L’universo nei tuoi occhi

Dall’autrice di Raccontami di un giorno perfetto Jennifer Niven, arriva per DeAgostini L’universo nei tuoi occhi!

Libby e Jack.
Due anime ferite, una sola storia d’amore.
Un indimenticabile inno contro il bullismo.

AffascinanteDivertenteDistaccato. Ecco le tre parole d’ordine di Jack Masselin, sedici anni e un segreto ben custodito. Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell’impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell’universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per farsi accettare dai suoi compagni. Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, un gioco che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due tipi più diversi di loro. Eppure.. più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera.

L’autrice 

Jennifer Niven vive a Los Angeles, dove il suo film Velva Jean Learns to Drive ha vinto un Emmy Award. Ama i popcorn, i rossetti, le librerie, i girasoli, i viaggi in macchina, il sushi e la serie tv Supernatural e anche se ha sempre voluto essere un “angelo di Charlie”, la sua vera passione è la scrittura. Raccontami di un giorno perfetto è il suo romanzo d’esordio in Italia.

Titolo: L’universo nei tuoi occhi
Autrice: Jennifer Niven
Genere: Romanzo
Pagine: 416
Prezzo ed. cartacea: 14,90€


“La vita è troppo breve per perdere tempo a giudicare gli altri. Che diritto abbiamo di dire al prossimo come dovrebbe sentirsi o cosa dovrebbe essere? Perché non cerchiamo di migliorare noi stessi invece? «Non sei desiderata.»
Recentemente qualcuno mi ha scritto questo in un bigliettino anonimo. Vorrei proprio sapere chi si sente legittimato a dire una cosa del genere a una persona. No, sul serio, rifletteteci.
«Non sei desiderata.»
È la cosa più meschina che possiate dire a qualcuno.
In realtà quello che penso è: mi fai schifo perché sei grassa. Allora perché non lo dite? Voi non potete sapere se sono desiderata o no.
Be’, vi dico questo: io mi sento desiderata e desiderabile.”


In libreria dal 21 marzo!


Mindhunter recensione

Titolo: Mindhunter
Autore: John Douglas con Mark Olshaker
Genere: Biografia
Anno di pubblicazione: 1995
Titolo in Italia: Mindhunter
Anno di pubblicazione ITA: 1996
Trad. di: Maria Barbara Piccioli

Fare profiling, quando ancora la parola risuonava simile a un rito di propiziazione degli dei, non è proprio un compito facile tra casi che si accumulano in ogni parte del mondo; pressioni e – comprensibili – insistenze da parte delle famiglie offese, della comunità, magari anche dei media; burocrazia governativa; diffidenza e circospezione da parte dei poliziotti di turno.

Ma questo è il lavoro di John e questa è la sua storia, degnamente raccontata da lui e da Mark Oldhaker.

John Douglas è un profiler del Federal bureau of investigation (FBI); praticamente lo possiamo pure definire il primo della sua specie.
Il suo lavoro lo porta a giro per gli Stati Uniti (e per il mondo), lontano dalla famiglia; immerso in una dimensione di atrocità in cui il tempo è il peggior nemico.
Nella pratica, il suo ruolo è quello di calarsi nella mente dell’assassino, comprenderne i movimenti, le motivazioni; scoprire chi potrebbe nascondersi dietro atrocità al di fuori di ogni immaginazione. Ma il profiler si deve anche calare nella mente della vittima cercando di comprendere cosa l’ha resa vittima: perché proprio lei e non altri?

John Douglas [Foto: Criminal Minds wikia]

La figura di Douglas ha dato a molti l’ispirazione. Thomas Harris ne trasse spunto per creare il suo Jack Crawford, personaggio in Red Dragon e Il silenzio degli innocenti (famosi anche per la loro versione cinematografica).
Il creatore della serie Hannibal, Bryan Fuller, ha ammesso che la figura di Will Graham è basata – almeno in parte – su John Douglas.
E ancora: i creatori di Criminal Minds, nel 2015, hanno confermato che il profiler Jason Gideon è anche lui basato su Douglas. [Fonte: Wikipedia.org]

Insomma… Douglas è una specie di stampo perfetto da riprodurre in serie nel mondo cinematografico americano legato al crimine, all’indagine e all’investigazione.

