Il farmacista del ghetto di Cracovia recensione

il-farmacista-del-ghetto-di-cracoviaTitolo: Apteka w getcie krakowskim
Autore: Tadeusz Pankiewicz
Genere: Biografia/Memoir
Anno prima pubblicazione: 1982
Titolo in Itala: Il farmacista di Cracovia
Anno prima pubblicazione ITA:
Trad. ed. Utet di: Irene Picchianti

– Ho ricevuto dalla casa editrice una copia del libro in cambio di un’onesta recensione –

«Le parole, le considerazioni, le analisi, ma soprattutto l’eroica condotta di questo mite farmacista e delle sue assistenti, tra i pochi a considerare quel maledetto luogo pur sempre una “patria comune”, ci insegnano che la vita di ogni persona, pur in una situazione devastata dalla morte di massa, può ancora essere ritenuta il più grande dono che ci è stato dato e che abbiamo sempre il dovere di salvaguardarla, anche quando sembra impossibile farlo.»

Estratto dalla perfezione di Marcello Pezzetti,
Utet, 2016

A dispetto di un titolo così romantico ed evocativo, Il farmacista del ghetto di Cracovia non è un racconto né un romanzetto.
È una testimonianza dura – terribilmente dura – ma diretta delle follie naziste.

Siamo qui in una Polonia appena diventata il nuovo parco giochi nazista, in particolare ci troviamo a Cracovia… nel ghetto – pardon, “Quartiere ebraico” – di Cracovia.

E il quartiere con i suoi edifici chiusi sul “lato ariano” e stipati fino all’inverosimile di persone (circa 17.000), con le sue strade nelle quali si riversano anche bambini e ammalati e malati di mente durante i “trasferimenti”, con i suoi accessi militarmente controllati, è un quartiere completamente trasformato.

Non solo per la nuova conformazione, i nuovi limiti invalicabili in filo spinato, il coprifuoco… sono le persone a essere cambiate…

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La preoccupazione per l’oggi cancella il ricordo del passato e la prospettiva per il futuro. Così sono costretti a vivere gli abitanti del ghetto: bugie, inganni, percosse, insulti, minacce.

Trasferimenti e rastrellamenti sono gli unici eventi che si ripresentano nel ghetto con una certa terribile frequenza e gli unici dopo i quali si fa la conta di chi è rimasto e la conta di chi non c’è più.

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[Fonte: Wikipedia.org]

La farmacia All’Aquila è uno dei pochi luoghi dove ancora è permesso piangere un caro picchiato a morte o deriso o trascinato via da qualche nazista; dove è permesso gioire per aver ottenuto un permesso – un  semplice pezzo di carta – grazie al quale, però, aver salva la vita; e dove poter trovare un nascondiglio anche durante il coprifuoco.

Tadeusz Pankiewicz e le sue collaboratrici Irena Droździkowska, Aurelia Danek-Czortowa e Helena Krywaniuk si impegnano in questo ogni giorno e assistono impotenti, come moltissimi altri, a ciò che sta avvenendo proprio davanti alle finestre della farmacia.

Per quanto gli fu possibile cercarono di aiutare  regalando medicinali a chi stava per partire (e forse non tornare mai più) o fingendo di esserne privi per consentire a qualcuno di uscire dal ghetto e scomparire oppure fornirono tintura per capelli a chi era troppo anziano (e di conseguenza considerato “inabile al lavoro” e di conseguenza deportato); nascondendo pergamene e libri e effetti personali all’interno della farmacia organizzandosi anche con scomparti segreti. Quando possibile cercano di addolcire i tedeschi per convincerli a rilasciare permessi (e di conseguenza salvare vite) o ottenere la grazia.

Non solo soli. Con loro tantissimi altri, nomi più o meno noti ma tutti ugualmente importanti: Feliks Dziuba e il suo collaboratore Józef Zając, il dottor Ludwik Żurowski, il dottor Biberstein, tutti i componenti dello ŻOB che collaborava con la resistenza esterna, Oskar Schindler e tantissimi altri.

Non mancano, tuttavia, anche i nomi dei delatori e degli informatori della Gestapo e delle SS che con gioia riportavano ogni genere di segnalazione ai tedeschi. E, anzi, è bene fare anche i loro di nomi sebbene poi molti di loro, per questa loro devozione alla Gestapo o alle SS, furono fucilati dai loro stessi padroni.

Insomma, le testimonianze di questo periodo non sono mai facili né di agile lettura. Si tratta di un periodo oscuro, ignominioso della nostra storia umana, ma va conosciuto.
Va affrontato.
E ritengo che il modo migliore sia quello di leggere e informarsi. Non c’è nulla di meglio che ascoltare e leggere le testimonianze dirette di chi ha visto e sentito e provato e vissuto la violenza nazista sulla propria pelle.

Una prima edizione del libro fu presentata nel 1947 piena, però, di censure. Una seconda edizione, cui questa si rifà, aggiunge nuovi ricordi e nuove vite spezzate. Nonostante questo – e allo stesso autore pare sia capitato in prima persona un incontro del genere – c’è chi comunque continua a non credere che una tale quantità di atrocità fu commessa (o che un tale massacro sia davvero avvenuto).

Tadeusz Pankiewicz, Giusto fra le nazioni, non è uno scrittore – e questo si avverte nella lettura del libro – ma è stato un testimone. Non si creda, quindi, che gli episodi da lui riportati siano “gonfiati” o esagerati, perché purtroppo non furono i soli episodi che si verificano nell’Europa nazista.

E le deportazioni, il viaggiare giorni e giorni stipati in vagoni bui e pieni senza acqua né cibo, l’orrore dei campi di sterminio, le camere a gas, i forni crematori, gli stanzoni ricolmi di effetti personali strappati, famiglia distrutte, bambini amputati e torturati usati come cavie, violenze, stupri, furti, percosse. 
È successo tutto e molto altro.

Quindi, per ricordarsi che la vita umana non deve essere alla mercé di un capriccio, che nulla vale quanto una vita, ti consiglio di leggere questa testimonianza (e, se hai interesse, anche gli altri libri qui indicati).

E non dovremo solo ricordare e vergognarci per le bassezze di cui il genere umano è stato capace, ma dovremo fare altrettanto – qui a maggior ragione vergognarsi – sapendo che molti mostri nazisti non hanno ricevuto la loro giusta punizione tra chi non ha mai dovuto venire a patti con la giustizia e chi, invece, quella stessa giustizia assurdamente assolse.


P.S. Ti ricordo che i libri biografici non hanno la scheda di valutazione per i seguenti motivi.

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