La cacciatrice di ossa recensione

recensione la cacciatrice di ossaTitolo originale: Flash and bones
Anno di pubblicazione: 2011
Autrice: Kathy Reichs
Genere: Thriller
Titolo in Italia: La cacciatrice di ossa
Anno di pubblicazione ITA: 2011

Temperance Brennan è un’antropologa forense. Il suo compito? Recuperare e analizzare i cadaveri (in qualunque stato essi si trovino).
Al momento ha appena terminato di esaminare i resti di una casalinga, il cui corpo è stato ritrovato in una cava (luogo indicato dall’assassinio stesso – un camionista – che ha deciso di confessare). Sembra, però, che non ci sia pace per lei ed infatti, mentre è sulla via del ritorno verso casa, una volante della polizia la ferma (obiettivamente, la dottoressa stava premendo parecchio l’accelerare per via della tempesta in arrivo). Il poliziotto, però, non vuole farle la multa, ma solo comunicarle che il medico legale della contea la sta cercando. Così, Tempe controlla le chiamate sul suo cellulare (iPhone, prego… chissà se la Apple c’entra qualcosa…) e, ops, effettivamente c’è bisogno di lei da un’altra parte. Inizio entusiasmante… ^^’
Ma non preoccupatevi, ecco il morto. In una discarica, vicino al circuito della NASCAR, all’interno di un fusto metallico e ricoperto di una sostanza nera e solida, spunta una mano umana.

Venendo a noi. Mi sarei aspettata di più. “La cacciatrice di ossa” è uno degli ultimi libri della serie dedicata alla dottoressa Brennan (che io conoscevo solo per via della serie televisiva Bones) e, forse, anche questo è un aspetto da non tralasciare: i pericoli degli ultimi momenti di una lunga serie sono la mancanza di pathos, l’indolenza per un libro che si vende ormai da solo e la mancanza di idee (o il propinare idee trite). E infatti, i momenti di pathos sono pochi… e accompagnati da una scrittura telegrafica (che, non so se ricordate, nel caso scusatemi se mi ripeto, ma io proprio non riesco a digerire… sarà perché io, invece, faccio tutto il contrario XD). Insomma, il c.d. stile telegrafico posso anche reggerlo nei momenti di tensione, perché può sottolineare meglio la carica di ansia, nervosismo e paura propria dei momenti concitati, ma poi anche basta.
L’idea di base non è male, scava nel passato e coinvolge molti personaggi, ma la conclusione è scontata e prevedibile. Le descrizioni non sono molto particolareggiate, ma, in qualche modo, riescono comunque a fornire un’idea degli ambienti e di alcuni personaggi (di quelli principali credo non ce ne fosse bisogno, considerando che, arrivati a fine serie, sarebbe ripetitivo descriverne nuovamente l’aspetto).

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