E come in un film o in un racconto thriller che si rispetti cominciamo in maniera piuttosto inquietante: John è la vittima. 

«Devo essere all’inferno.
Non c’erano altre spiegazioni possibili, dato che ero nudo è legato. Una lama mi lacerava le membra causandomi un dolore intollerabile. Non c’era orifizio del mio corpo che non fosse stato violato. In gola mi era stato infilato qualcosa che mi soffocava, causandomi conati di vomito. Oggetti appuntiti mi erano stati infilato nel pene e nel retto e avevo la sensazione che mi stessero squartando. Ero fradicio di sudore. Poi finalmente capii che cosa stava accadendo: mi torturavano a morte tutti gli assassini, gli stupratori e i molestatori di bambini che avevo mandato in carcere.»

Ora, in realtà, non si tratta di quello che tutti potremo pensare:

Piccolissimo spoiler

“semplicemente” Douglas ha avuto un gravissimo crollo psico-fisico che manca poco lo conduce alla morte a causa di tutto lo stess accumulato negli anni di frenetico lavoro e caccia ai vari assassini…

Premetto che la lettura di questo libro non è stata semplice: primo perché tutti i casi riportati (e sono tanti e uno più orrendo dell’altro) sono tutti realmente accaduti; secondo, perché nei momenti in cui iniziavo la lettura – ed ero sola in casa -, gli oggetti delle altre stanze prendevano improvvisamente vita e cadevano dagli scaffali o scricccchiolavano in modo sinistro. Giuro che ho rischiato l’infarto più di una volta!

Meno male che in Italia, seppur con tutti i nostri difetti, non abbiamo alle spalle un passato di serial killer e maniaci omicidi affollato e composito come quello americano!

Ma veniamo a noi.

Come hai potuto capire leggendo le righe di estratto sopra, si tratta di una biografia ricca di esperienze, di casi risolti (e, purtroppo, anche non risolti), di atrocità, di indagini e considerazioni.
Nella nuova edizione curata quest’anno da Longanesi, abbiamo un paio di pagine di prefazione scritte da Donato Carrisi.

Insomma, il libro intreccia le esperienze e le considerazioni di Douglas, traducendosi in un’analisi inquietante ma realistica, considerando anche che leggiamo il libro a distanza di una decina d’anni (la prima edizione del libro è del ’96), sulla società, sulle distanze che si creano tra gli individui e sulla percentuale di casi risolti, la quale si dissolve di anno in anno.

Così Douglas ci fa partire dalle basi, prendendola larga: August Dupin, Sherlock Holmes, La donna in bianco di Wilkie Collins… fino a portarci dal caso letterario al caso concreto: Jack lo squartatore, Mad Bomber, Charles Manson, John Hinckley (nome da sempre accostato a quello della famosa attrice Jodie Foster, la quale poverina fu oggetto di una folle persecuzione da parte di Hinckley) e – purtroppo – tantissimi altri.

Uno dei primi esempi presentati è proprio quello di Mad Bomber. Il dottor Brussel, psichiatra, negli anni ’60, fornì un profilo dannatamente preciso di Mad Bomber (che si macchiò di oltre trenta attentanti in quindici anni), avvisando gli inquirenti che avrebbero trovato il loro uomo scapolo, convivente con un fratello o una sorella e vestito probabilmente con un doppio petto… abbottonato. E così gli agenti lo trovano: l’unico errore nel profilo redatto dallo psichiatra stava nel numero di fratelli (si trattava di due sorelle nubili).

Magia?

No: studio sapiente, attenzione per i dettagli, analisi dei dati e delle statistiche.

Insomma, il lavoro dei profiler è proprio quello di ricostruire il profilo tipo, esattamente come fece il dott. Brussel negli anni ’60.
I due anni di preparazione per gli operativi di analisi comportamentale dell’FBI servono a imparare a riconoscere i segnali, a leggere le azioni e incasellarle in un determinato schema comportamentale e a rispondere a tre apparentemente semplici domande: cosa, perché e chi.

L’addestramento non è né rapido né indolore tra alcune procedure bizzarre, ferreo addestramento, la leggendaria quanto ingombrante figura di J. Edgar Hoover e, alla fine, la difficile scelta della prima destinazione (generalmente una sede disagiata).

