Come nasce un bestseller

Qualche giorno fa, con l’occasione delle novità in uscita in libreria questo mese, ne avevo approfittato per una breve (insomma, breve secondo i miei standard =p) postilla, di cui ti riporto qui l’estratto.

Ne approfitto, vista la dimensione ridotta di questo articolo, per fare una comunicazione di servizio.
Come già sai, non sono molto concorde con le classifiche mensili sui libri che hanno venduto di più. Le ho sempre trovate un puro strumento di promozione, tuttavia pensavo che i libri citati nelle top 10 meritassero anche il successo che i lettori gli decretavano, poiché credevo che rappresentassero la maggior parte del mercato dei libri. Inoltre, lo ritenevo un modo per seguire l'”andazzo” del mercato e dei gusti del momento.
Tuttavia, gestendo il blog da ormai un anno, mi sono sempre un po’ sorpresa di come i titoli citati nelle classifiche spesso non coincidano con le letture di cui si discute maggiormente sui social, ad esempio. Si può dire che in questi giorni, ho trovato una sorta di conferma a questi miei dubbi in questo articolo de IlPost.it (articolo che rigirerò anche sui social e che ti consiglio di leggere).
Tra le varie questioni affrontante grazie alle quali si spiega come viene redatta una classifica dei libri più venduti, si citano anche le fonti usate per questo fantomatico calcolo. Ebbene, dal conteggio delle vendite sono esclusi: i libri in formato e-book, la grande distribuzione (come, ad esempio, supermercati e autogrill), tutto il mercato dei libri online (e, per citarne solo uno, Amazon) ed il mercato dei libri secondario (usato, bancarelle).
Sono conteggiati solo: librerie indipendenti e quelle delle grandi catene editoriali (ad esempio Feltrinelli o Giunti). Di questi, però, GFK e Nielsen (le principali multinazionali che si occupano del monitoraggio del mercato) ricevono un “campione rappresentativo” solo da 900 punti vendita (su circa 1400) che, sebbene rappresentino una buona fetta del mercato, non sono il mercato.
Insomma, io, secondo questo conteggio, avrei letto solo due libri l’anno (anzi, nemmeno, perché sono i due libri che ho comprato ieri e di cui ho postato la foto sui social).
Tutto questo per dire che, dal mese scorso, i bestseller sono argomento chiuso qui sul blog.

Quanto premesso, però, vorrei addentrami un po’ di più a fondo dell’argomento per chiederci insieme: come nasce un bestseller?

come nasce un bestseller

Esiste una pagina dedicata di Wikihow che, in 24 semplici passaggi, spiega all’aspirante scrittore di bestseller, come scriverne uno.
Ora, ovviamente, tutto è presentato in maniera molto più semplice di quella che poi è la realtà (anche perché il processo si compone di svariati elementi, la maggior parte dei quali non sempre controllabile da parte dell’autore). Tuttavia, ciò non toglie che vi siano alcuni consigli utili anche solo per scrivere un “semplice” libro (e non necessariamente un bestseller).

Insomma, quello che, però, a me interessa approfondire è il modo in cui si decide che un libro è un bestseller. Per intendersi: come ottiene il bollone in copertina?

Esistono, innanzitutto, due tipologie di bestseller. La numero uno, che vede, per la verità, una ristretta rosa di candidati, si compone di capolavori destinati a diventare long seller. Cosa sono i long seller?
Wikipedia docet e ci spiega che:

[un longseller] nasce come opera d’arte e ha grande successo per motivi che non sono controllabili; non è un prodotto del momento, ed è destinato in genere a diventare un classico e un long seller. Un esempio può essere Siddharta di Hesse, o prima ancora I dolori del giovane Werther di Goethe. Un ulteriore esempio è il Decameron di Boccaccio, immediatamente tradotto per Spagna, Catalogna, Germania e paesi slavi, ma nei primi due secoli dopo la scrittura veniva considerato una lettura amena per poi essere ammesso tra i classici.

Sulla seconda categoria, invece, i c.d. bestseller di consumo, ci eravamo soffertati tempo fa in questo articolo. Insomma, a differenza del caso precedente, qui si tratta essenzialmente di successi effimeri, dalla “vita” molto breve (anche se ricca di ritorno, soprattutto economico). Attorno a questa tipologia di “successo” orbitano numerosi fattori e variabili. Si tratta, generalmente, di libri scritti con molta semplicità, facili e veloci da leggere senza troppo impegno, di cui (abbastanza spesso) ci ritroviamo anche la trasposizione cinematografica.

come nasce un bestseller 2

Negli ultimi tempi, sembriamo abbondare di quest’ultimi invece che dei primi (ahimè!). L’analisi che ho trovato in questo articolo di 900letteraio.it è molto interessante e fa riferimento anche ad un aspetto sociologico della questione. Ne riporto un breve estratto, ma puoi consultare l’intero articolo qui:

[…] non sempre un libro di successo corrisponde necessariamente ad un libro di qualità, si veda l’esempio recente  di “Cinquanta sfumature di grigio” dell’inglese E.L. James (pseudonimo che nulla ha a che vedere con  Henry James), romanzo “erotico”, scontato, superficiale, con dialoghi ripetitivi, infantile, grottesco. Sarebbe troppo facile accusare la scrittrice di aver fatto leva sul sesso per guadagnare più facilmente, sebbene sia una tematica sicura, ma la verità è che non c’è traccia di tecnica narrativa, di talento, di inventiva […].
Come spiegare un simile successo se non dal punto di vista sociologico? Si cerca soprattutto evasione, non riflessione ed originalità; l’abile strategia promozionale, soprattutto nel web, ha incuriosito  ed attirato moltissime persone.

