Come siamo diventati nordcoreani recensione

Titolo: How I Became a North Korean
Autrice: Krys Lee
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Come siamo diventati nordcoreani
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Stefania De Franco, Flavio Iannelli e Daria Restani

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

«La memoria […] è una superficie scivolosa, uno specchio che va in frantumi appena lo sfioro.»
Krys Lee, Come siamo diventati nordcoreani,
Codice edizioni, 2017

Poche cose contano quando fai parte dell’élite in Nord Corea: l’ascesa di carriera e la volubile approvazione del tuo leader (che poi entrambe sono sinonimo di sicurezza e soprattutto di sopravvivenza).

I chiari di luna del signore di Pyongyang sono repentini, imprevedibili e si abbattono sulla vita delle persone come uno tsunami.

Sotto i colpi di questa psicotica tempesta cade, durante una serata di gala e festeggiamenti, nell’impotenza/indifferenza e sotto gli occhi di tutti, il padre di Yongju. Sua madre è una nota attrice nordcoreana, ma nulla li salva.

L’originale piano di fuga deve proseguire, ma finire nelle mani dei trafficanti senza protezione alcuna è la rovina per tutta la famiglia. In breve, Yongju si ritrova solo separato dalla madre e dalla sorella – destinate con probabile certezza allo sfruttamento sessuale.

Dall’altra parte dell’oceano, apparentemente tranquillo, c’è Danny, le cui origini cinesi e coreane e la cui sensibilità lo rendono purtroppo vittima dei cretini. Per lui è difficile ambientarsi e l’unica soluzione pare esser quella di tornare in Cina dalla madre.

Last but not least, c’è Jangmi. La sua – forse – è la storia più dura (anche se un paragone certo non si può fare, ma forse essendo donna mi sono trovata più sensibile verso le vicende di questo personaggio).

Insomma, Jangmi è nordcoreana (come Yongju, ma non fa parte della “società bene”); è incinta (perché ovviamente Jangmi è stato il divertimento di un signorotto locale) e deve scappare per salvare la vita alla sua bambina (perché ovviamente, se venisse a saperlo il succitato signorotto, non ci sarebbe scampo per la bambina… e forse nemmeno per lei).

Jangmi, però, non è il suo nome, ma quello che il nuovo marito cinese – ignaro ancora della gravidanza – le ha affibbiato.

Per pochi spicci, l’uomo ha comprato la ragazza, la usa come un oggetto e la guarda dall’alto in basso solo perché è nordcoreana (quindi, a prescindere, ignorante, stupida, arretrata).

Soprattutto negli ultimi tempi si fa un gran parlare di Nord Corea perché Kim Jong-un fa arrivare missili nel Mar del Giappone, perché fa marciare le truppe in piazza… e poi il suo ridicolo taglio di capelli, le sue casacche nere, ect.

A parte questo motteggio – che lascia un po’ il tempo che trova – verso il dittatore, non ci si sofferma molto su altro.

Quello che, però, manca è un’altra fetta – fondamentale – della realtà nordcoreana: quella dei nordcoreani che il regime lo vivono, anzi lo subiscono ogni giorno.

Qualcosa di questa atroce verità l’avevamo imparata grazie al giornalista statunitense Blaine Harden che, nel suo “Fuga dal Campo 14” (Codice Edizioni, 2014), ci raccontava l’epopea geografica ma anche personale di Shin Dong-hyuk. Il suo era un incrocio tra un’inchiesta giornalistica, un reportage e una biografia (per i dettagli ti rimando alla mia recensione).

Quello che abbiamo qui in “Come siamo diventati nordcoreani” è, invece, un romanzo che, scisso in tre punti di vista, segue le vicende dei tre ragazzi (che si trovano, si perdono, si ritrovano).