E se, da una parte, è inquietante quanto profetiche possano essere state certe rivelazione fatte da questi agenti della squadra di supporto, dall’altra ci fanno comprendere quanto una catalogazione e studio accurato dei profili di criminali e serial killer possa contribuire alla loro cattura e, di conseguenza, a salvare delle vite.

Ma è anche lo strano rapporto che si crea tra il profiler e il suo assassino. Una sorta di “rispetto” o “stima” – passami il termine -, forse sarebbe meglio dire fascino inteso in questi termini: come può una persona capace di tali perversioni averla fatta franca così a lungo? Oppure come può una persona così affabile aver perpetrato tali efferatezze? Insomma cosa accade nella mente del serial killer? Cosa si può fare per fermarli? Per impedire che un fattore scatenante possa liberare la loro follia?

Ma siamo poi così sicuri che un serial killer sia un pazzo?
Siamo d’accordo che questi individui sono assolutamente al di fuori di ogni logica sana, ma ciò non prescinde dal comprendere le proprie azioni – e le relative conseguenze – e sopra ogni cosa dall’intenzione di compierle (cioè l’assassino sa perfettamente che ciò che farà causerà del male; sa perfettamente che il suo comportamento avrà delle conseguenze disastrose sulla vita di un altro essere umano… e, nonostante tutto, non gli interessa).
Il loro comportamento denota razionalità. Ed è proprio questa la logica in cui si deve calare un profiler per poter restringere la rosa dei sospetti e permettere alla polizia di individuare il suo uomo.

E a questo proposito avrai notato che, quando ho scritto di serial killer o omicida, l’ho fatto declinandolo al genere maschile. Ebbene, il profilo del classico serial killer è quello di un uomo bianco, con un passato di violenze, una famiglia disfunzionale e con un quoziente intellettivo pari o addirittura superiore alla media. Quindi, come dire che si tratta di pazzi?
Sono persone capaci di aberrazioni senza dubbio, ma si tratta di individui che comprendono perfettamente quello che stanno facendo e le sofferenze che stanno infliggendo.

Anche se, in fondo, ha ragione John Douglas: fra cent’anni – ma anche oggi in realtà – nessuno saprà chi è stato John Douglas, ma tutti ricorderanno il nome di Charles Manson – ad esempio – e le folli atrocità della sua famiglia.
[Per esempio, la foto di copertina scelta dalla casa editrice è proprio di Manson].

Insomma, in questo viaggio nel profondo nonché distorto animo umano c’è spazio per numerose domande: è possibile individuare il potenziale serial killer nell’infanzia recuperandolo prima che sia troppo tardi? Insomma, criminali si nasce o si diventa? È possibile riconoscere dei comportamenti potenzialmente pericolosi e, di conseguenza, impedire il verificarsi di determinati eventi? Esiste un comportamento – attivo o passivo – che la vittima può tenere per avere una speranza di salvezza? Esiste o esistono delle iniziative che una collettività può intraprendere per impedire la “nascita” o il “divenire” di un assassino?

Ma non sempre a una domanda corrisponde una risposta adeguata. Tuttavia, la biografia/analisi che propongono Douglas e Olshaker offre numerosi spunti di riflessione.
Non si tratta di un’apologia verso il crimine né un modo per invitare chi ha mire poco altruistiche a prendere idee: si tratta di un’analisi schietta e senza filtri.

È una trattazione interessante, sebbene molto inquietante, di cui ne consiglio la lettura (non do valutazione, perché come sai le biografie sono escluse). Il taglio psicologico e psichiatrico nonché – ovviamente – criminalistico che Douglas dà alla questione mi spinge a voler approfondire questi aspetti (e, quindi, mi sono segnata un altro libro di Douglas da leggere: Nella mente del serial killer). Tuttavia, è una lettura che mi sento di sconsigliare a chi si spaventa facilmente o è di stomaco debole.


P.S. Giusto per curiosità, ti informo che Mindhunter diventerà una serie televisiva Netfilx.


 

Fascette, fascette ovunque

Non molto tempo fa abbiamo avuto modo di scoprire insieme qualche “trucchetto” che ci potesse aiutare a scegliere un libro considerando solo la copertina.
Avevamo parlato di copertine realizzate con un certa professionalità, di tomi più o meno lunghi, di blurbs e alla fine anche di loro: le fascette.

