Libri per bambini e “traumi” infantili

È un po’ che penso quest’articolo, un po’ che me lo studio e me lo creo nella mente… Alla fine, l’ho scritto. Quindi, eccoci qui con questa storia dal passato.

Nel mio di passato, ho parecchie letture (ma dai?! Che sorpresa!). Come ho già avuto modo di confessare in un altro articolo, non ho mai letto Il Piccolo Principe in tenera età (scelta che, comunque, non rimpiango), ma le alternative non mi sono mai mancate. Di libri per bambini ne sono piene le librerie, le biblioteche e i miei scaffali… Gli Istrici Salani, Il Battello a Vapore, Giunti… Dinne uno ed è probabile che ne fossi già in possesso o che stessi per entrarne.

Insomma, c’è un libro dal passato che ami ancora oggi? Che ancora oggi ricordi con affetto? Io sì… e no. Mi spiego (abbi pazienza, perché, come al solito, prima di arrivare al dunque devo perdermi in mille vaneggiamenti).

Molti (moltissimi) ricordi piacevoli della mia infanzia sono legati ai libri e l’evoluzione delle mie letture ha segnato anche la mia crescita di persona: dai libri illustrati ad acquarello ai mega-mattoni scritti fitti fitti.
All’inizio, erano i miei genitori ad accompagnarmi nella lettura (ricordo, tra l’altro che uno degli aspetti più “positivi” di essere malata, oltre al non andare a scuola, era la scorpacciata di favole che pretendevo di fare – ovvero “uno dei miei genitori s’immolava per la causa”). Poi, poco alla volta, le cose si sono evolute.

Ma tutte le belle storie hanno, a un certo punto della trama, un inghippo, un qualcosa che non va secondo i piani. Il mio arriva qui.

Ricordo che, una volta la settimana, nella biblioteca della mia scuola, c’era la possibilità di prendere in prestito un libro. Di libri per bambini, in verità, non è che ci fosse moltissima scelta e, a forza di incitare alla lettura, ben presto i titoli a disposizione si esaurirono. Insomma, o rileggevi cose già lette o smettevi.
Così, partì una iniziativa (non indicherò l’aggettivo di riferimento visto quello che è successo poi).
Volevi condividere la tua passione per la lettura con i tuoi compagni? Bene. Perché non portare il/i tuo/tuoi libro/i preferito/i a scuola e permettere anche ai tuoi compagni di leggerlo/i?
In questo modo, 1) avresti arricchito la biblioteca della scuola; 2) avresti condiviso la tua passione con altri e 3) avresti potuto discutere con altri compagni delle letture che più ti avevano colpito.
Ghiotta occasione. Io ero già pronta sulla linea di partenza per essere tra i primi a consegnare il mio Sacro Graal letterario nella mani della bibliotecaria della scuola.

Magnifico, mi dirai.
No, aspetta; finisci di leggere tutta la storia.

Insomma, la fase della consegna fu per me un momento quasi sacro: a breve i miei compagni di scuola avrebbero condiviso la mia lettura preferita.

libri per bambini e traumi infantili 2

Basta blablabla. Ecco cosa accadde. Durante l’anno, non mi fu possibile rintracciare chi fossero questi fantomatici compagni con cui poter scambiare opinioni sulla lettura. E vabbè…
A fine anno, lo scuola chiudeva. I libri prestati avevano finito il loro ciclo e dovevano essere ripresi (anche per variare l’offerta della scuola. Quindi, l’anno successivo ne potevi portare altri). Anche i miei preferiti tornano all’ovile.
Erano due. Uno ce l’ho ancora come monito (tra l’altro è ancora disponibile nel catalogo Giunti. S’intitola L’Arcobalena, per chi fosse interessato in un tuffo nel passato o avesse dei bambini cui regalarlo); l’altro è dovuto andare in pensione, poveraccio, perché era davvero mal ridotto (adesso è introvabile; trattava di una famiglia di camaleonti e anche qui le illustrazioni erano meravigliose… o, almeno, io le adoravo).

Il guaio è come tornarono. Nastro adesivo da pacchi (quindi, marrone) per tenere ferme le pagine… e per cancellare alla perfezione alcune frasi. Costola sformata. Pagine colorate. Nomi e numeri di telefono scritti e poi cancellati (si tratta di un libro, signori, non di un dannato blocco per gli appunti!). Strappi in vari punti del libro (copertina irrimediabilmente compromessa).

I miei pretesero delle scuse per insegnare a loro figlia (me) che, quando qualcuno sbaglia, deve avere la possibilità di scusarsi e rimediare e con la speranza che chi aveva fatto l’errore potesse comprendere che è bene avere rispetto per le cose altrui.

Vuoi conoscere il lieto fine di questa storia?

Le scuse non arrivarono. Io mi tenni i libri sgangherati (nonostante mia madre si sia prodigata in un’opera di riassestamento invidiabile. Per dirne solo una: cancellò tutti i freghi di matita da ogni singola pagina… Sì, perché uno dei problemi è che io non volevo un libro nuovo dello stesso titolo. Io volevo che il MIO libro tornasse come prima. Psicologia complicata!). Alla fine, comunque, una lezione l’ho imparata…

Insomma, anche se potrebbe non sembrare, il mio articolo aveva un intento: dimostrare che le nostre librose esperienze infantili influenzano ancora oggi chi siamo. Chi mi conosce, infatti, sa che ho delle notevoli difficoltà a prestare un libro. Se lo presto (e, comunque, solo a persone che conosco da anni), vi sono una serie di accorgimenti da rispettare e sopportare (vedi il punto tre di questo articolo).

E, insomma, tu invece hai una storia positiva? Oppure condividi con me un ricordo “traumatico”? Scrivi nei commenti e fammi sapere la tua esperienza librosa!

  • Federica

    Sono d’accordo con te quando dici che presti i tuoi libri solo a persone di fiducia è il principio che adotto anche io anche se non ho avuto una esperienza traumatica come la tua…Immagino la reazione quando i libri a fine anno ti sono stati restituiti. L’iniziativa poteva essere anche carina, di certo non si può dire lo stesso per l’organizzazione: orrore e vergogna!!!
    Il tuo articolo mi ha portata indietro nel tempo, un tempo che comincia a farsi lontanto, quello delle elementari quando la maestra ci affidava come compiti a casa letture e riassunti su libri dalle illustrazioni accurate e colorate…Ricordo con piacere Bandiera e Cipì di Lodi Mario oppure Boscodirovo di Jill Barklem! 🙂

  • MarcoPioggia

    Vale per i libri e per molte altre cose. Il rispetto che noi abbiamo non è il medesimo che altri hanno. Quando tengo a qualcosa, semplicemente non lo do a nessuno, perché so già che non tornerebbe come voglio 🙂 Io ho brutte esperienze con “topolini” rovinati o spariti nei campi scuola. A volte ci penso ancora…

  • lostupendomondodeilibri

    Stessa cosa per me, non riesco proprio a prestarlo a nessuno (tranne il mio ragazzo perché è come me), sono gelosa e non voglio che qualcuno rovini ciò che per me è sacro!!⌒.⌒