inseguito da una setta di fanatici decisi a ucciderlo, incontrerà in carne e ossa quello che diventerà uno dei suoi personaggi più noti; il Capitano Cook sarà, invece, alle prese con un cadavere scomparso; Daniel Boone, esploratore statunitense, con un rinnegato e Stanley e il dottor Linvingstone con un nemico nascosto nella carovana e uno stuolo di selvaggi che li insegue.

Last but not least, Florence Nightingale. La nostra avanguardista infermiera, in viaggio per portare aiuto alle truppe inglesi in guerra in Crimea, dovrà far i conti con un ladro (e assassino) molto particolare che si fa chiamare l’Iconoclasta.

Con alcuni racconti si può sperare di concorrere insieme al “detective” di turno per trovare il – o i – colpevole(i); in altri, invece, l’astuzia e la mente brillante di Mathieson rendono davvero arduo individuare il colpevole e/o il modo in cui ha agito.

Ciò che mi ha affascinato in questi racconti è la possibilità – comunque concessa al lettore – di giocare ad armi pari con il detective di turno e comprendere come si sono svolti i fatti e chi è il colpevole. Si tratta, infatti, dei classici gialli in cui al lettore vengono forniti tutti gli elementi per individuare i responsabili del misfatto.

I racconti seguono uno schema ovviamente simile (prevalgono, ad esempio, le morti per accoltellamento), ma i narratori e i punti di vista variano: talvolta sono i personaggi noti a raccontarci il mistero e la sua soluzione; altre sono – più o meno – fidati compagni; altre ancora un narratore onnisciente.

Gli elementi che compongono il giallo sono ben congegnati e vengono talvolta intrecciati con sotto-trame per sviare il lettore.

Mathieson, inoltre, dimostra d’avere una vasta conoscenza dei personaggi di cui tratta inserendo i misteri da risolvere in un punto fondamentale della loro storia personale o dell’immagine comunemente diffusa (per esempio, nel racconto dedicato a Florence Nightingale viene fornita una giustificazione al nome con cui era nota: “la signora con la lanterna“).

Insomma, per gli amanti del giallo, ma anche per chi vuol interessarsi al genere, questi raccolti possono rappresentare una sfida con cui confrontarsi.


Hai letto "Grandi detective"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

La mano nera e altri racconti gialli recensione

Titolo: La mano nera e altri racconti gialli
Autori: Robert Anderson, Egerton Castle, Arthur Conan Doyle, Mary E. e Thomas W. Hanshew, Arthur B. Reeve, Stanley J. Weyman
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Claudio Mapelli e Angela Pica

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

Così comincia un giallo “vecchio stampo” che si rispetti: un mistero o un fatto curioso e spesso inspiegabile; un investigatore di professione o improvvisato tale; e un sapiente mix di inseguimenti, agguati, appostamenti, menti diaboliche e chi ne ha più ne metta.

In questa raccolta, abbiamo un carnet di autori di tutto rispetto: alcuni già noti al pubblico italiano (tra cui anche il nostro amato Arthur Conan Doyle con un racconto dedicato a Sherlock Holmes e al suo incontro con La Donna) e un paio appartenenti ai classici del giallo inglese ma sconosciuti nel nostro paese: The Rope of Fear, ovvero La corda della paura, di Mary E. e Thomas W. Hanshew e The Fowl in the Pot, Il pollo nella pentola, di Stanley J. Weyman.

Si comincia con “La mano nera“, un racconto veloce ma carino in cui si mescolano un sequestro, degli avvelenamenti, una banda di criminali con pochi scrupoli e dall’italiana notorietà (si tratta di camorristi).

Segue il famoso “Scandalo in Boemia” dove il nostro Sherlock incontra per la prima volta La Donna che – forse – riesce a gabbarlo.
Il racconto è noto, ma ogni volta è un piacere rileggere le vicende dell’investigatore inglese narrate da Arthur Conan Doyle.

