E all’improvviso sei arrivato tu recensione

E all'improvviso sei arrivato tuTitolo: E all’improvviso sei arrivato tu
Autrice: Hélène Battaglia
Genere: Romanzo rosa
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dall’autrice in cambio di un’onesta recensione –

La storia di Ava Brodin comincia così: vittima di uno strano malessere, sente l’impellente bisogno di riprendersi la sua vita. La donna, infatti, è sposata con Sven, nordico adone, premuroso, affettuoso nonché follemente innamorato della moglie. Insieme i due hanno un bambino, Thor (nome tramite i quale i perfetti genitori vogliono ben augurare la vita del figlioletto).

Insomma, questo malessere la porta ad accettare un incarico come giornalista (lavoro che sembra aver abbandonato tempo addietro per dedicarsi interamente alla cura del bambino e della casa): dovrà scrivere un articolo, per la sezione immigrazione di un giornale, dedicato agli italiani e al loro arrivo negli States.

Così, Ava monta sul primo aereo utile e si reca a New York. La Grande Mela, però, non la accoglie molto bene: il direttore del museo di Ellis Island, con il quale aveva appuntamento, le dà inspiegabilmente buca. L’assistente di lui, tale Courtney, non vuole (o non può) rivelare nulla sulla misteriosa sparizione del superiore, ma si rende disponibile per aiutare la di-nuovo-giornalista a scrivere il suo articolo.

Passa del tempo ed ecco una misteriosa telefonata: all’altro capo del telefono c’è Mr. Montgomery Glenn, il direttore scomparso. L’uomo le propone un appuntamento a pranzo per farsi perdonare la rudezza con la quale le ha rifilato il “bidone” e Ava accetta.

Il primo incontro tra i due è scoppiettante: lui (bello, atletico, disinvolto, ex avvocato di successo dedito adesso alla sua passione principale, l’immigrazione) si apre a lei (bella, sicura di sé, comprensiva ect.) e gli racconta così su due piedi la triste storia dei suoi ultimi giorni (nei quali, appunto, l’uomo era diventato un fantasma non solo per la splendida Ava, ma anche per buona parte dei collaboratori).

Insomma, per farla breve, Mr. Glenn (accusato ingiustamente di tradimento) è in rotta con la moglie, fuggita di casa assieme alla loro adorata bambina, e lui, da quel momento, vive nel tormento di non poterle più riabbracciare.

Più che un discreto incoraggiamento, Ava non può far altro. L’avventura, però, non finisce qui: un’inaspettata nota sul registro degli ingressi di Ellis Island (indebitamente lasciato incustodito ed in bella mostra a disposizione di qualunque mal intenzionato), informa la donna d’aver un parente negli Stati Uniti e, nonostante l’articolo sull’immigrazione sia stato terminato e consegnato a chi di dover con enorme successo e la mancanza dei familiari sia lancinante, la donna non può far a meno di mettersi sulle tracce di questo parente.

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Prima di dare la mia opinione, vorrei premettere quanto segue. Per quanto una storia possa piacere o meno (d’altronde si tratta di gusti personali), io non posso dire d’aver apprezzato.

Ci sono alcuni punti e passaggi pochi chiari ed alcune incoerenze narrative (come l’iniziale incontro sull’aereo della protagonista con altri due passeggeri, in particolare con la donna, Linette. Prima, l’impressione di Ava è di avere davanti la persona più gentile e piacevole del mondo. Ava, dopo un rapido scambio di due frasi è convita d’aver davanti una nuova amica. Tuttavia, due pagine dopo e senza troppe spiegazioni, quelle stesse sensazioni di cui spesso Ava si fida, perché capace di comprendere lo stato d’animo altrui, le fanno compiere una drastica inversione: Linette è una vipera, cui interessa solo di se stessa; o come il fatto che due emeriti sconosciuti, in questo caso Mr. Glenn e l’assistente di lui, Courtney, decidano improvvisamente di prendere ferie per accompagnare un’emerita sconosciuta a giro per gli States; e altre… ma non voglio precisare, altrimenti rischio di diventare pedante e antipatica).

Sebbene si avverta un qualche tipo di lavoro di ricostruzione storica sulla questione dell’immigrazione degli italiani negli USA, permangono comunque alcuni aspetti un po’ troppo semplicistici e realizzati con troppa rapidità.

Nelle (scarsissime) descrizioni di ambienti interni si rincorrono mobili (soprattutto divani) di design ideati da geni del settore (mancano, praticamente, descrizioni paesaggistiche di esterni); in quelle dei personaggi, invece, domina la perfezione estetica (e, in buona parte, anche il benessere economico) nonché un vasto e dettaglio abbigliamento degno delle migliori riviste di moda.

Proprio a causa di questa surreale perfezione, non sono riuscita ad immedesimarmi nei personaggi: tutti troppi magnifici, belli, aitanti, buoni, dolci, simpatici, sagaci ect. con situazioni patrimoniali molto rosee e con relazioni ed emozioni poco approfondite. Si rimane sempre un po’ in superficie, senza purtroppo scendere nel profondo dell’animo dei personaggi.

Infine, c’è un po’ di incertezza nell’uso dell’italiano. Alcune cose, immagino, possano essere risolvibili con un buon editing (ci sono alcune parole tronche, altre dimenticate o altre uguali messe nella stessa o in frasi vicine; numerosi errori ortografici tra cui accenti e apostrofi invertiti – ad esempio, po’ è scritto con l’accento –  e imprecisioni simili), ma talvolta ci sono anche degli errori di sintassi. Purtroppo, in alcuni punti, c’è qualche imprecisione con la consecutio temporum.

Mi spiace davvero molto non essere riuscita ad apprezzare questo libro. L’autrice è molto gentile e si impegna davvero per la promozione dello stesso.

Purtroppo, però, anche per correttezza verso chi mi legge e si fida delle mie recensioni e rispetto per gli altri che ho già avuto modo di recensire, non sarebbe corretto da parte mia “mentire” e scrivere cose che non penso.

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  • lostupendomondodeilibri

    Non credo che lo leggerò perché questi sono i tipi di libri che dopo averli letti li dimentichi e ti lasciano solo un vuoto e i libri cosi non mi piacciono:/

    • Eh, purtroppo, spiace davvero molto anche a me…
      Magari, però, se riesci a trovare un estratto da leggere puoi farti un’idea e vedere se è il caso di leggerlo o meno…