La principessa di ghiaccio recensione

recensione la principessa di ghiaccioTitolo originale: Isprinsessan
Anno di pubblicazione: 2002
Autrice: Camilla Läckberg
Genere: Giallo
Titolo in Italia:
La principessa di ghiaccio
Anno di pubblicazione ITA: 2010

Un simpatico e disponibile vecchietto si reca a casa di Alex, donna affascinante e dalla vita apparentemente perfetta, per controllare che tutto sia in ordine (e soprattutto che la caldaia sia accesa; n.b. siamo in Svezia!) all’arrivo della proprietaria per il weekend. Purtroppo, una volta entrato nell’abitazione, trova il corpo esanime della donna, nudo e con entrambi i polsi tagliati da un taglierino, nella vasca da bagno. Deve essere lì da parecchio, perché il tutto è ricoperto da una cristallina patina di ghiaccio (questo uno dei motivo del titolo). Sembrerebbe suicidio, se non fosse che il dipartimento di polizia competente (capitanato da un commissario crapulone, non molto professionale, con tanto di parrucchino semovente e sostanzialmente stupido, ma borioso) scopre che, al momento della morte, la donna era sedata sotto l’effetto di un sonnifero. Indagheranno sulla questione, una scrittrice, (non Jessica Fletcher, ma) Erika (che, inevitabilmente, si metterà in testa la scontata mossa, sempre degna di tatto, di pubblicare la storia della defunta) e Patrick, un volenteroso e perspicace poliziotto, ovviamente innamorato cotto della protagonista fin dalla più tenera età (e quando sennò!).

Sotto certi punti di vista, il libro è scontato e la narrazione è piatta. Quelli che dovrebbero essere imprevedibili colpi di scena sono, in verità, situazioni o conseguenze facilmente intuibili già a metà del libro. Il romanzo è scritto con semplicità ed è lineare, forse anche troppo, nella sua esposizione dei fatti. Non ho trovato particolarmente felice la scelta (più volte ripetuta) di far trovare un indizio importante ad un personaggio (con tanto di strabuzzamento degli occhi e sganciamento della mandibola) e lasciare in sospeso il lettore per qualche pagina in attesa che qualcuno si decida finalmente a rivelare il munifico segreto scoperto giorni prima. In teoria, la mossa dovrebbe creare un alone di suspance e spingere il lettore ad accelerare e appassionarsi sempre più alla lettura, ma non l’ho trovata una scelta vincente (almeno nel mio caso, ha sortito pochi effetti… anzi, come avrete già intuito, mi ha alquanto irritata). Adoro i gialli e i thriller, dove la suspance è un dato di fatto incontrovertibile. Ma va saputa creare con accortezza! Il lettore non si deve accorgere che l’autore sta solo procrastinando il momento della rivelazione per agganciarti al libro.
Unica nota degna i colore, i differenti punti di vista dei personaggi (anche se poteva essere meglio gestita lungo il corso dell’intera narrazione e non limitata sostanzialmente durante al solo corteggiamento tra Erika e Patrick).

Voto: 2,5/5


 

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  • Francesca

    Ho “conosciuto” la Lackberg con “Il Bambino segreto”, cronologicamente successivo alla principessa di ghiaccio. Il primo libro mi ha affascinato molto, forse perché ero alla ricerca di quelle atmosfere scandinave (trovate sicuramente più intense nella principessa di ghiaccio), e quell’alternarsi di presente e passato ha reso il racconto ancora più suggestivo. La principessa di ghiaccio, è stato un bel racconto, nella parte centrale l’ho trovato prolisso. La conclusione è veramente all’insegna de “al peggio non c’è mai fine”. Una storia che nel finale emerge in tutta la sua crudeltà, dove salvare l’apparire è fondamentale, dove il silenzio e il tacere, da soli, dovrebbero “bastare” a mettere a posto quello che di tragico c’è stato. Di questa autrice apprezzo moltissimo l’interesse sulla vita, sui comportamenti, sui drammi sociali.

    • Ciao Francesca!
      Hai ragione: le atmosfere invernali da strade innevate e case dai tetti soffici di neve sono ben descritte e il dramma finale è davvero allucinante! Il pensare che poi tali situazioni si presentano anche nella vita reale lascia davvero attoniti…