L’inganno recensione

Titolo: The Beguiled
Autore: Thomas Cullinan
Genere: Romanzo psicologico
Anno di pubblicazione: 1966
Titolo in Italia: L’inganno
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Elena e Letizia Sacchini

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

I cannoni rumoreggiano, le città sono occupate, le famiglie dilaniate e nel collegio femminile di Miss Martha Farsnworth restano solo cinque allieve (e, in effetti, «si fa prima a fare l’appello che a dire come si chiama» il collegio).

Una di queste giovani signorine, Amelia fa un “ritrovamento” particolare nel bosco vicino al collegio: un uomo, anzi uno yankee, ferito e sanguinolento. Dice di essere un caporale, di essere rimasto ferito in uno scontro a fuoco e di chiamarsi John… John McBurney.

Per salvargli la vita, la piccola Amelia è convinta che il collegio di Miss Martha sia il miglior porto sicuro. Anche se il caporale Johnny McBurney è uno yankee, quindi un nemico, la piccola alunna è certa che Miss Martha e sua sorella Harriet sapranno dare il giusto conforto all’uomo ferito fino a permettergli di riprendere la sua strada.

In verità, non sa quanto si sbaglia.

Capitano della barca che rischia di colare a picco è Miss Martha Farsnworth; forse più un generale per qualcuna e un’avida materialista per altre.

Una serie di sfortunati eventi l’ha costretta a istituire il collegio in casa propria; è davvero Miss Martha s’è dimostrata un degno capitano contro le avversità che la vita le ha parato davanti – sebbene sia caduta in colossali errori.

Viene poi la di lei sorella, Harriet Farsnworth, animo – un po’ troppo – trasognato, ospite di un mondo tutto suo e del vizietto alcolico che lei crede di nascondere bene alle ragazze e alla sorella.

Tra gli adulti – sebbene poi anche le ragazze saranno costrette a crescere in fretta – abbiamo, infine, Mathilda, aka Mattie, la domestica divisa tra affetto e (un goccio d’)astio verso le Farsnworth.

Poi vengono le residuali alunne che, chi per un motivo chi per un altro, non sono riuscite a far ritorno dalle loro famiglie nonostante/a causa (del)la guerra che imperversa tra nord e sud.

Una carrellata rapida su di loro (con relativo elemento caratterizzante): la disarmante sfrontatezza di Edwina; la naturalistica inclinazione di Amelia; i modi e i toni da sergente di Emily; la passione per i pettegolezzi della papista Mary; l’essere quasi-donna di Alice.

Ognuna delle signorine e delle “zitelle” vive nella sua versione di mondo in cui crede che i segreti restino tali e che i propri vizi o errori possano essere nascosti alle altre.

La verità, nel collegio femminile, è che si sa più di quel che si dice e si dice meno di quel che si pensa.

Infine, c’è lui, il pomo della discordia: Mister John McBurney. Audace o onesto? Sfrontato o sincero? Bugiardo o affabile conversatore?

È innegabile che, in un collegio di sole donne, si comporti sin da subito come il gallo nel pollaio. E la situazione – almeno all’inizio – non dispiace da nessuna delle due parte.

Ognuna – alunne, insegnati e domestica – vede in lui qualcosa: un animaletto curioso da salvare, un fratello, un amante, un confidente o semplicemente un bravo ragazzo solo e ferito.

E, ovviamente, McBurney è bravo a sfruttare la sua abilità camaleontica per tuffarsi di volta in volta nel personaggio richiesto e soddisfare così il proprio tornaconto.

Certo è che il giochino è destinato a finire.

Il romanzo affronta i delicati equilibri all’interno di questa comunità ristretta e forzatamente isolata da tutto il resto.
Più che avere, quindi, un’azione rapida, la narrazione si concentra essenzialmente sulle reazioni, i pensieri e le interpretazioni dei personaggi e la loro conseguente deriva verso il sospetto, il tradimento e l’inganno (poi vendetta).

Insomma, un romanzo che si fa leggere; ben fatto per il gioco che si crea tra le chiacchiere di McBurney, le false illusioni da lui prodotte nelle ragazze e il crescente odio che la scoperta delle sue menzogne di volta in volta produce tra le donne.


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