Le notti di Salem recensione

recensione le notti di salemTitolo originale: ‘Salem’s Lot
Anno di pubblicazione: 1975
Autore: Stephen King
Genere: Horror
Titolo in Italia: Le notti di Salem
Anno di pubblicazione ITA: 1989

Ben Mears ha in mente un nuovo libro da scrivere.

Ben è, infatti, uno scrittore e ha deciso di tornare a Jerusalem’s Lot (abbreviato in ‘Salem’s Lot e semplicemente il Lot per i suoi abitanti), cittadina nella quale trascorse circa quattro anni (in casa di una zia) quando era ragazzo e della quale conserva un caldo ricordo.

Quasi nulla è cambiato nel Lot: e anche la vecchia casa dei Marsten è ancora lassù sulla collina a guardare ‘salem’s Lot. La villa incute ancora timore (in un lontanissimo passato, infatti, vi si consumò un tremendo omicidio-suicidio) ed i ragazzi la usano ancora per le prove di coraggio.

L’idea di Ben è quella di scrivere un libro proprio sulla casa e sul mistero che essa contiene. Così si stabilisce nella piccola pensione di Eva e comincia la riscoperta del Lot e dei suoi abitanti. Tra di essi conosce Susan (con la quale inizia una relazione amorosa), il professore Matt Burke ed il di lui medico Jimmy Cody e molti altri.

Qualcosa, però, sta cominciando a cambiare.

Casa Marsten viene improvvisamente affittata ed in città si trasferiscono due soci antiquari, Richard Straker e Kurt Barlow. Fatto strano il loro arrivo coincide con il ritrovamento di un cane nero ucciso e appeso al cancello del cimitero cittadino. E una notte ecco il fattaccio: un ragazzino, Ralphie Glick, scompare nel nulla. Il fratello più grande, Danny, che era con lui, non ricorda nulla dell’accaduto e, anzi, finisce in ospedale con una gravissima quanto improvvisa anemia.

Da qui, le cose cominciano a farsi pesanti. Danny muore; poi tocca anche ad altri Mike Ryerson, Randy McDougall, Jack Griffen e la stessa madre di Danny. Una sospetta moria si diffonde tra gli abitanti del Lot. Che uno strano virus li stia colpendo decimando la popolazione?

Certo, la trama è un po’ deboluccia, ma è scritta talmente bene che possiamo tranquillamente soprassedere. Jerusalem’s Lot è descritta nei più piccoli particolari e non sono a livello paesaggistico. Ogni abitante della cittadina prende vita con i suoi difetti, i suoi tic ed i suoi sogni. L’attenzione si sposta dai personaggi principali a quelli secondari con sapienza e ognuno di loro è caratterizzato con cura e con tratti peculiari. Insomma, gestire così tanti personaggi e conferire ad ognuno di essi un senso di unicità è davvero un’opera titanica.

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