Presagio Triste recensione

Recensione presagio tristeTitolo originale: Kanashii Yokan
Autrice: Banana Yoshimoto
Anno di pubblicazione: 1988
Genere: Romanzo
Titolo in Italia: Presagio Triste
Anno di pubblicazione ITA: 2003

Yayoi è un’adolescente e, come quasi tutti gli adolescenti, arriva anche per lei quel momento in cui deve conoscere la sua identità e trovare la giusta pace con se stessa. Yayoi, però, è un’adolescente alla seconda (passami la triste battuta), perché vive le situazioni attraverso “lenti” molto particolari che le permettono di “sentire” delle cose. In parole povere: Yayoi è (come le chiamano in Giappone) una ESP (Extrasensory perception), una sensitiva, una con il sesto senso particolarmente sviluppato…
A seguito, quindi, di una percezione particolare la ragazza decide (come altre volte in precedenza) di mollare la famiglia e andarsene a stare da sua zia Yukino per un certo periodo.
La donna la accoglie volentieri. Il suo carattere particolare, il suo stile di vita sui generis e un segreto troppo a lungo taciuto faranno il resto.

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Ero molto indecisa se pubblicare o meno la recensione di questo libro. Perché? Perché… la domanda è facile, ma la risposta complessa… e lunga.

Comincio col dire che conosco Banana Yoshimoto dalle medie… forse anche prima, quindi si parla di parecchi anni di “conoscenza”. Insomma, quel periodo ha corrisposto con la mia mania (non del tutto passata) per il Giappone; tanto che la mia insegnante di italiano dell’epoca mi suggerì di leggere la Yoshimoto.
Cosa? L’ultima amante di Hachiko.

L’ho letto così tanti anni fa che il ricordo della lettura è a dir poco rarefatto, però ricordo abbastanza bene cosa provai nel leggerlo: niente. Una lettura volatile; di quelle che leggi e dimentichi nel giro di tre secondi.
Un po’ delusa, un po’ scoraggiata e anche arrabbiata per essere una dei pochi a non decantare il talento della Yoshimoto, ho accantonato ogni cosa e fatto finta che i suoi libri non fossero affar mio.

Però, eccomi qui. La tentazione è stata più forte e, alla fine, ho deciso di riavventurarmi di nuovo tra le pagine dei suoi racconti (perché più che libri, si tratta di storie brevi).

Quindi, per cercare di rispondere alla domanda iniziale senza scrivere un poema: perché ero indecisa se pubblicare la recensione? Perché si tratta di un libro che non ho compreso.

Presagio Triste (assieme a Kitchen) è considerato un po’ il capolavoro, l’opera magna di questa autrice. E, per intenderci, è scritto bene, la narrazione è scorrevole. I personaggi (in particolare, Yukino, la zia della voce narrante) sono complessi, approfonditi, tormentati.

Per intenderci, stilisticamente ben fatto… quindi, non si può certo dire che il libro sia scarso.

La trama, però, è lenta; in verità, succede poco, quasi nulla. Un po’ leggere questo libro mi ha ricordato leggere un manga mediocre: molti dialoghi; alcune situazioni poco spiegate (come, invece, magari ci aspettiamo noi da un determinato taglio di letteratura); intrecci narrativi già visti (ESP, rapporti fratello-sorella, personaggi “particolari” come Yukino che non corrispondono ai canoni della società giapponese…); ambienti tratteggiati rapidamente.

Terminata la lettura, già mi ero scordata quello che era successo.

Insomma, niente di che.

Quindi, ADR (a domanda risponde): perché è un libro che non mi ha lasciato nulla e non è per niente facile scrivere una recensione su di un qualcosa che non ti ha trasmesso nessun tipo di emozione.

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