La ragazza del treno recensione

la ragazza del trenoTitolo: The Girl on the train
Autrice: Paula Hawkins
Genere: Thriller (?)
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: La ragazza del treno
Anno di pubblicazione ITA: 2015
Trad. di: Barbara Porteri

Rachel è disperatamente sola (il marito l’ha abbandonata a favore dell’amante, con la quale ora ha una figlia; tutti e tre vivono allegramente nella stessa villetta, che si affaccia sui binari, dove abitava prima con Rachel), senza lavoro e con un grosso (grossissimo) problema con l’alcool (che abbastanza spesso la porta a fare una visitina molesta al suo ex marito e alla sua nuova moglie, Anna).

Ma Rachel ha anche una coinquilina adesso, alla quale ancora non ha confessato d’aver perso il lavoro.

Ogni mattina, quindi, la donna prende il treno per recarsi a Londra e fingere di avere ancora una vita. Nel suo tragitto, il treno passa proprio di fronte alla sua vecchia abitazione e Rachel non può far a meno di sbirciare… la casa accanto (perché per guardare la sua c’è ancora troppo dolore).

Megan, quella della casa accanto, ha altri tipi di problemi, ma anche lei è senza lavoro. E con un grosso (grossissimo) problema in arrivo.

Infatti… Megan scompare.

Non si sa dove sia finita né cosa ne sia stato di lei, ma Rachel, troppo ubriaca per ricordare i dettagli, sa una cosa: sa di essere stata lì, in quel quartiere, proprio la notte in cui la donna è scomparsa. E Rachel sa anche, perché conosce già quella sensazione, d’aver fatto qualcosa di terribile.

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Per le prime pagine, ci troviamo alle prese con il caldo – abbiamo capito, grazie; basta una volta -, le sbirciatine nostalgiche alla casa dei vicini, il conseguente ricordo doloroso per la villetta abbandonata e l’amore tradito, l’attuale situazione depressa e la forte dipendenza dall’alcool, questo mucchietto di vestiti sporchi abbandonati al bordo dei binari (… per la serie: oh, non me lo sarei mai aspettata!).

Dopo la terza volta, con anche l’alternanza tra mattina e sera, che veniva ripetuta questa solfa stavo per mollare la lettura. Poi da Rachel passiamo a Megan e ricomincia la stessa solfa scandita dal treno con la differenza che la prima ci viaggia sopra e la seconda se lo vede sfilare davanti e anzi, per la verità, sembra quasi che lo aspetti in giardino per regalare al mondo dei passeggeri sul treno un frammento della sua vita.

[E, tra parentesi, non si capisce nemmeno a che distanza è ‘sto giardino: prima la distanza è tale da non poter scorgere nemmeno i lineamenti delle persone poi una qualche distorsione spaziale consente una vicinanza tale da distinguere la differenza tra un bacio a stampo e uno «vero».]

Ma la curiosità del clamore suscitato da questo libro è stata più forte: dovevo capire il motivo di tutto questo fermento attorno al libro.

Ora, l’idea alla base potrebbe anche essere simpatica – se non fosse che esistono già dei precedenti in stile “spia il tuo vicino”, ma qui lo fa da un treno, quindi è sicuramente diversissimo -, ma io non so dove viva l’autrice o se la situazione treni a Londra sia diversa da quella italiana.

Anche a me – penso alla maggior parte di noi – è capitato di essere pendolare di un treno che passava proprio in mezzo alla città e tante erano le case, i giardini, le terrazze che si affacciavano proprio sui binari.
Ma io non ci ho mai visto tutto questo affollamento.

Qui pare quasi descrivere un acquario per pesci e quelli sono lì pronti a mostrarsi al treno che passa (come se prendessero la rincorsa per mettersi in posa non appena il primo sferragliare si ode in lontanza). Un po’ difficile che questo accada tutti i santissimi giorni alla solita identica ora (anche perché i treni non sempre sono in orario ed è difficile riuscire a trovare libero sempre lo stesso posto nello stesso vagone,  soprattutto se si tratta di treni che viaggiano a orari di punta per i pendolari).

