Fascette, fascette ovunque

Non molto tempo fa abbiamo avuto modo di scoprire insieme qualche “trucchetto” che ci potesse aiutare a scegliere un libro considerando solo la copertina.
Avevamo parlato di copertine realizzate con un certa professionalità, di tomi più o meno lunghi, di blurbs e alla fine anche di loro: le fascette.

Io mi ero lasciate andare a un lugo soliloquio (chiedo perdono)… e avevo promesso avrei proseguito in separata sede. Quindi… eccoci qui! ^^

Negli ultimi anni, le fascette hanno invaso le nostre librerie… letteralmente invaso!
Ma procediamo con calma e soffermiamoci un attimo a spiegare di cosa si tratta.

Le fascette altro non sono che quelle strisce di carta colorata (solitamente gialla o rossa…) abbrancate al  disgraziato libro. Generalmente portano una frase elogiativa, un blurbs oppure un traguardo o un successo particolare (ad esempio essere stato finalista a un premio letterario importante oppure averlo direttamente vinto).

Altre, però, sono più subdole: fingono di conoscere i tuoi gusti, ti stuzzicano con l'”effetto gregge” oppure fanno leva sui tuoi sentimenti.

Perché questo è lo scopo principe delle fascette: attirare il lettore.

Premettendo che è proprio l’esistenza stessa della fascetta a infastidirmi (perché non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto su sfondo rosso), ho deciso di scrivere questo articolo tenendo conto di quelle fascette che ho in casa tra i miei libri.

1. Ipse dixit
Un primo gruppo di fascette – tutto sommato non così deleterio – è quello delle citazioni: lo/la scrittore/scrittrice Tizio/a dice che [inserire frase ad effetto].
Per carità, un’opinione fa sempre piacere… ma c’è proprio bisogno di spararla addosso su di uno sfondo colorato ideato appositamente per colpire l’occhio? Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

2. Pluripremiato
Simile al precedente, sono quelle fascette che riportano le vittorie in termini di premi (generalmente: candidato allo Strega, finalista allo Strega, Vincitore allo Strega 2014/15/16… cito lo Strega perché è il premio più famoso e ambito in Italia).
Anche qui, vedi sopra: la cosa mi fa piacere, ma l’essere vincitore di un premio (più o meno importante) non assicura il lettore di avere tra le mani un buon libro… anzi negli ultimi anni i premi letterari sono stati molto criticati (basta inserire in un qualunque motore di ricerca le parole premio Strega e critiche per ricevere una pioggia di articoli).
E, tuttavia, la fascetta recante tale dicitura pare assicurare una sicurezza di vendita che si aggira attorno alle 60/70 mila copie [Fonte: Wired.it].

3. Febbre da Hollywood
Una terza categoria di fascette – della quale onestamente non ne comprendo l’esigenza – è quella che ci tiene a precisare che tu, o lettore, hai fra le mani il libro, ma sappi che da cotale testo ne è nato il film (o serie televisiva).
… Embè?
Per carità: è un’informazione interessante, ma l’esistenza di un film (o di una serie televisiva) certo non mi spinge ad acquistare un libro.
Magari, in un momento successivo e se la lettura mi è piaciuta, potrò anche interessarmi al film (o alla serie televisiva), ma nella fase di acquisto-libro non ne vedo onestamente il senso (anche perché, in certi casi, i diritti televisivi vengono ceduti prima ancora che il libro sia reso disponibile al pubblico… quindi è un po’ difficile prevederne il successo).

4. Capitan Ovvio
Un’altro gruppo di fascette riguarda l’esternazione dell’ovvio… tipo questa [l’immagine è tratta da un articolo di Pochestorie.it]:

… nel 99,99% dei casi il libro è sempre meglio del film, ma… va bene… grazie dell’informazione.

5. Sei in buona compagnia…
… perché, prima di te, questo libro lo hanno già letto in 1.000/10.000/100.000…
Mi fa tanto piacere per gli altri fortunati lettori che lo hanno letto… e sicuramente raggiungere una certa quota di vendite è un importante traguardo… ma… ? Questo non vuol dire che il libro a me piacerà.
Un esempio?
Twilight è fra i dieci libri che hanno venduto di più al mondo con 43 milioni di copie vendute. Ma… a me non è piaciuto.