Yongju, Danny e Jangmi non esistono, ma le loro storie purtroppo sì. Sono le storie di tantissimi nordcoreani: storie di abusi; storie di fughe; storie di speranze. Nordcoreani che poi magari

«Entrano in Corea del Sud pieni di fantasie e piombano nella vergogna quando si accorgono di essere guardati dall’alto in basso, o rimangono scioccati quando scoprono di essere sospettati di essere spie, oppure cominciano a comportarsi in maniera circospetta, o peggio finiscono per fregarsene di tutto.»
[estratto da “Come siamo diventati nordcoreani”, Krys Lee, Codice edizioni, 2017]

I personaggi letterari, quindi, si fanno portavoce di testimonianze e storie che sono accadute e che stanno accadendo anche ora, in questo preciso istante… mentre magari il mezzobusto di turno ridicolizza l’assurda scelta di vestiario di Kim Jong-un (il quale, però, ha un’ascendente tale sulla vita delle persone da lasciare in secondo piano le insensatezze della sua persona).

Insomma, anche in questo libro gli argomenti trattati sono duri; aberrante e vergognoso è che continuino nell’indifferenza generale (anche se anche qui ci sarebbero alcuni risvolti da approfondire a partire dall’influenza della Cina, la sicurezza della Corea del Sud e le conseguenze di un eventuale intervento militare in Nord Corea).

Il punto, però, è che non si tratta di essere sudcoreani o nordcoreani, cinesi o americani e via discorrendo.

È questione di essere umani.

Umanità vuol dire anche provare compassione, empatia verso il prossimo. Eppure, per qualche ragione, in qualcuno approfittarsi della debolezza di un altro è come un istinto primordiale che ne impregna il sangue. La facilità con cui lo fanno gli si confà come un guanto e anzi è appositamente ricercata; approfittarsi del prossimo, in modo volutamente abietto, diventa semplicemente un lavoro, un modo di fare, uno stile di vita, normale routine (un po’ come l'”eseguivamo solo gli ordini” della seconda guerra mondiale).

E l’umanità che traspare da questo libro – lo ripeto: sono storie vere – è una che preferirei non fosse mai esistita.

Concludendo. Si tratta di un libro interessante – sebbene devastante – da leggere per completare il quadro iniziato con “Fuga dal Campo 14“.

Le storie di Yongju, Danny e Jangmi raccontano di matrimoni combinati e gelide serate di gala, di silenzi terrorizzati e partenze obbligate, di dolore e addii imposti, di trafficanti e di sfruttatori, di cristianità e di ipocrisia.

Tuttavia – e mi riferisco allo stile e alla tecnica narrativa – ammetto che la storia è condotta in maniera molto elementare; la definizione dei punti di vista tra i tre ragazzi non sempre è ben definita e distinguibile l’uno dall’altro.


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Mad

In arrivo a fine agosto, un romanzo da cifre capogiro (2 milioni di sterline) e i cui diritti cinematografici sono già stati acquisiti dalla Universal Pictures e dallo stesso produttore di Cinquanta sfumature.
Questo è Mad – nessun limite. 

Alvina Knightly non è una donna come le altre. È nata col cuore a destra, nel posto sbagliato. È per questo che tutto, nella sua vita, è andato storto? Forse. Ma ora il destino le ha offerto l’occasione per prendere il posto della sua gemella, Elizabeth. La sorella che ha il cuore al posto giusto. Che è sposata con un uomo affascinante e ha un bellissimo bambino. Che è buona, ricca, altruista. Perfetta.

Ma prendere il suo posto significa entrare completamente nella sua vita. Significa che Elizabeth non ci deve essere più… Significa che deve morire.

Per vivere l’esistenza che ha sempre desiderato, per vendicarsi di tutto il male che ha subito, Alvina è disposta a uccidere. Ma sbarazzarsi della sorella non è che il primo passo. Il secondo è mantenere il segreto. Ed è molto, molto più difficile…

L’autrice

Chloé Esposito è nata a Cheltam e vive a Londra con il marito e la figlia. Si è laureata in Letteratura inglese a Oxford, ha lavorato come consulente aziendale, insegnante d’inglese e fashion stylist, ma ora si dedica alla scrittura a tempo pieno.

