Gemina recensione

Titolo: Gemina
Autori: Amie Kaufman e Jay Kristoff
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Gemina (?)
Anno di pubblicazione: Inedito

Preceduto da: 
Illuminae

Seguito da: 
Obisidio [trovi i dettagli sull’uscita qui]

**Se non hai letto il primo volume della saga, proseguendo nella lettura di questo articolo, rischi spoiler**

Processo Kerenza, ottantunesimo giorno. La direttrice – che abbiamo imparato a conoscere in IlluminaeLeanne Frobisher della BeiTech Industries sostiene di non aver mai avuto conoscenza dell’attacco perpetrato ai danni della colonia dalla quale la nostra Kady Grant era fuggita assieme a Ezra Mason (e le cui vicende facevano parte del primo Illuminae Files)… anche perché lei – sostiene la direttrice – ha assunto l’incarico dopo.

Certo, si tratta di una versione un po’ difficile da sostenere, considerando comunque che la Frobisher era già in carico quando la stazione Heimdall è stata attaccata (sì, parliamo della stessa stazione verso la quale i sopravvissuti della Hypatia stanno disperatamente cercando salvataggio).

Quindi, un passo indietro (di circa un anno) e torniamo a un tempo in cui la Hypatia, dopo gli eventi raccolti in Illuminae, si trova a quindici giorni di viaggio dalla stazione orbitante Heimdall.

Sulla stazione, nessuno è a conoscenza della terribile situazione in cui la Hypatia si trova (anche perché non sanno nemmeno dell’attacco a Kerenza) causa sabotaggi da parte dello staff della stessa Heimdall – ovviamente, si tratta di operativi infiltrati della BeiTech.

Tra un po’ di sballo spaziale procurato grazie a vermi simil tenia che, però, si cibano di impulsi celebrali e i festeggiamenti per il giorno della Terra, tutto bene fino a quando… bè, ricordi che la BeiTech ha distrutto Kerenza, iniziato una caccia spietata ai superstiti nonché distrutto una nave UTA (l’Alexander)?
Se la Hypatia raggiungesse Heimdall sarebbe un bel problema.
E, quindi, ecco l’unica soluzione: distruggere la stazione Heimdall e poi fare lo stesso con la Hypatia.

Per farlo, la BeiTech ha già programmato ogni più piccolo dettaglio.
La carneficina – e il conto alla rovescia – ha inizio…

Il processo Kerenza è in corso e noi ne leggiamo i documenti raccolti come se fossimo uno dei giudici della Corte (e l’invito di girare a pagina tot per seguire il fascicolo cui giudici e accusatore fanno riferimento è un altro tassello in più che coinvolge il lettore nella storia).

Accanto ai coloriti report pieni di considerazioni personali dello stesso analista di Illuminae, le consuete pagine di Unipedia e le chat più o meno crittate tra i personaggi (anche se, grazie a WhisperNet, qui sono a un livello superiore in stile Google Glasses), abbiamo anche il taccuino-diario di Hanna, illustrato da Marie Lu (autrice di The Legend Trilogy… che adesso mi sono incuriosita di leggere), magistralmente macchiato di sangue in un angolo del foglio (chiazza che, tra parentesi, si allarga pagina dopo pagina… inquietante!).

Estratto da Gemina, Amie Kaufmann e Jay Kristoff, Rock the Boat, 2016

Si crea, quindi, una linea di narrazione mista a cui Illuminae ci aveva già abituati.
Sono stati fatti comunque alcuni passi in più nel modo di raccontare questa storia rispetto al capitolo precedente.

Sebbene la narrazione sfrutti maggiormente la ricostruzione scritta di video e filmati, ci sono altre soluzioni – alcune già note e qui forse ancora meglio realizzate – tra parallelismi, frasi che vorticano e girano portando un ulteriore grado di immedesimazione in chi legge.
Infatti, il lettore si trova costretto a girare il libro o inclinarlo. Questi movimenti corrispondo a momenti precisi nella narrazione.

Un passo in più anche nel ritmo degli eventi: si entra nel vivo della storia molto prima, i momenti concitati arrivano quasi subito. Anche perché non è solo l’assalto a Heimdall; c’è l’arrivo della Hypatia con pochissimo scarto, purtroppo, rispetto a una nuova flotta che la BeiTech ha inviato per distruggerla; ci sono il reattore e il generatore di wormhole in manutenzione; ci sono le mucche e i loro “figli” (nessun ulteriore dettaglio concesso =P).