Detto questo, però, chi decide come (e se) un libro diventa un bestseller? I lettori? Mmm, bè, quasi.
È vero: un ruolo importante lo giocano i lettori che decidono di acquistare proprio quel libro (prima che acquisisca il bollone “bestseller“), il loro passaparola (generalmente, vale se positivo), ect.
Consideriamo, però, anche quanto affermato da Oliviero Ponte Di Pino, in questo articolo scritto per il torneo letterario IoScrittore:

Nel nostro Paese circa tre quarti dei titoli pubblicati ogni anno vendono, nei normali canali, meno di tre copie. E sono poche decine i titoli che in un anno vendono più di 50.000 copie, la soglia oltre la quale un libro da noi diventa un best seller (infatti a volte vanno in classifica libri tirati in poche migliaia di copie).

Quindi, primo fattore da considerare: un nostro bestseller, non è un bestseller americano (ad esempio; ed ecco anche perché, sugli scaffali delle nostre librerie, arrivano successi di oltreoceano: sono più “sicuri” dal momento che sono già stati apprezzati dal pubblico e, quindi, hanno già venduto numerose copie). Detto questo, 50.000 copie sono molte (moltissime dal mio punto di vista), ma sono meno del doppio della metà della cifra richiesta in altri paesi per diventare “libro più venduto”.
In Italia, non si legge (o, insomma, si legge molto poco); ci sono più scrittori che lettori, ect. Non solo: l’Italia è un bacino editoriale sicuramente più piccolo rispetto, continuando sullo stesso esempio, agli Stati Uniti.
Queste considerazioni, magari, le rimando ad un altro articolo, ma sono tutti elementi da considerare.

Andiamo avanti. Come ho già spiegato nell’estratto – non sto a ripetermi -, il campione rappresentativo è molto ristretto (e, quindi, dalla forbice potrebbero sfuggire libri che, invece, vendono nei supermercati, ad esempio… Tra parentesi, il supermercato della mia zona possiede un “settore libri” che ha una scelta assolutamente non invidiabile ad una normale libreria).

Terzo fattore. Il passaparola si crea, sì, grazie ai lettori, ma anche grazie (e soprattutto) alla promozione che viene fatta di quel libro. È logico che un grande ritorno in pubblicità televisiva, radio, social, blog e quant’altro balzerà agli occhi di più potenziali lettori che, a loro volta, se ritengono il libro meritevole, potranno dar il via ad un ulteriore passaparola. Circolano voci – e non voglio fare nomi – che alcuni degli ultimi grandi successi del mondo editoriale italiano siano diventati dei “fenomeni” solo perché, essendo state realizzate troppe copie rispetto al numero delle vendite effettive (quindi, la cosa rischiava di finire drasticamente in perdita), la CE si è data da fare con un’importante opera di promozione e marketing. È logico che poi, anche solo per curiosità, un lettore a questo modo lo trovi.
Come ho avuto modo di affrontare già in questo articolo, un libro, anche mediocre, ma ben pubblicizzato vende. Il che, da un certo punto di vista, è anche logico: se io nemmeno conosco l’esistenza di un libro, come posso interessarmene e andarlo a cercare in libreria?
Eppure, ci si infila in un sistema deleterio in cui solo i libri (anche scarsi), che possono vantare un certo appoggio, riescono a sorpassarne altri magari più validi.

A quest’ultimo riguardo, alla voce bestseller dell’enciclopedia Treccani online, è disponibile un’analisi molto dettaglia e precisa e, per certi versi, illuminante. Tramite l’osservazione di una tabella, che analizza le classifiche generali dei primi 10 libri più venduti negli ultimi cinque anni, si nota che (riporto direttamente le parti):

  • Il fenomeno più significativo di questi ultimi anni è la presenza prevalente, nei primi dieci titoli di classifica, degli autori italiani rispetto agli stranieri (26 contro 18). Questo sia per la presenza costante di Camilleri (con più romanzi) e di altri scrittori come Mazzantini, Baricco, Faletti o Ammaniti, che non soltanto si sono affermati, ma hanno trovato un pubblico fedele, sia per l’affacciarsi periodico di comici o personaggi, come Totti, che alimentano i filoni più commerciali e ‘leggeri’ (comico-satirici).
  • Generalmente, sono sempre gli stessi editori che si contendono la partita, con qualche importante rafforzamento da un anno all’altro, per l’incidenza di un titolo particolarmente fortunato (come per Salani la serie di Harry Potter di Joanne K. Rowling). Rari gli outsider, come è avvenuto nel 2003 per Fazi, grazie al successo di Cento colpi di spazzola di Melissa P., e per Kowalski, grazie al Sono stata spiegata di Annamaria Barbera.

Questo è quanto. Ho scritto un articolo molto lungo, quindi è meglio se mi fermo qui.
L’ultima considerazione che vorrei fare è questa: non sempre un bestseller è indice di un libro magnifico; come, del resto, non sempre un libro non adeguatamente pubblicizzato è sinonimo di (passami il termine) “schifezza”.


  • MarcoPioggia

    “meno del doppio…” penso volessi dire “meno della metà”
    Per il resto, gran bell’articolo.