6. OH MIO DIO!
Altra categoria di fascette che odio dal profondo del cuore: le esclamazioni (W O W!) che si rivelano immancabilmente un’amara fregatura. Questo è un esempio che viene direttamente dalla mia libreria…

Se non ci si fosse fatto caso, pregasi notare la scritta a caratteri cubitali: GENIALE!
… G E N I A L E…
Non voglio stare a ripetermi (qui puoi trovare la mia recensione completa), ma si è trattato di uno dei libri più assurdi – nel senso negativo del termine – che abbia mai letto.

Questa esternazione – se si rileva infondata più volte e per libri diversi – rischia di essere anche un pericoloso boomerang per la casa editrice (per esempio, io adesso ci vado con i piedi di piombo e di questa casa editrice acquisto solo i famosi Mammut).

7. Allora adorerai… 
Ecco un’altra categoria di fascette che davvero mi provoca l’orticaria; quella che pretende di conoscere i tuoi gusti.
Ti è piaciuto questo libro? Allora adorerai [inserire titolo].

Punto primo: … no, chi te lo garantisce?
Punto secondo: se si tratta dello/a stesso/a autore/autrice ne possiamo anche parlare, ma se si tratta di un/a autore/autrice diverso/a allora mi sa che qualcuno ha un problema con le scopiazzature…

Nel periodo in cui andava La ragazza del treno era tutto un “se ti è piaciuto, allora adorerai quest’altro libro“. A parte il fatto che a me La ragazza del treno non è che abbia fatto impazzire, ma cambiare location (es. dal treno al parco) non è un modo “carino” per rifilarmi la stessa frittata?

Ora a prescindere dalla tipologia più o meno martoriante di fascetta in circolazione, una cosa è certa: se sono – ahimè  così diffuse un motivo ci sarà.
Come nel caso che riportavo dello Strega, è evidente che un tale tipo di informazione porta degli indiscutibili vantaggi a livello di vendite (altrimenti avrebbe davvero poco senso per gli editori continuare a farsi stampare ‘ste striscione di carta).

Tuttavia, il dilagare delle fascette comporta anche una certa omologazione… o no?
Voglio dire: nei primi anni del loro avvento, una fascetta era un evento stile apparizione della Madonna. Un libro con la fascetta spiccava, risaltava in mezzo al mare di cellulosa stipata sugli scaffali. E un lettore poteva anche pensare: mannaggia, una strisciolina di carta in più! Allora questo libro vale!

Ma adesso… adesso è quasi il contrario: è il libro senza fascetta a essere un folgorazione divina.

Quindi?

Quindi, bisogna scegliere bene il prossimo libro che si andrà a leggere.
Si deve considerare che in gioco ci sono il nostro tempo libero, il nostro intrattenimento e, sì, anche i nostri soldi.
Quindi, non facciamoci prendere in giro; non facciamoci convincere da facili escamotage.
Scegliamo un libro non perché ce lo suggerisce un’occhieggiante fascetta, ma perché quella lettura è ideale per noi.


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Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro.

È evidente come il primo contatto con la nostra – potenziale – nuova lettura avvenga visivamente. Sì, parlo proprio di lei: della copertina.

Insomma, è lei che, per tutta una serie di motivi e sensazioni meramente soggettive, ci spinge verso un libro piuttosto che verso un altro.
Dal primo impatto, poi, seguono comunque tutta una serie di considerazioni (come un estratto, la quarta, la fiducia nell’autore/autrice… insomma, un vasto assortimento di variabili) che ci spingono o meno all’acquisto o lettura del volume incriminato.

Ma… se non avessimo una tale possibilità? Se potessimo scegliere un libro solo dalla copertina?

Tutto è nato da questa immagine: 

A parte i dettagli estetici (e per quanto possa essere d’accordo che i titoli con troppi fronzoli sono ridondandoti… ma – magari – ad alcuni piacciono), ci sono alcune accortezze che un lettore può seguire mentre sceglie un libro dalla copertina.

In primo luogo, occhio ai blurbs. Onestamente, non conosco se esiste un corrispettivo italiano (quindi, chiunque sia esperto in questi tecnicismi è invitato caldamente a farsi avanti), ma per spiegarsi un blurb è quella citazione, scritta da una persona che ha curato il libro o da qualcuno che abbia una certa influenza o un certo “peso” in un determinato ambito (possibilmente relativo al libro in questione), riportata in un qualunque punto della copertina.
Il suo scopo è quello di invogliare il lettore alla lettura mettendo in evidenza un aspetto particolare del libro o un’opinione “autorevole” sul suddetto.