E poi incorriamo in un apparentemente impossibile furto in un caveau sorvegliato (“La corda della paura“); scopriamo il mondo criminale e le – talvolta – insufficienti misure del sistema penale (“Racconto di Scotland Yard“); ci caliamo in atmosfere di un’Europa orientale degne di Dracula con “La preda del barone“; e, last but not least, scopriamo come “Il pollo nella pentola” può far vacillare i sovrani e i loro consiglieri.

Tutti gli autori riescono a combinare, in poche pagine, una situazione inizialmente assurda e inspiegabile alla sua soluzione elementare, accompagnandovi un linguaggio chiaro e scorrevole.

Davanti al “caso da risolvere“, il lettore talvolta si ritrova a brancolare nel buio come l’investigatore di turno; altre volte lo previene; e altre ancora non c’è proprio storia… le cellule grigie dell’investigatore gli conferiscono una capacità di deduzione che ha del magico.

Ovviamente, qualche racconto riesce meglio di altri a coinvolgere il lettore nelle sue atmosfere e nella sua storia, ma complessivamente si tratta di una raccolta d’interesse per un appassionato del genere giallo.


Hai letto "La mano nera e altri racconti gialli"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

La mano nera e altri racconti gialli

Da fine giugno, disponibile per Elliot, un carico di giallo e mistery con alcuni racconti mai visti in Italia. Ecco la raccolta: La mano nera e altri racconti gialli. 

In questi racconti, alcuni sconosciuti a un pubblico italiano, ma ormai considerati dei cult della letteratura di genere inglese – come The Rope of Fear (La corda della paura) di Mary E. e Thomas W. Hanshew, o The Fowl in the Pot (Il pollo nella pentola) di Stanley J. Weyman – vengono narrati scandali tra nobili, eredità da salvaguardare, rapimenti, corrispondenze pericolose, errori di giudizio, baroni mascherati, indagini poliziesche, truffatori che vengono truffati a loro volta.

Fanno da sfondo campagne e città, ristoranti italiani come il “Da Luigi” e gli uffici frenetici di Scotland Yard.

La cronaca nera si mischia con la fantasia, il crimine con la vita quotidiana. 

Gli autori presenti in questa raccolta: Robert Anderson, Egerton Castle, Arthur Conan Doyle, Mary E. e Thomas W. Hanshew, Arthur B. Reeve, Stanley J. Weyman.

Titolo: La mano nera e altri racconti gialli
Autori: Robert Anderson, Egerton Castle, Arthur Conan Doyle, Mary E. e Thomas W. Hanshew, Arthur B. Reeve, Stanley J. Weyman
Pagine: 125
Prezzo: 12,50€
Trad. di: Claudio Mapelli e Angela Pica
Disponibile dal 29 giugno

Qui puoi leggere la mia recensione.


Disponibile dal 29 giugno 2017!


Scopri le novità del momento: 

Superdonne che hanno fatto la scienza

Questo libro raccoglie venti storie di donne straordinarie che con intelligenza, amore, perseveranza e passione hanno contribuito all'avanzamento della scienza ...
Leggi Tutto

Gli uomini mi spiegano le cose

Ci sono molti modi per sentirsi superiori, più forti, più bravi, più sapienti e potenti. La sopraffazione non passa solo ...
Leggi Tutto

TRUMP e la fine dell’American Dream

Dal 19 ottobre per Longanesi, arriva il nuovo libro di Sergio Romano sulla controversa di TRUMP. Forte della sua esperienza ...
Leggi Tutto

Un cane per tutta la famiglia

Dal programma TV "Missione cuccioli’" in onda su Super! e DeAKids, arriva il nuovo manuale del dog trainer Simone Dalla Valle per tutti ...
Leggi Tutto

La paleo dieta su misura

Un mese per riprogrammare il tuo metabolismo. Una settimana per scoprire quali cibi puoi mangiare e quali no Non riuscite ...
Leggi Tutto

Bacio feroce

Per la presentazione del suo nuovo romanzo Bacio feroce (del ciclo Paranza dei bambini), Roberto Saviano sarà alle Ogr di Torino ...
Leggi Tutto

Shock Politics. L’incubo Trump e il futuro della democrazia

Nell'unica tappa italiana, la scrittrice e attivista canadese Naomi Klein (autrice di No Logo, Shock Economy e Una rivoluzione ci salverà) presenterà il suo nuovo libro: Shock Politics. L'incubo Trump ...
Leggi Tutto