Io mi ero lasciate andare a un lugo soliloquio (chiedo perdono)… e avevo promesso avrei proseguito in separata sede. Quindi… eccoci qui! ^^

Negli ultimi anni, le fascette hanno invaso le nostre librerie… letteralmente invaso!
Ma procediamo con calma e soffermiamoci un attimo a spiegare di cosa si tratta.

Le fascette altro non sono che quelle strisce di carta colorata (solitamente gialla o rossa…) abbrancate al  disgraziato libro. Generalmente portano una frase elogiativa, un blurbs oppure un traguardo o un successo particolare (ad esempio essere stato finalista a un premio letterario importante oppure averlo direttamente vinto).

Altre, però, sono più subdole: fingono di conoscere i tuoi gusti, ti stuzzicano con l'”effetto gregge” oppure fanno leva sui tuoi sentimenti.

Perché questo è lo scopo principe delle fascette: attirare il lettore.

Premettendo che è proprio l’esistenza stessa della fascetta a infastidirmi (perché non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto su sfondo rosso), ho deciso di scrivere questo articolo tenendo conto di quelle fascette che ho in casa tra i miei libri.

1. Ipse dixit
Un primo gruppo di fascette – tutto sommato non così deleterio – è quello delle citazioni: lo/la scrittore/scrittrice Tizio/a dice che [inserire frase ad effetto].
Per carità, un’opinione fa sempre piacere… ma c’è proprio bisogno di spararla addosso su di uno sfondo colorato ideato appositamente per colpire l’occhio? Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

2. Pluripremiato
Simile al precedente, sono quelle fascette che riportano le vittorie in termini di premi (generalmente: candidato allo Strega, finalista allo Strega, Vincitore allo Strega 2014/15/16… cito lo Strega perché è il premio più famoso e ambito in Italia).
Anche qui, vedi sopra: la cosa mi fa piacere, ma l’essere vincitore di un premio (più o meno importante) non assicura il lettore di avere tra le mani un buon libro… anzi negli ultimi anni i premi letterari sono stati molto criticati (basta inserire in un qualunque motore di ricerca le parole premio Strega e critiche per ricevere una pioggia di articoli).
E, tuttavia, la fascetta recante tale dicitura pare assicurare una sicurezza di vendita che si aggira attorno alle 60/70 mila copie [Fonte: Wired.it].

3. Febbre da Hollywood
Una terza categoria di fascette – della quale onestamente non ne comprendo l’esigenza – è quella che ci tiene a precisare che tu, o lettore, hai fra le mani il libro, ma sappi che da cotale testo ne è nato il film (o serie televisiva).
… Embè?
Per carità: è un’informazione interessante, ma l’esistenza di un film (o di una serie televisiva) certo non mi spinge ad acquistare un libro.
Magari, in un momento successivo e se la lettura mi è piaciuta, potrò anche interessarmi al film (o alla serie televisiva), ma nella fase di acquisto-libro non ne vedo onestamente il senso (anche perché, in certi casi, i diritti televisivi vengono ceduti prima ancora che il libro sia reso disponibile al pubblico… quindi è un po’ difficile prevederne il successo).

4. Capitan Ovvio
Un’altro gruppo di fascette riguarda l’esternazione dell’ovvio… tipo questa [l’immagine è tratta da un articolo di Pochestorie.it]:

… nel 99,99% dei casi il libro è sempre meglio del film, ma… va bene… grazie dell’informazione.

5. Sei in buona compagnia…
… perché, prima di te, questo libro lo hanno già letto in 1.000/10.000/100.000…
Mi fa tanto piacere per gli altri fortunati lettori che lo hanno letto… e sicuramente raggiungere una certa quota di vendite è un importante traguardo… ma… ? Questo non vuol dire che il libro a me piacerà.
Un esempio?
Twilight è fra i dieci libri che hanno venduto di più al mondo con 43 milioni di copie vendute. Ma… a me non è piaciuto.

