La casa di Parigi recensione

Recensione La casa di ParigiTitolo originale: The House in Paris
Anno di pubblicazione: 1935
Autrice: Elizabeth Bowen
Genere: Romanzo
Titolo in Italia: La casa di Parigi
Anno di pubblicazione ITA: 1995

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

Henrietta arriva a Parigi con Charles, la sua scimmietta di pezza. Dovrà passare solo un pomeriggio a Parigi, in attesa del treno che la porterà a Mentone dalla nonna, la signora Arbuthnot. È stato tutto predisposto dalla sorella (parecchio più grande e già sposata) di Henrietta: due amiche della donna la accompagneranno durante il viaggio. Una verso Parigi e l’altra fino a Mentone.

L’unico problema è che la prima arriva con il treno della mattina; la seconda con quello pomeridiano e così la piccola Henrietta (11) rischia di ritrovarsi da sola nella caotica Parigi per parecchie ore. La signora Arbuthnot ha la soluzione: contattare una sua conoscente, la signorina Fisher.

Quello che né Henrietta né sua nonna sanno è che, proprio quello stesso pomeriggio, anche un altro piccolo ospite dovrà servirsi della casa di Parigi della signorina Fisher e di sua madre (gravemente malata): Leopold (9).

Leopold è a Parigi per una ragione completamente diversa da quella di Henrietta. Dovrà, infatti, incontrare per la prima volta sua madre.

Ed è qui che (senza anticipare troppo) scopriremo il passato: la giovane inglese Karen, il suo fidanzamento con Ray, la sua amicizia con la signorina Fisher (Naomi) e (ahi, ahi) il suo improvviso quanto travolgente amore con Max, il fidanzato di Naomi.

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Questa nuova edizione, curata da Sonzogno, porta una nuova traduzione e attenzione di questo romanzo della Bowen (autrice irlandese poco conosciuta qui in Italia; ma molto famoso è il suo romanzo L’ultimo settembre, da cui è stato tratto anche un film con Maggie Smith).
In verità, non è facile valutare questo libro.

La narrazione è spezzata in tre parti: il presente, con l’incontro-scontro fra Henrietta e Leopold; il passato, con Karen e Max; e di nuovo il presente. Sicuramente, considerando anche quando è stato scritto, l’intreccio (intenso nel senso di disposizione cronologica della storia) è innovativo con questo grande flashback nel mezzo. Numerosi e particolari i dialoghi tra i personaggi, talvolta sistemati come se si trattasse di una pièce teatrale.

La cura e l’attenzione nella descrizione degli ambienti è encomiabile. La Bowen ha un occhio di riguardo anche ai più piccoli dettagli.

Il linguaggio è ugualmente curato.

Ciò che mi convince poco è la storia. Si tratta del racconto di un pomeriggio, ma la narrazione è molto lenta. Presente e passato risentono di questa lentezza narrativa e, anche nelle appassionate vicende di Karen, l’attenzione stenta a decollare. Manca una crescita nei personaggi che vengono coinvolti nella vicenda narrata quasi inconsapevolmente e comunque di forza, come se la questione non li riguardasse poi molto.

Sembra quasi che i personaggi non riescano ad uscire dalle pagine del libro e incunearsi nel cuore del lettore. Restano sempre un po’ sullo sfondo, come se nemmeno loro fossero partecipi delle loro stesse vicende: sono sempre molto sostenuti in ogni loro atteggiamento. Se soffrono, soffrono poco o per poco tempo; se amano, lo fanno in silenzio e con poche spiegazioni.

Le loro vicende, almeno dal mio punto di vista, sono poco coinvolgenti e non si riesce davvero ad immedesimarsi nello sviluppo delle loro storia.

Detto questo, però, alcuni personaggi lasciano intravedere risvolti sofferti e animi passionali che mi sarebbe piaciuto approfondire di più.

la casa di parigi valutazione

 


 

 

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