Caro mondo

Il sanguinoso conflitto siriano visto attraverso gli occhi di una bambina di 8 anni, che ha saputo rivolgersi con i ...
Leggi Tutto

Il grande salto

Un bambino selvatico e sgraziato, che preferisce la solitudine e l’amicizia degli animali a quella dei coetanei. Un rapporto privilegiato ...
Leggi Tutto

Omicidi per signorine

Titolo: Murder Most Unladylike
Autrice: Robin Stevens
Genere: Giallo per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2014
Titolo in Italia: Omicidi per signorine
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Manuela Salvi

Seguito da:
2. In Vacanza con il morto;
3. First Class Murder;
3.5. The Case of the Blue Violet;
4. Jolly Foul Play;
4.5. The Case of the Deepdean Vampire;
5. Mistletoe and Murder;
6. Annunciato, ma ancora inedito.

Watso… ehm, Hazel Wong fa una scoperta a dir poco sconvolgente: in palestra, in una strana posizione e immobile e fredda come una lastra di marmo c’è – o forse è meglio dire c’era – la signorina Bell, un’insegnante del collegio per signorine Deepdean.

Schizzata fuori dalla palestra, Hazel richiama l’attenzione della sua miglior amica nonché presidentessa della segretissima società investigativa Daisy Wells e, senza volerlo, anche quella di uno dei prefetti.

In palestra, però, la situazione non potrebbe essere più pacifica… nonché deserta. Niente corpi in strane posizioni, niente di niente. Solo una macchiolina di sangue che tutti giustificano con il taglio che Hazel ha su di un ginocchio (è che si è fatta mentre correva a chiedere aiuto dopo aver visto il cadavere).

Insomma, nessuno le crede tranne Daisy che già annusa il primo caso della società investigativa Wells/Wong: l’assassinio della signorina Bell.

Il mattino dopo, ecco già la prima evoluzione del “caso”: la signorina Bell avrebbe rassegnato le proprie dimissioni e se ne sarebbe andata dalla Deepdean. E allora…? Allora di chi era il cadavere in palestra? E, un attimo, c’era un cadavere in palestra?

Ai miei tempi – ora detto così sembra che siano passate ere geologiche! – c’era il Club delle babysitter in cui ricorreva qualche aspetto di “mistero”, ma certo non si potevano definire propriamente “gialli per ragazzi”.

Qui direi, invece, che si può. Se avessi tredici/quattordici anni questa serie sarebbe entrata di diritto tra le mie preferite!

Vi si concentra, infatti, il giusto incrocio tra misteri, pettegolezzi e dicerie, un po’ di preconcetti e il classico cipiglio delle adolescenti. E la narrazione segue lo schema di un diario, anzi del registro della società investigativa tenuto da Hazel.

A questo va aggiunta l’ambientazione scolastica in cui tutti – gli insegnanti – nascondono un segreto… e nei giorni successivi, un po’ tutti vanno «fuori personaggio» esibendosi, anche involontariamente, in comportamenti per loro non usuali. Come può un adolescente resistere (io non mi sarei opposta)?

Anche i personaggi concorrono alla determinazione del fascino della narrazione tra l’Inimitabile – soprannome affibbiato dalle studentesse all’unico insegnate uomo della scuola – e Daisy stessa che cita continuamente un fantomatico zio che s’intende di cadaveri e spie e segreti altrui.

In ogni caso, sebbene sia rivolta a un pubblico giovane e presenti una trama lineare, la lettura è gradevole e scorrevole anche per uno non in-target (meglio di qualche imbarazzane giallo che ci rifilano come lettura del secolo!). Si legge in poche ore e si resta in piacevole compagnia.

L’intreccio ricorda un po’ Macabro Quiz della Signora del giallo – inchinoAgatha Christie in cui il caro ispettore belga (Ercule Poirot!) si trova alle prese con luci notturne in palestra, insegnanti uccise, spie e agenti nel collegio femminile di Meadowbank. E ricalca gli schemi del giallo-classico con la raccolta finale dei personaggi in una stanza e l’ispettore di turno in piedi a esporre le sue teorie, puntando il dito a turno sui sospettati.