la ragazza del treno film 2

Comunque, la fissa che si prende Rachel a livelli (gravemente) patologici potrebbe anche essere realistica – non escludo, infatti, che la gente raggiunga livelli di pazzia mooolto più elevati -, tuttavia sono davvero tanti gli elementi che vengono forzati per realizzare la vicenda e pigiati insieme (in primis, la faccenda vedi sopra del treno; poi l’ubriacona, tradita dal marito, la quale si fissa con la casa dei vicini e ci passa di fronte ogni giorno; quell’altra, “la maniaca” per così dire, che sembra passare le sue giornate ad attendere il treno in giardino; lo psicologo privo di senso etico e professionalità – o meglio con senso etico e professionale che si attiva a scoppio ritardato – e che invece di curare s’approfitta della malattia; il quotidiano online ficcanaso; questa incomprensibile tendenza a sbilanciarsi in slanci di fiducia e a confidarsi con gli estranei – ma, a onor del vero, non è il primo libro in cui si confessano segreti e peccati a un emerito sconosciuto; questa controproducente attenzione per dettagli inutili… perché se mi punti sempre sugli stessi particolari è abbastanza evidente dove vuoi andare a parare; e di come tutta Londra sembri girare attorno a un unico quartiere pieno zeppo di psicopatici… insomma, Una serie di sfortunati eventi esiste già come libro e non è questo).

Alla fine è troppo… di tutto. Sono così tanti gli elementi buttati e mescolati insieme che il risultato finale è uno strambo pachtwork disarticolato che fa storcere il naso.

SPOILER (velato, ma pur sempre spoiler)!!

E la lunga e pedante “confessione” finale, oltre a essere a dir poco surreale considerando che dall’altra parte c’è uno che non esita ad alzare le mani e agire senza porsi molti scrupoli, è davvero fuori luogo. Il periodo in cui il cattivo perde tempo a confessarsi per poi essere interrotto dal provvidenziale intervento di un deus ex machina dovrebbe considerarsi concluso (o essere usato con più accortezza).

La vicenda alterna Rachel, Megan e Anna (la nuova moglie dell’ex marito di Rachel; niente spoiler, tranquillo/a, lo si scopre nei primi capitoli). Insomma, una tale oscillazione tra tre personaggi (caratteri, storie, pensieri, punti di vista) diversi, personalmente mi fa supporre anche l’arrivo di un cambio di registro per meglio rimarcare il passaggio a un nuovo narratore/punto di vista (perché per quanto simili di carattere, non è possibile pensare alla stessa maniera e esprimersi allo stesso modo).

E… ho immaginato male.

Lo stile resta lo stesso, non ci sono cambi di registro, modi di parlare o intercalare differenti, non pare di calarsi nella mente di un altro personaggio.

Il comparto maschile soffre della stessa omologazione e non ho visto tutta questa cura nel rendere dei caratteri approfonditi e studiati.

È evidente che, in questo romanzo, si vuol puntare alla storia con risultati alterni. Alla descrizione degli ambienti, ad esempio, è concessa solo qualche rapidissima frase.

la ragazza del treno film

Uno dei “pregi” di questa tipologia di libri è la scorrevolezza che accompagna uno stile e un registro di scrittura esile e basilare. Ovviamente, si tratta di una semplicità ricercata che consente al lettore di leggere il libro in pochissimo tempo, ma che, dal mio punto di vista, priva di qualunque caratterizzazione e soggettività lo stile dello scrittore e dalla scrittrice uniformandolo a un canone impersonale e scialbo.

Alla fine, ho l’impressione che si sia fatto molto rumore per nulla, vista la pubblicità serrata che è stata fatta a questo libro.

La storia, purtroppo, non mi ha colpito e, anzi, ho avuto la bruttissima sensazione che fosse stata costruita a tavolino con l’unico scopo di impressionare il lettore.
Il cambio di punto di vista tra le tre donne protagoniste, sebbene aggiunga movimento al racconto, non è stato purtroppo ben eseguito dal momento che non si avverte un cambio di registro nella narrazione quando interviene una nuova narratrice.

Insomma, in sé considerato è un gialletto, scontato e senza troppe pretese, buono solo per passare qualche ora senza troppi pensieri.

P.S. Le immagini nell’articolo sono prese dal trailer di lancio del film ispirato a questo libro (Emily Blunt interpreterà Rachel). Per i dettagli sul film, puoi consultare l’articolo de IlPost.

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