Tuttavia, a onor del vero, ammetto che si ripresentano schemi narrativi già visti nel precedente volume. In particolare mi riferisco al fatto che la difesa viene sempre smollata a un gruppo di adolescenti i quali, per vari motivi, hanno sempre le abilità che servono per la “missione” (una per divertissement si “addestra” in strategia militare; un’altra è un hacker); poi abbiamo la solita squadra di assalitori super-mega-accessoriati e super-mega-addestrati che, però, si fa infinocchiare; il conto alla rovescia che parte, si ferma, torna indietro, riparte; i nostri, oltre a difendersi dall’inseguimento/invasione, devono guardarsi anche a un’altra minaccia

Piccolo spoiler

che di là era il virus mutageno, qui è il verme simil tenia mangia cervelli.

Insomma… siamo sempre sul filo di rasoio…

A bordo seguiamo principalmente le vicende della già citata Hanna (anche “Sua Maestà”), figlia del direttore della stazione; Nik, componente della Casa dei coltelli: e la di lui cugina Ella, piccola hacker vittima di un’atroce piaga (di cui non riporto il nome perché non so come decideranno di tradurlo in italiano).

Ma, come accadeva anche in Illuminae, i personaggi sono molti di più. Fanno alcune comparsate volti già noti ed entrano in scena altri solo citati.
Tuttavia, mi spiace dirlo, ma il passo in più qui non c’è e si resta impantanati in dinamiche già presenti in Illuminae: Kady è qui rappresentata per competenze, modi di fare, capacità e abilità in parte da Ella e in parte da Hanna; Ezra da Nik.
Il dinamico duo, ovviamente, finisce in dinamiche abbastanza prevedibili.
Non che non abbia apprezzato i nuovi protagonisti, anzi… anche qui mi sono ritrovata coinvolta nelle loro vicende come da molto tempo non mi succede per i “libri normali”, ma ammetto che gli autori si sono adagiati in scelte facili.

I personaggi secondari non ricevono molta di quell’attenzione che, invece, gli era riservata in Illuminae e che avevo davvero apprezzato molto.

La sensazione è quella di avere tra le mani sicuramente un buon prodotto che, per certi versi, gioca ancora meglio su alcune delle ottime trovate narrative (vortici di parole, una prosa spesso molto visiva) del precedente capitolo, ma per altri insiste in meccaniche già viste e ricade in scelte facili.

Ritengo Gemina una sorta di libro di raccordo, utile per completare il quadro iniziato in Illuminae e preparare la scena per il gran finale (almeno, questo è quello che mi aspetto!).

Ciò non toglie, comunque, che Kaufmann e Kristoff siano stati in grado di creare ancora una volta una storia intrigante di cui il lettore vuole, a questo punto, dannatamente conoscere la fine e dei personaggi cui, con tutti i loro pregi e difetti (e con le dovute remore che ho espresso), non si può far a meno di affezionarsi.


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Illuminae recensione

illuminae-recensione-tbbTitolo: Illuminae
Autori: Amie Kaufman e Jay Kristoff
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Illuminae
Anno di pubblicazione ITA: 2016

Seguito da:
Gemina
Obisidio [trovi i dettagli sull’uscita qui]

2575. Siamo sulla colonia mineraria di Kerenza, agli estremi di una zona di galassia praticamente disabitata.

L’isolamento di Kerenza ha permesso alla compagnia proprietaria del giacimento, la Wallace Ulyanov Consortium, di gestire un’estrazione di hermium [avendolo letto in inglese non so in quale modo – e se – hanno deciso di tradurlo in italiano, quindi ho preferito lasciare questo termine inalterato] non proprio lecita.

E un giorno pare che sia venuto il momento di pagare lo scotto: una società rivale, la BeiTech Industries, non solo si presenta sul pianeta con ben quattro navi da guerra, ma comincia senza alcun preavviso a bombardare la colonia piena di abitanti.

La popolazione – una parte almeno – viene evacuta sulle navi della compagnia, la Hypatia, la Copernicus e la Brahe, aiutate da un quarto vascello, l’Alexander della United Terrain Authorithy, giunto in soccorso dopo aver captato la richiesta d’aiuto.

Segue un violento scontro e gli assalitori riportano grosse perdite e adesso possono contare solo su di una nave, la Lincoln; gli assaliti, invece, perdono la Brahe e gli almeno 2.000 civili che erano stati evecuati a bordo della nave.

I sopravvissuti di Kerenza vengono distribuiti sulle navi superstiti anche perché ora c’è bisogno di manodopera: i generatori di acqua sono fuori uso, i propulsori per generare worm-hole pure (e, quindi, non si può tentare il famoso salto nell’iperspazio), i sistemi di comunicazione sono andati e l’unica possibilità è raggiungere una stazione worm-hole Heimdall distante, però, 5/6 mesi.