Titolo: Mad
Autrice: Chloé Esposito
Pagine: 432
Casa editrice: Tre60
Prezzo ed. cartacea: 16,80€
Prezzo ed. digitale: 6,99€


Disponibile dal 31 agosto 2017!


 

Giorni Selvaggi: la grande stagione della letteratura mondiale a Torino

Mercoledì scorso è stato presentato a Torino il programma di Giorni Selvaggi, un progetto del Circolo dei lettori e Salone Internazionale del Libro, il quale porta nelle nostre città dieci autori (di cui tre Premi Pulitzer, un National Book Award, un maestro dell’Europa orientale, un inglese supercult).

 

«Quando il Circolo dei lettori e il Salone del Libro si incontrano succede qualcosa. È un movimento simile a quello del vento sul mare, che a Torino non c’è ma da settembre sarà come se ci fosse», spiega Maurizia Rebola, direttrice del Circolo dei Lettori «Sì, perché quando due fondazioni culturali così autorevoli condividono intenti e visioni fanno nascere l’onda più travolgente. È un’onda in cui si mescolano energie, competenze, esperienze. È l’onda da cavalcare nei Giorni Selvaggi insieme al meglio della letteratura proveniente da tutto il mondo».

«Il mondo non è propriamente un posto tranquillo», afferma Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino «Attraversiamo una stagione di grande turbolenza, in cui le incognite pesano più delle certezze. I grandi scrittori sono, da sempre, il più affascinante e attendibile sismografo attraverso cui interpretare lo spirito del tempo. Il Salone Internazionale del Libro di Torino e il Circolo dei lettori uniscono le proprie forze per chiamare a raccolta, da tutto il mondo, le migliori firme dell’ultima stagione letteraria. Viviamo giorni selvaggi. Ma abbiamo buone bussole, e crediamo che il futuro non sia scritto».

Ecco gli autori e i gironi in cui sarà possibile incontrarli:

Richard Mason

Richard Mason (Johannesburg nel 1978) pubblicò il suo primo romanzo (Il suo Anime alla deriva) all’età di 22 anni.
Giovedì 7 settembre, ore 21 presenterà il suo nuovo romanzo Il respiro della notte (Codice Edizioni) in dialogo con Francesco Pacifico.
In collaborazione con Festivaletteratura di Mantova.

Lunedì 11 settembre, ore 18 al Circolo dei Lettori, sarà la volta di Fernando Aramburu, autore di Patria (Guanda), bestseller in Spagna con quasi 500 mila copie.
All’evento sarà presente anche Michela Murgia (Chirú).
In collaborazione con Guanda e Festivaletteratura di Mantova.

William Finnegan

Sempre l’11 settembre, ma alle ore 21, al Circolo dei lettori, si terrà l’incontro con William Finnegan, autore di Giorni Selvaggi (66thand2nd) e vincitore del Pulitzer nel 2016.
In collaborazione con Festivaletteratura di Mantova.

Elizabeth Strout (premio Pulitzer nel 2009), autrice della nota raccolta di racconti Olive Kitteridge (che è diventato una serie targata HBO), sarà al Circolo dei lettori martedì 12 settembre, ore 18.30 con Elena Varvello per presentare il suo nuovo romanzo Tutto è possibile (Einaudi).
In collaborazione con Giulio Einaudi Editore, Festivaletteratura di Mantova, Il Tempo delle donne e Pordenonelegge.

Mercoledì 13 settembre, ore 18, alla Biblioteca Civica Centrale, Yu Hua porterà la sua critica alla società e al capitalismo, Il settimo giorno (Feltrinelli).

Sabato 16 settembre, ore 18 al Circolo dei lettori lo scrittore Andrea Bajani e il filosofo Edward Kanterian parleranno della biografia di Norman Manea, che, dopo aver provato il  regime stalinista del dopoguerra e la dittatura di Ceausescu, ha ritrovato la sua libertà negli Stati Uniti: Corriere dell’Est (il Saggiatore).