Insomma, come scrivevo poco sopra: una lettura per ragazzi sicuramente scorrevole e di compagnia anche per un lettore un po’ cresciutello.


Hai letto "Omicidi per signorine"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...

I misteri di Chalk Hill recensione

Titolo: Der verbotene Fluss
Autrice: Susanne Goga
Genere: Romanzo storico/Giallo
Anno di pubblicazione: 2014
Titolo in Italia: I misteri di Chalk Hill
Anno di pubblicazione ITA: 2015
Trad. di: Lucia Ferrantini

Fräulein Pauly si trova sul traghetto che attraversa lo stretto della Manica. Alle sue spalle – più o meno – si trova la Germania, sua terra natia, che ha deciso di abbandonare; adesso ripone le sue speranze nell’Inghilterra e in Chalk Hill, dove prenderà servizio a breve.

Charlotte Pauly è, infatti, un’institutrice con il delicato compito di istruire le signorine e prepararle per il bel mondo. A Chalk Hill, la signorina in questione ha otto anni, si chiama Emily e, sebbene dia qualche rispostina salace (per quei tempi), la sua nuova istitutrice è pronta a vedervi un’alunna diligente, educata e dalla mente pronta… troppo pronta, forse.

Non passa molto tempo dall’aver consolidato una certa quotidianità a Chalk Hill che strani rumori iniziano a provenire dai corridoi (di notte), parecchi segreti paiono nascondersi ed essere nascosti dagli abitanti della casa e poi… e poi Emily, tra urli notturni e fughe diurne, inizia a parlare con sua madre. La vede, la chiama e la cerca quando non la trova in casa.

Cosa c’è di sbagliato in tutto questo?, mi dirai. Be’, nulla se non fosse che la madre di Emily è morta mesi prima.

La narrazione segue – per una grossa parte – il parallelo tra due Tom (attenzione, non si tratta della stessa persona… lì per lì ho fatto un po’ di fatica a realizzarlo):

  • il primo Tom che incontriamo è Sir Andrews, moglie Ellen (la madre di Emily per intendersi e defunta pochi mesi prima), nonchè deputato. La sua storia ci arriva per tramite di Charlotte, la nostra teutonica istitutrice;
  • il secondo Tom di cognome fa Ashdown e non è Sir e per scrivere i suoi articoli di critica teatrale/quello-che-gli-pare si firma con lo pseudonimo ThAsh (per la cronaca, tutti ne tessono le lodi, la sua scrittura risolleva addirittura gli animi, ma a me gli stralci delle di lui recensioni paiono molto insulsi e non si discostano per nulla dallo stile usato nella narrazione principale).
    Anche lui ha perso la moglie (Lucy), ma qualche anno prima e, per questo e svariati altri motivi, è entrato a far parte della Società per la ricerca psichica. A differenza del primo, la storia di questo Tom ci viene raccontata attraverso il suo punto di vista.

Chiarito questo aspetto, possiamo addentrarci nella storia.

… E già si comincia male. Non per essere pignola eh, ma dalla presentazione leggo che l’autrice, appassionata di romanzi storico-sentimentali e di gialli, avrebbe qui riunito i due interessi.

Tuttavia, ci sono alcuni dettagli che storicamente fanno un po’ storcere il naso (in ordine sparso, ma ce ne sono altri che non ho segnalato… sennò faccio sempre la pedante!).

Una madre che parla alla figlia (Charlotte) di “carriera” (sì, c-a-r-r-i-e-r-a) in alternativa al matrimonio è quanto di più inverosimile si possa trovare in un romanzo che si definisce “storico”.

Ah, dimenticavo un dettaglio: siamo nel 1890 in Inghilterra. Donne e carriera sono due termini che difficilmente vengono accostati con cotanta disinvoltura. E, per carità, è vero che fu proprio nell’ottocento che si iniziato a vedere tante donne impegnate in ambito letterario e scientifico, ma certo per una madre – a meno che non fosse di mentalià mooooooolto aperta – restava comunque una certa sensazione di onta personale il fatto che una figlia – femmina – guadagnasse dei soldi propri e  intraprendesse una “carriera” che potenzialmente l’avrebbe destinata allo zitellaggio.

