Il collezionista di ossa recensione

il collezionista di ossa recensione

Titolo: The Bone Collector
Autore: Jeffery Deaver
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 1997
Titolo in Italia: Il collezionista di ossa
Anno di pubblicazione: 1998
Trad. di: Stefano Massaron

Seguito da:
Lo scheletro che balla

New York. Una città caotica, piena di vita, sempre di fretta. Siamo all’aeroporto. T.J. (Tammie Jean) Colfax e John Albrecht hanno bisogno di un taxi e… be’, il destino gli farà prendere quello sbagliato… sbagliatissimo.

Ore dopo, il poliziotto Amelia Sachs è chiamata nei pressi di uno scambio treni per ricercare le tracce di un possibile omicidio. Purtroppo, la donna troverà qualcosa di agghiacciante. Una mano, completamente scarnificata, fuoriesce dal terreno… e il cadavere del suo proprietario è sepolto proprio lì sotto… è stato sepolto… vivo.

Il caso è intricato, sulla scena vengono ritrovati strani elementi e gli occhi sono puntati sulla città – causa conferenza della Nazioni Unite: insomma, la questione deve essere risolta in fretta e senza troppo clamore. Vogliono lui: Lincoln Rhyme. Ma lui non è tanto intenzionato ad aiutare né potrebbe anche volendo: primo, Rhyme è un ex pezzo grosso della scientifica; secondo, a causa di un incidente mentre era in servizio, Rhyme ha completamente perso la sua mobilità. È tetraplegico, bloccato a letto. E terzo: ha deciso di farla finita con al sua vita.

Ma… non è finita qui.
Il killer sembra divertirsi, sembra provarci un gusto sfrenato e sembra voler sfidare qualcuno. Su ogni scena del crimine lascia, infatti, degli indizi che, se risolti in tempo, condurranno alla vittima successiva. Salvare una vita è solo una questione di velocità.

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Arrivo un po’ tardi a leggere questo libro (considerato che sono un’avida lettrice di thriller) e ammetto d’aver ritardo a scrivere questa recensione, perché…

Deaver scopre subito le sue carte: un folle assassino particolarmente affascinato dalle ossa, un (ex)poliziotto tetraplegico intenzionato a farla finita con la sua vita e una poliziotta nel posto sbagliato (poveraccia, si ritrova davanti una mano scarnificata, il cui proprietario è stato interrato… non una bella scena) con l’artrite cronica. Insomma, un bel tris; è solo questione di mescolarle bene e giocare un’ottima partita.

E, a mio parere, la partita è ben giocata. Per questo, ho ritardo a scrivere: ho ben poco da dire.

La storia prende subito (giusto come aspetto folcloristico, ho cominciato a leggere nel pomeriggio per finire il giorno dopo… diciamo che sono rimasta incollata alla lettura XD). Insomma, entrando subito nella dinamica della follia dell’omicida, abbiamo anche modo di seguire la polizia nella scoperta dell’indizio successivo, della vittima successiva. Praticamente all’inizio di ogni capitolo, c’è una tabella che segue gli aggiornamenti dell’identità dell’assassino. In più, ogni volta che viene trovata una nuova scena del crimine, seguiamo passo passo Amelia nell’investigazione e nella ricerca delle prove. Gli indizi trovati vengono presentati al lettore così come se li trova davanti anche la polizia. Diventa, quindi, automatico immedesimarsi nella lettura; cercare di comprendere quegli indizi apparentemente scollegati e assurdi e trovare una soluzione insieme (o, perché no?, anche prima) di Rhyme e del suo poll.

Ultima nota relativa alla storia: non ho individuato all’assassino (il primo sospetto sì, ma Deaver mi ha proprio preso in castagna!). E mi piace un sacco restare sbalordita da un colpevole su cui non avevo proprio il più piccolo dei sospetti.

Unica nota “dolente” il finale: un po’ troppo “americanata“per i miei gusti, ma comunque piacevole.

Insomma, se l’impianto narrativo è davvero ben costruito, lo stesso vale per i personaggi. Rhyme, il detective costretto su di un letto, burbero e irascibile. Amelia, la meravigliossima (ok, qui cascano un po’ le braccia) poliziotta; tanto bella quanto sola, con un doloroso passato alle spalle.
E poi tutto il contorno non è affatto da meno. Si tratta di personaggi forti, ma con le loro debolezze, con i loro segreti, caratterizzati e, sì, molto realistici proprio perché imperfetti.
Qui accade proprio quello che io adoro: il carattere die personaggi prende forma tramite le loro azioni, i loro discorsi, i loro movimenti e i loro gesti. Non si hanno blocchi di paragrafo in cui si descrivono minuziosamente tutte le sfaccettature e le elucubrazioni dei personaggio. Affatto! Loro agiscono, si muovono sulla scena e prendono così vita. È un aspetto questo che davvero adoro.

Ehehe: alla fine, ho scritto d’aver “poco da dire”, ma qui sto creando un poema. Concludo rapidamente. Per quello che riguarda gli ambienti, vedi sopra. Le scene del crimine sono ben descritte; le descrizioni precise, ma non invadenti, nel senso che permettono al lettore di immaginare la sua versione dell’ambiente.

Ben scritto e scorrevole.

il collezionista di ossa valutazione

P.S. Wow! Era un sacco di tempo che non davo un voto così alto!


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