 

Colson Whitehead

Colson Whitehead (vincitore sia del National Book Award che del Premio Pulitzer) sarà alla Scuola Holden sabato 21 ottobre, ore 21 per parlare del suo bestseller, consigliato anche da Oprah Winfrey e Barack Obama, La ferrovia sotterranea.

Il 21 novembre, alle ore 21 al Circolo dei Lettori, Geoff Dyer parlerà del suo romanzo-reportage-saggio Sabbie bianche (il Saggiatore).

In autunno ci saranno anche Patrick McGrath, con il nuovo thriller La costumista (La Nave di Teseo) ambientato nella Londra del dopoguerra, e Andrew Sean Greer, con Less (La Nave di Teseo).
Entrambi gli incontri si terranno al Circolo dei Lettori.


 

La bottega dello speziale recensione

Titolo: La bottega dello speziale
Autore: Roberto Tiraboschi
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 2016

Preceduto da: 
– La pietra per gli occhi

Alvise, approfittando di una provvida mareggiata che ha scoperto una zona di laguna sepolta da ben dodici anni, è a caccia di granchi belli saporiti.

I crostacei ovviamente non sono molto propensi a far da cena al ragazzo e uno di questi si nasconde sotto dei filamenti grigiastri.

Se non che i filamenti grigiastri si rivelano essere un bel viso di donna. Il cadavere della poveretta, mezzo incastrato nella melma e completamente nudo, per esser rimasto sotto l’acqua dodici anni è davvero troppo perfetto e ben conservato.

Il ragazzo è sconvolto, ma il bello deve ancora venire.

Colpito dagli ultimi raggi di sole, il corpo della donna irradia luce e resta sospeso nel vuoto.

Alvise scappa (e chi non l’avrebbe fatto davanti a uno zombie), ma il dubbio resta: chi è quella donna? Come a fatto a finire nella melma lagunare e restare perfettamente intatta? È ancora viva?

Bè, a Ca’ Grimani, dimora della famiglia per cui Alvise lavora, c’è qualcuno che forse potrebbe fare un po’ di luce sulla figura di questa miracolosa donna…

… ma anche gli abitanti di Ca’ Grimani hanno i loro bei problemi. Costanza, la giovane sorella della padrona di casa, sparisce improvvisamente nei pressi del monastero di San Zaccaria. Di lei nessuna traccia.

Prima di cominciare con il mio commento, una piccola precisazione. “La bottega dello speziale” è il secondo volume della serie dedicata alla nascita di Venezia, cominciata con “La pietra per gli occhi” (ambientato nel 1106). Ci tengo a precisarlo, perché questo dato in copertina non è molto chiaro.

Sebbene la storia riguardi sempre lo scriba storto Edgardo, la vicenda di questo nuovo romanzo si segue comunque bene.

Verso la fine, però, dati i richiami a personaggi e vicissitudini passati, si soffre un po’ nel non conoscere le avventure raccolte ne “La pietra per gli occhi”.

Tutto questo per dire che, se questa lettura dovesse interessarti, leggere prima “La pietra per gli occhi” e seguire il giusto ordine nella storia di Edgardo è la scelta giusta (io mi attrezzerò per leggere anche il primo volume).

Veniamo, quindi, a “La bottega dello speziale”.

Ciò che più mi ha affascinata in questa lettura è la certosina ricostruzione di Venezia e le tantissime curiosità sugli usi, i costumi (dal trucco ai vestiti) e sulla medicina (un misto di intrugli disgustosi e falegnameria alla buona).

La Venezia di Tiraboschi è lontana dal comune immaginario seicentesco ricco di colori, balli, maschere, intrighi.

Siamo, infatti, nel 1118.
Venezia, vittima di alcune calamità naturali che – solo l’anno precedente – si sono crudelmente abbattute una dopo l’altra sulla lacustre città, è priva di un doge e in mano a ladri e stupratori e, nel periodo del Carnovale, anche a folli – e alcuni davvero schifosi – eccessi.

