Io non ti conosco recensione

recensione io non ti conoscoTitolo: Second Life
Autore: S.J. Watson
Genere: Thriller psicologico
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Io non ti conosco
Anno di pubblicazione ITA: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

È appena tornata da un tuffo nel passato. Julia, la nostra protagonista, è stata, infatti, ad un esposizione di fotografie, tra le quali è stata (ri)presentata una delle sue. La foto in questione, Marcus allo specchio, è molto conosciuta e le ha fruttato una certa notorietà. Eppure, questo semplice scatto porta con sé ricordi lontani, una Berlino post caduta del muro, amarezze ed un passato che è impossibile cambiare.

Tornata a casa sua, però, Julia vi trova davanti una volante della polizia. Il primo pensiero va al figlio adolescente, Connor. Julia, se lo sente: è successa una tragedia. Ed il suo presentimento, purtroppo per lei, non è errato. La vittima, però, è un’altra. Si tratta di sua sorella, Kate. La piccola Kate, della quale Julia si è presa cura fin dopo dalla prematura dipartita della madre e dall’incapacità del padre di andare avanti, è stata aggredita da uno sconosciuto in un vicolo di Parigi, la città nella quale la donna viveva. Non se ne conosce il motivo; non le sono stati rubati né i soldi né altro. E l’assassino è ancora a piede libero.
Comincia un vortice discendente: Julia si sente, in un certo qual modo, responsabile della morte della sorella. Non l’ha protetta. Non le è stata sufficientemente vicina. L’ha abbandonata.

La questione precipita rapidamente: Julia sente che la polizia potrebbe fare di più. E così, ritrovate le password dei siti di incontri che la sorella frequentava, inizia la sua personale crociata. L’assassino si trova tra i contatti della sorella. E Julia lo sa. Ha solo bisogno di tempo per trovarlo.
Questa investigazione dilettantistica, però, le sfugge di mano: un uomo staziona davanti alla finestra di casa sua, un altro tenta un abbordaggio e Julia si ritrova invischiata in segreti che lei nemmeno poteva immaginare e che non può rivelare a nessuno.

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La narrazione è in prima persona: è Julia che si racconta, come se stesse quasi tenendo un registro dei suoi pensieri e delle sue azioni e noi lettori ne fossimo testimoni involontari. Questa introspezione così profonda nella mente della protagonista è un aspetto che ho apprezzato davvero molto. Alla fine, si arriva a comprende le ragioni che la spingono ad agire. Non dico di giustificarla per le scelte che compie, ma quest’ultime assieme alle azioni che decide di intraprendere sono coerenti con il personaggio e con il suo background.

E, insomma, coerenza e credibilità nel comportamento dei personaggi sono dati che tengo molto in considerazione e che apprezzo molto quando sono ben realizzati (come in questo caso).

Tuttavia, forse anche a causa di questa profonda introspezione – e per il fatto che si tratta di un thriller (e, si sa, i thriller devono preparare le basi ed il contorno prima di cominciare) la storia ci mette un po’ ad ingranare. Personalmente, non l’ho avvertita come una grave mancanza, ma ci tengo a precisare questo aspetto perché molte delle recensioni negative su questo libro (al momento americane ed inglesi) sono legate a questi due aspetti: uno quello che ho appena descritto e l’altro legato al finale (di cui parleremo tra un po’). Insomma, mi ripeto, ma si tratta di un thriller… in più un thriller psicologico. È logico e comprensibile che la vicenda debba essere introdotta gradualmente.

E questa (quando parte) parte davvero alla grande e si avvinghia al lettore, trascinandolo giù tra le pagine come una specie di maelstrom. Mi è stato quasi impossibile posare il libro. La linea narrativa si carica di suspace ed è questo ciò che un thriller (ok, più in generale, un qualunque libro) dovrebbe fare: interessare il lettore ed incollarlo alla lettura.

Per quanto riguarda i personaggi, vale quanto ho già accennato sopra. Trattandosi di un racconto in prima persona, le idee, i comportamenti e le azioni degli altri caratteri sono tutti mediati dall’impressione della protagonista.

Lo stesso vale anche per gli ambienti. Quelli che Julia conosce sono, comprensibilmente, descritti per sommi capi; quelli che, invece, la protagonista non conosce sono realizzati servendosi anche delle impressioni e degli stati d’animo della protagonista (in ogni caso, tutti gli ambienti si ricompongono nella mente del lettore ed io mi sono immaginata le scene come se scorressero proprio davanti ai miei occhi). Ho trovato entrambi questi aspetti molto interessanti. Certo, talvolta, il lettore si trova nell’imbarazzo di dover stabilire in cuor suo se fidarsi di quanto Julia vede e percepisce o se cominciare a considerarla paranoica, ma è proprio questo uno degli aspetti portanti del thriller: non credere mai alla prima impressione.

E veniamo al finale. Quando l’ho letto, non ho potuto far a meno di esclamare un tragicomico «Noooooooooooooooooooo!» (tragico perché il libro era finito ed io non ero pronta; comico perché ero da sola a parlare con l’autore, il libro ed il suo finale… ok, puoi richiedere per me un TSO). Ancora non ho deciso: da una parte, infatti, lo trovo l’unico finale possibile (niente spoiler, tranquillo/a); dall’altra, però, rimango ugualmente con un po’ di amaro in bocca.

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