6. OH MIO DIO!
Altra categoria di fascette che odio dal profondo del cuore: le esclamazioni (W O W!) che si rivelano immancabilmente un’amara fregatura. Questo è un esempio che viene direttamente dalla mia libreria…

Se non ci si fosse fatto caso, pregasi notare la scritta a caratteri cubitali: GENIALE!
… G E N I A L E…
Non voglio stare a ripetermi (qui puoi trovare la mia recensione completa), ma si è trattato di uno dei libri più assurdi – nel senso negativo del termine – che abbia mai letto.

Questa esternazione – se si rileva infondata più volte e per libri diversi – rischia di essere anche un pericoloso boomerang per la casa editrice (per esempio, io adesso ci vado con i piedi di piombo e di questa casa editrice acquisto solo i famosi Mammut).

7. Allora adorerai… 
Ecco un’altra categoria di fascette che davvero mi provoca l’orticaria; quella che pretende di conoscere i tuoi gusti.
Ti è piaciuto questo libro? Allora adorerai [inserire titolo].

Punto primo: … no, chi te lo garantisce?
Punto secondo: se si tratta dello/a stesso/a autore/autrice ne possiamo anche parlare, ma se si tratta di un/a autore/autrice diverso/a allora mi sa che qualcuno ha un problema con le scopiazzature…

Nel periodo in cui andava La ragazza del treno era tutto un “se ti è piaciuto, allora adorerai quest’altro libro“. A parte il fatto che a me La ragazza del treno non è che abbia fatto impazzire, ma cambiare location (es. dal treno al parco) non è un modo “carino” per rifilarmi la stessa frittata?

Ora a prescindere dalla tipologia più o meno martoriante di fascetta in circolazione, una cosa è certa: se sono – ahimè  così diffuse un motivo ci sarà.
Come nel caso che riportavo dello Strega, è evidente che un tale tipo di informazione porta degli indiscutibili vantaggi a livello di vendite (altrimenti avrebbe davvero poco senso per gli editori continuare a farsi stampare ‘ste striscione di carta).

Tuttavia, il dilagare delle fascette comporta anche una certa omologazione… o no?
Voglio dire: nei primi anni del loro avvento, una fascetta era un evento stile apparizione della Madonna. Un libro con la fascetta spiccava, risaltava in mezzo al mare di cellulosa stipata sugli scaffali. E un lettore poteva anche pensare: mannaggia, una strisciolina di carta in più! Allora questo libro vale!

Ma adesso… adesso è quasi il contrario: è il libro senza fascetta a essere un folgorazione divina.

Quindi?

Quindi, bisogna scegliere bene il prossimo libro che si andrà a leggere.
Si deve considerare che in gioco ci sono il nostro tempo libero, il nostro intrattenimento e, sì, anche i nostri soldi.
Quindi, non facciamoci prendere in giro; non facciamoci convincere da facili escamotage.
Scegliamo un libro non perché ce lo suggerisce un’occhieggiante fascetta, ma perché quella lettura è ideale per noi.


Altri articoli che potrebbero interessarti:

Fascette, fascette ovunque

Non molto tempo fa abbiamo avuto modo di scoprire insieme qualche "trucchetto" che ci potesse aiutare a scegliere un libro ...
Leggi Tutto

Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro. È evidente come il primo contatto con la nostra - potenziale ...
Leggi Tutto

Letture romantiche per San Valentino

In verità, ammetto che nell'ultimo periodo il teatrino lei/lui/l'altro, in cui molto spesso gli ultimi due ruoli s'invertono e il ...
Leggi Tutto

E così l’italiano è scomparso…

... ma dai? Questa è la storia di come, in Italia, ci si svegli sempre tardi (ma, come si dice, ...
Leggi Tutto

Giornata della memoria: leggere per non dimenticare

Nel corso della storia umana, ci sono stati - purtroppo - tanti momenti che preferiremo cancellare e fingere che non ...
Leggi Tutto

Come leggere di più

Un nuovo anno di ricco di possibilità (speriamo la maggior parte buone) è appena iniziato. Al solito, l'inizio di un ...
Leggi Tutto

Hello Ruby

In occasione del mese dedicato alle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), il Centro Studi Erickson presenta Hello Ruby. 