Altra caratterista ottocentesca è il rapporto che oggi potremo definire “distante” tra genitori e figli. Difficile che una madre provvedesse alla toiletta nel neonato o all’educazione dei figli più grandicelli; ancor meno i padri. Quindi, nulla di sconvolgente che la cura dei bambini e la loro educazione fosse completamente affidata a figure diverse da quelle genitoriali.

Un po’ contraddittorio risulta, quindi, il ragionamento della nostra protagonista che si meraviglia, più di una volta, di come la madre, Lady Ellen, seguisse con apprensione e molte attenzioni la fragile salute della figlia Emily, considerando quasi eccessivo questo rapporto madre-figlia (anzi, ponendo in questo modo l’accento su questo aspetto, porta il lettore a immaginarsi il motivo di questo quasi morboso attaccamento). Di contro, però, ribadisce – anche qui più volte – che pure il comportamento del padre, più distaccato e – diciamolo francamente – più aderente alla realtà storica di riferimento, sia strano e alquanto sospetto. Allo stesso modo un po’ troppo fuori dal tempo che Charlotte si sorprenda che un matrimonio alto-borghese fosse programmato dalle famiglie e, quindi, potenzialmente infelice.

Tuttavia, la nostra istitutrice tedesca non è poi una cima e dalle sedicenti affermazioni iniziali in cui la stessa si dice essere una donna seria e affezionata alla piccola Emily, in verità, nel corso della narrazione, Charlotte si rivela essere un personaggio molto sciocco (di cui l’affermazione «Cominciano i giochi!» riferita al tentativo di comprendere la situazione di grave malessere e disagio della pupilla non è altro che la punta dell’iceberg delle molte contraddizioni presenti nella storia).

Ma, in generale, c’è la sensazione che qualcosa di molto anacronistico si covi in ogni frase del libro.

Ho letto numerosi romanzi ottocenteschi, non storici cioè ma scritti da dei contemporanei, e molti atteggiamenti, modi di fare e uscite varie dei personaggi oltre a essere davvero troppo moderne, in ottica storica potrebbero anche risultare impudenti e soprattutto molto maleducate.

È vero, certo, che le istitutrici non erano né carne né pesce (nel senso che non facevano parte della servitù, ma non potevano nemmeno permettersi certe libertà con i padroni di casa), ma le gerarchie, soprattutto in Inghilterra, erano molto rigide e ossequiosamente rispettate… da tutti.

Qui ognuno si concede piccole “ribellioni” assolutamente intollerabili, modi di fare troppo confidenziali e considerazioni troppo all’avanguardia.

I dialoghi sono spesso troppo colloquiali e usano terminologie e modi di espressione e costruzione della frase molto moderni. Per la maggior parte, si tratta poi di dialoghi fini a se stessi, riempitivi.

Si prosegue molto lentamente nella storia mentre la nostra Charlotte si alza, fa colazione, si veste, si mette/toglie giacche/capi d’abbigliamento in generale, beve tè, ci subissa di chiacchiere inutili ed elucubrazioni ripetitive, legge ma non ci riesce mai fino in fondo a causa dei tanti pensieri (lo stesso dicasi delle lezioni che è pagata per tenere), intercetta frammenti di conversazione, mangia ancora e osserva estasiata il paesaggio.

Gli altri personaggi sono più o meno sulla stessa linea: mangiano, aprono e chiudono porte, ricamano, lanciano commenti sferzanti pensando di non essere sentiti, bevono tè, si perdono in scambi di battute inutili, ect.

Insomma, si tratta di un elenco monotono e ridondante che troppe volte annacqua inutilmente la narrazione.

A parte il sano movimento di mandibola, i personaggi sono piatti e c’è qualche contraddizione nel loro comportamento e nei loro modi fare che impedisce al lettore di calarsi meglio nella vicenda.

Lo stile di scrittura poi non aiuta né ad apprezzare le uscite e battute “sarcastiche” dei personaggi (che li fanno tanto sbellicare) né le meccaniche della storia.