Un ristretto, ma efficace gruppo di personaggi ci accompagna tra le calli, i ponti e le isole. La tipica parlata veneziana (che, però, in alcune parti, somiglia al Jar Jar Binks di Star Wars) è riservata ai più umili; mentre per gli altri il latino si fonde con italiano.

Ma niente panico: si capisce tutto senza problemi e, laddove la lingua si fa un po’ più ostica, ci viene in soccorso un glossario finale.

La storia, pur partendo dal misterioso ritrovamento nel limo lagunare, segue due figure molto particolari: quella di Edgardo, lo scriba mezzo cieco e con una protuberanza purulenta sul petto, e quella di Abella, magister mulier sapiens (un medico donna).

E ben presto si trasforma in un’indagine dilettantesca condotta dalle intuizioni di Edgardo (che non sempre ci azzecca) e dalla ferma logica di Abella (che, è evidente, nasconda qualcosa).

Certo, per entrare nel vivo del storia ci vuole un po’ di pazienza. Solo a metà del romanzo, finalmente, la storia comincia a intrecciarsi, gli eventi si ingarbugliano e le domande si infittiscono.

Insomma, un romanzo interessante a mezzo tra un manuale breve di curiosità storiche e un gialletto piacevole e non scontato.


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The Bruce Chatwin Project: nuova edizione e concorso

In occasione dei trent’anni dalla prima pubblicazione de “Le vie dei canti“, noto diario di viaggio di Bruce Chatwin sulla tradizione degli aborigeni australiani dei canti rituali, Vintage pubblica un’edizione speciale a tiratura limitata in collaborazione con Moleskine.

Inoltre, con l’occasione

Vintage annuncia un nuovo concorso internazionale rivolto a nuovi talenti nella narrativa di viaggio, in tutte le sue forme. Intitolato all’autore che reinventò il racconto di viaggio negli anni ’80, il concorso vuole incoraggiare gli spiriti nomadi dei nostri giorni a esplorare nuove strade per raccontare e dare un senso al proprio viaggiare.

Il concorso funziona così:

Il concorso rimarrà aperto per tutta l’estate. Le candidature devono includere un testo di 1.500 parole su un’esperienza di viaggio.

Il testo può essere scritto a mano o in forma digitale, enunciato a voce e registrato in video o audio ed eventualmente accompagnato da immagini. Non sono imposte restrizioni di formato e di media: potrà essere anche una serie Instagram, un video YouTube o una serie di post su un blog.
Maggiori informazioni sul premio e sulle modalità di partecipazione su: www.chatwinproject.co.uk.

La giuria privilegerà i racconti originali che meglio rappresentano lo stato e il significato del viaggio nel 2017 e che guardano al futuro di questo genere narrativo, sulle orme di Chatwin.

Fanno parte della giuria del premio:

  • Nicholas Shakespeare (autore della casa editrice Vintage e biografo di Bruce Chatwin)
  • Rosa Park (editor del magazine dedicato ai viaggi CEREAL)
  • Charlotte Knight (senior editor di Vintage Classics
  • Maria Sebregondi (co-fondatrice della marca Moleskine)
  • Alessandro Timpanaro (fotografo di viaggio, fondatore di Collater.al)

Il concorso si chiuderà giovedì 7 settembre e l’annuncio del vincitore è previsto per i primi di ottobre 2017.

L’opera del vincitore verrà pubblicata su readcereal.com e mostrata sui canali ufficiali dei promotori del concorso. Il vincitore riceverà in premio un kit da viaggio Bruce Chatwin comprendente: una raccolta dei racconti di Chatwin editi da Vintage e accessori di scrittura di viaggio Moleskine.

Le condizioni generali del concorso sono disponibili su: www.chatwinproject.co.uk.

 «Perdere il passaporto era l’ultima delle preoccupazioni. Perdere un taccuino era una catastrofe.»
Bruce Chatwin, The Songlines (Le Vie dei Canti) 1987, Edizioni Vintage.