La profezia di mezzanotte recensione

la-profezia-di-mezzanotteTitolo: The Hawkweed Prophecy
Autrice: Irena Brignull
Genere: Ragazzi
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: La profezia di mezzanotte
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Alessandra Maestrini

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

La strega Raven Hawkweed ha lanciato un subdolo incantesimo: due neonate, nate nello stesso secondo della stessa ora, si scambieranno il posto, la madre, le famiglie. All’insaputa di tutti, tranne che della strega stessa.
Ma c’è una spiegazione a questa perfidia: una vecchia profezia predisse, infatti, che la figlia di Raven o quella di Charlock, sua sorella minore, sarebbe diventata regina. Ma Charlock, fino a quel momento, ha sempre partorito maschi e, nella congrega di cui fanno parte, non c’è posto per i maschi. Il guaio arriva nel momento in cui Charlock annuncia di essere nuovamente incita… ma stavolta di una femmina. E ché la figlia di Raven, Sorrel, non è quindi destinata a compire la profezia? Che si tratti della figlia ancora non nata di Charlock?
Questo non è possibile. Sua figlia è destinata alla grandezza e Raven è disposta a tutto per far sì che la ottenga.

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Ovvio risultato dell’incantesi/maledizione di Raven è che le due ragazze si ritrovano in una vita che non è la loro: Poppy Hopper fa esplodere finestre e allarmi antincendio (e gli insegnanti pare diano la colpa a lei anche se non presente al momento del misfatto – o se è obiettivamente sovrannaturale considerarla colpevole – con la conseguenza che la ragazza frulla le scuole come una trottola impazzita); Ember Hawkweed, bionda e caruccia, si sente ovviamente come un elefante in una cristalleria nel villaggio delle streghe/hippy/gitane scure di capelli e poco pulite.

Lo scambio di culle, il vivere con una famiglia diversa da quella di origine, ma che ugualmente ama il nuovo nato come un membro effettivo è sicuramente una questione complessa, densa di sfaccettature, emozioni. Qui, tramite una serie di escamotage nemmeno troppo elaborati, si taglia la testa al toro rendendo pazza una delle due madri, inserendoci violazione di “codici” e destini ed eliminando così il problema alla radice. A questo punto, la secessione che avverrà nelle due famiglie sarà sostanzialmente indolore.

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È un peccato perché la storia avrebbe potuto affrontare maggiormente e con più maturità una situazione del genere, confrontandosi con le difficoltà delle ragazze di scoprisi in un certo qual modo sorelle, d’aver vissuto una vita non loro, con delle persone che non sono i loro veri genitori ma che le hanno amate proprio come figlie. Invece qui è tutto gettato insieme molto alla rinfusa, senza troppa attenzione. In poche frasi viene risulto il “guaio”, eliminati gli “oppositori”, scontro con il destino ineluttabile e via.

La trama saltella tra trovate scontate, passaggi prevebidili e un’evidente goffaggine nel legare il tutto insieme.

L’amicizia tra Poppy e Ember parte molto bene. L’imbarazzo delle due ragazze nel rapportarsi con il loro mondo e il vedere nel mondo dell’altra una possibilie alternativa a tutti gli imbarazzi e le offese è un aspetto inizialmente curato, ma poi inciampa lungo il percorso più volte. Prima con lo scambio di tomi magici che porta a uno studio matto e disperatissimo (portando in secondo piano gli incontri delle due ragazze nel loro luogo segreto), poi con l’arrivo del giovin barbone che sconvolge gli animi delle fanciulle fuori contesto nei rispetti ambienti. Insomma, questa amicizia che le due ragazze sentono come eterna, voluta dal destino, fondamentale per entrambe, scivola inesorabilmente – e rapidissimamente – in secondo piano a favore di interessi evidentemente maggiori creando un’evidente incoerenza nei personaggi.

Stessa incoerenza la ritroviamo anche nel giovane barbone Leo che ruba i cuori di tutte, ma il suo – pare – appartiene solo a Poppy.

SPOILER

La conclusione scardinerà questa – e altre – certezze, portando un finale molto amaro in cui la nostra Poppy accetta con mesta rassegnazione il suo infausto e solitario destino – niente uomini, niente amore, fai la regina delle streghe di un clan che fino a due minuti prima ti era sconosciuto e vai avanti così – e quell’altra Ember, che teoricamente ha vissuto una vita immaginando che quel destino fosse il suo, se la spassa sorridente con Leo, senza pensieri per il passato e l’amica-mezza-sorella che si è lasciata alle spalle, senza preoccupazioni per la sorte della cugina-addormentata-abaeterno o della madre Charlock, alla quale teoricamente la ragazza si dice affezionatissima.

Non che gli adulti facciano una figura più coerente dei giovani. Raven, da grande strega del nord, si rivela essere solo una donnetta piccata e rancorosa, incape di guardare alle scorrettezze da lei commesse, ma pronta ad argersi a censore quando viene ripagata con la stessa moneta (anzi, per la verità, una moneta molto meno pesante). Charlock è la classica acqua cheta che rovina i ponti. E non parliamo dei genitori – adottivi – di Poppy: una è pazza e accusa quella che non riconosce come figlia propria di essere il diavolo; quell’altro se ne lava completamente le mani, facendo credere che l’ultimo spostamento di dimora sia causa della ragazza…

Micro spoiler

… e non dei suoi pruriti.

Insomma, il problema non sono le scelte dei personaggi – buoni o cattivi che siano -, quanto il processo che li conduce lì. Nessuno di loro è giustificato e comprensibile nel suo agire. La narrazione dice una cosa, presenta un determinato modo di essere del personaggio e, in conseguenza di ciò, gli fa anche dire determinate cose, ma poi tre pagine dopo tutto cambia senza alcuna spiegazione.

Pare quasi che al narratore onnisciente non interessi dare una coerenza logica ai suoi personaggi quanto che la storia vada in quella direzione e basta.

E, purtroppo, la storia risente di questa impostazione che poco si cura di dare coerenza narrativa. Molti passaggi sono scontati; molti eventi semplicistici e mal condotti (ad esempio, tutte le streghe avvertono quando una grande magia viene lanciata e sono anche in grado di individuare da chi è stata lanciata; tuttavia, quando la strega Raven lancia il primo incantesimo che dà il via a tutto… nessuno delle altre streghe del circolo se ne accorge?) piazzati lì solo per risolvere la storia. Mi spiace dirlo, ma il risultato finale mi pare molto raffazzonato e traballante.

La conclusione porta a evidenti postulati: accettazione passiva del proprio destino – per la serie: inutile combattere per cambiare le cose -, sola sei e sola sostanzialmente rimani, gli amici alla fine faranno a meno di te o comunque ti dimenticheranno in fretta.

Quando leggo narrativa per ragazzi sono propensa a non dare molto peso alla eventuale semplicità della trama o delle dinamiche tra i personaggi, perché credo che ciò a cui dovrebbe puntare questo genere lettarario è il messaggio al lettore. Un messaggio che deve contenere qualche traccia di istruzione, educazione, rivalsa, fiducia in se stessi, coraggio, etc.

Be’, qui, se ho ben interpretato, il messaggio è: 1) non fidarti di nessuno, nemmeno dei tuoi stessi genitori perché pretermetteranno al tuo bene il loro interesse e 2) sei sostituibile.

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