Ogni giorno ha il suo male recensione

recensione ogni giorno ha il suo male

Titolo: Ogni giorno ha il suo male
Autore: Antonio Fusco
Genere: Giallo/Poliziesco
Anno di pubblicazione: 2014

Si comincia come la tradizione giallista richiede: un cadavere.

Per la precisione, il cadavere di una donna viene ritrovato in un appartamento in una pacifica cittadina toscana: Valdenza. Il commissario Casabona viene chiamato sulla scena per indagare, anche perché la questione risulta da subito strana: il corpo della povera vittima sembra quasi essere stato messo in posa per la polizia. Inoltre, il cadavere non è identificabile: ha le mani e il volto corrosi dall’acido. Così, la polizia dà per scontato che si tratti dell’inquilina di casa, una giovane maestra (fidanzata – nel senso che si dovrebbe sposare davvero a breve – e con una relazione clandestina).

Chiamato in commissariato l’amante (= il preside della suddetta scuola), lo si torchia un po’, si gioca a un impacciatissimo agente buono-agente cattivo e ops! si scopre che la vittima è, in realtà, una prostituta che nulla ha a che vedere con la maestrina fedifraga. Grandi scuse e, sì, anche grande fetta di m**** – del resto, gli stessi protagonisti lo ammettono. Comunque: ottimo modo davvero per cominciare. Bravo Casabona!

In ogni caso, per quanto sospetta la cosa possa sembrare, si rimane piantati per un mese (perché, l’autore ci tiene a precisare, le indagini non si risolvono certo in due giorni come nei telefilm americani!). Nel frattempo, conosciamo meglio Casabona, intravediamo sua moglie (con la quale sembrano andare avanti quasi per abitudine), inquadriamo già bene la figlia (appassionata criminologa) e, infine, passiamo quasi sotto silenzio il figlio, un tossicodipendente. Calma piatta, fino a quando non arriva un nuovo cadavere.

La polizia allora capisce che non si tratta di un semplice esaltato, ma di un folle serial killer. Tanto che arrivano i rinforzi addirittura da Roma e fa la sua comparsa l’affascinate (ovviamente) Cristina Belisario.

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Esaltata dai regali gratis su iBooks, mi sono scaricata anche questo libro in fretta e furia e, ci tengo a premetterlo, ho cominciato la mia lettura completamente scevra da condizionamenti dato che io questo autore non lo avevo mai sentito (= niente pregiudizi).
Ecco, però, quanto segue.
La storia segue il suo percorso, senza troppi interventi da parte dei personaggi. E, sì, posso essere d’accordo nel fatto che un’indagine non si muove con le stesse tempistiche che si vedono nei telefilm americani (questo l’autore lo precisa più di una volta), ma l‘attenzione del lettore di un giallo/poliziesco/thriller deve sempre essere punzecchiata, deve essere interessata e coinvolta nella ricerca dell’assassino. E, a parer mio, questo non avviene scrivendo in una riga che era passato un mese dal ritrovamento del cadavere, nuove non c’erano state, ma Casabona ci aveva ogni tanto pensato, perché per lui ogni criminale in libertà è un affronto alle brave persone e alla giustizia.

Embé?

Sto leggendo un poliziesco, no? La mia mente di lettore vuol seguire passo passo gli sviluppi; non essere sballottata e rimbrottata se mi aspettavo un’indagine dai toni un po’ più serrati (non dico all’americana; semplicemente con un po’ più di suspance).

Dialoghi assolutamente poco credibili e surreali. Un esempio? Sono anni che il protagonista e Massimo (il suo diciamo assistente) lavorano assieme e, dal nulla, il commissario Casabona attacca un pippone di tre pagine su come e perché abbia deciso di diventare poliziotto. Dialogo che sembra uscito da una patetica presentazione (che nessuno, nella vita di tutti i giorni, farebbe mai… nemmeno a un caro amico) stile alcolista anonimo: Ciao, sono Tommaso Casabona, abitavo a Napoli e lì, tutti i giorni, erano partite di pallone a calcio e camorra; sognavo di…; pensavo che…; alla fine, da grande ho deciso di…
Ma non è l’unico caso di dialoghi affettati e per nulla realistici presente nel libro.
Stile telegrafico e ripetitivo (usate le stesse parole più volte in periodi vicini). Frasi fatte a ripetizione sia nei dialoghi tra i personaggi – dove, con un po’ più di moderazione, non sarebbero stati così deleteri – sia nella narrazione (‘qui le domande le faccio io; ‘stia sereno, ma non troppo’; ‘siamo tutti utili ma nessuno indispensabile’; ‘uno a uno palla al centro’; ‘chiodo schiaccia chiodo’; ‘mai dire gatto se non l’hai nel sacco’); che un po’ vanno bene, ma senza esagerare.
Per quanto riguarda le descrizioni degli ambienti, si tratta di un susseguirsi di elenchi puntati stile lista della spesa.
Personaggi con lo spessore di una sottiletta; nel senso che sembrano quasi pre-confezionati e non trasmettono nessuna passione al lettore.
Esternazioni dell’ovvio da parte dei suddetti che lanciano le loro perle di saggezza stile “Capitan Ovvio“.
Il puzzle che si crea dell’indagine ha dei pezzi talvolta premuti con la forza per farli combaciare a quelli adiacenti. Insomma, le intuizioni di Casabona sono un po’ forzate.
Per concludere altrimenti cado nel poema: dalla caccia di un serial killer mi aspettavo molta più suspace e coinvolgimento (e no: si può suscitare interesse tenendo il lettore in sospeso anche senza far riferimento all’indagini all’americana… vedasi, ad esempio, alcuni romanzi della Christie, scritti quando CSI non era nemmeno nei più rosei sogni di un folle).
Storia scontata e prevedibile.
Infine, scusami, ma mi devo levare qualche sassolino narrativo che mi ha a dir poco fatto cadere le braccia:

Spoiler!!!

1. Tristissima e mal realizzata l’inspiegabile attrazione tra Casabona e Cristina, la sua collega romana. Nasce dal nulla (perché nelle pagine precedenti nulla si dice su questa reciproca attrazione né da parte di lui né da parte di lei) e nel nulla finisce (in tempo record tra l’altro: tre o quattro righe).
2. Per essere uno a cui potrebbero uccidere (o potrebbero già aver ucciso) la figlia, Casabona mostra parecchio distacco e parlatina. Non mi si può dire che il commissario è preoccupato quando mi attacca un pippone – ho utilizzato questa parola troppo spesso in questa recensione… mi scuso – di più di un paragrafo in cui ribadisce concetti evidenti e palesi al lettore sottolineandoli con precisione, calma e professionalità degni dei documentari di Piero Angela.
3. Ma mandare direttamente la polizia catalana a controllare la residenza universitaria della figlia, no? Per procedere dovevano proprio aspettare l’arrivo di Casabona?!
4. E perché, quando si passa alla narrazione dal punto di vista dell’assassino, questo conosce anche il nome dei collaboratori di Casabona?

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  • Premetto che non l’ho letto, ma mai neanche lo farò dopo la tua recensione. L’hai distrutto! :O

  • Beh insomma, quando ci vuole ci vuole. Se a te ha trasmesso questo poco da fare 🙂

    • Tra l’altro, scopro ora che esiste anche un seguito… che, ovviamente, non penso proprio leggerò… XD

      In ogni caso, buone letture! ^^

  • lostupendomondodeilibri

    Mamma mia credo che non leggerò mai questo libro!! Già a me non piace questo genere poi fanno queste cose e me li fanno odiareXD