Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro.

È evidente come il primo contatto con la nostra – potenziale – nuova lettura avvenga visivamente. Sì, parlo proprio di lei: della copertina.

Insomma, è lei che, per tutta una serie di motivi e sensazioni meramente soggettive, ci spinge verso un libro piuttosto che verso un altro.
Dal primo impatto, poi, seguono comunque tutta una serie di considerazioni (come un estratto, la quarta, la fiducia nell’autore/autrice… insomma, un vasto assortimento di variabili) che ci spingono o meno all’acquisto o lettura del volume incriminato.

Ma… se non avessimo una tale possibilità? Se potessimo scegliere un libro solo dalla copertina?

Tutto è nato da questa immagine: 

A parte i dettagli estetici (e per quanto possa essere d’accordo che i titoli con troppi fronzoli sono ridondandoti… ma – magari – ad alcuni piacciono), ci sono alcune accortezze che un lettore può seguire mentre sceglie un libro dalla copertina.

In primo luogo, occhio ai blurbs. Onestamente, non conosco se esiste un corrispettivo italiano (quindi, chiunque sia esperto in questi tecnicismi è invitato caldamente a farsi avanti), ma per spiegarsi un blurb è quella citazione, scritta da una persona che ha curato il libro o da qualcuno che abbia una certa influenza o un certo “peso” in un determinato ambito (possibilmente relativo al libro in questione), riportata in un qualunque punto della copertina.
Il suo scopo è quello di invogliare il lettore alla lettura mettendo in evidenza un aspetto particolare del libro o un’opinione “autorevole” sul suddetto.

È bene, quindi, informarsi su chi sia l’autore o l’autrice del blurb per poterne conoscere la sua autorevolezza  – e obiettività – e anche i motivi che lo/la hanno spinto/a a rilasciare proprio quel commento (e considerando anche che, non sempre, chi esprime un paio di righe di opinione ha letto il libro nella sua interezza… può capitare).

Ad esempio, nell’immagine (da cui è partito tutto il mio trip per questo articolo) così si ironizza: «“Mark è il migliore scrittore nella nostra famiglia.” Mamma».
È logico che un commento del genere è tutto fuorché obiettivo.

In secondo luogo, attenzione ai libri in cui il nome dell’autore è più grande del titolo del libro.
Effettivamente, è un poco sospetto fare più affidamento sul nome dell’autore che non su ciò che ha scritto…

In terzo luogo, parliamo di fascette e bolloni. Di questi fastidiosi strumenti avevamo già parlato un po’ di tempo fa sempre con riferimento a come si sceglie un libro, ma per intenderci quando parlo di fascette mi riferisco a quelle strisce di carta (solitamente gialla o rossacolorini che si notano poco insomma…) che avvolgono il libro e che contengono spesso una frase elogiativa o un mega traguardo raggiunto dal libro in questione. Quando, invece, parlo di bolloni mi riferisco agli adesivi appiccicati alla copertina, i quali, più o meno, hanno lo stesso scopo delle fascette.

In particolare, di fascette noi lettori italiani siamo sommersi. Davvero… inondati, affogati.

E se ne siamo così pregni un motivo ci sarà… insomma, se gli editori continuano a farsi stampare fastidiose striscette di carta da appaiare al disgraziato libro vuol dire che una qualche utilità questi strumenti del diavolo l’avranno, no?

Personalmente – ma forse lo avevi già capito – a me le fascette non piacciono. Le trovo fastidiose ed eccessive e non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto (o un successo/traguardo particolare).

Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

Per non parlare poi di quelle fascette che pretendono di conoscere i tuoi gusti: (es.) se ti è piaciuto il libro X, allora adorerai questo… 
NO! Ma chi te lo dice?!

Immagine di Grazia.it

In ogni caso, anche qui attenzione, perché a volte le fascette dicono solo una parte di verità (non che mentano eh, ma magari non dicono proprio completamente come stanno le cose… chi mi segue su Goodreads sa di cosa parlo, perché ho avuto modo di riportarne un esempio pratico).

Magari dedicherò un articolo solo alle fascette, perché mi rendo conto che sto iniziando a sproloquiare sull’argomento… sorry!

In ogni caso, è logico che anche l’occhio voglia la sua parte e, quindi, una bella immagine di copertina e una vesta grafica ben fatta ci attirano molto di più di una imbarazzante copertina realizzata malamente.
E ciò non toglie comunque che il libro “vestito meglio” possa poi rivelarsi una ciofeca, ma una certa cura denota  professionalità e serietà nel presentare il proprio lavoro.

Ultima considerazione riportata anche nell’immagine e che – almeno in parte – condivido è quella di considerare la lunghezza del libro.
Il Signore degli Anelli (giusto per fare un esempio) non venne visto di buon occhio – almeno inizialmente – dal suo editore, perché era un libro troppo lungo, troppo complesso e costoso da stampare soprattutto se poi si fosse rivelato un flop.
Ora, un flop non è stato, ma la divisione in tre libri (La Compagnia dell’Anello; Le due torri; Il ritorno del re) fu fatta proprio per contenerne i costi e le eventuali perdite.

Quindi, tutto questo discorso per dire che se un editore ha scelto di investire in un libro particolarmente lungo, stampandolo con tutte le accortezze del caso, vuol dire che si tratta di un lavoro nel quale crede profondamente.
Siamo d’accordo che poi questo non ci garantisce di trovarci davanti a un capolavoro, ma è comunque un altro aspetto da considerare positivamente.

… Meno male che un libro si giudica sia dalla sua copertina sia da altri innumerevoli elementi (che avevo già condensato qui, quindi non sto a ripetermi)!


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