Lui è tornato recensione

lui è tornato recensioneTitolo originale: Er ist wieder da
Autore: Timur Vermes
Genere: Romanzo/Comico
Anno di pubblicazione: 2012
Titolo in Italia: Lui è tornato
Anno di pubblicazione ITA: 2013
Trad. di: Francesca Gabelli

Berlino. Oggi. In un anonimo parco giochi sta succedendo qualcosa di particolare. Un uomo si risveglia in mezzo a questo campo. Non sa dove si trova né come ha fatto ad arrivare lì. Però, qualcosa lo ricorda. Il suo nome, ad esempio: Adolf. E pure il suo cognome: Hitler.
No, non è uno scherzo, purtroppo: lui è tornato.
E ha intenzione di proseguire proprio laddove aveva interrotto. La prima cosa? Riportare il Reich ai vecchi splendori!
Tuttavia, il caso impone un drastico quanto momentaneo ridimensionamento: nessuno sembra riconoscere il proprio Führer e così lui, per il bene della Germania e per quello di ogni tedesco, dovrà cominciare dal basso…
Come?
Be’, la carriera di comico sembra calzargli alla perfezione, se non fosse che, mentre tutti sono convinti del tono scherzoso dei suoi monologhi, quest’ultimi non hanno invece nemmeno il più piccolo brandello di ilarità.

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Ho finito di leggere il libro qualche giorno fa; diciamo che ho dovuto fare una sorta di pausa di riflessione prima di scrivere la mia recensione. A onor del vero, l’ho anche letto in due giorni…

Comunque…

Prima di affrontare la lettura di questo libro è necessario superare alcuni presupposti. Primo: i viaggi nel tempo. Insomma, si è disposti a credere a un personaggio del passato che rispunta nel presente – pdf! – senza nessuna apparente spiegazione? La mia risposta è sì; sono una fan accanita di Doctor Who e certamente non mi scandalizzo per viaggi nel tempo, paradossi temporali, ect. (giusto per la cronaca, leggo anche The Walking Dead, quindi, non mi sorprendo nemmeno per i morti che non restano tali).

Il secondo presupposto è: sono disposta/o a leggere un libro in cui il protagonista indiscusso è Hitler? Be’, come primo appunto, l’Hitler del libro non ha proprio nulla a che vedere con l’Hitler reale. Il libro è stato accolto a braccia aperte della critica; ha fatto un sacco parlare di sé (ok, qualche tempo fa… io arrivo sempre con un po’ di ritardo); ha venduto qualcosa come due milioni di copie; è stato trasformato in un film, trasmesso una seconda volta in un evento dedicato al cinema.

Tuttavia, non posso fare a meno di domandarmi quale sarebbe stata la fortuna di questo libro se, al posto del sig. Adolf Hitler, ci fosse stato un sig. Qualunque Nessuno

Detto questo, e considerando anche che la mia risposta al secondo quesito è stata “boh… proviamoci”, veniamo al mio commento.

La storia. Se l’idea del ritorno improvviso nel mondo dei vivi non ti sconvolge, allora potrai “avventurarti” assieme a Hitler e alla sua “lotta” per scuotere il Reich da tutte le amenità moderne. Più che azioni, infatti, troviamo considerazioni, “battute” e una forte (fortissima) critica al mondo contemporaneo e, in particolare, sulla Germania pre e durante Merkel (politici del suo governo e non). Alcuni pensieri possono anche essere condivisibili (come i politici che vivono su di un piano completamente slegato dal reale; faccio solo un esempio che a me è venuto in mente con riferimento all’Italia dove abbiamo ministri non laureati e che mai hanno esercitato la professione a capo, ad esempio, del Ministero della Sanità. Come si fanno a conoscere i problemi di un ospedale, le difficoltà degli operatori e dei pazienti, gli aspetti da migliorare e modificare, se non si è mai stati in una corsia d’ospedale a lavorare? E perché io, per partecipare ai concorsi pubblici, devo avere la fedina penale immacolata e un politico che andrà poi a rappresentarmi davanti al mondo no o non necessariamente? …e mi fermo qui…), tuttavia, non è che ci sia una storia vera e propria. Anche perché la conclusione resta un po’ in sospeso – seppur immaginabile – e il messaggio è chiaro: è inutile, dagli errori non si impara nulla.

Detto questo, a parte le tante considerazioni e i tanti pensieri, tutto l’impianto narrativo regge su una serie di incomprensioni e malintesi grazie ai quali l’Hitler del libro riesce ad arrivare molto in alto. Ogni personaggio, che poi rappresenta un po’ l’uomo moderno, equivoca quello che è il reale significato delle parole di Hitler e ci legge solo ciò che vuol sentire o che gli fa più comodo credere. Così, tutti lo credono un grande comico o un pensatore/filosofo e conoscitore del profondo dell’animo umano, quando, in verità, ciò che Hitler intende è quanto di più lontano da intenti fraterni e benevoli, poiché non è comicità, ma la sua verità..

Ora… devo ammettere di essermi trovata in difficoltà nel “valutare” questo romanzo. Da una parte, infatti, ne ho apprezzato il tono scherzoso e la critica al mondo moderno e ad alcune delle sue assurdità; dall’altra, devo riconoscere che si legge davvero con molta facilità. La scrittura è fluida, scorrevole e avvolta in una profonda ironia.
Detto questo, però, rimango perplessa dalla storia che, eccezion fatta per l’umorismo di fondo, non spicca né per la forza con cui sono realizzati i personaggi (eccezion fatta per Madame Bellini e lo stesso Hitler, gli altri personaggi sono un po’ delle macchiette) né per la profondità con cui sono riportate le vicende del nostro. Pur apprezzando, almeno in parte, il/i messaggio/i finale/i (dagli errori non si impara; la storia si ripete; la gente capisce solo ciò che vuole capire, ect.), non riesco a vedere questo libro come un “romanzo” almeno dal punto di vista della storia.

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