Linda Liukas adotta il linguaggio della narrazione per avvicinare e spiegare in modo semplice le basi del pensiero computazionale scegliendo, come protagonista del suo libro Ruby – una simpatica bambina che introduce i più giovani alle meraviglie della tecnologia, dell’informatica e del coding. Con uno sguardo e un tributo alla didattica italiana: “Dunque come mai, cento anni dopo, il metodo Montessori continua a funzionare? E perché il Reggio Emilia Approach mi è di grande ispirazione? Credo che la risposta sia semplice: entrambi questi movimenti pedagogici mi hanno aiutata a riscoprire il senso di meraviglia che provo per tutto ciò che è tecnologia. Ed è la meraviglia che mi permette di inventare nuove pratiche didattiche e percorsi intrisi di bellezza alla scoperta dell’informatica”, afferma Liukas. E proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie, Ruby, bambina dotata di fervida immaginazione, si addentra nel mondo del coding dove tutto è possibile se ci si mette in testa di farlo. Mentre Ruby si imbarca nella sua avventura, attraverso la narrazione i bambini faranno conoscenza dei concetti base del coding. “In tutto il processo di esplorazione e sperimentazione, i bambini imparano l’astrazione, la collaborazione, l’alfabetizzazione digitale e a sviluppare una quantità tale di idee così potenti che mai mi sarei aspettata” – commenta Liukas – “Per questo motivo la maggior parte degli esercizi che propongo prevedono dei punti di discussione e sono pochissimi quelli che hanno risposte giuste o sbagliate. Credo sia importante dare ai bambini il permesso di fidarsi di loro stessi e sapere che ci siano più risposte giuste a una domanda”.

Titolo: Hello Ruby
Autrice: Linda Liukas
Casa editrice: Centro Studi Erickson
Pagine: 112 + schede a colori da ritagliare
Prezzo ed. cartacea: 13,90€


In libreria dal 1° marzo 2017!


Ce la faccio da sola

In arrivo il 9 marzo 2017 per Sonzogno, Ce la faccio da sola!

Ansia, agitazione, ridotta libido, insonnia, memoria scadente, mancanza di motivazione, pensieri negativi (e si potrebbe proseguire a lungo…) sono disturbi sempre più frequenti che guastano la nostra vita e compongono quella costellazione di malesseri che siamo abituati a conoscere come “depressione”. Per combattere questo male, generalmente ci viene raccomandata una soluzione chimica, i cosiddetti antidepressivi, facendo sì che cresca a dismisura il numero di donne (ma anche di uomini) che inizia la giornata con una pillola. In molti casi, però, i farmaci non solo non risolvono il problema, ma rischiano di indebolire le difese naturali dell’organismo, creando dipendenze da cui è assai difficile liberarsi. Prendendo le mosse da questa osservazione, e dopo anni di esperienza sul campo, Kelly Brogan, specialista in psichiatria e medicina psicosomatica, rovescia le idee convenzionali sulle cause e la cura della depressione. Il concetto chiave del suo libro è tanto semplice quanto rivoluzionario: la depressione non è una malattia, e non va curata con i farmaci; è invece al contempo un sintomo e un’opportunità, che ci invita a indagare a fondo su cosa non funziona nelle nostre abitudini di vita, per modificarle e puntare a un benessere ottimale. Dalla dieta all’attività fisica, dal sonno alla disintossicazione, dalla respirazione alla gestione dello stress, l’autrice descrive diverse tecniche – di facile applicazione – che hanno un impatto immediato sul tono dell’umore. E mette a disposizione del lettore un programma della durata di trenta giorni, in grado di consentire a ciascuno di tornare in possesso della propria salute psicofisica e di mantenerla nel lungo periodo.

L’autrice

Kelly Brogan, specialista in psichiatria e in medicina olistica e psicosomatica, esercita la professione a Manhattan. È madre di due bambine. Bestseller del «New York Times», tradotto in molti paesi, Ce la faccio da sola ha scalato anche le classifiche europee ed è stato premiato come miglior libro dell’anno dal portale di salute e benessere MindBodyGreen.

Titolo: Ce la faccio da sola
Autrice: Kelly Brogan
Genere: Varia
Pagine: 384
A cura di: Paolo Perucci
Prezzo ed. cartacea: 17,50€
Prezzo ed. digitale: 9,99€



In libreria dal 9 marzo 2017!