Mi ha ricordato un po’ un tema delle medie: quell’uso della lingua che inizia ad avere segni di maturità, ma a cui sfuggono ancora i misteri dell’intreccio fraseologico e una certa elaborazione nello stile e nell’accostamento delle parole.

E questa, per la verità, è la sensazione che mi ha tarlato per tutta la lettura: immaturo (nel senso di ancora acerbo). C’è una certa goffaggine nel portare avanti la storia e un certo imbarazzo nel dare maggiore spessore ai personaggi e senso ai loro dialoghi.

La storia deve molto a Jane Eyre: sia l’impianto generale che alcuni singoli episodi ricalcano il noto romanzo della Brönte.

Ed è evidente che la signora Goga ha un debito di riconoscenza parecchio importante con Charlotte Brönte (che, a onor del vero, lei stessa richiama nei “titoli di coda“;e anche i nomi di due personaggi – Charlotte ed Emily – potrebbero nascondere un altro omaggio… magari anche in Wilkins si nasconde un riconoscimento a Wilkie Collins?); ma anche con Giro di vite di Henry James dove ritroviamo la campagna, i bambini (che lì, però, sono due) e le apparizioni di fantasmi.

I riferimenti ai libri famosi poi si sprecano (Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen; Uno studio in rosso e Il segno dei quattro di Arthur Conan Doyle; Frankenstein di Mary Shelley). Se da una parte sono richiami assolutamente apprezzabili, dall’altra parte però affossano il romanzo della Goga se un lettore pensa, anche solo per un attimo, agli intrecci proposti dagli autori citati. Non che uno ne debba fare il paragone, ma se l’autrice cita tali mostri sacri, mi fa ben sperare che quanto meno pure lei se ne intenda un pochettino.

Invece…

… Lasciamo stare che la storia richiami molto Jane Eyre (ma qui lo ammette l’autrice stessa) e Giro di vite, perché certamente gli autori contemporanei continuano a ispirarsi molto ai classici passati (per citare un esempio che ho fatto poco tempo fa: Ladra di Sarah Waters).

Insomma, le idee ormai si sono esaurite… la fantasia umana si è spinta ormai quasi in ogni dove (streghe e fatine, divinità furiose, eroi e poteri magici vari, viaggi nello spazio, guerre tra dinastie, mostri nei tombini, ect.), quindi ciò che conta oggi è anche il saper aggiustare/personalizzare quelle idee per creare una storia godibile.
E, insomma, qui questo aspetto manca. Anche il mistero che si nasconderebbe a Chalk Hill è davvero poco “misterioso”, anzi… purtroppo è parecchio prevedibile e immaginabile molto rapidamente.

Le parti che dovrebbero essere concitate sono prive di pathos narrativo; le altre, come scrivevo sopra, ripetono gli stessi monotoni schemi.

Ho proseguito la mia lettura principalmente per capire come le storie molto simili dei due Tom, di cui scrivevo all’inizio, si incastrassero l’una con l’altra, ma non pensare che questa alternanza sia così preponderante nella narrazione. Il grosso dell’attenzione è, infatti, riservato a Charlotte.

In ogni caso, non è che si debba andare molto in là per comprendere come questi due fili narrativi s’intreccino alfine… e, attorno a pagina cento (su trecento circa), ero di nuovo bloccata.

Comunque, ho deciso di proseguire nella lettura – sebbene debba ammettere d’aver saltellato tra i paragrafi alla ricerca di quelli importanti per la storia – con la speranza di essere smentita.

Un po’ mi sono fermata, ho letto altro, poi ho ripreso… poi mi sono fermata di nuovo. Ma, dal momento che mi ero piccata di scrivere una recensione concludente, ho deciso di terminare la lettura… nel bene e nel male.

E questo che hai appena letto è il risultato.

Poi, per carità, la lettura è una delle cose più soggettive che esistono e sono convinta che, se il libro della Goga è stato tradotto ed è arrivato fino a noi, avrà sicuramente le sue potenzialità. Io, purtroppo, non sono stata in grado di cogliere.


Hai letto "I misteri di Chalk Hill"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...