Elogio dei giudici recensione

recensione elogio dei giudiciTitolo originale: Elogio dei giudici scritto da un avvocato
Anno di pubblicazione: 1935
Autore: Piero Calamandrei
Genere: Raccolta

Vorrei esordire così:

«Non so se la parola “tribunale” abbia la sua radice etimologica nel numero tre, come l’assonanza potrebbe far credere: tribunale, perché è composto di tre giudici. Probabilmente l’etimologia è un’altra; ma un avvocato che non aveva l’obbligo di essere glottologo, alzandosi a parlare dinanzi a un tribunale in cui uno dei giudici s’era addormentato saporitamente, pensò che fosse più appropriato cercare l’etimologia, anziché nel tre, nel bis: e cominciò, rivolgendosi ai due veglianti: – Signori del Bibunale…-» [cit. Elogio ai giudici, Piero Calamandrei, Ponte alle Grazie, ristampa del settembre 2014]

In questo breve aforisma, credo sia rinchiusa l’essenza di tutta l’opera: la descrizione delle umane pene nei tribunali, gli operatori del diritto (semplici esseri umani “addormentati”, stanchi, “veglianti”, battaglieri, ignari ed ignoranti), la routine nelle aule di giustizia e la ripetizione che diventa noia. Ma non solo: anche il lato comico e, in un certo qual modo, romantico del ruolo del magistrato e dell’avvocato. Due antagonisti, sebbene così simili sotto tanti punti di vista.

Elogio dei giudici è un’opera che ha visto la sua prima luce nel lontano 1935. Il successo immediato e l’avanzare dell’esperienza giuridica di Calamandrei hanno poi richiesto altre tre edizioni: una del 1938, l’altra nel 1954 e l’ultima (postuma) nel 1959.Tra le prima e la seconda l’assetto del libro rimane invariato, ma con la terza vengono introdotti non solo nuovi paragrafi, ma addirittura nuovi capitoli.
L’opera è un must anche i moderni operatori del diritto, ma mi sento di consigliarla anche a chi è estraneo delle aule giudiziarie, ma ha un po’ di curiosità per questo strano mondo di giudici e giudicati. E potrà sembrare assurdo (stiamo parlando di un’opera della prima metà del ‘900), ma è terribilmente attuale (salvo, ovviamente aggiornamenti nella tecnologia o nell’accesso ai concorsi di avvocato/magistrato). Da una parte, la somiglianza fa sorridere: l’essere umano non cambia ed è bello sapere d’avere qualcosa in comune nei comportamenti e nei modi di pensare nei nostri avi, nonostante noi stessi ci consideriamo “moderni”. Ma dall’altra (soprattutto con riferimento alla questione “giustizia” – le virgolette sono d’obbligo), rimango perplessa di come i preconcetti, gli errori e le mancanze siano esattamente gli stessi.

Trattandosi di una raccolta di pensieri e aneddoti, non posso usare il mio consueto schema di valutazione, ma vorrei davvero consigliarvi la lettura di questo libro, utilissima per farsi un’idea (nel bene e nel male) degli uomini (e oggi, finalmente, anche delle donne) dietro la toga.

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