È bene, quindi, informarsi su chi sia l’autore o l’autrice del blurb per poterne conoscere la sua autorevolezza  – e obiettività – e anche i motivi che lo/la hanno spinto/a a rilasciare proprio quel commento (e considerando anche che, non sempre, chi esprime un paio di righe di opinione ha letto il libro nella sua interezza… può capitare).

Ad esempio, nell’immagine (da cui è partito tutto il mio trip per questo articolo) così si ironizza: «“Mark è il migliore scrittore nella nostra famiglia.” Mamma».
È logico che un commento del genere è tutto fuorché obiettivo.

In secondo luogo, attenzione ai libri in cui il nome dell’autore è più grande del titolo del libro.
Effettivamente, è un poco sospetto fare più affidamento sul nome dell’autore che non su ciò che ha scritto…

In terzo luogo, parliamo di fascette e bolloni. Di questi fastidiosi strumenti avevamo già parlato un po’ di tempo fa sempre con riferimento a come si sceglie un libro, ma per intenderci quando parlo di fascette mi riferisco a quelle strisce di carta (solitamente gialla o rossacolorini che si notano poco insomma…) che avvolgono il libro e che contengono spesso una frase elogiativa o un mega traguardo raggiunto dal libro in questione. Quando, invece, parlo di bolloni mi riferisco agli adesivi appiccicati alla copertina, i quali, più o meno, hanno lo stesso scopo delle fascette.

In particolare, di fascette noi lettori italiani siamo sommersi. Davvero… inondati, affogati.

E se ne siamo così pregni un motivo ci sarà… insomma, se gli editori continuano a farsi stampare fastidiose striscette di carta da appaiare al disgraziato libro vuol dire che una qualche utilità questi strumenti del diavolo l’avranno, no?

Personalmente – ma forse lo avevi già capito – a me le fascette non piacciono. Le trovo fastidiose ed eccessive e non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto (o un successo/traguardo particolare).

Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

Per non parlare poi di quelle fascette che pretendono di conoscere i tuoi gusti: (es.) se ti è piaciuto il libro X, allora adorerai questo… 
NO! Ma chi te lo dice?!

Immagine di Grazia.it

In ogni caso, anche qui attenzione, perché a volte le fascette dicono solo una parte di verità (non che mentano eh, ma magari non dicono proprio completamente come stanno le cose… chi mi segue su Goodreads sa di cosa parlo, perché ho avuto modo di riportarne un esempio pratico).

Magari dedicherò un articolo solo alle fascette, perché mi rendo conto che sto iniziando a sproloquiare sull’argomento… sorry!

In ogni caso, è logico che anche l’occhio voglia la sua parte e, quindi, una bella immagine di copertina e una vesta grafica ben fatta ci attirano molto di più di una imbarazzante copertina realizzata malamente.
E ciò non toglie comunque che il libro “vestito meglio” possa poi rivelarsi una ciofeca, ma una certa cura denota  professionalità e serietà nel presentare il proprio lavoro.

Ultima considerazione riportata anche nell’immagine e che – almeno in parte – condivido è quella di considerare la lunghezza del libro.
Il Signore degli Anelli (giusto per fare un esempio) non venne visto di buon occhio – almeno inizialmente – dal suo editore, perché era un libro troppo lungo, troppo complesso e costoso da stampare soprattutto se poi si fosse rivelato un flop.
Ora, un flop non è stato, ma la divisione in tre libri (La Compagnia dell’Anello; Le due torri; Il ritorno del re) fu fatta proprio per contenerne i costi e le eventuali perdite.

Quindi, tutto questo discorso per dire che se un editore ha scelto di investire in un libro particolarmente lungo, stampandolo con tutte le accortezze del caso, vuol dire che si tratta di un lavoro nel quale crede profondamente.
Siamo d’accordo che poi questo non ci garantisce di trovarci davanti a un capolavoro, ma è comunque un altro aspetto da considerare positivamente.

… Meno male che un libro si giudica sia dalla sua copertina sia da altri innumerevoli elementi (che avevo già condensato qui, quindi non sto a ripetermi)!


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