A questo quadro già problematico si aggiunge la Lincoln, con l’intenzione di non lasciare testimoni, in inseguimento delle tre navi (l’Alexander, la Hypatia e la Copernicus – di cui, però, solo la prima è una nave da guerra – tutte cariche di coloni). Ogni sopravvissuto al disastro di Kerenza in grado di apportare qualche utilità alla comunità in fuga – o meglio ritiro strategico – sarà precettato.

Così il giovane Ezra passerà alla Alexander dove sarà reclutato nello squadrone piloti; mentre Kady, apparentemente inabile ad apportare utilità in tempo di guerra, resterà sulla Hypatia tra gruppi di supporto e aiuto psicologico al disastro di Kerenza.

Tuttavia, i problemi non sono finiti qui. Ben presto la Copernicus registerà grossi danni – vale a dire esploderà – come pure AIDAN, l’intelligenza artificiale che controlla la Alexander, la quale subirà un improvviso arresto. Ma le informazioni che trapeleranno all’equipaggio e ai civili saranno pochissime e non del tutto veritierie.

Insomma, che sta succedendo? Riusciranno le navi in fuga a raggiungere la stazione di Heimdall e salvarsi? Oppure ci saranno altri disastri? E se poi la Lincoln dovesse arrivare prima?

logo commento

Un paio di premesse prima del mio commento. In primo luogo, odio gli spoiler e cerco sempre di scrivere i miei pareri tenendo bene a mente questo come una specie di monito.

In questo caso, sebbene la trama sia lineare, si tratta tuttavia di una vicenda concatenata e collegata che si spinge molto in là nel libro e molto a fondo, quindi qualche aspetto cui farò riferimento si trova in un punto parecchio avanti nella storia. Mi è impossibile non fare un piccolo cenno a questi elementi, ma cercherò di essere il più spoiler-free possibile. Dove non riuscissi, troverai la consueta tendina blu che avvisa dello spoiler (che quindi potrai ignorare e magari leggere una volta finito il libro).

Per finire il discorso spoiler, se come me non sei di questo partito, ti consiglio – se leggi nella versione originale – di non leggere la quarta di copertina. Strano, ma vero in quella italiana non ho visto spoiler (complimenti!), mentre nella versione in lingua originale ci si addentra parecchio in là nella narrazione, rivelando praticamente quasi una buona metà del libro.

Se ti fidi, il riassunto che faccio sempre all’inizio della mia recensione è il più spoiler-free possibile (proprio perché aborro dal profondo le quarte di copertina spoileranti).

L’altra premessa è che mi sono scoperta fan di questo nuovo modo di raccontare una storia.

Già ne ero rimasta piacevolmente impressionata con “S. La nave di Teseo“, che, in un certo qual modo, possiamo quasi considerare il capostipite di questa nuova metodologia narrativa. Sebbene abbia cercato di mantenere una certa imparzialità, è giusto ammettere che ho “giudicato” molto positivamente il connubio tra una buona resa della storia e dei personaggi con un sistema narrativo così diverso dal solito.

Anche qui in Illuminae si cerca un modo diverso per raccontare una storia.

Non ci sono, quindi, i classici paragrafi o dialoghi o descrizioni. Quello che abbiamo tra le mani sono documenti segreti e decrittati, chat, email, trascrizioni di registrazioni video e audio, pagine estratte dall’enciclopedia hacktivista Unipedia (chiaro riferimento, anche per l’estetica del sito, a Wikipedia).

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Estratto da “Illuminae”, Amie Kaufman & Jay Kristoff, Rock the boat, London, 2015

Tutta questa mole di documenti crea un fascicolo – cioè il nostro libro. E, per la precisione, il primo fascicolo che il gruppo Illuminae spedisce al direttore esecutivo Frobisher con oggetto l’Alexander (una di quelle navi di cui parlavamo poco sopra).

Il lettore, come se fosse lui il vero ricevente di quelle informazioni, deve collegare i vari materiali per inquadrare la vicenda e seguire la storia.

Quindi, dopo aver a lungo meditato su cosa scrivere nella mia recensione, veniamo finalmente a noi.

La narrazione, nonostante il libro sia abbastanza corposo (praticamente seicento pagine anche nella versione originale), è ben tenuta, ma, dal mio punto di vista, raggiunge il suo culmine nelle ultime centocinquanta/duecento pagine quando tutti i fili narrativi hanno raggiunto il loro apice (e con alcuni colpi di scena ben piazzati).

Da quel momento, mi è stato quasi impossibile mollare il libro.

I vari documenti seguono il filo narrativo principale, ma nel tracciare il percorso non si disdegnano storie e personaggi secondari. Magari ne viene fatto solo un semplice accenno, ma il modo scelto è molto d’impatto.

Ad esempio, sono davvero rimasta impressionata dalle numerose voci senza volto: registrazioni e storie che occupano lo spazio di una pagina o addirittura poche righe, capaci però di coinvolgere il lettore. Di un determinato personaggio non conosceremo mai l’aspetto fisico o magari nemmeno il nome, ma ne conosceremo i desideri o le speranze o i sogni o il credo.

Nonostante la trama riguardi i due ragazzi, Ezra e Kady (e, in particolare, quest’ultima), c’è spazio infatti per alcuni personaggi secondari – molti più di quanti me ne sarei aspettata (uno dei quali, poi, diverrà uno dei principali).

Non solo soldati e analisti trovano un loro spazio di espressione, ma anche ai capitani dei vascelli in gioco, anche se in un certo qual modo divisibili in due schieramenti (assennati e non), è dedicata attenzione e una certa caratterizzazione. Tanto che, seppur di alcuni non si possono certo condividere le scelte, se ne comprendono le ragioni che li hanno spinti in quella direzione.

Il gioco che si crea tra le molti voci che esistono ma non si vedono è davvero interessante.

Qui avviene, infatti, ciò che io più preferisco e mi auguro sempre succeda in un libro: i personaggi agiscono e dalle loro azioni consegue il loro carattere, le loro forze e debolezze.

Il modo in cui vengono trattati i personaggi dà forza alla vicenda, consentendo al lettore di immedesimarsi nelle loro vicende.

Una menzione speciale va, però, a un personaggio in particolare:

SPOILER

Aidan. A parte la scelta del nome – che sono convinta sia un altro dei numerosi riferimenti presenti nel libro, ma al momento mi sfugge completamente quale possa esserne la fonte -, l’IA (Intelligenza artificiale) è tutto fuorché “artificiale”. La coscienza di sé; il compito da eseguire a qualunque costo; i dubbi; la percezione di se stesso e degli altri; il provare sentimenti… insomma, il modo in cui Aidan concepisce se stesso e apprende è davvero ben realizzato (già che io abbia considerato Aidan “umano” nella lettura è indice di quanto sia stata efficiente la resa di questo mega-cervellone). Fra tutti è il personaggio indubbiamente meglio riuscito, la cui realizzazione è davvero congeniata con attenzione.

illuminae-citazione

Poi, okay, ammetto che qualche passaggio – soprattutto, in relazione ai rapporti tra personaggi – sia prevedibile e che qualche punto della storia non sia proprio originale

Spoiler

(come, ad esempio, il mega virus mutageno che si propaga tra le persone con estrema facilità rendendole completamente folli; la mega intelligenza artificiale che “rimbambisce” prendendo coscienza di sé e interpretando il perseguimento del suo obiettivo in maniera letterale).

Tuttavia, direi che sono aspetti ben mescolati assieme e ho apprezzato molto il risultato finale, considerando anche questo nuovo metodo narrativo in grado di rappresentare con la stessa efficacia – e, in certi casi, anche meglio – narrazione e personaggi al pari di un “libro normale”.

Prima di concludere, mi soffermo un altro attimo per una breve considerazione su questo metodo narrativo di cui ho tanto parlato, ma del quale non ho avuto modo di dire una cosa importante.

Come ho avuto modo di scrivere, si tratta di documenti, trascrizioni e simili che creano una specie di fascicolo. Questo va letto con attenzione. Ci sono date e orari da notare e, anche se il filo da seguire è abbastanza lineare, è bene prestare attenzione al tempo narrativo in modo da non incappare in un po’ di confusione circa il prima o il dopo fra gli eventi. Se si presta attenzione ai singoli documenti, si vedrà anzi che tutto era già nascosto lì.

Detto questo, confermo di aver particolarmente apprezzato il gioco nella stesura della trama che non disdegna d’attenzioni anche i personaggi.

Ammetto che le tradizionali descrizioni ambientali mancano, ma sono realizzate in maniera diversa tramite precisi particolari che permettono comunque di immaginarsi un personale sfondo per i personaggi e grazie ad alcune illustrazioni che forniscono la base per l’assetto immaginativo generale.
Inoltre, il clima di tensione e paura e poi di dovere e obblighi che coinvolgono i personaggi è reso molto bene.

Ho scritto un poema (strano… non succede quasi mai negli ultimi tempi XD)… ma Illuminae è sicuramente un libro di cui suggerirei la lettura non solo agli appassionati di fantascienza, ma anche a coloro che sono curiosi di cimentarsi con un nuovo metodo narrativo.

P.S. Mi sto attrezzando per leggere Gemina, il secondo volume degli Illuminae Files.
**Aggiornamento 28/02/2017: qui trovi la mia recensione di Gemina, il secondo volume degli Illuminae Files.**

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